Reagire alla crisi da liberi: due parole su energia, Conad, agricoltura e solidarietà

5 aprile 2012 08:4017 commentiViews: 88

impegnoLa prima regola in un momento drammatico quale quello che stiamo vivendo è decidere di non iscriversi al partito della strumentalizzazione della protesta. È il partito più affollato. Di Pietro oggi addebita ai suoi avversari politici anche i suicidi, proprio lui che potrebbe ragionare personalmente e in modo più appropriato su questo drammatico tema: il suicidio appunto. Ecco, anche in Sardegna c’è chi a chi si dispera propone di protestare; la nostra proposta deve essere quella, invece, di protestare quando è necessario, ma soprattutto di lavorare a produrre soluzioni, coesione, aiuto reciproco, rispetto per i deboli. Come? Iniziamo.
Abbiamo aperto il discorso sull’energia. I riscontri sull’urgenza di un intervento sociale in questo campo sono notevoli. La previsione della legge 15 per gli impianti fino a 200 KW in agricoltura da realizzarsi con la sola D.I.A (emendamento che scrissi io e venne presentato dal gruppo sardista) ha impattato con due difficoltà: 1) la situazione debitoria delle aziende agricole che non riescono ad accedere, con queste banche che ci ritroviamo, neanche a prestiti che si soddisfano da soli; 2) l’Enel, la quale per la pratica dell’allaccio fa penare le pene dell’inferno. Bisogna produrre una norma che risolva questi ostacoli, possibilmente a costo zero per l’Amministrazione regionale. Ci stiamo lavorando con i funzionari del Consiglio e con alcuni professionisti: chi ha idee e voglia di scrivere articoli di legge, scriva e invii. Sulla situazione debitoria delle imprese agricole bisogna vigilare: una persona di cui ho grande stima mmi ha riferito di cessioni di crediti, da parte della banche, a soggetti non raccomandabili che avrebbero in testa di barattare impianti in cambio dell’estinzione del debito. L’idea non è male, se ha svilupparla è il pastore o il contadino, non uno speculatore. Bisogna pensarci.
Altra difficoltà sull’energia, questa volta per le famiglie, è data dalle norme del PPR sui centri storici. Il PPR va cambiato, a mio avviso non come e nella direzione verso cui va la Giunta,  ma i tempi non sono brevi. Un professionista mi ha ricordato l’esperienza spagnola di Acciona, la quale ha realizzato dei campi fotovoltaici, assegnati pro quota, con un contatore separato, ai privati che vi hanno concorso con proprie risorse. In poche parole: io compro 3 KW del campo, fatto fuori del paese, ma l’energia prodotta è bilanciata con quella consumata dalla mia abitazione posta nel Centro storico. Ovviamente, il soggetto principe del campo ‘comunale’ sarà il Comune che si abbatte così il suo consumo. Per le imprese, bisogna decidersi e consentire a quelle allocate in zone industriali a farsi impianti consorziati che abbattano la tariffa energetica.
È chiaro che, visto il ragionevole venir meno degli incentivi in bolletta, il vantaggio degli impianti andrà misurato sul mancato uso di energia elettrica prodotta da combustibili fossili e che è forse necessario riproporre i bandi per gli incentivi finanziari in modo da ammortizzare meglio la spesa.
Resta da considerare la variabile, positiva, dei nuovi sistemi a film sottile, che hanno un rendimento minore e dunque richiedono una maggiore superficie, ma sono certamente meno impattanti.
Un discorso a parte occorre fare su impianti sportivi e sulle case popolari, su cui sto ragionando, aiutato da qualche professionista. Vediamo. L’obiettivo deve rimanere riprenderci il sole.
Conad: sarà un caso, ma da quando ho cominciato a parlarne mi sono arrivati segnali sgradevoli. Poi è arrivata l’ultima mail, che trovate pubblicata nei commenti dell’articolo di qualche giorno fa sullo stesso argomento, che apre la causa di beatificazione per questa grande mamma dell’agroalimentare che avrebbe in testa solo la Sardegna, l’interesse dei sardi, i prodotto locali e solo marginalmente i santissimi fatti suoi. Il prolema è sempre lo stesso: ci sono sardi che confondono l’interesse di chi dà loro da mangiare con l’interesse di tutti. Il problema di Conad, ai miei occhi, è che è il soggetto che sta ottimizzando un sistema di subordinazione dei produttori, dei consumatori e dei commercianti, che a me non sta bene. Non basta che Conad venda prodotti sardi; il problema è che Conad succhia ricchezza sarda, comprime i prezzi dei produttori, scardina il sistema commerciale fidelizza e plagia il consumatore. Questo non va per niente bene. Come reagire? Come sto facendo: costruendo reti di consumatori e protocolli di rapporto tra produttori, consumatori e commercianti. Dobbiamo riprendere i rapporti con i commercinati al minuto, sentirli nostri alleati, farli dialogare con i consumatori. A MAcomer verrà fuori qualcosa di sperimentale. Chi ha idee scriva.
Solidarietà: è un momento difficiile. Bisogna aiutarsi concretamente, costruire reti familiari che aiutino chi è in difficoltà. Ci sono troppi bambini in serissime ambasce. Ci sono troppi genitori disperati. Bisogna aiutare producendo lavoro anche fittizio, ma organizzandolo bene. Dai lavori domestici, ai servizi alla persona, ai servizi educativi, ma bisogna far girare il poco denaro disponibile. Anhce su questo a Macomer si farà qualcosa di sperimentale. Chi ha idee scriva.

17 Commenti

  • Marco m. c.

    È una storia che si ripete da molto tempo: i sardi che hanno disboscato la Sardegna ne hanno ricevuto in cambio solo un miserrimo stipendio che li ha fatti sopravvivere al momento ma non li ha messi in condizioni di crescere nel futuro.
    Idem per quanto concerne coltivazioni minerarie, produzione Pecorino Romano, costruzione seconde case al mare ecc: il tutto ha portato ad un depauperamento delle risorse, con perdita di competitività e minore capitale da investire.
    Solo lavorando sulla filiera corta è possibile non esportare oltre Tirreno il capitale in modo che venga reimpiegato proficuamente.
    Conad non è lo spauracchio: è semplicemente il segnale sintomatico di una colonizzazione mai finita a cui purtroppo si sottomettono i vari sardi benpensanti quali Pinna ed Argioas.

  • Egregio sig. Argiolas,
    io non faccio crociate, ma i toni che usate pro Conad mi confortano nella convinzione che Conad non abbia interessi coincidenti con quelli dei sardi. Nel merito: i consumi interni della Sardegna dovrebbero essere usati dai sardi per rispondere alla domanda e creare ricchezza. Viceversa Conad risponde alla domanda ma sottrae e incamera la ricchezza; o mi vuol dire che l’utile rimane in Sardegna? È dunque un altro esempio di capitalismo coloniale che pretende che non si guardi alla ricchezza sottratta in ragione degli stipendi prodotti. Voglio essere più esplicito: ai poveri si può dare il pesce da mangiare o la canna da pesca per procurarselo (l’esempio, ovviamente, non è mio). Io preferisco costruire la canna da pesca e socializzarla. Sui pagamenti delle fatture non so niente, ma ho letto una proposta Conad per i lavori di un market che mentre poneva condizioni capestro per la consegna dei lavori, dava a Conad il tempo di sei mesi per la liquidazione dei lavori svolti. Io sono credente, ammiro i santi, ma ancora santi imprenditori non ne conosco, e tantomeno credo sia in corso una causa di beatificazione per Conad. Io voglio fare una cosa più efficace dei suoi gruppi d’acquisto e vedrà che ci riuscirò. Detto questo, io voglio parlare con i sardi che lavorano in Conad, loro mi interessano perché li vorrei vedere confrontarsi con l’idea di costruire e lasciare la ricchezza in Sardegna, in un accordo vero con i produttori e i consumatori. Al momento fanno bene i commercianti, ma in conto terzi.

  • Carlo Argiolas

    Gentilissimo sig. Manichedda
    Non capisco il suo accanimento contro Conad, ma Lei pensa veramente che i suoi gruppi d’acquisto possano dare lo stipendio a 2000 persone (questo è il numero dei dipendenti di Conad) e possano anche far risparmiare i consumatori, sopratutto in questi tempi di vacche grasse. Prima di parlare si faccia un giro per vedere quanti prodotti Sardi vengono venduti nei Conad e poi chieda ai produttori Sardi se le loro fatture sono pagate dopo 6 mesi o addirittura non pagate e magari chieda pure se il prezzo pagato ai produttori sono prezzi da strozzini.
    I supermercati Conad sono gestiti da imprenditori Sardi che tutti i giorni insieme ai loro collaboratori si rimboccano le maniche per guadagnarsii lo stipendio.
    Sig Manichedda, continui a fare politica, ma quella sana per il bene di tutti i Sardi, e ricordi, sono quelli che con il loro lavoro pagano lo stipendio anche a Voi politici.
    Cordiali saluti.

    Carlo Argiolas

  • Contribuente stanco

    A proposito di agricoltura vorrei segnalarLe, se lo riterrà opportuno, un tema da trattare: consorzi di bonifia e finanziamenti pubblici. Quanti soldi…

  • Io non so chi sia il sig. Pinna, ma ha il merito di dire molte sciocchezze con grande semplicità. Mi piacerebbe, però, che mi mandasse anche il suo indirizzo per invirtarlo nelle sedi giudiziarie a dire le stesse cose in modo da potermi difendere in modo più incisivo. Ma andiamo con ordine: 1) se c’è una persona che non è andata in giro a Macomer a promettere posti di lavoro, quello sono io. Lo dico a testa alta e senza timore di smentita. È la mia polizza di libertà: non prometto favori né a operai né a imprenditori. Sono libero di dissentire e di assentire solo sulla base della mia coscienza; 2) Quando invitai Ceccato a venire a Macomer lo feci pubblicamente e governava ancora Soru, cioè in una condizione assolutamente svantaggiosa per me; 3) all’interno delle persone che hanno abbandonato il corso di Concorezzo per divergenze con Ceccato ci sono persone che stimo molto. Se la politica avesse avuto un peso in questa vicenda, sarebbero ancora lì; 4) mi assumo totalmente la responsabilità delle leggi fatte per l’Accordo di Programma di Tossilo che ad oggi non hanno erogato un euro alla Ceccato, ma hanno rimborsato le spese di vitto e alloggio agli operai che hanno fatto i corsi a Concorezzo, secondo una regola voluta in assemblea pubblica a Macomer (soldi alle persone per la formazione, non alle imprese). Inoltre, queste stesse leggi stanno finanziando 52 imprese del territorio, 24 imprese dell’autoimpiego e quasi duecento bonus assunzionali; 5) le norme sul contratto di investimento, che disciplinano la procedura seguita da Ceccato, non consentono a Regione di erogare un euro se prima il privato non dimostra di avere realmente (in banca) la sua parte, pari almeno al 65% dell’investimento. Il privato non può sedersi alla trattativa se non dispone del capannone. Nonostante esista una legge che incentiva l’acquisto dei capannoni dismessi, Ceccato ha acquisito e ristrutturato, a quel che si legge sulla stampa e risulta agli uffici regionali, un capannone senza accedere ad agevolazioni; 6) è vero, le procedure si sono allungate eccessivamente, ma è anche vero che se si vogliono fare procedure severe che impediscono errori e delusioni, bisogna farle bene. Oggi i controlli finanziari non sono né locali né nazionali, ma internazionali; 7) da quello che Ceccato ha annunciato, il suo sarebbe il primo caso di delocalizzazione di un’impresa dal Nord a Sud, non mi pare una cosetta da nulla. Fosse per me, se Google se ne andasse da Dublino e venisse a Macomer, trasferendo la sede legale e pagando qui le tasse e trasferendo qui il core system, io sarei la persona più felice del mondo. Ma bisogna venire qui, non aprire filiali. E per farlo ci vuole molto coraggio; 8) le leggi vigenti impediscono di incentivare l’azienda che non assuma all’interno dei trecento operai che hanno firmato l’Accordo di Programma. Nessun pericolo, dunque, di utilizzo di risorse della Regione Sardegna per sostenere assunzioni di non sardi. I trecento espulsi dalla Legler e dalle altre fabbriche sono le persone su cui è stato calibrato l’intero Accordo di Programma; 9) non vedo e non sento il titolare della Ceccato da quando ha iniziato la procedura di insediamento. Siamo persone diverse e non voglio in alcun modo essere coinvolto nelle questioni di rapporti tra un imprenditore e il suo personale, rapporti che ognuno regola secondo le leggi dello Stato ma anche secondo la propria cultura. La dialettica tra imprenditore e dipendenti è una dialettica aspra nella quale io non voglio entrare anche se sono certo che avrei comportamenti differenti da quelli di tanti imprenditori; 10) io considero Conad un avversario, temibile e potente, ma un avversario, perché è per la Sardegna come l’Inghilterra per l’India: lavoro non qualificato in cambio di ricchezza prodotta, che certamente non rimane in Sardegna. Occorre organizzare i consumatori e i produttori in modo che l’utile derivato dai loro scambbi non sia gestito da altri. Certo, capisco di non essere apprezzato dal sig. Pinna (mi raccomando, spero in un gesto di dignità e nell’invio dell’indirizzo) che fraintende lo stipendio erogato da Conad non come una giusta corresponsione in cambio di lavoro, ma come un favore della Compagnia delle Indie: è la psicologia dei nativi, grati della divisa da maggiordomo.

  • marco m. c.

    In Inghilterra esiste la filiera corta.
    Producono in allevamenti e serre e recapitano a casa…
    Mah…

  • Giuseppe Pinna

    Penso che dietro l’attacco di Paolo Maninchedda a CONAD ci sia qualcosa di diverso dal sogno suo e di pochi sardi di avere un indipendenza Sardista. Come si può pensare di essere indipendenti quando il Sig. Maninchedda è il primo che chiede aiuto al Sig. Ceccatto di MILANO per creare posti di lavoro a Macomer. Lo si fà usando soldi pubblici e mandando a Milano 15 persone a fare un corso finto di sei mesi e lasciandoli altri sei mesi a Milano a lavorare gratis per il Sig. Ceccato in attesa di un improbabile apertura a Macomer di una fantomatica fabbrica che avrebbe dovuto aprire prima a settembre 2011 poi come annunciato dallo stesso Ceccato su un intera pagina de L’unione sarda, il 09 gennaio 2012. Ad oggi ancora tutto tace. Queste 15 persone sono le stesse che alle ultime elezioni sono andate in giro per le case di Macomer a fare propaganda elettorale per il suo Partito. Vorrei ricordare al Sig Maninchedda che oggi CONAD a Macomer da 50 buste paga e che senza un SOLO EURO DI SOLDI PUBBLICI sta ritrutturando il vecchio Discount Vinci e che i lavori edili li stà eseguendo una ditta di Macomer e non di Milano. Il Proprietario nonchè socio Conad è di Ottana il quale oltre a dare 50 buste paga a Macomer ne dà 8 a Ottana e 60 a Nuoro. Mi chiedo se come dice Maninchedda debba essere Conad MONITORATA IN QUANTO SUO NEMICO, oppure lo debba essere CECCATO, che pur avendo già ricevuto parte dei SOLDI PUBBLICI a oggi non dà neanche una busta paga. Io spero che l’idea di sviluppo che ha oggi il Psdaz non sia questa, altrimenti i risultati saranno quelli visti a La Maddalena, via gli Americani e poi il nulla. Pinna Giuseppe.

  • Un buon inizio potrebbe essere occuparsi seriamente di energia Agricoltura e Trasporti, fatto questo passo ci si collega a tutti gli altri settori, vedi Turismo, Ambiente, Scuola ecc ecc..
    Si parte da una casa con fondamenta solide per costruicisi sopra con ideee chiare.
    La mia idea personale sta nel fatto che per come la vedo io,Creare uno Stato sardo significa muoversi verso il mondo con le proprie gambe, non fare l’autostop in una strada dimostratasi scarsamente trafficata e con veicoli diretti in direzione opposta.
    Elaboriamo assieme idee, sono d’accordo, tutto bene ma ltre alle idee pensiamo pure a dargi gambe tutti assieme con la determinazione che ci contraddistingue.

    Bona Pasca a tottus

  • Massimo e il coro “piddino”, ovvero l’apoteosi delle banalità. Poteva la flotta sarda da dicembre a marzo operare sul filo del pareggio e meglio ancora macinare utili? NO per ovvii motivi. Pertanto O siete intrisi di grassa ignoranza oppure siete in totale malafede. Tertium non datur. Ciò che a voi prude è la determinazione del Partito Sardo D’Azione nell’affrontare un tema cruciale per le sorti della Sardegna. Che non ha mai affrontato nessuno e men che meno il vostro “meglio Soru” con il suo dante causa Prodi. Che hanno fottuto la Sardegna con il novellato art. 8 dello Statuto. Ma di che parlate! Sfidiamoci in piazza sardisti e post democomunisti(per ricordarvi il passato di cui vi vergognate) sulle reali volontà di difendere la Sardegna e non i cadreghini.Non se ne può più dei vostri inganni che tengono prigioniero un popolo.
    Quanto al consumo di prodotti che non sono competitivi sul piano del prezzo mi domando:come potrei convincere i cittadini a corto di reddito ( e sono la stragande maggioranza) ad acquistare il bene A (patata) che costa 100 in luogo del bene B (patata) che costa 50?
    La risposta: bisogna incidere sul “reddito corto” trasformandolo in “reddito adeguato”. Questa è la scommessa! Nel frattempo attiviamo tutte le solidarietà possibili includendo nella partita anche coloro che offrono patate al prezzo di 100.
    BONA PASCA.

  • Enea Dessì

    Massimo, mi sembra che lei abbia troppa fretta di giudizio. Ho scritto di regionalizzata e non di regionalizzare. Non conosco l’operazione Saremar e non la posso giudicare ma conosco molto bene l’operazione Ryanair fin dai suoi albori in Irlanda e che tanto bene ha fatto e sta facendo al settore del trasporto aereo. Ho sempre provato un profondo disgusto verso i monopoli e le pratiche monopoliste e credo che il pubblico possa competere alla pari con il privato, soprattutto in fase di start-up, in una logica di mercato e di libera concorrenza. Per quanto riguarda il mangiare dal proprio giardino mi lasci dire che trovo davvero incredibile che quasi il 70% del consumo ortofrutticolo in Sardegna sia di provenienza esterna. Nello stato dell’Ohio in USA i piccoli produttori ortofrutticoli locali hanno diritto ai loro spazi nell’ambito della grande distribuzione organizzata e, ripeto, può darsi che non siano competitivi col prezzo del fagiolino prodotto in luoghi dove la manodopera costa ancora un euro al giorno, ma almeno hanno l’opportunità di presentare e di spiegare la qualità e la convenienza, non nel prezzo s’intende, dei loro prodotti. Mi raccomando, non sia frettoloso nei giudizi

  • Si “abbandonare Tirrenia” e, poi, fare i conti del rosso di Saremar che il vostro assessore ha voluto creare… non fatemi ridere: no alle nazionalizzazioni, no alle regionalizzazioni. Non voglio pagare il biglietto della nave a coloro che vengono a farsi le vacanze in Sardegna….

  • l’Unione Sarda riportava un articolo di un giornale inglese che spiegava il perché del nuovo aumento dello spread tra titoli italiani e tedeschi.
    Gli investitori stranieri riconoscono che il Governo Italiano sta risanando i conti ma non propone niente per far ripartire l’economia.
    Nel nostro piccolo possiamo fare proposte importanti,quelle dell’On Maninchedda hanno centrato il problema :mettere benzina nel motore per far ripartire lo sviluppo .
    Grazie Francesco

  • CONAD
    Noto marchio storico nel settore dei supermercati nazionali, il Consorzio Nazionale Dettaglianti, meglio noto come Conad, copre l’intero territorio italiano con un’ampia rete, composta da quasi tremila punti vendita, identificati dai vari loghi che rientrano nella sfera della Conad, come la Margherita, e Leclerc.
    Anche dalle mie parti è presente un supermercato di questa catena, presso il quale mi capita di fare acquisti saltuariamente. Ammetto che la Conad non è la mia prima scelta, perché purtroppo i prezzi sono mediamente superiori a quelli di altri concorrenti, altrettanto forniti e facilmente raggiungibili dalla mia abitazione.
    Se Fernando andasse da Nonna Isa si accorgerebbe che pure li ci sono i prodotti sardi e che questi sono in quantità superiore a Conad ed inoltre sono ben segnalati e pubbliccizzati.
    Inoltre il proprietario è sardo e la testa e le braccia sono qui in sardegna.. Quindi ch ci vieni ea raccontare caro mio.
    Inoltre sempre sardi e sempre coop abbiamo C.S & D di Villacidro, piattaforma che fornisce i punti vendita Despar e Sigma.
    Capisco che si difenda il padrone ma bisogna guardarsi attorno.
    Prezzi alti e cortesia mica poi tanta….
    dai uno sguardo al bancone del pesce e a quello della frutta e poi fai il confronto co quello degli altri Gruppi..
    Troverai belle sorpese che smentiranno quello che dici…
    Non facciamoci infinocchiare….
    Saluti cordiali

  • Enea Dessì

    Ciao Paolo, la foto da il senso alla proposta: impegno! Ricorderai il nostro ultimo incontro in cui abbiamo parlato di regionalizzata dell’energia. Sono sempre del parere che c’è bisogno di una forte spinta vostra, nel senso di persone elette, per far capire che bisogna abbandonare tutto ciò che sà di monopolio. Abbandonare Enel, abbandonare Tirrenia,abbandonare Alitalia, abbandonare Agip, abbandonare telecom, abbandonare conad, abbandonare i partiti italiani e le loro pretese. Può darsi, dico può darsi, che in molti lo capiscono che consumare dal proprio giardino non sempre può essere conveniente ma dà almeno quel pò di senso della famiglia e della comunità che tanto manca ai sardi e alla Sardegna. Un abbraccio Enea.

  • A Cagliari è iniziato un esperimento interessante. Un piccolo negozietto messo su dai produttori che vendono esclusivamente prodotti freschi e loro. In piazza Kennedy abbiamo potuto recuperare quella dimensione umana dell’acquisto e quella genuinità ben lontana dal mondo di plastica delle città mercato. Forse i prezzi non saranno competitivi ma ti compri giorno per giorno quello che ti serve e alla fine risparmi.

  • Paolo Carta

    Ho sentito parlare dei gruppi di acquisto solidale, non ho ancora potuto approfondire la materia, ma credo possa essere di interesse.
    Inserendo su un motore di ricerca il tema, c’è molto da leggere ed apprendere.
    Non so se in Sardegna esistono o meno reti di questo tipo o del tipo che immagino stiate costituendo a Macomer,certo è che fanno solo un gran bene e possono solo aumentare la nostra autostima e incentivare la doverosa tendenza a volercela fare da soli.
    Viva la cooperazione, dico io, ma non ci servono grandi mamme buone….meglio se riusciamo ad essere noialtri sardi un pò più figli di mamma….. “buona”.
    Prendiamo esempio da coop per i risultati economici, ma pensiamo allo spirito cooperativo per i valori veri ed uniamoci noi sardi.
    Costituire reti può essere davvero la chiave di volta a patto che si metta da parte l’invidia e l’individualismo.
    Forza paris

  • Paolo,
    grazie per l’impegno sulla questione FV in agricoltura.
    Ti allego il mio preventivo Enel. Per averlo ho sborsato 250,00 euro.
    Per richiedere un preventivo enel da 200 kWp si paga 600,00 euro
    Questo è il meno.
    Per 200 kWp ci dovrebbe essere una economia di scala. Di questo, però,
    non ho evidenza ufficiale

    Penso che la mia situazione, cioè la necessita di realizzare una nuova
    connessione, si comune a moltissime aziende agricole.
    Oggi al contatore/presa esistente posso collegare solo 4,8 kWP!

    Il problema che mi è stato spiegato è il seguente: enel ha realizzato
    le connessioni facili da realizzare. Ogge le richieste in sospeso sono
    quelle più complesse sia dal punto di vista autorizzativo, sia
    costruttivo.

    Ho visto richieste di connessione inevase da 14-16 mesi, e con
    impianto FV già realizzato.
    Ovviamente si trattava di imprese non agricole con adeguata solidità
    finanziaria.

    Non ho ancora capito se la soluzione a me prospettata e
    tecnologicamente complessa o no!
    Nel documento non si accenna minimamente ai tempi di realizzazione.
    Come si fa a pianificare un investimento?
    In più, con le banche cosi incarognite?

    Spero possa esserti utile in qualche modo.

    Sergio

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