Profili morali durante le elezioni, confusione indipendentista e informazione politica subordinata

5 gennaio 2013 09:2711 commentiViews: 23

Un grande scrittore scrisse tempo fa un profilo degli ambiziosi, un po’ esagerato e qualunquista, ma che oggi può tornare utile ai candidati sardi alle politiche per sapere combattere col peggio di se stessi. Lo riporto e poi mi dedico a commentare alcune notizie.

“Tenga conto degli sforzi che dovrà compiere e della lotta accanita. Dovrete mangiarvi reciprocamente come ragni in un vaso, dato che non ci sono cinquantamila impieghi redditizi. Sa come ci si apre la strada qui? Con la luminosità del genio o l’abilità della corruzione. Bisogna penetrare in quella massa di gente come una palla di cannone oppure infiltrarvisi come una peste. L’onestà non serve a nulla. Ci si china davanti al potere del genio, lo si odia, si cerca di calunniarlo poiché prende senza condividere nulla; tuttavia ci si china, se persiste. In poche parole, lo si adora in ginocchio quando non si è potuto affossarlo nel fango. La corruzione esiste in abbondanza, il talento è raro. La corruzione perciò è l’arma della mediocritàpreponderante e ne sentirà soprattutto l’aculeo. (…) Pertanto il galantuomo è il nemico comune. Ma chi crede che sia il galantuomo? Il galantuomo è colui che tace e rifiuta la sua parte di bottino. Non parlo di quei poveri iloti che si prodigano ovunque senza essere mai ricompensati per le loro fatiche e che io chiamo la confraternita delle ciabatte del buon Dio. Certo, là si incontra la virtù in tutto lo spllendore della sua stupidità, ma anche la miseria. Mi par di vedere le smorfie di quei poveri diavoli se Dio ci facesse lo scherzo di assentarsi il Giorno del Giudizio Universale. (…) Ne tragga le conclusioni. Ecco com’è la vita. È un po’ come la cucina, puzza altrettanto e bisogna sporcarsi le mani se si vuol far da mangiare; sappia soltanto sbrogliarsela con eleganza: è tutta qui la morale della nostra epoca”.

È un quadro esagerato, ma col tempo io mi sono fortemente convinto che il problema principale della società sarda è la mediocrità della formazione e la dilagante e molecolare corruzione (da quello che ruba risorse pubbliche – e non sono pochi e molti sono a piede libero-, a quello che si mette in malattia per lavorare in nero, a quello che si costruisce un lavoro inutile, pagato con risorse pubbliche, convincendo tutti gli ingenui ignoranti della suprema utilità del suo mestiere -quanti consulenti conosco che non sanno consigliare un bel niente, e tutti sardi, e tutti attaccati al bilancio della Regione o dei Comuni!). Ed è vero che ci sono tante persone oneste che vivono appartate e nel silenzio; proprio questo silenzio risulta politicamente colpevole, eppure anch’io ne sono fortemente attratto. Un uomo normale si allontana dalla puzza a meno che non trovi compagni per pulire; ma gli onesti non moralisti (ossia quelli che sanno che per essere onesti bisogna educarsi, sapersi giudicare, faticare per reprimere in se stessi le pulsioni egoistiche, sapere che la prima lotta tra il bene e il male è interiore e che non la si vince volontaristicamente ma solo grazie a grandi emozioni, grandi affetti, grandi abitudini educative) questi onesti non moralisti ( i moralisti sono quelli che non riuscendo a migliorare se stessi, fanno le bucce agli altri per avere l’alibi di aver fatto comunque qualcosa di buono) tendenzialmente sono individualisti, solitari, capaci di grandi amicizie che non sanno comunicare, capaci di grandi amori non verbalizzati, capaci di grandi impegni civili di cui nessuno sa nulla, capaci di grandi sacrifici nei momenti difficili (ne è piena la resistenza di storie di uomini così), ma nel grigio quotidiano dei nostri tempi sono politicamente invisibili. Sono gli invisibili che reggono il mondo. A me piacciono.

Leggo sui giornali che gli indipendentisti vorrebbero presentare una loro lista alle elezioni. Ma se si hanno progetti così ambiziosi, si vorrà prima trovare almeno un luogo pubblico dove parlarne? Se n’è parlato per mesi e con grandi difficoltà; ogni leader guardava con sospetto l’altro; guai a legare le elezioni politiche alle regionali; guai a costruire una proposta credibile di governo; guai a mettere dei distinguo con Doddore e con A Manca (che non hanno un progetto di governo, ma un’idea di rivoluzione); guai a fare qualsiasi cosa che stabilisse percorsi, programmi, credibilità, proposte e equilibrio;  poi è nata la Consulta rivoluzionaria che doveva rivoluzionare tutto e adesso si dà un controordine compagni per partecipare ordinariamente e non rivoluzionariamente a una truccatissima competizione elettorale? Minchia, compagni, non ci vuole una piattaforma politica per noi, ci vuole uno psichiatra.
Io, isolatissimo e sconfitto (così godono per benino i miei detrattori, ma godono solitariamente, come capita agli onanisti, noiosi praticoni di se stessi) continuo a convincermi che o gli indipendentisti scendono in campo per esigenze difensive contro il ritorno di Berlusconi, che ci ha fatto molti danni, e allora con serietà si siedono a trattare con l’asse SeL e Pd, oppure, ed è la cosa che mi piace di più, non partecipano alle elezioni perché queste elezioni sono per la Sardegna fortemente sospettabili di non essere in alcun modo più efficaci di quanto lo sono state in passato; nel frattempo, si dedichino, gli indipendentisti, a costruire seriamente un programma di governo per la Sardegna.
Fa tenerezza vedere dei potenziali candidati/e dei partiti italiani parlare di ciò che faranno in Parlamento senza neanche conoscere il Regolamento della Camera. In Parlamento se c’è una cosa certa è che non esiste un pronome: io. In Parlamento non esiste ‘il deputato’; esiste ‘il partito’, ‘il gruppo’. Il povero parlamentare sardo che va a Roma per riuscire ad incidere, deve conquistare l’attenzione del suo leader di riferimento, smazzarsi molto in Commissione, sperare di poter parlare tre minuti alla Camera quando c’è qualcuno in Aula ad ascoltarlo, sperare di riuscire a farsi notare dai giornalisti parlamentari (razza pessima cresciuta a pane e cinismo), telefonare continuamente alle redazioni sarde ogni volta che fa uno starnuto per dimostrare che fa qualcosa anche se nessuno se ne accorge. Oppure può diventare un uomo di panza: frequentare alcuni ambienti riservati; entrare in qualche Commissione d’inchiesta e avere rapporti con la Magistratura; stringere rapporti con quella palude che sta tra il governo italiano e il Vaticano; avere amici nei Servizi segreti; legarsi al mondo delle forniture militari ecc. ecc. e diventare così progressivamente un lucidissimo stronzo molto rispettato. A ciascuno il suo. Finché i sardi non la smetteranno di candidarsi nelle liste dei partiti italiani, la Sardegna non conterà una cipolla in Parlamento.

Ultima riflessione: c’è un punto delle irraggiungibili riflessionii di Mario Monti che mi ha molto incuriosito. Eccolo:
“Il vecchio schema politico che contrappone una destra conservatrice o liberista, impegnata a perseguire l’efficienza economica, a una sinistra progressista o statalista, che si illude di conservare l’equità rifiutando il merito e la mobilità sociale, non corrisponde più a ciò che effettivamente accade nella politica italiana. Lo statalismo alligna sia a destra che a sinistra, gli interessi corporativi e le posizioni di rendita cercano protezione tanto a destra quanto a sinistra. Così stando le cose, il suddividersi delle forze politiche secondo il vecchio schema destra-sinistra genera disorientamento dell’opinione pubblica ed è una delle cause dell’inconcludenza che caratterizza gravemente la politica italiana. La scelta più rilevante, incisiva e impegnativa che il Paese oggi può – e a nostro avviso deve – compiere è quella pro o contro la profonda trasformazione dell’Italia necessaria per la sua piena integrazione in Europa. Dunque è necessario che su questa scelta, molto incisiva e impegnativa, si concentri correttamente la campagna elettorale che si apre in questi giorni. La nuova formazione politica alla quale stiamo dando vita, adottando l’Agenda Monti come ispirazione per un programma di governo, non intende collocarsi “al centro” tra una destra e una sinistra ormai superate, bensì costituirsi come elemento di spinta per la trasformazione dell’Italia, in contrapposizione alle forze conservatrici, prone ad interessi particolari, a protezioni corporative o addirittura dichiaratamente anti-europeiste. Questa nuova forza politica sarà certamente moderata nei toni; ma non nel programma perseguito, che si caratterizza invece per l’incisività delle riforme che intende realizzare”.
Sono parole che hanno suscitato un forte dibattito sui giornali, ma a nessuno è venuto in mente di dare a Monti del fascista. Quando io feci tempo fa analisi simili (e anche più profonde e più profondamente argomentate), venni tacciato di essere fascista, perché osavo tentare di dire che la Destra e la Sinistra italiane hanno troppe radici comuni e che sono queste radici l’origine di tanti mali sardi. A Monti non lo dicono perché lo temono. Questa è l’Italia. A onor del vero, il primo ad averlo detto bene non è stato Bobbio, ma Rokko Smitherson, il celebre regista ‘de paura’ che da tempo non compare più in tv….

11 Commenti

  • Da biologo rimarco quanto da sempre viene affermato: la necessità porta ineluttabilmente l’individuo ad effettuare le scelte in modo etologico comportamentale.
    Se l’indipendenza viene vista come l’opportunità per crescere verrà presa in considerazione. Se invece rimane relegata ad un romantico sentimento, sarà obbligatoriamente perdente.
    Quando sento parlare italiani transfughi in Sardegna (e ormai sono veramente tanti, ve ne siete accorti?), penso a persone che si innamorano di immagini e percezioni oggettive, che vorrebbero che il loro Nuovo Paradiso non avesse mai fine, ma che in realtà stanno semplicemente abbandonando una terra ormai finita per approdare nel Nuovo Mondo.
    Loro, consapevoli di ciò che hanno fortunatamente e fortunosamente lasciato, hanno compreso l’importanza di fare business nella nuova terra di Sardegna, Regno delle Opportunità, ma i Sardi, quelli nati ed ivi cresciuti, nonostante l’Era Internet, rimangono immaturi ed ancorati ad un concetto di Patria Italiana ormai consunto e sempre più distante dalle istanze di una Sardegna in Europa.
    PS: se Paolo riuscirà nel tentativo di aggregare voci indipendentiste farà un gran bene.
    PS: una persona a Roma in ogni caso servirebbe, se non altro per capire cosa fanno e cosa vogliono fare della Colonia Sarda.

  • Professore, a lei e a tutti quelli che la seguono con interesse e simpatia dedico questo link:: http://www.youtube.com/watch?v=IV2KqpWztPw

  • Antonello Loriga

    Intervengo solamente per suggerire una lettura di un libricino :
    DEMOCRAZIA
    di Gherardo Colombo edito da Bollati Boringhieri.
    Costa 8 €
    Buona lettura e… buon anno!

  • No alla colonizzazione culturale italiana

    Possibile mettere assieme tre punti per la stessa proposta politica sarda per la sardegna?
    -Individuare i candidati tra persone identitariamente sarde, competenti e forti,
    -coinvolgere e rendere partecipe la gente comune a cui si andrà a chiedere il consenso,
    – costruire un programma per la sovranità/indipendenza e una lista composta dal meglio, se ci sta, dei partiti sardofoni,della società civile e provenienti indifferentemente dagli altri partiti.

  • Giovanni Scanu

    Gent.mo On. Maninchedda,
    sarò forse esageratamente pragmatico ma se l’idea di indipendenza funziona ma l’indipendenza non arriva, il problema siamo noi indipendentisti. Dico tutti perché se anche dicessi “la maggior parte”, tutti punterebbero il dito su “quell’altro”. Tornare ad investire energie politiche sul territorio stremato e non sui banchetti regionali mi pare un buon inizio, perciò leggo con piacere un passaggio del genere. Al di là della (sterile?) dialettica politica però, credo che se in Regione sedessero dei veri Rappresentanti dei sardi saremmo già indipendenti. Tornare sul territorio servirà anche a questo: far rappresentare i sardi dai sardi, non dai lacchè dei partiti italiani che mal tutelano la nostra Natzione in tutte le sedi politiche.
    Rifiuto nelle candidature quindi, e rifiuto per le alleanze.
    L’unione indipendentista è possibile ma non, come in tanti pensano, azzerando le legittime identità dei partiti o lavorando ai vertici politici. E’ possibile solo se i sardi, tutti, vedranno in noi una credibilità che ora non abbiamo.
    Con un po’ di lungimiranza l’obbiettivo è possibile.

    Salude,

    G.S.

  • ma non ho capito perchè ci deve mollare. Che razza di consigli sono?
    Il partito sardo è un partito antico, e chi c’è da tanto tempo sa che se ne sono viste di cotte e di crude. Ma è un partito nobile, che ha dato nel passato la speranza a tanti sardi, a chi amava la sardegna, a chi la voleva indipendente, a chi la voleva semplicemente più ricca e felice. Ci sono state sempre tante anime. ora serve solo una nuova guida e in molti pensano di averla trovata qui. Bisognerebbe solo coinvolgere un po di più la base. In molti aspettano un cenno.

  • Rosella Soliani

    Mi ha incuriosito l’idea espressa da Giorgio Cremaschi in un articolo su MicroMega: Il vero spread è la disoccupazione

    “Il successo finanziario di Monti è dunque stato una disfatta sociale per il paese.
    Questo dato dovrebbe essere al centro della campagna elettorale. Invece al di là delle frasi di circostanza finora lo spread disoccupazionale non ha avuto alcun ruolo nel confronto politico.
    Le Camere poco prima dello scioglimento hanno approvato all’unanimità, dalla Lega a alla Idv, la legge che attua il pareggio di bilancio costituzionale, cioè quella misura che assieme al fiscal compact, accettato da tutto il centro sinistra, obbliga il paese a continuare senza tregua nella politica di austerità. Cioè a proseguire quella politica che ha totalmente anteposto la riduzione dello spread finanziario a quella della disoccupazione.”
    L’articolo intero:
    http://blog-micromega.blogautore.espresso.repubblica.it/2013/01/05/giorgio-cremaschi-il-vero-spread-e-la-disoccupazione/

  • Quoto Foette, hai ragione, il mondo indipendestista e’ un mondo di tanti capi e capetti, vedi Sanna e Meloni, due lati della stessa Medaglia. Bene fa’ L’onorevole a no star dietro alle loro beghe interne al loro Partito. “Li Molli” non hanno fututo e senza di lei ne hanno meno che mai. Bravissimo Orefice, mai fu cosi azzeccato un intervento. Le faccio una preghiera, non stia a bordo campo o in panchina. Si alleni e giochi con la squadra dell’onorevole, sempre che gli sia rimasta la voglia di fare l’allenatore..

  • Alfonso Orefice

    Caro Paolo,
    condivido che una formazione più adeguata, una maggiore consapevolezza dei ruoli esercitati ed un più diffuso senso di onestà siano i necessari ingredienti per farsi carico, in modo adeguato, del futuro collettivo. Ho incrociato stuoli di persone, anche con alte responsabilità istituzionali, che fingendo di preoccuparsi di interessi collettivi hanno curato gli interessi propri e dei propri sodali.Ho conosciuto rappresentanti di questa Isola tanto spocchiosi e vanagloriosi in casa quanto impacciati e subalterni dall’altra parte del mare.L’invisibilità diventa una reazione comprensibile ma perdente.Ho un forte desiderio; vorrei che i miei figli e tutti i giovani sardi non abbandonassero la Sardegna perchè non riescono a veder qui il loro futuro. Considero la Sardegna una terra straordinaria, la considero la mia terra e per questo spesso mi dolgo di aver scelto il bordo campo.
    Nel rinnovarti la mia stima ti saluto
    Alfonso

  • Io vado controcorrente, quanto mi piacerebbe anche alle politiche “italiane” una lista unica di tutte le forze indipendentiste.
    E’troppo tardi sicuramente, ma quanta gente a destra e sinistra avrebbe stretto.
    Peccato.ùù

  • Il Prof. Maninchedda, che molto ci ha lavorato e sperato, rileva che il mondo pseudo-indipendentista non è affidabile.E’ un fatto di cui tener conto, in specie da parte di chi si ostina ancora ad invocare l’unione degli “indipendentisti”.
    Le attenzioni vanno rivolte al mondo della gente comune perchè la forza di una idea, di un progetto passa da lì. Per poi dare le carte e modificare l’asse.

    P.S. Non essendosi avverata la profezia maya il mondo continua, pertanto le votazioni politiche del 24/25 febbraio non saranno le ultime. A distanza di un anno esatto ce ne saranno altre e credo, quelle si, incisive sul futuro della Sardegna.Ecco, l’orizzonte!

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