Riceviamo e volentieri pubblichiamo, la lettera aperta (ridotta a un francobollo dai quotidiani sardi oggi in edicola) inviata dagli ex segretari nazionali del Psd’az al segretario in carica Christian Solinas
Andremo all’Assemblea del 24 maggio 2026, ad Orgosolo.
Siamo sardisti e vogliamo trovarci fra amici e compagni che condividono la stessa idea: Un Psd’Az forte ed autorevole è indispensabile per dare ai Sardi azioni di benessere e sviluppo, e per far ritrovare la speranza in una Sardegna diversa e migliore, non più soggetta ad oppressione, non più terreno libero per le peggiori speculazioni economiche e politiche. E di questo vogliamo parlare.
Inoltre siamo molto preoccupati per la situazione del PSd’Az.
Ci siamo resi conto di appartenere ad un Partito che da troppo tempo non riesce a parlare né ai suoi militanti né, in generale, alla società sarda ed alla sua gente.
Abbiamo pazientato, dal Congresso del 2024 in poi, sperando che, passata la stagione non esaltante del governo regionale affidata ad un sardista, si potesse riprendere la discussione politica sulle cose vere che interessano la Sardegna e si svolgessero azioni in favore del suo popolo.
Non abbiamo visto nulla di questo, ed anzi abbiamo osservato peggiorare il nostro Partito su questioni essenziali riguardanti la sua democrazia interna e la sua conduzione.
Attendiamo invano da anni il rilascio delle tessere attestanti appartenenza al PSd’Az e facoltà, per ogni singolo sardista, di esercitare i suoi diritti; abbiamo atteso invano che si formassero gli organi statutari essenziali, senza i quali non si può procedere a deliberare la volontà dell’ Associazione: non sono mai stati nominati la Direzione, la Commissione Nazionale di Garanzia, non sono stati completati gli organismi di tutela finanziaria ed economica. Sappiamo che non esiste più una sede che individui la presenza fisica dell’Associazione.
Nemmeno esiste più l’organizzazione delle Federazioni, che sono le uniche cui compete, attraverso le Sezioni, la gestione del tesseramento; è scaduta ogni proroga, non più rinnovabile, del commissariamento.
È stato di fatto impedito al Consiglio nazionale (decimato dalla terribile prassi adottata per la nomina dei componenti “di maggioranza”) di ricostituirsi e riunirsi.
Tutto ciò si traduce nella carenza delle condizioni elementari prescritte (individuazione esatta degli associati, organi, sede) e mette in pericolo l’esistenza stessa del Partito Sardo d’Azione.
Abbiamo anche visto l’uso disinvolto che alcuni fanno del nostro simbolo, e l’utilizzo abusivo dei “quattro mori” senza alcuna reazione da parte del segretario.
Abbiamo poi subìto un silenzio assordante sulle questioni politiche, economiche e sociali che riguardano la Sardegna.
Il Partito Sardo è stato vergognosamente assente rispetto alla mobilitazione contro le pale eoliche in Sardegna, e non ha nemmeno denunciato la sottrazione di sovranità a danno della Regione e dei Comuni, privati di ogni potere reale di coordinamento e opposizione.
Lo Stato italiano spadroneggia sui nostri territori, sulle nostre ricchezze materiali e culturali, sul nostro ambiente, colline e mare; e ciò senza che la voce del Partito Sardo si faccia sentire.
Altrettanto grave l’assenza dei sardisti sulle questioni essenziali del rapporto fra Sardegna, Stato ed Europa: nessun dibattito, nessuna richiesta di riforme; nessuna azione di tutela per i nostri cittadini sul piano fiscale ed economico.
Silenzio mortale, silenzio funzionale alla modalità operativa sintetizzata dall’aberrante slogan “stare con chi vince”. Uno slogan del tutto opposto ai valori del sardismo i quali invece ci richiamano alla parola chiara e aperta e alla ricerca di eventuali alleanze non sulla scorta del silenzio ma sulla base della maggiore condivisione dei programmi.
Ci vogliamo trovare ad Orgosolo insieme a tutti i sardisti che hanno voglia di ripartire.
Ripartire alla pari, fra militanti, senza distinzione fra chi, come noi, ha avuto responsabilità di partito e chi invece vuole dare per la prima volta un contributo.
Discuteremo e rilanceremo le nostre idee per la libertà della Sardegna.
Parleremo anche del Partito Sardo, ma soprattutto parleremo di cosa può fare (deve fare!) il Partito Sardo d’Azione per la Sardegna; con umiltà, ascoltando tutti, e cercando di ridare speranza ai Sardi, dicendo che il Partito Sardo c’è ancora, che i suoi uomini hanno ancora voglia di proporre idee e azioni di lotta, di intervenire con intelligenza e decisione per salvare le condizioni dell’autonomia e per affermare l’idea dell’indipendenza.
È indispensabile un nuovo Congresso, da farsi con regole che garantiscano tutti, e per la creazione di una classe dirigente nuova, giovane, colta, sinceramente indipendentista, disponibile ad affermarsi nel Partito Sardo ed a sacrificarsi per esso.
Siamo coscienti che l’esistenza di un Partito Sardo forte ed autorevole non riguarda solo il PSd’Az, ma riguarda l’intera Sardegna: in questo spirito invitiamo ad intervenire, invitiamo ad essere ad Orgosolo, invitiamo tutti a riprendere in mano la politica, a ricominciare ad organizzarci per una Sardegna finalmente libera.
FORTZA PARIS!
Orgosolo, 6 maggio 2026
Silvano Cadoni
Giovanni Colli
Giovanni Columbu
Lorenzo Palermo
Efisio Pilleri
Giacomo Sanna
Efisio Trincas

Sì, ha senso che una regione italiana italiana possa pensare all’indipendentismo. Nel senso che e’ una idea cha nasce, si discute, e in democrazia si può discutere di tutto. Che poi sia realistico, legale o conveniente è un altro paio di maniche.
Vediamole senza bandiere in mano.
1) Ha senso storicamente?
La Sardegna e’ italiana dal 1861. Prima era Regno di Sardegna ma con capitale a Torino. Prima ancora : aragonesi, spagnoli, giudicati. Quindi l’idea di “nazione sarda” non è inventata oggi.
L’indipendentismo esiste da 100 anni : il Partito Sardo d’Azione 1921, Sardigna Nazione, Iris. Alle regionali prendono dal 3% al 10% quando va bene.
Quindi non è un delirio di 4 persone. E’ un sentimento che c’è, minoritario ma reale.
2) A senso “ legalmente”?
Oggi no. L’art. 5 della Costituzione dice che la Repubblica è “ una e indivisibile”.
La secessione non è prevista.
Un referendum come quello catalano del 2017 in Italia sarebbe incostituzionale.
La Corte Costituzionale lo boccia prima ancora di farlo.
L’ unica strada legale è cambiare la Costituzione : serve accordo di 2/3 del Parlamento + Rferendum nazionale. Praticamente impossibile se il resto dell’Italia non è d’accordo.
Quindi una Regione può pensare all’indipendenza, può avere partiti che la propongono, ma non può farla da sola domani mattina.
3) Ha senso “economicamente”?
Qui si spacca tutto. I due argomenti classici :
Argomento pro-indipendenza:
“Roma ci ruba”. Versiamo tasse, riceviamo meno. Abbiamo spopolamento, servitù militari, trasporti da terzo mondo. Con i nostri soldi+ turismo+energia ecc, potremmo gestirci meglio. Vedi piccoli esempi che funzionano : Islanda,Malta,Cipro.
Argomento contro -indipendenza :
“Senza Italia falliamo in tre mesi”.
Sanità,pensioni,scuole,stipendi pubblici, chi li paga? Siamo 1,8 milioni su un’isola.
Non abbiamo industria, non stampiamo moneta, l’UE non ci farebbe entrare subito. Saremmo fuori da tutto come la Brexit ma x10.
La verità sta nel mezzo : la Sardegna prende più di quanto versa oggi, ma è anche vero che 150 anni di politiche centraliste non hanno risolto lo spopolamento e insularità. Dipende se credi che da soli faresti peggio o meglio.
4) Ha senso “politicamente”?
Dipende da cosa chiedi quando dici “indipendenza”. Ci sono tre livelli :
A) Autonomismo forte : più poteri alla Regione. Trattenere più tasse, gestire energia,trasporti, lingua. Questo è già previsto dallo Statuto Speciale. Ha senso e si può fare domani. E’ quello che chiedeva il PSd’Az storico.
B) Federalismo : l’Italia resta unita, ma ogni Regione è quasi uno staterello. Come in Germania. Ha senso, ma deve volerlo tutta l’Italia.
C) Secessione : Stato Sardo sovrano, fuori dall’Italia e dall” UE. Questo è il salto nel buio. Ha senso come idea, ma oggi non ha le gambe politiche né economiche.
Io ho 74 anni, ho visto la Sardegna quando non c’era niente e quando c’è stato il boom. Ho visto i soldi dell’industria che arrivano e poi spariscono. Ho visto i giovani che se ne vanno.
Quindi capisco la rabbia. “Ci hanno trattato sempre come colonia” lo sento dire al bar da 60 anni.
Ma l”indipendenza è come dire “me ne vado di casa” a 74 anni. Si può fare, ma devi avere la pensione, la badante, e sapere chi ti porta all”ospedale. Sennò è solo uno sfogo.
Oggi ha più senso parlare di questo :
1] Perché lo Statuto Speciele del 1948 non viene applicato tutto?
2] Perché la continuità territoriale costa come un volo per New York?
3] Perché decidono a Roma dove mettere le pale e servitù militari?
Se risolvi queste 3 la voglia di indipendenza crolla. Se non le risolvi, la voglia cresce.
L’indipendentismo è il sintomo. La malattia è sentirsi periferia ignorata.
Io vivo a Santa Teresa Gallura : mi sentirei più “indipendente” se il traghetto per Bonifacio costasse 10 euro e l’ospedale di Tempio avesse i medici?
O serve proprio lo Stato Sardo con la bandiera dei Quattro Mori sull’ ONU?
Pensateci, io ho semplicemente messo dei pezzi sul tavolo.
Per Antonello Loriga.
Malta è una piccola isola, con un numero di abitanti non elevato.
Malta è Stato sovrano, che esprime la Presidente del Parlamento Europeo, che ha diritto di voto, di interlocuzione alla pari di fronte a Germania, Francia, Italia ecc.
Perchè la Sardegna non dovrebbe essere Stato sovrano? Perchè non dovrebbe essere protagonista del proprio destino?
Isola grande, al centro del Mare Nostrum, con grandi potenzialità, perchè la Sardegna non può essere terra di investimenti e non solo speculazioni? Basta guardare l’Irlanda, che è tutt’altro che solamente una verde isola su un brutto e freddo mare.
Non è utopia: è realismo dei nostri giorni.
Sarebbe decoroso per i firmatari della missiva, continuare a stare alla macchia . Come hanno fatto per tutto il periodo Salvino Solinas.
Non c’erano, non ci saranno.
…… ma ha ancora senso continuare ad invocare l’indipendentismo ………….. non sarebbe opportuno mirare ad un sano concreto e moderno federalismo ?!?!
Persone autoreferenziali, perennemente avvitate su loro stesse. In questi anni hanno declinato gli inviti ad esprimere il proprio dissenso.
Il nuovo che avanza? Per carità.
Il Partito Sardo d’Azione era una storica formazione politica autonomista e federalista della Sardegna, vederlo oggi in una fase di “caos” e forti tensioni interne non è certo una buona visione per coloro che ci credono o ci hanno creduto negli anni con idee e supporto.
La prima cosa da fare è cacciare Solinas e azzerare l’attuale gruppo dirigente. La seconda è convocare un’assemblea di tutti gli iscritti e simpatizzanti propedeutica ad un congresso finalizzato ad individuare un nuovo gruppo dirigente che sappia rimettere insieme i cocci di ciò che resta del partito, per rispetto del suo fondatore e di tutti i sardi.
Il psadz non c’è più … da tempo.Poi,sicuramente ci sono ancora dei sardisti, ma questo non fa e non farà primavera. Nel frattempo sbattiamo le ali.
Ma realmente si può dare credito a persone che per 30 anni hanno lasciato in stallo il glorioso Psd’az? Vedere questa unità di intenti in persone che fino a ieri si sono combattute tra loro è quantomeno esilarante. Ora…Solinas può anche non essere apprezzato, ci può stare, ma individuare in un’unica persona tutti i mali è davvero ridicolo. Fino a quando c’era da prendere stavano in silenzio, così come sappiamo bene che se oggi Solinas fosse ancora presidente della regione, gli stessi che oggi chiamano alle armi sarebbero stati lì a braghe calate. Ricordiamolo che alcuni che oggi si ergono a giudici, sono quelli che non hanno portato un bel nulla. Fa sorridere addirittura che parlino di Natzione Sarda, di sardismo e poi sono i primi che si sono candidati sotto il simbolo della Lega. Ora per carità, sono scelte dettate spesso dalle circostanze, dalle opportunità, ma non facessero la morale agli altri perché pontificare sulla purezza sardista non è credibile. La verità, purtroppo, è che ciò a cui agognano è il potere che non hanno,null’altro. Spero che il Psd’az ne esca più forte e libero .
Ne’ svolta ne’ declino : logo mai tagliandato di aspiranti Carrieristi in erba e attardati.
Il Voto e’ prezioso, tenetevelo!
Giusta iniziativa,sono nel Partito dal 1984 e mai ci si era ridotti così. Diciamo pure con colpe di tutti,semplici iscritti e dirigenti. Ora bisogna veramente svoltare e consegnare SU PARTIDU ad una nuova classe dirigente. Che esiste già . Muoviamoci facendo tutti insieme FORTZA PARIS.
Con quale Sardegna vogliono stare? Per quale Sardegna parleranno? Sono domande fondamentali?
Tutto giusto! Cosi giusto che cambierei le parole “ partito sardo” e metterei “partito democratico” e invierei la lettera anche in via emilia
… E boso iais a èssere is dutores chi torrant unu mortu a biu?
Ais iscritu (si est cussu chi apo lìgiu inoghe) su certificau de morte chi prus de cussu mancu is ossos de unu mortu chi ndhe bogant a chistire in s’óssiga funt prus lìmpios!
Dhu naro cun totu s’arrespetu po su Partito Sardo d’Azione e totugantos is Sardistas chi dhue ant crétiu, trebballau e sunfriu a vida intrea e ia a aciùnghere ca si su PSd’Az no dh’iant ancora fatu iat a tocare de dhu fàere oe in die, ca no prus pagu de candho dh’ant fatu sa Sardigna est colónia e callónia e fintzes cun prus medas illusiones e presuntziones e domìniu, e gente avilia ingenugada pregandho is barones (“del resto d’Italia”, alias “Istivale”) a si “moderare”.
Ma su Partito Sardo d’Azione est naschiu, est créschiu, at menguau e mortu puru coment’e partidu italianu regionalista sardu e solu sa gente dh’at mutiu Partidu Sardu comente no ais tentu su coràgiu mancu de dhi cambiare nùmene dignu de sa Natzione Sarda / Pópulu sardu: nùmene chi a bortas iscrieis puru ma a fiancu de Partito Sardo d’Azione, nùmene suo uficiale de vida e de morte.
Est tempus de èssere Sardos, bios, lìbberos e responsàbbiles dignos de su Pópulu nostu, e no Sardistas che a totu sos afanculistas sarditalistas a ingannu e aprofitamentu po carrieredha personale in nùmene e cun su votu e illusione de is Sardos in d-una Sardigna isperdendhosiche, in d-unu mundhu mai coment’e oe interdipendhente e a gherra cummerciale, militare e fintzes isportiva sèmpere aprontandho e faendho e noso sèmpere in buciaca (po no nàrrere “in culu“, si licet) de s’itàlia Istadu italianu, gai indipendhente cantu funt totu is istados de su mundhu, fintzes cussos de is “Padri Padroni”.
In sa Comunidade Europea dhue podeus e depeus istare is Sardos puru cun sa dignidade de gente e no de birillos o buratinos cun d-unu Istadu de Autonomia Natzionale cun poderes distintivos in sos límites de sa Costitutzione CE, ma no in buciaca de s’Italia a pònnere a suta, a prànghere, a pedire e pregare e sighire a coltivare illusiones e dannos e presuntziones.