Christian Solinas ha diffidato gli iscritti (compresi il Presidente in carica e quasi tutti gli ex segretari del partito), che nelle scorse settimane si erano riuniti a Ghilarza, all’uso dei simboli di partito (con ingiunzione iconoclasta ed ecosostenibile alla distruzione e al riciclo del materiale propagandistico eventualmente prodotto).
Auguri al Pd che si sta caricando, con annessa rapida centrifuga morale, un tipo politico simile!
C’è qualcosa di profondamente comico, e insieme malinconico, nel vedere un partito che nacque per difendere prima l’autonomia e poi la sovranità dei sardi, trasformarsi in un ufficio brevetti che diffida i sardi dall’usare il proprio simbolo per riunirsi e discutere.
Dalla bandiera identitaria al marchio registrato il passo non è breve e il baratro che si vuole saltare profondissimo.
La pretesa è semplice: il simbolo non appartiene più a una comunità politica, ma a chi temporaneamente ne custodisce timbro e carta intestata. Gli iscritti, i militanti, i simpatizzanti dovrebbero limitarsi a contemplarlo da lontano, come si fa coi reperti nei musei: vietato toccare, vietato pensare, vietato convocarsi sotto quelle insegne senza autorizzazione del custode.
È una concezione proprietaria della politica che scambia il partito con un condominio e la segreteria con l’amministratore. Ma un partito democratico non è una società privata, è un’associazione di persone libere, non un bene sequestrato con accesso consentito solo previa licenza.
Colpisce poi lo zelo. In un tempo in cui i partiti faticano a riempire sale, trovare iscritti che organizzano incontri dovrebbe essere una buona notizia!
Invece no: si manda l’avvocato.
Dove manca il consenso, si supplisce con la raccomandata.
Dove scarseggiano le idee, abbondano le diffide.
Il paradosso è magnifico: invece di chiedersi perché alcuni iscritti abbiano sentito il bisogno di riunirsi autonomamente, si tenta di impedire che lo facciano usando il simbolo nel quale si riconoscono.
È come se un padre, vedendo i figli riuniti a tavola, li sfrattasse per uso improprio del cognome.
E poi c’è il tempo impiegato per questa impresa.
Mentre la Sardegna affronta problemi reali, qualcuno dedica energie, studio legale e carta bollata a inseguire manifesti, locandine e stemmi.
Una forma rara di militanza burocratica: combattere il dissenso con i timbri di cancelleria.
La verità è più semplice della diffida: nessun dirigente crea da solo un simbolo che vive da più di un secolo nella storia collettiva.
Quel simbolo esiste perché generazioni di sardisti lo hanno portato nelle piazze, nelle lotte, nelle urne, spesso senza incarichi e senza parcelle.
Pensare di recintarlo oggi con una lettera legale è un gesto piccolo contro una storia grande.

Partito Sardo di inanizione, altro che partito d’Azione! C’è chi vuol venderlo per dividerne le spoglie, ma il venduto alla fine è proprio il mercante. Nelle logiche di compravendita di qualcosa rientrano appunto gli avvocati e le carte bollate. Le idee, quelle non si possono vendere, né possono rimanere in custodia, imprigionate cioè, di improbabili interpreti di valori, confusi come merce di scambio.
Pago puntualmente la quota associativa del PSdAz ma da anni non ricevo la tessera. Il presidente di sezione trasmette meticolosamente agli iscritti la distinta del bonifico, ma non riceve alcun riscontro. Abbiamo scritto mail, abbiamo pubblicato sui vari social, abbiamo chiesto a gran voce di convocare il Consiglio Nazionale. Ma a Cagliari come Oristano, Nuoro, Sassari, Olbia e Lanusei non abbiamo ottenuto risposta da quelli che dovrebbero essere i delegati provinciali che – in realtà – non si sa se esistano o meno. Abbiamo avuto un incontro con il Presidente del Partito: era arrabbiato con il Segretario ma lo abbiamo ugualmente invitato – cortesemente – a dimettersi. La BASE c’è, esiste ed è numerosa ma non riesce a incontrarsi in quanto solo il Segretario ha il file xls contenente l’elenco degli iscritti. Che non sanno però gli uni degli altri. La cosa migliore da fare sarebbe lasciare. Ma per cosa? Lasciare un simbolo tanto importante nelle mani di una persona come il Segretario significa arrendersi all’arroganza, alla prepotenza, al mercanteggiare poltrone ed alla mancanza di visione.
Il Psd’Az è morto basta andare nelle piazze per sentire cosa pensa la gente
Il Psd’Az è morto il giorno del pranzo a Sardara.
Paolo ci ha dato dettagli fino al digestivo consumato.
Amen.
Dispiace leggere di queste situazioni illustrate in questo articolo. Dispiace il fatto che venga brutalizzata la storia di questo grande partito. Dispiace perché il Psd’Az non merita di finire in mano a questi giochi politici. Dispiace che ci sia un tentativo di trascinare attivisti e simpatizzanti nelle braccia di un campo che, salvo l’incollaggio alle poltrone, non ha contezza di alcun buongoverno. La storia del Psd’Az non può e non deve essere sporcata da decisioni unilaterali; non può una singola persona sostituirsi all’assemblea né deve imporre il suo credo non condiviso. Mi ritengo un simpattizzante del Psd’Az e spero che esso non venga distrutto dai capricci di una singola persona. FORZA PARIS!
Questo non e’ propriamente un oggetto di Scandalo e ne’ tanto meno di indignazione perche’ e’ il semplice “segno” della dis-funzione del politico al suo livello piu’ elementale,..l’individuo.
L’orizzonte Leaderistico che si e’ Compiuto sta tutto in quell’ll’interno che la vignetta illustra ma non e’ per niente diverso dalla invocazione urlata che troppi fanno a tizio e caio per scendere nell’agone politico.
Ma la Storia gioca veramente brutti scherzi.. a TUTTI indistintamente
Nomen omen, il destino nel nome.
Solinas resterà solo…
Auguro un fruttuoso, vantaggioso, utile, produttivo lavoro, al cantiere da tempo impegnato e composto da autorevoli e sinceri sardisti. FORTZA PARIS!
La guerra interna del PSD’AD si sta trasformando in una guerra di avvocati dove si ha da una parte, la segreteria e i suoi fedeli seguaci, dall’altra innumerevoli iscritti delusi, amareggiati, che cercano di avvalersi delle normali norme democratiche. Si arriverà allo sfascio totale del partito, che alcuni anni fà lo hanno visto affiancato alla Lega, ora lo vorrebbero al fianco del PD e del movimento 5Stelle. Credo che la coerenza di certe persone non sia proprio il loro forte, ma vinca solo ed esclusivamente la voglia di potere e comandare. Si preferiscono avvocati e carte bollate a una leale mediazione, a nuove idee, a ricuciture, e penso, sarebbe stato il caso di valutare passi indietro da persone che hanno contribuito a sfasciare il partito e la Regione Sardegna.