Quando i giornalisti tifano le notizie scompaiono: oggi la Sardegna sarà assente alla riunione dei presidenti di regione sul federalismo

4 ottobre 2010 08:252 commentiViews: 10

060Oggi il decano dei giornalisti politici, Filippo Peretti, si occupa di me sulla Nuova Sardegna. Non dice una sola parola che io non abbia detto, ma mi rappresenta come un esagitato che tra le 18 e le 20 si scatena con dichiarazioni contro Cappellacci (da notarsi che io non cito Cappellacci nelle mie dichiarazioni e che sono noti i buoni rapporti personali tra me e il presidente). Dopo una tale presentazione, una persona può dire le cose più giuste, ma sempre per scemo viene preso e lasciato. Non c’è difesa.
Ma mi si sa dire cosa c’entra Cappellacci con la dichiarazione su Maroni? Niente. La frase sulle elezioni anticipate è estratta dal sito, dove io reagivo al clima di pressione politica creato ad arte sui giornali, agitando lo spettro delle dimissioni, dimissioni di cui il presidente non ha mai parlato con il Psd’az e che quindi io legittimamente ho diritto di giudicare come uno strumento di lotta politica messo in campo da addetti stampa tifosi da cui non è giusto farsi intimidire. C’è di più: io continuo a sostenere che sia una mistificazione la lettura della crisi secondo lo schema “Partiti contro Presidente”. La crisi nasce e si conclude nella Giunta, nella lentezza di risposta ai problemi e alle emergenze, nella crisi politica sull’energia, nella crisi politica successiva alle provinciali, nella sottovalutazione della questione del federalismo fiscale. L’idea di inibire la critica politica processando i gruppi consiliari per rafforzare un presidenzialismo che in tutta Italia dà segni di inefficienza, mi vede contrario.
La terza sul federalismo è la più grave.
E’ o non è una notizia importante che Errani oggi discute con gli altri presidenti delle regioni, i decreti attuativi del federalismo fiscale? Io penso di sì. Il problema è che non si capisce che sul presunto federalismo l’Italia si spaccherà. Non se ne capisce la gravità: si gioca. Ciò che la Lega sta mettendo in campo è una vera secessione finanziaria, creando per il Nord condizioni di fiscalità di vantaggio e di ulteriore accumulazione di capitale che il Sud non riuscirà più a colmare. Altro che esagitato, io sono allarmato e preoccupato, perché il Pd della Toscana e dell’Emilia potrebbe trovare vantaggiosa la piattaforma leghista. Anzi, è proprio per questo presunto vantaggio nelle regioni cosiddette rosse che il Pd sul federalismo nicchia, discetta, glossa. Noi, per difenderci, prima di tutto dobbiamo metetre in ordine i nostri conti e ci vuole coraggio e determinazione, non avventurosi azzeramenti. Lo ha detto anche La Spisa in Aula: per difenderci dal federalismo cinico, bisogna avere i bilanci in ordine e noi abbiamo due miliardi di disavanzo e un’intera finanziaria (cinque miliardi circa) di residui. Servono coraggio e coscienza o giochini di comunicati stampa e di televisioni compiacenti?
Noi, dopo un dibattito sul federalismo in Aula, che facciamo? Manchiamo l’appuntamento. Come si dice dalle mie parti, il problema non è alzarsi presto la mattina, ma alzarsi all’ora giusta e questa storia dell’azzeramento è una fesseria istituzionale, suggerita da non so chi al Presidente, che ha già prodotto un danno grave alla Sardegna, perché oggi ci saranno forse i funzionari della Regione Sardegna, ma quando il tavolo diverrà politico, i funzionari verranno invitati ad uscire. Oggi, dunque, verremo messi alla porta. Ma io, per Peretti, sono un esagitato post-prandiale.

2 Commenti

  • Di questi tempi si parla di lavoro che non si trova, di lavoro perduto, di lavoro che vorremo ma non possiamo forse per una presenza eccessiva nei nostri portafogli da parte dello stato e di una ridistribuzione “controllata”.
    Liquidando spesso il discorso elevando colpe a persone diverse da noi “solo nella carta d’ identita’ ” che verrebbero in casa nostra a rubarci quell’ ormai poco lavoro rimasto.
    Io dico ma chi ci difende dal fatto che gli industriali italiani non investono piu’ in italia andando in quei paesi furbamente annessi alla UE
    dove la manodopera costa un sesto di quella italiana , ma riportando i prodotti in italia e stamparvi quel famigerato marchio “made in italy” che tanto sventolano ai 4 venti i nostri imprenditori , ma dove e’ evidente che di made in italy nulla vi e’ piu’ ?
    Chi si prende la responsabilita’ politica e sociale di impedire questa colossale presa in giro che molti rabbrividiscono solo al pensiero di porvi l opinione pubblica ?
    Oggi i nostri pastori lottano per avere una giustizia eguale per tutti i produttori dove il marchio IGP sardo delle carni ha un valore che realmente identifica il “PRODOTTO” sardo, e che dovrebbe garantire che il capo di bestiame e’ nato e cresciuto in sardegna, non importato illecitamente senza cartellino di identificazio e una volta entrato nei nostri macelli si confonde con i prodotti locali circolando in un secondo momento come prodotto igp.
    E’ vergognoso e questo e’ solo la punta dell iceberg in sardegna , senza contare che in nord italia e’ semplice trovare del vino detto cannonau sardo per poi leggere nelle etichette imbottigliato a bergamo……..

  • Giorgio Pala

    Tutte cose sacrosante, considerando che in Emilia e Toscana la Lega miete consensi, legando il tutto al problema degli immigrati, dapprima chiamati ed accolti, ora presenza fastidiosa, (buona parte sono in Cassa Integrazione), con le loro famiglie da assistere.

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