Quanti presidenti candidiamo o quanti enti chiudiamo?

1 luglio 2013 08:5911 commentiViews: 38

È ben nota l’infausta battuta attribuita alla regina di Francia Maria Antonietta d’Asburgo sui croissant: la riporto testuale: S’ils n’ont plus de pain, qu’ils mangent de la brioche (se non hanno più pane, che mangino brioche). In realtà la battuta non è di Maria Antonietta, regina decapitata sull’altare della ragion di Stato, ma con tutta probabilità di Maria Teresa, sempre d’Austria, ma moglie del re Sole Luigi XIV. Fatto sta che alla regina decollata hanno attribuito la battuta delle regina comoda (benché vittima di un marito infedelissimo nelle cui vene scorreva con certezza sangue italiano e con minor certezza sangue nobile francese). Perché? Perché bisogna sempre colpevolizzare le vittime; non basta che muoiano, devono morire colpevoli.
In Sardegna, mentre le emergenze lavoro, istruzione, ambiente e sanità si fanno più acute (il pane mancante), i giornali pullulano di candidati (le brioche) che non dicono un accidenti sul pane che manca. Soprattutto a Sinistra, il nuovo gioco aristocratico della candidatura sembra poter prescindere da ciò che il candidato pensa rispetto alla Sardegna. È vero che esiste anche un pensiero bulgaro che immagina che il candidato non debba pensare (orsù, che rischio!), giacché il pensiero, il programma, le cose da dire e da fare gliele fornirà nel giusto format la coalizione. Come pure c’è chi pensa che bastino, per vincere le elezioni che verranno, le semplici etichette: “io sono di sinistra”; “io sono indipendentista”; “io sono socialdemocratico”; “io sono io”.
Ora c’è da chiedersi se non sia il caso di uscire dai talent show per la presidenza e di parlare di cose serie. Che si fa dei piccoli ospedali? Che si fa delle società partecipate? Come si riducono i costi di gestione della Regione? Che strategie si mettono in campo per l’energia? Come si riforma il Piano Paesaggistico senza alterarne gli obiettivi di tutela ma liberando la Sardegna dalla cappa burocratica in cui è precipitata? Che legge urbanistica si vuole? Come si riforma la scuola? Come si riforma la formazione professionale? Quali funzioni si trasferiscono ai comuni e quali si trattengono in Regione? Come si vuole realizzare una seria politica per il bilinguismo? Come si intende bonificare il territorio compromesso della Sardegna? Come si intende gestire il ciclo dei rifiuti? Come riprendere autorevolezza nei tavoli negoziali con lo Stato e con l’Europa? Che continuità territoriale si ha in testa? Quali enti regionali si intende chiudere e come si intende riorganizzarli? Come si vuole riorganizzare la Giunta Regionale?
Sono solo alcune domande, ma sono più serie di questo gioco di società sulle candidature, sulle interdizioni, sulle autocandidature, sulle brioches.

11 Commenti

  • Emanuele Cabras

    Caro Onorevole,
    credo che la strada da lei indicata a proposito dei piccoli ospedali sia l’unica percorribile.
    È necessario sangue freddo e un rifiuto categorico di ogni demagogia strumentale sulle politiche sanitarie.
    Devo ammettere che sono rimasto sconcertate dalle iniziative degli Onorevoli Sanna e Gallus sulla vicenda Bosa-Ghilarza.
    E queste insinuazioni sul centro diagnostico Santa Barbara che “c’azzeccano” con i posti leto dei piccoli ospedali? Ma questi conoscono la differenza tra una casa di cura (che ha posti letto) e una centro diagnostico (che non ne ha)? E ancora: conoscono il significato di RSA e quale vocazione una tale struttura possa avere, che mai può essere in competizione con l’ospedale di Bosa?
    Insomma mi paiono uscite strumentali…

  • Secondo me stiamo assistendo – impotenti – al suicidio del nostro popolo.
    Sappiamo bene che non dovremmo permettere alla GDO di ampliare in modo capillare la propria rete distributiva, che la filiera corta è l’unico modo – al netto degli enormi costi di esportazione dei ns. prodotti – per fare girare l’economia di base, quella che ha sempre trainato la picola imprenditoria; è chiaro a tutti che il monopolio CIN non dovrebbe esistere e che dovrebbe essere messo a gara europea il servizio da e per la Sardegna.
    Sappiamo che abbiamo necessità di una sanità con servizi essenziali spalmati sul territorio e quelli specialistici con le eccellenze allocati in poche ma importanti strutture.
    Ci è noto che il capitale ambientale è tale se lo si sfrutta intelligentemente con un piano pluriennale assistito per l’ottimizzazione delle risorse.
    Abbiamo tante consapevolezze e tante buone idee, guidate peraltro dal buon senso.
    Ma se guardiamo le espressioni sarde di PdL, PD, SeL ecc, notiamo un comune denominatore che è: non faccio e non decido nulla se non vogliono i capi italiani.
    Questo è il vero limite di un popolo che non sa osare.
    Caro Paolo, come ho scritto nel post del 1 Luglio, ti invito a scendere in piazza.
    Ps: Michela Murgia mi ricorda tanto quei culturosi di sinistra che sanno fare molto bene le rivoluzioni stando seduti sul divano di casa, oppure quei sardi che sono andati a vivere in Italia dove hanno imparato bene come ci si comporta da persone civili.
    Io voglio un candidato presidente con MOLTA esperienza pratica di politica, che abbia militato in diverse aree e correnti, che sappia come funziona la stanza dei bottoni, che abbia vera cultura non dogmatica e demagogica e che sappia come funziona una economia reale.
    Io voglio Paolo Maninchedda candidato Presidente.

  • Edmondo Costa

    Gentilissimo Paolo, hai posto una tragica serie di domande, ma, per deformazione professionale, ne aggiungo altre.
    Cosa fare per dare una nuova vitalità al settore agricolo, pastorale, agroindustriale ed a tutte le attività che l’agricoltura traina, a partire dal settore delle costruzioni, pubbliche o private?
    Cosa fare per impedire che si importino la maggior parte delle cose che potremmo economicamente produrre in Sardegna?
    Cosa fare per dare agli allevatori la custodia di tanti ambienti a rischio?
    Qualcuno saprebbe anche come fare, ma non mi pare che “quel qualcuno” si trovi tra le attuali guide della nostra Regione, nè nel campo politico, nè nel campo della publica amministrazione.
    Ti faccio una sola domanda.
    Ritieni che a tutte le domande che hai posto e che io ho posto possa dare risposta l’attuale classe politica?
    Io non lo credo proprio!
    E’ anche sconfortante constatare che qualcuno di quelli che sarebbe bene scomparissero pensa di fare risolvere i problemi a parolai o scritturali di vario stampo.
    Bisogna ricreare una squadra vincente, non cercare di fare risorgere chi non si regge più in piedi!
    Se ci ostiniamo a non capire questa necessità assoluta, che significa un grande, nuovo, unico partito Sardo dei Sardi, continueremo a morire, senza autonomia,senza indipendenza, senza sovranità, senza identità, senza lingua.

  • Per Mario: semplicemente non li farei morire, ma farei ciò che sta proponendo il manager di Oristano: trasformerei una parte di posti letto (qulli inutilizzati che derminano le perdite non più sostenibili) in posti territoriali, aumenterei i servizi sanitari e socio sanitari nel territorio e salverei così strutture e tutela della salute.

  • Evelina Pinna

    La sfida di buon senso è quella di non continuare a legittimare l’inconcludenza camaleontica, di chi si ripropone negli stessi ruoli e regolarmente gabba gli elettori. Le elezioni sono diventate poco più di un referendum senza quorum dei soliti noti, che rende sempre meno probabile per gli elettori una vera scelta tra alternative reali. Impariamo poi a riconoscere i ruoli effettivi e quelli subalterni, di chi obbedisce ai generali del potere in una spensierata inefficienza a supporto del loro egregio dolo. Impariamo ad esibire i tagliandi di colpevolezza di chi, pur tenuto a vigilare, non ha operato la minima funzione di screening verso situazioni di crisi annunciate da anni, facendo pendere disagio e incertezza anche nelle situazioni di apparente equilibrio.

  • A proposito dei piccoli ospedali dica lei una volta per tutte di che morte li farebbe morire se fosse in suo esclusivo potere cosa ne farebbe in particolare di Bosa e Ghilarza

  • @Antonello Loriga: il mio pensiero non cambierebbe di una virgola, anche scrivendo il mio nome e cognome.
    Non è per mancanza di coraggio che non ci si firma per esteso, sopratutto se lo si fa senza offendere o mancare di rispetto a nessuno, ma va semplicemente bene così.
    Anch’io concordo con te riguardo all’individuare nella piazza il luogo ideale per parlare con la gente, così come è vero che Paolo è molto presente in queste(non necessariamente nel senso letterale del termine piazza).
    Magari con te, un giorno, ci incontreremo in una di queste, e ti assicuro che mi presenterò con nome e cognome!
    A presto…

  • Antonello Loriga

    Ora c’è da chiedersi se non sia il caso di uscire dai talent show per la presidenza e parlare di cose serie?
    La risposta è : SI!
    E’ arrivato il tempo della azione, delle risposte.
    Ma è necessario individuare il luogo e chi darà le risposte alle prime 18 domande che sono state elencate.
    Per me il luogo è la PIAZZA!
    18 domande, 18 piazze, 18 risposte da adesso sino alle elezioni.
    Così forse si inizia a riparlare direttamente con la gente.
    Concordo con Riccardo R. e con EC però mi spiegate che senso ha non scrivere il proprio nome in un sito che si chiama SARDEGNA E LIBERTA’?
    su dai un po di coraggio!

  • Silvia Lidia Fancello

    Buongiorno. È difficile in questo momento di fughe in avanti mantenere la calma e cercare di non farsi imporre l’urgenza da chi già ha il sangue in piena ebollizione e per citare il Prof. Bandinu, già configura “una proiezione fantastica del proprio io”. Parlare di alleanze, futuri leaders e strategie fa dimenticare che se veramente si vuole andare ad amministrare la nostra regione martoriata, prima di tutto occorrono i programmi. Essi devono contenere soluzioni a breve termine per i problemi più urgenti e strategie a lunga scadenza per obbiettivi più alti. È confortante che qualcuno se ne renda conto e sarà interessante ascoltarla, onorevole, su questi temi. Le suggerisco un quesito da aggiungere a quelli citati: quale futuro si configura (e come si intende gestirlo) per l’industria turistica?
    Saluti

  • Riccardo R.

    Nei bar, ma anche in cucina e in spiaggia, si parla d’altro:
    se do il voto a tizio, forse riesco a ottenere la licenza edilizia per il capanno degli attrezzi;
    se voto caio, magari ci scappa un contrattino di tre mesi per mia nipote laureata;
    se voto sempronio è la volta buona che mia zia riesce a entrare nella casa di riposo cui ambisce tanto.
    Non c’è – nel popolo sardo – alcuna maturità nell’impostare la propria testa alla programmazione del futuro “tanto fanno tutti schifo”, oppure “tanto non serve a niente”, oppure “mi serve o non mi serve”…
    In questo desolante panorama il nuovo Partito dei Sardi, con poche ma incisive voci di programma, ha ora la possibilità di cavalcare il malcontento generale, ma lo deve fare sulla piazza, con incontri fisici e non mediati dalla stampa. I contenuti devono essere chiari e ben spiegati, con dovizia di dati nudi e crudi.
    E bisogna fare spazio a persone esperte di settore solo dopo averne appurato i reali requisiti ed onestà intellettuale.

  • Credo che sia il caso eccome di uscire dai talent show, e di farlo il prima possibile.
    Credo pure che molte di queste brioches, sopratutto quelle che prima di candidarsi vogliano verificare un sacco di cose, non sarebbero in grado di rispondere nemmeno a 1/5 delle domande che hai posto…

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