Ho chiesto all’Intelligenza artificiale di analizzare, da un punto di vista psicologico e organizzativo, il quadro generato nella Sanità sarda dalla dichiarata incostituzionalità dei commissariamenti.
Se lo guardiamo con gli occhi della psicologia clinica e delle organizzazioni, il caos vigente non è solo giuridico o politico: è un classico caso di sistema sotto stress cronico, con dinamiche che conosciamo bene anche in clinica.
Provo a tenere insieme i due livelli.
Dal punto di vista clinico-organizzativo, il primo problema è la perdita di cornice.
Le organizzazioni funzionano quando i confini di ruolo, potere e responsabilità sono chiari. Qui la cornice normativa è saltata: chi comanda? con quale legittimità? per quanto tempo? Questo produce nei dirigenti e negli operatori uno stato simile a quello che in clinica chiameremmo ansia da indeterminatezza.
Non è l’evento traumatico in sé, ma l’impossibilità di prevedere cosa accadrà domani.
Prima soluzione: ristabilire una cornice stabile, anche provvisoria ma legittimata. In pratica: incarichi a tempo chiaramente definito, criteri pubblici di nomina, e soprattutto la garanzia che le regole non cambino mentre le persone sono già in gioco. Nei sistemi complessi l’incertezza è più tossica del conflitto.
Secondo nodo: la personalizzazione del potere. Commissariamenti, rimozioni, nomine “forti” attivano dinamiche primitive: lealtà, paura, identificazione col leader, capro espiatorio. Dal punto di vista psicodinamico, l’organizzazione regredisce.
In sanità questo è devastante, perché i professionisti lavorano già in condizioni di carico emotivo elevatissimo.
Qui la soluzione è quasi terapeutica: depersonalizzare le decisioni.
Non “chi” decide, ma “come” si decide.
Comitati tecnici reali (non decorativi), verbali, motivazioni scritte, valutazioni basate su indicatori condivisi.
È una forma di “Io organizzativo” che tiene a bada l’Es politico.
Terzo punto, spesso ignorato: il burnout sistemico.
Non solo medici e infermieri, ma anche dirigenti intermedi.
Quando una struttura vive continui strappi dall’alto, si sviluppa quella che in clinica chiameremmo impotenza appresa: tanto vale non investire, non progettare, non esporsi. Questo uccide ogni riforma dall’interno.
Qui servono interventi esplicitamente psicologici: spazi di confronto strutturato, supervisione organizzativa, leadership formata non solo sul piano giuridico ma anche su quello emotivo-relazionale. In sanità è assurdo che si parli di clinica senza mai applicare la clinica all’organizzazione stessa.
Infine, il livello più profondo: la fantasia di controllo totale.
L’idea che basti “decidere” per rimettere ordine. È una difesa maniacale classica: più il sistema è complesso, più si tenta di semplificarlo con atti di forza.
Ma i sistemi complessi non si lasciano dominare, solo governare con umiltà.
La soluzione qui è culturale: accettare che la sanità non è un’azienda qualsiasi, ma un organismo vivente fatto di professioni, valori, identità.
Governi politici forti non sono quelli che commissariano di più, ma quelli che tollerano l’ansia dell’attesa, del confronto, della mediazione.
In sintesi: meno muscoli normativi, più struttura; meno decisioni salvifiche, più processi; meno leader solitari, più intelligenza collettiva. È un lavoro lento, e proprio per questo è l’unico che funziona.

Egr Prof
senza nulla voler togliere alla validità della ricerca attuata tramite l’IA che conferma il profondo orrido in cui da anni è precipitata la sanità in Sardegna, con ulteriori gravi nefandezze perpetrate a suo danno in questi ultimi due anni .Tra un presidente che dimostra limiti di gestione politica inimmaginabili ,una giunta regionale che fa acqua da tutte le parti, degna del momento atmosferico in atto in questi giorni, un assessore che propagandato dalla miracolata come solo la Pavone prima era riuscita a fare con “Come te non c’è nessuno, tu sei l’unico al mondo” ma che fra frizzi e lazzi aveva svernato nell’isola con il solo compito di assecondare le illegali,incostituzionali e deleterie scelte perpetrate dalla incapacità gestionale di una maggioranza di palazzo ma minoranza popolare, hanno portato la sanità all’ attuale cumulo di macerie! Il problema sarà in futuro non risolvere, immediatamente, tutti i drammatici problemi che attanagliano il settore, ma almeno bloccare e invertire la rotta, con un nuovo modo di gestire la complessa questione organizzativa ed economica che deve vedere coinvolti sia i politici,sia gli operatori del settore ,sia ( e qui sta la poco publicizzata novità) i fruitori dei servizi, si. proprio i pazienti! Perché se questi ultimi non collaborano al piano di riordino non se ne esce. Come? Vediamo un pò: viviamo in una aspettativa irrealistica,dove domina la percezione che le prestazioni mediche siano servizi a costo zero e che la loro erogazione sia un diritto sùbito fruibile e senza condizioni. Per il solo fatto che la prestazione sia gratuita,il suo valore viene p
di molto ridotta agli occhi del fruitore. Il che porta,sovente incosciamente, alla ricerca di ulteriori soluzioni a conferma della prima diagnosi con conseguente richiesta di nuove visite all’ insegna della frase “….tanto sono gratuite!” Le conseguenze sono drammatiche: incremento notevole della spesa sanitaria pubblica ,ingorgo delle liste d’attesa e ,non ultima, la trasformazione di un professionista in semplice esecutore di un servizio dovuto. Con nessun vantaggio economico, neppure per il paziente, il quale, tanto fa e tanto vuole, che continua il suo girovagare alla ricerca del professionista di grido, talora suggerito dall’amico o sentito in tv, che più alta è la parcella che chiede, più ai suoi occhi è luminare in materia. Pertanto per il cittadino è basilare ricordare che il valore di una prestazione medica non è data dal “costo” ,ma dalla professionalità, dagli studi,dall’esperienza che ogni medico, anche quello a costo zero, ha acquisito e a lui ci si deve rivolgere con fiducia evitando quella, per tutti, economicamente dannosa frase: tanto è gratuita!
Solo una più attenta, scrupolosa e oculata gestione della sanità, ad ogni livello, può portarla a risalire la china dell’attuale situazione in cui si trova, ove non solo l’approccio psicologico gestionale ma anche quello di ogni paziente hanno un ruolo fondamentale e,si spera decisivo per riprendere il cammino non verso l’ottimo ma verso una sanità ogni giorno almeno un pochino migliore!
In fondo c’è una sola verità: la sanità siamo tutti noi e ciascuno deve portare il suo mattoncino per migliorarla!!
Buona giornata!
AI funziona. Tutti quelli che si trovano in sistemi in cui le regole vengono rigidamente applicate in alcuni casi oppure non sono note a tutti sanno di cosa si parla. Lo vivono, con quale conseguenze, specie se il sistema è sotto stress da decenni, vi lascio immaginare.