Qualunquismo e fascismo

29 giugno 2011 17:1910 commentiViews: 64

qualunquismoHo letto, in questi giorni, molti commenti in rete, molti giornali, due libri. Mi sto convincendo di una sensazione che provo da molto tempo: siamo in una tragica età di qualunquismo, mischiata a cascami di dietrologia e frammenti di cabaret. Il primo dato consolidato è questo: aveva ragione De Mauro quando una decina di anni fa denunciava l’incapacità del 60% degli italiani di saper svolgere un ragionamento articolato (l’indagine calcolava quanti fossero capaci, data una tesi, di formulare l’antitesi). Oggi proporre un progetto politico ambizioso e pretendere di ragionarne seriamente significa candidarsi a essere iscritto dai giovani tra i pallosi, dagli adulti tra i sospetti, dai vecchi tra gli scontati.
Tra i giovani, poi, lo sport più diffuso è la battuta conclusiva, quella fulminante che zittisce. L’altro giorno ero a Sassari a presentare il libro di Stella. Mentre rispondevo a una domanda, una distinta signora sassarese (ignara di avere dietro di sé un mio amico) chiedeva all’ingioiellata amica che le sedeva accanto: “Ma in fin dei conti, chi cazzo è Maninchedda”. Giusto: chi cazzo è Maninchedda. Ma perché per dire cose intelligenti bisogna essere qualcuno? E’ la regola dello show must go on: prima bisogna essere personaggi, poi intelligenti o capaci. Prima bisogna assumere i connotati o del giustiziere o del figo, poi si può pretendere di essere ascoltati. Rinuncio.
Poi c’è il fascismo. Negli anni Settanta c’era la teoria della convergenza degli opposti estremismi: sia i terroristi di sinistra, che si sentivano eredi dei partigiani anche se ammazzavano carabinieri e giudici, dirigenti di fabbrica e normaloissimi operai, che i terroriti di destra, che si sentivano eredi di tutti gli eroi nazionali del mondo, dediti all’onore, alla Patria, al valore ecc. ma ammazzavano a tradimento, pestavano in gruppo, esaltavano Hitler e odiavano negri, ebrei, froci e lesbiche, entrambe le categorie di mistici della violenza, lavoravano per combattersi, ma uccidendo e cospirando, concorrevano a creare le condizioni eprché l’Italia sentisse il forte bisogno di qualcuno di forte che la governasse con piglio deciso. E arrivò Craxi. Oggi, a sinistra c’è una leva di intolleranti, specializzati in sentenze più che in ragionamenti, che fraintendono la critica con il gusto della derisione; e a destra c’è una pattuglia nutrita di lobbisti che pensano che l’importante nella vita sia conoscere le persone giuste e stare nei circuiti giusti, cioè quelli che ti garantiscono soldi e carriera. Se poi questo comporta un po’, o un po’ molto, di autoritarismo, di riduzione delle libertà, beh, che importa? Il pane, la ricchezza, la fama, la bellezza chiedono che ci siano dei sacrifici.
In questo contesto, io sono fuori posto: appartengo a un altro mondo. Il sardismo, poi, avrebbe veramente molto da dire, se si liberasse da presunzioni, da complottismo, da autocelebrazioni, da immobilismi. E invece no, sta fermo come il sole di Tolomeo, che era finto. Sempre a titolo personale.

10 Commenti

  • Pier Luigi Piras

    Per quali ragioni storiche (o, anche, antropologiche e culturali) il sardismo non è mai del tutto sbocciato tanto da conquistare il cuore e la mente della maggior parte dei sardi? Perchè, oggi, per esempio, non riusciamo ad avere un Bossi che ci trascina e ci fa venire un po’ di pelle d’oca? Quali sono i gravami che pesano sulla nostra coscienza e ci impediscono di esprimerci nel modo più compiuto? Va’ ripensato tutto daccapo? Questa politica, così come si snocciola davanti ai nostri occhi inespressivi, è da considerarsi adeguata? Questi nostri politici sono davvero ciò che umanamente di meglio la nostra terra può offrire? Chi li ha scelti (e come li ha scelti)? O si sono in qualche modo autoimposti? Sono loro i migliori (i più preparati, seri, responsabili, rappresentativi, competenti)?
    Scusate, io so porre solo domande.

  • Salvatore C

    Ero tentato di intervenire dopo Zubanne Nugoresu sul “sentire del popolo sardo”, ma la lettura del bellissimo intervento di Pauleddu, che condivido e sottoscrivo totalmente, mi ha calmato e rasserenato: ritorno sulla sponda del fiume ed aspetto.
    Sento che i tempi stanno maturando in fretta, e la cosa mi fa molto piacere.
    FORZA PARIS

  • Bravo Pauleddu, hai stipulato la costituzione sarda i punti cardine su cui dovrebbe basarsi il partito dei sardi, peccato che fino ad ora il psd’az abbia tradito almeno la meta’ dei punti da te elencati. Tu dici che il popolo sardo dovrà fare le sue scelte, ma il popolo sardo sarà messo nella condizione di poterle fare? E a Maninchedda dico che invece non deve ignorare nessuno, neanche quella signora ingioiellata un po’ snob e un po’ ignorante.

  • Oramai si parla sempre a titolo personale dando l’impressione, per chi legge, che Lei si voglia tutelare da gli strali della sua Segreteria o dal suo Capogruppo o da su “Dimoniu in terra”. Non capisco! A meno che non abbia paura del “Sistema elettroschok” utilizzato dalla segreteria Trincas in quel di Cabras anche in sua presenza verso chi non parlava a titolo personale ma a pieno titolo di ruolo-sardista nell’istituzione PSD’Az. Non abbia paura il sistema elettroschok con Lei non sarà utilizzato! Non hanno il coraggio dovuto.
    Torniamo alla sua Nota: “Il sardismo, poi, avrebbe veramente molto da dire, se si liberasse da presunzioni, da complottismo, da autocelebrazioni, da immobilismi. E invece no, sta fermo come il sole di Tolomeo, che era finto.”
    Questo è il problema! Bisogna discutere delle soluzioni per fare un grande Partito del Sardismo. Il PSD’Az? Il Partito dei Sardi? Altro? Non lo sò!
    Certo è che Il Sardismo ha vinto!
    Nel XX secolo due sono stati i grandi movimenti di Popolo che si sono realizzati in Sardegna:
    quello dei combattenti della prima guerra mondiale dal quale è sorto il Partito Sardo d’Azione;
    quello dei braccianti, contadini, pastori e minatori che diede luogo al movimento per la Rinascita.
    Nel tempo la proposta identitaria e federalista dei padri fondatori del Psd’Az è diventata coscienza comune del Popolo Sardo.
    Sentire diffuso. Essa ha spesso contaggiato.Tanto che oggi non v’è partito che non dichiari la propria sardità, anche con apparentamenti o tentativi di forme federali con i partiti di riferimento nazionali.
    Questi ,se veri, sono fenomini che vanno incoraggiati, perchè tagliano la dipendenza, dai Partiti Italiani.
    Il sentire popolare è vero. E’ diffuso.
    È penetrata nella coscienza dei Sardi quella parte della dottrina sardista di valore universale per cui ogni popolo ha diritto all’autogoverno.
    È diventata patrimonio generale la consapevolezza della propria identità.
    Merito dei padri fondatori del sardismo.
    Il Psd’Az, che non ha vinto, è divenuto custode e predicatore di ideali che hanno vinto. Non ha vinto perché il Popolo Sardo, nella riconquistata democrazia, non ha dato consensi elettorali e forza sufficiente a realizzare il progetto politico.
    Un progetto, minato alla base dalla accettazione pressoché acritica dello schema autonomistico. Lontano dal federalismo, come diceva Lussu.
    La visione subalterna, la acquiescenza alle decisioni romane, la prevalenza della gestione sulla progettualità, la costruzione di una Regione centralista, la visione assistenzialista dell’intervento pubblico, hanno caratterizzato l’azione politica dell’intero ceto dirigente sardo.
    Anche i gruppi dirigenti del Psd’Az sono stati coinvolti. Non hanno avuto la forza di rifiutare un modello in contraddizione con il progetto originario dei padri fondatori.
    La tutela, la promozione e la valorizzazione della identità del Popolo Sardo stanno nel patrimonio genetico del Sardismo come ideologia universale.
    Oggi, tutto ciò, può essere sanato in una nuova stagione costituente nella quale il Popolo Sardo, non solo per il momento elettorale, diventi protagonista.
    Non si tratta di un progetto di ingegneria istituzionale, ma di un confronto sui valori, sul progetto di sviluppo, sui poteri necessari alle istituzioni sarde nel mondo della globalizzazione.
    Non si può vivere la stagione costituente come separatezza dall’Europa. Né al di fuori di un movimento globale per la democrazia dei diritti, della inclusione responsabile. A questo compito sono chiamate la cultura e la politica sarda.
    Il Sardismo deve chiamare il Popolo Sardo a prendere coscienza che si è aperta una nuova stagione della non dipendenza.
    La Sardegna ha toccato il fondo, proprio quando tutti i partiti in Sardegna dichiarano la loro sardità.
    Nelle ultime vicende politiche, abbiamo assistito all’invadenza delle centrali romane sia per le scelte della rappresentanza politica al Parlamento, sia per i vertici della Regione.
    La formazione di schieramenti, cosiddetti bipolari, che sono la trasposizione degli schieramenti romani, sono nella attuale contingenza politica solo espressioni subalterne della politica romana.
    In Sardegna vanno ricercate forme specifiche e di politica e di contenuti.
    Vanno ricercate e adottate leggi elettorali che garantiscano la pluralità della rappresentanza politica nel Consiglio Regionale.
    Il Popolo Sardo dovrà fare le sue scelte.
    Il Sardismo stà dalla parte di chi vuole governare la mondializzazione con strumenti e poteri democratici.
    Il Sardismo lotta per la giustizia e la pace nel mondo, con chi tutela l’ambiente, con chi vuole garantire voce alle 6000 lingue minoritarie del mondo.
    Il liberismo senza regole non è l’orizzonte politico e culturale del Sardismo.
    Il Sardismo deve garantire al Popolo Sardo il diritto:
    Alla vita
    Alla felicità
    Alla salute
    Alla mobilità
    All’acqua
    All’ambiente
    Alla lingua
    Alla istruzione
    Alla scuola
    Alla cultura
    Alla solidarietà
    Alla libertà
    Al lavoro
    Alla dignità sul lavoro
    Alla giusta retribuzione del lavoro
    Alla uguaglianza
    Alla giustizia
    Alla speranza
    Alla tutela della famiglia
    Alla tutela dell’infanzia
    Alla identità personale e di popolo
    Alla comunicazione
    Alla informazione
    Al libero culto
    Alla pace
    Alla libera convivenza tra i popoli
    Alla casa
    Al cibo sano
    A produrre
    Alle nuove tecnologie
    Alla energia
    A un’agricoltura sana
    Alla burocrazia efficace ed efficiente
    Alla biodiversità
    Alla memoria
    Alla tutela della memoria
    A poteri vicini
    Alle risorse
    Al proprio sistema fiscale
    Alla zona franca
    ….. qualcuno ci metta del suo!
    Per stasera mi pare di essere andato oltre il limite del sito, ma sito che non basta per la mole di lavoro che necessita per costruire un Grande Partito dei Sardi e non per costruire unu ” partzideddu minore”… Combattiamo la teoria del piccolo è bello, perchè lo gestisco io. Chiaramente non mi riferisco a P. Maninchedda
    Salude

  • So di essere scontato, ma di tutto questo dobbiamo ringraziare – fra gli altri – personaggi come Berlusconi, a causa dei modelli sociali che ha trasmesso al popolo con i suoi palinsesti, e a quella vacuità che rende ormai irrespirabile l’aria.
    È una società stanca, opulenta, decadente.
    È importante il ruolo che hai, non come sei arrivato li; è fico solo chi appare, non chi fa.
    Penso sia impossibile invertire la tendenza a livello sociale e politico. Perchè vi è una netta dicotomia fra le due.
    Sicuramente anche stavolta penserà la natura a rimediare a tutto: decadenza e miseria porteranno le prossime generazioni ad affrontare problemi di sopravvivenza, tanto da obbligarle a profondere le proprie energie nel duro lavoro per non soccombere.
    Cina docet.

  • Zubanne Nugoresu

    Egregio dott. On. Maninchedda, resto spesso sorpreso dalle considerazioni che, sotto forma di pensieri politici, Lei ogni tanto pubblica sul suo sito. Anche questa nota sul convegno di Sassari con Renato Soru mi ha colpito. Le spiego perchè.
    Non la conosco, l’ho votata una volta non tanto per convinzione diretta quanto per procedura di “sottrazione” (voto espresso “perché sei meno peggio degli altri, non perchè mi sento pienamente in sintonia con te”). Noto che spesso lei si scandalizza, si meraviglia, per il modo di pensare della gente, sia che si tratti di una signora ingioiellata sassarese, sia che si tratti di un professionista ambizioso e iscritto alla lista dei protetti, sia che si tratti di un politico navigante e navigato, oppure di un pastore sveglio e abile promotore della sua immagine.
    Ma in che mondo vive? Questa è la società che si è formata, plasmata e strutturata in questi 30/40 anni, specchio e immagine della politica sarda, da qualunque parte la si guardi.
    Perchè dovrebbero essere diversi, colti, sensibili, rigorosi, attenti allle esigenze collettive sociali e alle dinamiche culurali sofisticate? Sarebbero delle creature innaturali, risultato di processi sociali minoritari e improbabili. Il popolo, a cui lei spesso si rivolge in modo indiretto, è diverso da come lei lo immagina: pieno di aspirazioni nobili e positive nelle enunciazioni di principio, disposto a parole a lunghe e faticose traversate politiche verso mete di giustizia e libertà, ma anche storicamente ancorato a metodi di scambio, di convenienza, di ricerca del nuovo perchè dal vecchio non ottiene più o non ha ottenuto granchè.
    Analizzi la struttura sociale dell’elettorato dell’Italia dei Valori, ma anche del partito di Casini, per non parlare del partito di Berlusconi, e mi darà ragione. Del PD non so, ho qualche difficoltà a capire chi li voti, da dove vengono e dove pensano di andare.
    Perchè le dico queste cose? Perche mi pare che lei predichi al popolo nel deserto in assenza di popolo, mi pare che lei si rivolga in modo privilegiato a soggetti professionisti della politica a cui chiede di fare preliminarmente penitenza e poi di mettersi da parte.
    Cos’é questo “partito dei sardi” di cui lei parla? E’ un nuovo partito del popolo sardo, un nuovo strumento di emancipazione dalla storia difficile e contradditoria che noi sardi abbiamo scritto in questi ultimi cinquant’anni, da Lussu in poi?
    Non ho capito se la sua proposta è rivolta alle “elite” della politica attuale oppure se è una proposta realmente dirompente, che salta le attuali classi “dirigenti” e punta a costruire dal popolo/popolo una tensione, una aspirazione ed un sogno di nuova identità sociale ed economica in cui possano trovare posto i sardi in quanto tali, anche dopo una storia di contraddizioni e scambi.
    Mettiamola così: se la sua proposta è un modo per riorganizzare in forma diversa le “intelligenze politiche” attualmente sul mercato e magari insodisfatte dello stato attuale delle cose (Soru e qualche altro minore nel PD, la Lombardo e Campus nella PDL, Sanna del PSDAZ e altri di cui non ricordo il nome e la residenza)le consiglierei di lasciar perdere: torni ai suoi studi e si applichi in campi alternativi alla politica. Ne trarrà beneficio intellettuale e forse anche economico.
    Se la sua proposta è invece realmente profonda, rivolta al popolo vero e confuso di cui si parlava prima, allora forse avrà qualche possibilità: ad una condizione, che lei sia in grado di spiegarla meglio, che sia in grado di mobilitare senza ineteresse masse popolari vere, gente confusa e magari anche un pò infarinata nel sistema attuale, perchè, la gente davanti ai bivi importanti, è portata a scegliere le strade che, come dicono al mio paese, “prima di tutto fanno vivere”.
    Non è semplice parlare a questa gente, di solito ci riescono i populisti e gli imbroglioni: Berlusconi docet. Se debbo esser sincero fino in fondo, mi pare che lei sia molto intento a scuotere l’albero, ma non so chi metterà i frutti nel cesto.
    Mi faccia capire meglio, ancora non mi ha convinto di tornare a votare.

  • Salvatore C

    insistere, Prof, e la spunteremo, oh se la spunteremo.
    come disse qualcuno, RESISTERE, RESISTERE, RESISTERE

  • Uno palloso

    Ma scusa, Paolo, che vuoi che gliene fotta alla signora ingioiellata di quello che dici tu, cosa le manca? lei ha già i gioielli addosso, e in mezzo alle gambe il tesoretto che le consentirà di godere della rendita omaggiatagli dal consorte in cambio dell’uso in comodato, finchè costui non se ne procurerà un altro.
    Ma il sardismo non può pretendere di parlare a tali figure, mentre invece deve tentare di farlo a quelle migliaia di donne e uomini, giovani e non, senza lavoro e prospettive.
    Vorrei poter dire che i ragazzi di questa civiltà informatico-televisiva hanno disimparato a conoscere il ragionamento, la riflessione, una qualsiasi forma anche modesta di dolore o fatica dell’esistenza, ma non è vero, non lo hanno disimparato perchè non ne hanno mai conosciuto, e forse non per colpa loro, ma di chi li ha lasciati crescere nella bambagia delegando al tubo catodico il compito educativo.
    è vero che una buona parte della sinistra non ha perso il vizio della saccenza e dell’ideologismo e il gusto di fare a fette chi non è allineato, piuttosto che di inventare futuro; tant’è che il risultato lo abbiamo sotto gli occhi: uno spaventoso vuoto di idee in un ventennio dominato da un androide semi sintetico che ogni tanto, sparando quattro cazzate in tv, riesce a prendere per il culo i suoi avversari politici saccenti, ideologici e acefali.
    il sardismo non riesce a riempire questo vuoto? è vero, ogni tanto mi sembra che i sardisti godano di cose futili, tipo rimbeccarsi su questioni di ortodossia, su chi sia il più sardo dei sardisti sardi, invece che rimboccarsi maniche e cervello.
    ma forse non è così, ed è solo questione di tempo; io così spero, perchè credo che persone di buona volontà come te ce ne siano anche parecchie, e prima o poi la spunteranno (o, se vuoi, la spunteremo)

  • Tesi/antitesi ovvero applausi/fischi, ed il tema può essere svolto tanto più che sono in pieno corso gli esami di maturità.
    Il qualunquismo, L’uomo qualunque datano da lontano, dagli anni 40 del secolo scorso. Oggi come allora il fenomeno si ripropone. Corsi e ricorsi, un assioma. Faccio volentieri dietrologia per richiamare l’assioma del progetto politico sardista di 90 anni orsono. Difficile allora, complicato oggi perchè richiede impegno, sacrificio, spirito di servizio. E non è merce che il mercato offre in abbondanza. E’ però il solo rimasto in campo e val bene anche un’autocelebrazione. Che non significa fermo immagine, guai se lo fosse perchè significherebbe negare l’essenza del disegno politico sardista che è conquista di libertà. Voglio essere ottimista, non a titolo personale, perchè è un ottimismo che condivido con altri che hanno a cuore la militanza prima di tutto. E la militanza è partecipazione attiva, l’antitesi dell’immobilismo. Sursum corda ozzac di Maninchedda!

    P.S. Leggo che il PD autonomo e federato ha in serbo di nobilitare il proprio simbolo con l’aggiunta dei Quattro Mori, tornaa! E adesso i SARDISTI si rompono davveroY gli anelli. Copia il PDL e poteva essere da meno l’altra faccia della medaglia?

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