Province, fatte; Costituente, quasi fatta; Sulcis, dramma annunciato

14 novembre 2012 07:010 commentiViews: 9

I giornali, come al solito, deformano la realtà. A leggerli entrambi si parla di blitz sulle province, di accelerazione improvvisa. Ma dove? Ma quando? Rimettiamo le cose a posto. La scorsa settimana si è votato il testo base e si è fissato il termine per la presentazione degli emendamenti. Ne sono stati presentati 50, che per un lavoro in Commissione non sono pochi. Si è proceduto articolo per articolo, emendamento per emendamento. Ma dov’è il blitz? dov’è l’accelerazione?  Semmai, perché non dirlo, ci sono consiglieri regionali che non conoscono i ritmi di lavoro della Commissione che hanno gridato all”accelerazione improvisa” mentre si è trattato di lavoro ordinario. E ancora, perché non dirlo, c’è un clima pre-elettorale per cui si vede una grande corsa ad affermare che bisogna tenere le otto province e ignorare il risultato dei referendum, mentre alla gente dei vecchi consigli provinciali e delle vecchie giunte interessa veramente poco.  Sta protestando il ceto politico, non la società. Poi si può discutere di tutto, di mantenimento oppure no degli organi in carica o di commissariamento, ma non si parli di blitz, di accelerazione ecc. Tutte solennissime fesserie; si è trattato di lavoro ordinario, punto. Mi infastidisce non poco che non si abbia almeno il buon gusto di riconoscere che ci sono istituzioni che funzionano.
Se mai fosse necessaria una conferma, valga il fatto che di sera la Commissione ha continuato a lavorare e ha votato articolo per articolo, emendamento per emendamento la legge per l’Assemblea Costituente. Ci siamo portati avanti un bel po’: praticamente manca l’articolo sulle procedure elettorali e sugli emolumenti dei costituenti. Il numero dei costituenti è stato fissato in quaranta. È stat già votata tutta la disciplina di funzionamento interno e di elaborazione della proposta di Statuto e degli altri documenti che l’Assemblea elaborerà. Un lavoro fatto seriamente, con ampia discussione, ma anche con concretezza. Gli organi di stampa sono così abituati alle discussioni senza profitto che non sanno più riconoscere un luogo dove, grazie all’educazione e alla disciplina dei commissari, si discute e si vota, non si asciugano gli scogli o si pettinano le bambole.
Sul Sulcis: in tempi non sospetti dissi, anche in aula, che il Piano Sulcis non era all’altezza della situazione. Lo ripeto oggi: serve una modifica radicale delle politiche di intervento pubblico e per realizzarle serve una fase transitoria di protezione delle persone e nuove elezioni nelle quali scegliere il modello di intervento pubblico per il futuro. Dalle interviste televisive emergono due fatti dolorosi: 1) il ceto operaio è in preda alla disperazione e va all’attacco di una classe dirigente senza bussola; 2) le classi dirigenti appaiono inadeguate, quando non ignoranti, ancorate a vecchi schemi, nutrite di ideuzze progressiste distillate dai quotidiani e dalle tv nazionali, prive di autonomia di pensiero e di originalità di analisi, pronte a utilizzare il disagio per vergognose lotte elettorali tra maggioranze e minoranze, tra destre e sinistre veramente e terribilmente ridicole e dannose. Questa è la Sardegna. Bisogna pensare e realizzare un’alternativa più profonda e radicale di quella che si è pensata fino ad oggi.

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