Qualche volta la Grande Distribuzione Organizzata perde. Facciamoci coraggio e resistiamo. I sindacati imparino a fare il loro mestiere

12 giugno 2013 06:3211 commentiViews: 1052

Sono  state depositate ieri due importanti sentenze del giudice del lavoro di Cagliari con le quali viene dichiarato illegittimo il licenziamento di 2 commesse del Carrefour di Quartucciu, Le Vele (Carrefour qui è la Società Sviluppo Commerciale S.R.L. che, come potete vedere qui,  è Carrefour). Ecco una delle due sentenze.

Le cassiere destinatarie dei licenziamenti erano 18, tutte assunte, anno più anno meno, dal 1996, data di apertura dell’Ipermercato.
Era il 2008. Le dipendenti erano state licenziate nell’ambito di una procedura di licenziamenti collettivi e collocate in mobilità a carico dell’Inps.
Delle 18 licenziate, 11 hanno deciso di andare in giudizio e contestare la correttezza della procedura. Così non hanno accettato alcuna proposta conciliativa a differenza di altre cassiere che hanno conciliato la vertenza decidendo di accettare qualche mensilità proposta dall’azienda.  Perché ne parlo? Perché è uno dei pochi episodi che mette in difficoltà questo sistema della mobilità e della cassa integrazione a pioggia, con costi spalmati sulla collettività, mentre le multinazionali che si dichiarano in crisi continuano a dividere utili e a erogare premi ai loro dirigenti.

Che cosa dice il giudice?

Prima di tutto dice che i criteri di scelta adottati per determinare chi licenziare e chi no erano illeciti e discriminatori. Per capire la portata di questa forte censura, bisogna fare un passo indietro.
Le licenziate erano cassiere assunte part time con orario antimeridiano in ragione di particolari esigenze familiari o di salute.

L’azienda mise in campo la proposta secca: o accettavano la flessibilità dei turni, con conseguente rotazione mattino – pomeridiano – sera o,  in caso di rifiuto, venivano licenziate in quanto la loro prestazione nella fascia mattutina sarebbe stata in esubero.
La legge dice che chi è assunto part time deve vedere evidenziato esattamente nel suo contratto il numero delle ore e l’orario di servizio, salva l’espressa previsione e sottoscrizione, da parte del lavoratore, di clausole elastiche o flessibili. Non è consentito all’impresa di organizzare l’orario e i turni  diversamente da quanto previsto nel contratto, se non con l’assenso del lavoratore. L’obiettivo della norma è chiaro: l’imprenditore può assumere per un numero di ore determinato e secondo un preciso orario ma non può modificarlo a piacimento (che so, spalmando le sei ore del contratto non tutte al mattino ma due al mattino, due al pomeriggio e due alla sera).
Nel caso specifico è accaduto che l’impresa, al rifiuto espresso dalle cassiere di accettare la rotazione mattino-pomeriggio-sera, ha dato avvio – con il consenso dei sindacati – alla  procedura di licenziamento del personale part-time ritenuto in esubero, poichè  impiegato al mattino in cassa.
Nella circostanza,  sono stati stabiliti dal datore di lavoro dei punteggi utili all’elaborazione delle graduatorie per la determinazione di chi doveva essere licenziato e chi no.
Tra i vari criteri, il massimo punteggio (dieci punti) veniva  assegnato  a coloro che incondizionatamente avessero accettato la modifica dell’orario con la rotazione richiesta dall’azienda. Tre punti venivano assegnati a chi, adducendo particolari  situazioni, si fosse, comunque, reso disponibile ad eseguire turni diversi da quello antimeridiano.
“ZERO PUNTI” venivano assegnati a chi  non avesse potuto offrire la disponibilità alle turnazioni volute dall’azienda, magari per motivi familiari  o di salute.
Un punto veniva assegnato per ogni carico familiare.
Quattro punti per l’anzianità più elevata da riproporzionare sulla base di tale requisito.
Paradossalmente è accaduto che una lavoratrice madre di tre figli o con gravi problemi di salute e con una anzianità di servizio maturata dal 1996,  non abbia potuto beneficiare dei 10 punti previsti e che, rispetto alle esigenze aziendali, si sia vista assegnare “ O “ punti. Mentre è accaduto che un neo assunto, senza figli, disposto ad accettare le condizioni di rotazione volute dall’azienda ha invece ottenuto il punteggio massimo.
Ovviamente, chi, poichè impossibilitato, non aveva aderito alle esigenze aziendali,  è finito nelle prime 18 posizioni ed è stata licenziato.
Quelli indicati sono criteri di scelta discriminatori e illeciti,  ha sentenziato il Tribunale di Cagliari.

Ovviamente la sentenza non va oltre, ma io mi chiedo ora che cosa farà l’Inps.
Ora l’azienda dovrà risarcire le dipendenti di tutte le mensilità maturate in cinque anni dalla data del licenziamento sino alla sentenza, oltre al versamento di tutti i contributi previdenziali per lo stesso periodo, interessi e rivalutazione. Questi soldi, in parte, dovranno essere versati all’INPS per la restituzione di quanto dalla stessa versato a titolo di indennità di mobilità in relazione ad un licenziamento illegittimo.
Grazie ad  una sentenza del Tribunale di Cagliari,  verranno restituiti, alla collettività, i soldi spesi dall’Inps per la mobilità del personale.
Se le dipendenti non avessero avuto la determinazione di andare sino in fondo per ottenere giustizia sarebbe accaduto che di tutto questo si sarebbe  fatto definitivamente carico la collettività, come ormai accade nella maggior parte dei casi, e non l’azienda Carrefour condannata dal Giudice.
Dal contesto della sentenza non emerge solo che i motivi del licenziamento erano ingiustificati e illegittimi, ma anche che l’azienda non era in crisi, semplicemente doveva riorganizzarsi.
Dov’era chi avrebbe dovuto preventivamente verificare, come la legge stabilisce, circa la  sussistenza dei presupposti per l’apertura della procedura di mobilità per i licenziamenti collettivi ?
Chi avrebbe dovuto vigilare, come stabilito dalla legge,  sulla corretta applicazione dei criteri  per la individuazione dei lavoratori da licenziare ?
Che ruolo  hanno avuto nella vicenda i sindacati ? Si sa che questi sono stati preventivamente invitati ad intervenire e ad assumere una posizione forte, ma inutilmente.
Questo è un caso di giustizia civile, prima che individuale.

11 Commenti

  • Questo dovrebbe servire da monito anche ai dipendenti, se aspettiamo che qualcun altro (sindacati) tuteli i nostri diritti ci sbagliamo di grosso. Purtroppo la direzione intrapresa è quella dello sfruttamento tout court, spesso e volentieri nemmeno giustificato.
    Complimenti quindi ha chi ha avuto la forza di non abbassare la testa davanti ad un’ingiustizia.

  • PS Un plauso all’avvocato Benevole che fa il suo lavoro con passione e dedizione andando spesso ben aldilà del dovuto

  • La grave crisi che ha colpito tutto il mondo civilizzato negli ultimi anni ha dato agli imprenditori una eccezionale libertà di manovra, facendo precipitare i diritti dei lavoratori a quelli appena abbozzati degli anni 60. Tutto è possibile, tutto è giustificato in nome della crisi, con il placet dei sindacati.
    I sindacati……wath? Missing
    Ormai è chiaro che la flessibilità in questo nostro paese non porta a nuovi posti di lavoro bensì produce lavoratori precari e senza diritti, i quali diventeranno tutti cittadini con scarsissima possibilità di spesa, peggiorando la crisi e giustificando ancora un legislatura di emergenza sempre più permissiva, in un circolo vizioso di cui non si vede fine.
    Alziamo la testa, reagiamo !!! Anche se abbiamo il mutuo , anche se il ns partner è senza lavoro, perchè cmq accettanto i soprusi non consolideremo il ns posto di lavoro ma riceveremo solo umiliazioni come antipasto al licenziamento

  • Mi unisco ai complimenti di Tiziana per l’avvocato Benevole e per il giudice, qualche volta, come in questo caso, la giustizia trionfa, infondendo coraggio e voglia di combattere e farsi rispettare, a tutti qui lavoratori che vengono sfruttati e demotivati, purtroppo in alcuni casi l’azienda considera il lavoratore una pecora che deve lasciarsi mangiare dal lupo senza discutere o alzare la testa, niente persone pensanti, solo macchine da lavoro, una persecuzione sopratutto mentale che nella maggior parte dei casi trova persone deboli e incapaci di reagire che subiscono inermi, “CASSIERE CHE PENSANO E REAGISCONO FACENDOSI TUTELARE” cosa gravissima per l’azienda che crede di poter fare tutto quello che vuole il lupo MANGIATO dalla pecora, a volte succede, che soddisfazione!
    Il sindacato NON ESISTE PIU’, il sindacato che si univa ai lavoratori nelle lotte contro le ingiustizie sul lavoro ha lasciato il posto a quello che scende in continuazione a compromessi con l’azienda usando come scusante lo stato di CRISI in cui si trova adesso l’Italia.
    Mi auguro che tutto questo serva da esempio a chi subisce le ingiustizie senza reagire, bisogna capire che stare inermi non serve, dobbiamo combattere se riteniamo di essere nel giusto, forza ragazzi!

  • Grande,grandissimo orgoglio!

  • Ormai è anni che i sindacati non ci tutelano più! Si sentono spesso le loro sigle , compaiono in TV, nelle nostre buste paga, ma mai davanti a un direttore o a un giudice per diffendete i nostri diritti!” complimenti all’avvocato Gianni benevole che ancora una volta grazie alla sua tenacia, passione e amore per il proprio lavoro ha fatto si che i nostri diritti venissero rispettati.

  • Siamo solidali ai colleghi del carrefour!! Grazie al vostro “coraggio” e alla tenacia del vs AVVOCATO!! speriamo che nella grande distribuzione e nelle piccole , medie imprese non si verifichino mai più azioni discriminatorie di NESSUN tipo! Facciamo sempre valere i nostri diritti ! E qual ora avessimo qualche dubbio muoviamoci sempre tutti uniti non facendo di certo affidamento sul sindacato che come si e visto da qualcheanno a questa parte con la scusa della crisi ….piuttosto che comprarci ci ” vende”……complimenti vivissimi all’Avv GIANNI BENEVOLE!!!

  • Ancora una volta grazie a persone umane, che amano ,sanno fare il proprio lavoro e si battono per far valere i diritti del lavoratore, come l’avv. Gianni Benevole, abbiamo la conferma che l omicidio perfetto NON esiste … ma si tratta solo di investigatori distrati …. mi permetto di fargli i miei complimenti per essersi battuto in questa causa dando cosi un ennesimo schiaffo morale ai chi e’ pagato per tutelare il lavoratore come i sindacati … che negli ultimi anni con la scusa della crisi … si schierano da parte delle grandi medie e piccole imprese (aziende) mettendosi contro chi gli ha dato da vivere per anni…. (noi dipendenti) poveri illusi che contavamo nel Loro aiuto….
    Grande Avv!!!!!

  • Complimenti all’Avv. Gianni Benevole, che ha assistito le lavoratrici!
    Diversamente dai sindacati, lui ha preso sempre a cuore gli interessi dei lavoratori!

  • Come sempre, e dappertutto, e in tutte le occasioni, IL CONTROLLORE NON CONTROLLA.

    CHI CONTROLLA IL CONTROLLORE?

    molto mestamente e mio malgrado devo fare questa considerazione: MENO MALE CHE C’E’ LA MAGISTRATURA!

  • La risposta è una e una sola : i sindacati erano conniventi ( come troppo spesso è succsso e succede ) . I fini possiamo solo immaginarli

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