Primarie e sovranità

1 gennaio 2013 10:1021 commentiViews: 17

Buon anno a tutti.
Il 2013 inizia all’insegna delle primarie svolte dal Partito Democratico e da SeL. Benché non abbiano avuto torto né Vito Biolchini né Giovanni Maria Bellu quando hanno avvertito che si trattava di primarie di apparato, è pur vero che, sebbene con un regolamento degno del rococò concettuale di Kafka, le primarie sono state un evento che ha coinvolto migliaia di persone e questo significa più di qualcosa. È anche vero che questo sistema para-democratico ha punito i migliori: io sono amico di Francesco Sanna e posso testimoniare che è stato un senatore laborioso e attento, al quale la Sardegna centrale deve molto per le politiche energetiche; non sono amico di Calvisi, che conosco poco, ma posso testimoniare che è stato un buon parlamentare per aver almeno capito più degli altri i meccanismi capestro delle leggi finanziarie italiane; non sono amico e non voglio esserlo del prof. Guido Melis, ma anche lui è stato un parlamentare serio, presente, istruito, attivo. Tutti e tre hanno lavorato molto in Parlamento e per questo sono stati penalizzati. Sartori analizzerebbe il caso come dimostrazione tipica del fatto che la democrazia non seleziona i migliori.
Ma, detto tutto questo, resta una domanda sostanziale: sulla base di quali proposte per la Sardegna tutte queste persone si sono candidate per andare in Parlamento? Lo dico diversamente: che cosa si sono impegnate a fare queste persone per la Sardegna? In buona sostanza questa domanda trova questa risposta: faranno ciò che dirà di fare il Partito Democratico. Questa impostazione è la più grande vittoria della vecchia disciplina di partito del Pci: il Partito prima dello Stato, il Partito come Patria. In qualche misura sta tutta qui la questione della sovranità in Sardegna: finché i moderati (perché è chiaro che il Pd è un partito moderato prima che riformista) non si convinceranno che occorre ripristinare in sede elettorale il corretto rapporto tra il servizio alla Sardegna e la militanza di parte, il tema dei poteri necessari alla libertà e allo sviluppo dei sardi sarà sempre non il tema principale, ma quello rimosso e nascosto.
L’assenza di un sistema di proposte da parte dei candidati alle cariche parlamentari conferma una sensazione sgradevole che mi sta consumando, che mi sta portando ad allontanarmi dal sistema politico. Si tratta della constatazione della mediocrità parassitaria del ceto politico sardo (e la mediocrità è l’anticamera della corruzione). In fin dei conti, mancando una forte motivazione ideale e anche la competenza che deve sempre accompagnare questa tensione ideale per evitare che si trasformi meramente in alibi di supporto alla propria ambizione, che cosa gli elettori riconoscono come autenticamente posto alla base di una candidatura? Io credo una sola cosa: la corsa verso la rendita finanziaria e verso lo status sociale garantiti da un’elezione. Le primarie diventano così, tragicamente, la corsa alla greppia pubblica. Ci sono uomini che se non fossero consiglieri regionali o deputati o senatori avrebbero difficoltà a descrivere il senso e le caratteristiche del loro stare in società. Perché queste persone sono la classe dirigente? Perché la società sarda non è istruita adeguatamente e perché l’informazione in Sardegna è un vero disastro. I sardi non sanno ciò che è strategico per loro e non scelgono le persone adatte alle legittime ambizioni, ma subordinano le strategie alle ambizioni delle persone inadatte. Io non sono un rivoluzionario perché conosco troppo bene il sangue delle rivoluzioni e perché so che le rivoluzioni sono sempre state pagate dai poveri, ma un cambiamento in Sardegna che raggiunga le profondità che sono necessarie non si realizzerà mai se non facendo politica attiva, resistenza attiva, in tre ambienti: nei supermercati, nelle banche (prima o poi i racconterò che cosa sono il Banco di Sardegna e il Banco di Credito Sardo) e nell’informazione. Di tutto questo, durante le primarie, per l’appunto, non si è avuta coscienza.
Sono i ragionamenti che facevo nel 2004 quando si fece Progetto Sardegna. E ancora oggi mi telefonano per dirmi che io e Soru saremmo la speranza della Sardegna. Non credo che sia così: non si può ridurre tutto al rapporto tra due; è una questione più profonda, più difficile. È una questione educativa. Politicamente la questione è in questi termini: bisognerebbe costruire dal basso una civica sovranista per la Sardegna che aggreghi chi sa e chi sa fare e convinca la pancia moderata dei sardi che si divide tra Pd, Pdl e Udc. Mica semplice, eppure sarebbe l’unica vera svolta.
Comunque, per i designati, propongo un primo gruppo di domande, rispondendo alle quali possono prepararsi ad essere parlamentari sardi:
1) Quali politiche fiscali possono svolgere le altre regioni e quali può sviluppare la Sardegna?
2) Come è possibile rendere tutto il territorio della regione Sardegna zona franca?
3) È opportuno continuare oppure no il contenzioso giudiziario sulle compartecipazioni erariali. E se si opta per il no, quale soluzione politica si propone?
4) Quale strada si propone per rinegoziare il tetto dei pagamenti e degli impegni del Patto di stabiltà? Si conosce la procedura prevista dalla legge?
5) Si intende oppure no rinegoziare l’accordo del 2006 che carica i costi della continuità territoriale e del trasporto pubblico locale sulla Sardegna?
6) Che startegie si immagina di sviluppare per rilanciare il manifatturiero in Sardegna (dalla risposta si potrebbe evincere il grado di consapevolezza dell’incidenza dell’argomento costo del lavoro-cuneo fiscale sul tema della creazione di nuovi posti di lavoro)?
7) Che strategia si immagina di mettere in atto per cambiare il sistema delle regole del mercato elettrico sardo che determinano il caro energia della Sardegna?
8) Quali procedure reali e non retoriche si prevede di mettere in atto per chiudere i poligoni sardi?
9) Quale rapporto si immagina di instaurare con l’Eni, vero Stato nello Stato?
10) Quale rapporto si immagina di avere col Ministero dei Beni Culturali, attualmente giudice in terra del bene e del male in materia paesaggistica e energetica (per colpa dei sardi)?
11) Quali strategie si immagina di mettere in atto affinché l’Italia rappresenti la specialità della Sardegna in sede europea (dalla risposta si potrebeb evincere se si ha consapevolezza oppure no di come si muovono le cancellerie europee e la burocrazia di Bruxelles)?
12) Quali strategie si immagina di mettere in atto perché la lingua sarda possa diventare curricolare alle elementari e alle medie (dalla risposta si potrebbe evincere il grado di consapevolezza del mix di iniziative statali e regionali che è necessario coordianre perché la lingua assuma il rango politico e sociale che serve ai bisogni e alle ambizioni, anche internazionali, della Sardegna)?
Per il momento può bastare. Prossima puntata su mercato interno, energia, trasporti, ambiente, sviluppo e turismo. Buon lavoro.

21 Commenti

  • Giovanni Porcu ha rimesso il dito sulla piaga: quell’articolo avrebbe dovuto essere scritto sulla determinazione della Sardegna di fronte all’Italia e non per altri invidiabili attori.
    PS: mi fa specie percepire un Soru prono di fronte a certe scelte italiote di potere.

  • Giovanni Porcu

    Tutto pronto per il prossimo 23 gennaio allorquando il neo-eletto Parlamento catalano metterà ai voti (con la quasi certezza dell’approvazione) una solenne dichiarazione di sovranità della nazione con capitale Barcellona. Ormai, infatti, è possibile utilizzare senza timore di iperbole il sempre impegnativo termine di “nazione” per questa entità che ha deciso di abbandonare l’edificio fatiscente dello stato spagnolo.

    La road map del processo è stata concordata minuziosamente dai due partners della maggioranza di governo, ovvero i nazionalisti del Presidente Màs e la sinistra repubblicana (ed indipendentista). Non è escluso, anzi è assai probabile che anche altre forze partitiche si aggreghino a dar man forte pur continuando a declinare i propri distinguo. Tornando a bomba, la dichiarazione, redatta dallo stesso Màs coadiuvato dai suoi collaboratori, si baserà su 5 capisaldi. “autodeterminazione, trasparenza del processo sovranista, dialogo(con la controparte spagnola), Europa e legalità della consulta referendaria“. Trapela già dalla prima bozza la volontà di confrontarsi con i vertici dello stato spagnolo, monarchia e governo, nella speranza che costoro non proseguano con i toni intimidatori e liquidatori fin ora messi in campo. Un incontro con il Re Juan Carlos è stato previsto nella settimana successiva alla discussione della mozione; si passerà, in seguito, alla laboriosa trattativa con il governo presieduto da Mariano Rajoy. Non si addivenisse ad un accordo, la corsa verso il referendum non si arresterebbe di certo, ma il clima, facile prevederlo, diverrebbe a dir poco arroventato. Ma il conto alla rovescia, bene ripeterlo, è oramai innescato ed un ripensamento da parte di coloro che lo hanno avviato, Màs in testa, è quantomai improbabile. Più che la brutta figura da evitare bisogna tenere conto delle istanze di una società ormai pronta per il gran passo: una sconfitta elettorale non sarebbe la fine del mondo, ma la damnatio memoriae di un intero popolo evidentemente sì.

    Dopo questo primo atto che servirà da degno incipit dell’epopea catalana seguirà di presso ( a febbraio) la nascita del Consiglio catalano per la Transizione Nazionale“, un organo che avrà per compito precipuo quello di preparare in ogni dettaglio la cornice giuridica del referendum prossimo venturo e di allestire le strutture minime per un efficiente autogoverno. Fra di esse spicca, naturalmente, l’Agenzia Tributaria catalana incaricata della riscossione delle tasse locali. Non sarà, tuttavia, una partenza da zero visto che già nella precedente consiliatura un embrione di autorithy fiscale era stata creata con, peraltro, una rete capillare a coprire tutto il territorio.

    Quanto alla legge sulla consulta popolare, dovrà essere pronta al più tardi entro il 2013 visto che l’anno successivo sarà quello del gran cimento.

    Intanto, Madrid ha tentato, in questi giorni, di rivestire i panni della provvida Befana “regalando” alla Generalitat l’inaugurazione in pompa magna dell’Alta Velocità ferroviaria: un’opera importante, certamente, ma il Presidente catalano ha avuto buon gioco a smascherare lo scoop propagandistico commentando, da par suo, il cronico deficit infrastrutturale della Catalogna,.Deficit che , va da sé, ha un unico, grande responsabile ovvero il catastrofico centralismo ispanico.
    Troppo tardi, dunque per tentare il recupero: un altro treno superveloce ha preso il via da tempo. Il suo nome è Indipendenza.

    Articolo di stampa integralmente copiato da me.
    E se chiedessimo ai deputati e senatori sardi eletti alle prossime elezioni di copiare anche loro? Sarebbe una delle situazioni in cui copiare – in fondo – non è una brutta cosa .

  • Aggiungerei: cosa pensano di una legge elettorale che garantisca alla Sardegna un numero fisso di parlamentari, da eleggere solo in Sardegna, con metodo scelto in Sardegna?
    Alcuni che vogliono fare i grandi deputati non sanno curare neppure i propri interessi…. (politici, mì)

  • Chiarimento

    Non è che demanda è il mibac, ossia le soprintendenze che hanno competenza in materia di archeologia e paesaggio, che danno pareri tecnici in quanto sono organi tecnici. la regione non ha nemmeno un apparato tecnico adeguato a fare una istruttoria del genere. Tuttavia si fa presente che in questi ultimi anni sia attraverso la copianificazione sia attraverso le istruttorie del savi, tra uffici della regione e uffici della soprintendenza si è instaurata una collaborazione produttiva. Invece che del Mibac mi preoccupaerei di alcuni straovimenti legati al cosidetto solare termodinamico, che prevede la realizzazione di una torre di 180 metri e di una distesa mastodontica di pannelli solari. La realizzazione di questo mostro, che toglierebbe alla produttività agricola i terreni di vallermosa è stata sottratta al giudizio del savi e quindi all’organismo regionale della valutazione di impatto ambientale da un protocollo caldeggiato da due assessori regionali. In cambio dell’uso del territorio il gruppo dovrebbe realizzare destli stabilimenti ad assemini. Teniamo conto che tutta questa energia alla sardegna non serve. Anzi se dovessero spegnere alcoa e altri stabilimneti le reti sarebbero constantemente in sovracarico e le pale e gli impianti produttori dovrebbero essere spenti.

  • Perché, giacché per esempio per fare minieolico devi esser certo che la tua zona non è sottoposta a vincolo; la regione non si assume la responsabilità né di accertarlo né di dichiararlo e manda tutto al Mibac. È solo un esempio.

  • Domanda 10. Che c’entra il Ministero per i Beni Culturali con l’energia????

  • Dal tg3 regionale di oggi ho appreso che il psdaz correrà da solo o con i movimenti spontanei nati nell’isola. Sic!

  • Evelina Pinna

    @mmc
    Mi danno un certo fastidio gli esempi rari. Penso che la Mura gradirebbe i miei auguri per quello che riuscirà a fare da politico e non da donna che l’ha spuntata in mezzo al caos del PD. Quà stiamo parlando di organizzare un ‘sistema’ equo e trasparente di voto e di consensi, andando oltre il ‘meno ideologico comune’ di tanti aspiranti consiglieri ed onorevoli, che non vanno oltre la convenienza personale, incarnando esclusivamente un interesse partitico di dominio senza potere! Interessante il suo spunto di ‘scucitura’… verso una coalizione di uomini moralmente indipendenti e affatto condizionati dal backup delle elezioni passate.

  • Non lo so. Le minestre riscaldate non piacciono. Mi pare che servirebbe un percorso diverso, senza cooptazioni, ma coinvolgendo le persone capaci che in questi otto anni sono emerse. Come dire: facciamo l’elenco dei cento soci fondatori e poi vediamo se abbiamo grano nel granaio. Così avrebbe un altro significato: meno leaderismo, più progettualità, più cultura di governo, più innovazione credibile.

  • Per Evelina Pinna.
    Non dimentichi Romina Mura: donna giusta al momento giusto.
    Grande lacerazione interna al PD e lotte fra piccole persone…

  • Paolo,
    esistono dei presupposti per ricreare un movimento snello analogo a Progetto Sardegna?

  • Tutto bello e interessante, analisi condivise e condivisibili, ma!!

    Mha!

    Credo solo che allo stato attuale siano inattuabili e cerco di spiagare il perche?

    Chi porta avanti queste istanze?

    Il centro sinistra ce lo siamo giocati come alleato al congresso di Cagliari.

    Il centro destra non è presentabile, a dire il vero lo era poco pure prima ma ci abbiamo voluto provare sperando di ottenere qualcosa di importante. ( per ora tante brutte figure, denunciate pure su questo sito).

    Alle elezioni Nazionali non ci si filano proprio……

    La soluzione non è facile, siamo in un cul de sac…

    Tempo fà lo scrissi, forse qui, il Ps D’AZ ha il miglio centravanti ma ha pure la presidenza e tutto il resto più scarso del campionato.

    O si rinnova la dirigenza o si cambia squadra, solo cosi si può sperare di salvarsi..
    Forza Paris

  • Quinto moro

    Buon anno a tutti. Caro professore, un “pentito” del consiglio nazionale del suo partito la prega di aspettare sul proposito (spero non veritiero) di “rientrare in università.Lo stesso ammette tutta una serie di errori compiuti dal partito nei suoi confronti che “fan ben comprendere” come funzionino le cose nel Psdaz ed in tutti i partiti (a conforto del Psdaz vi è la recente “sceneggiata” delle primarie nazionali e per i candidati locali nel PD: un cambio generazionale, tutto interno al partito, “voluto” e “condotto” dai soliti noti col quale si tenta di “rifarsi la facciata” lasciando l’interno invariato). Ora dal “pentito” attenderei prese di posizione più radicali alla luce delle affermazioni (gravissime) che ha fatto. Che so,…. le dimissioni dal consiglio nazionale oppure “uscire” dall’anonimato e rendersi autore di una denuncia pubblica che gli farebbe onore.No…,si limita a pregarla di attendere… che il partito “sta riflettendo” (qui la risata nasce spontanea) e che … se Dio vuole… vedrai che… (campa cavallo che l’erba cresce). Paolo, fosse vera la notizia, il “vero sconforto” verrebbe ai tanti sardi che come me sono realmente convinti che tu rappresenti quella “risorsa” di cui abbiamo tanto bisogno da “veri sardi” per sperare in un futuro migliore per i nostri figli. Futuro che i “tanti pentiti” presenti ovunque, invece, anche inconsapevolmente, fanno allontanare sempre di più. Pertanto, caro Paolo,ti prego di…. resistere per tutti noi. Fortza paris.

  • Evelina Pinna

    Le primarie saranno state un evento suggestivo, ma empiricamente non rappresentano lo spread democratico del sistema elettorale. Per coerenza dovrebbero esserci quanto meno ‘primarie di partito’ e ‘primarie indipendenti’. Per definizione le primarie sono un’elezione preliminare in cui vengono scelti i candidati a cariche pubbliche con voto diretto del popolo (coram populo), anzichè dai delegati di un partito. Il fatto invece che il popolo possa incanalare le preferenze soltanto rispetto ai nomi proposti dai partiti, restringe molto il campo. Infatti alle prossime regionali sarà evidente il dispiegarsi di accordi fatti in periodo di politiche. Trattandosi in pratica dell’uno e dell’altro assieme, nihil novis, tutto si risolve in un pendant scenografico.

    L’altoparlante della politica dovrebbe essere sempre acceso sul problema della rappresentanza, e non soltanto in fase di preelezioni, quando la crisi rappresentativa si riduce a un negletto pretesto per irrigidire le legge stessa accampando il falsificato motivo della franchezza d’intenzioni del candidato dell’ultim’ora.

    Non capisco in sostanza perché in Italia sia improponibile l’elezione di un candidato indipendente; l’approvazione da parte di un partito, data per indispensabile, è semplicemente una prassi invalsa, non certo di una condicio sine qua non dettata dalla Costituzione, per la quale i partiti sono ‘uno strumento organizzativo’ di governo, non ‘lo strumento’. Alzi la mano chi non ritiene che il sostegno di un gruppo organizzato o di una rete d’interessi democratici sarebbe più che sufficiente a suffragare una candidatura. Senza l’ingresso in politica di uomini moralmente indipendenti dal sistema convenzionale dei partiti, com’è possibile conquistare nuovi margini di sovranità? E sollevi ancora la mano chi non introdurrebbe, potendo, un ‘periodo di prova’ post elettivo’. E’ del tutto esclusa dalla normativa elettorale (lato votante) la possibilità di contestare l’elezione di un votato.

    Il background dei candidati deve ben conciliarsi, è ovvio, con la fedeltà ad alcune norme sociali come la democrazia, l’onestà intellettuale, la non violenta concorrenza, il sostegno della pacifica coesistenza etnica… Ma la fiducia nel processo di designazione dei candidati prima e delle elezioni poi, dipende innanzitutto dalla conformità dell’iter elettivo a quei criteri di credibilità che devono ben informare sull’affidabilità dei candidati e, alla stregua di paesi nordici come Svezia e Finlandia, affrontare la strenua lotta alla corruzione e alla svendita degli interessi terzi, facendone il vero cavallo di battaglia. Non ultimo, l’occhio del grande fratello, dovrebbe essere puntato sull’aspetto spendereccio delle elezioni.

    Delle primarie serie dovrebbero imporre all’aspirante politico un programma personale; cosa più credibile e verificabile rispetto a certi programmi di coalizione che spesso finiscono per essere una stesura generale e mal pronunciata di obiettivi affatto focalizzati nello spazio e nel tempo. Istituirei in Sardegna un registro pubblico di voto.

    La competenza personale è poi un caposaldo preelettorale che va oltre e perfeziona l’istruzione, il candidato adatto deve masticare un po’ di prassi amministrativa del settore che si propone di tutelare, il suono mentale della materia è la prerogativa di ogni giusta decisione.

    Ostano naturalmente i conflitti di interesse, le posizioni detenute nel contesto della società di appartenenza e all’interno stesso della pubblica amministrazione. In quest’ultimo caso resta sacrosanta l’esperienza acquisita, ma guai alla strumentalizzazione della stessa.

    Il dibattito sul ricambio generazionale; checchè se ne dica gli eletti sono sempre leggermente più anziani rispetto all’età media dei candidati; ed escono sempre dalle fila dei partiti più vecchi (segno della reticenza a conciliare il vecchio con il nuovo), non di quelli anche nuovi o più ancorati al territorio. Ma è anche segno che a livello locale la gente non cerca la protezione del partito, cerca qualcos’altro. La mia considerazione è che l’elezione di candidati giovani sarà sempre più in discesa quanto più il giovane è collegato rappresentativamente a un gruppo. Una riflessione: i giovani sono i più eletti nei piccoli consigli comunali; ma come mai l’esperienza del consiglio comunale, evidentemente la più significativa e strutturante di un percorso politico, raramente traccia e promette belle carriere politiche? Probabilmente qua s’insinua l’aspetto remunerativo che è paradossale; il consigliere o peggio l’assessore comunale, più vicino al cittadino e con maggiori responsabilità dirette è svilito proprio dal trattamento economico.

    E’ sempre interessante esaminare inoltre il comportamento del corpo elettorale in relazione alla distribuzione della popolazione (comuni al di sotto e al di sopra dei 3000 abitanti, province (ex?) e città) e alle diverse fasce d’età. Ma in questo contesto non si può. Nei comuni al di sotto dei 3000 abitanti predominano ad esempio le liste civiche e non domina apparentemente il sistema dei partiti. Ma qui siamo evidentemente di fronte a un falso ideologico perché l’appartenenza esplode alla grande in occasione delle successive regionali e politiche. Solo che si preferisce non ufficializzare nessuna una distribuzione uniforme dei candidati all’interno dei partiti canonici.

    Domanda: quale è la quota dei veri politici in erba all’interno dei piccoli comuni? Quanti giovani giocano alla politica e quanti vorrebbero impegnarsi e non possono? Vogliamo discutere del concetto di scuola politica? E delle vere esperienze lavorative, di settore, che omologano il cittadino alla sfera politica? Già da quì potremmo discernere i veri dai falsi politici. Ma come al solito è la società che opera la selezione naturale. E tanti onorevoli mascalzoni e deputati inconcludenti, è il caso di dirlo, davvero ce li meritiamo!

  • ma scusate non è un mistero che sel è partito satellite e vive al traino del PD. c’è davvero qualcuno che pensava potesse servire a qualcosa un allenza con sel?

  • Egregio onorevole,
    Le scrivo per scusarmi. Sono uno di quelli che l’ha criticata aspramente per la scelta di non partecipare al Congresso. Oggi constato che Lei aveva ragione: abbiamo sbagliato il congresso. Abbiamo sbagliato ad applaudire Cappellacci. Siamo isolati. Se fossimo usciti dalla maggioranza, magari attraverso l’appoggio esterno, e avessimo continuato a dialogare col Pd, oggi avremmo la lista collegata al centrosinistra al Senato. Aveva ragione Lei. Ci siamo fatti prendere dalle risse interne e dalle comodità dello stare in Giunta. So che a Lei delle scuse a posteriori non frega niente, ma essendo stato prima vicino a Lei e adesso nella maggioranza del Consiglio Nazionale, ho un certo rimorso. Oggi il Psd’az veleggia senza rotta, isolato nei rappoti con Udc e Riformatri, con una forte ostilità del Pd e con i rapporti con SeL che si sono volatilizzati come neve al sole. Aveva ragione a chiedere un mandato per iniziare a costruire un governo regionale con una proposta per la Presidenza della Regione. Oggi giungono da Macomer voci che dicono che Lei si sta preparando a rientrare in Università dicendo più o meno: se non mi vuole il mio partito, non posso propormi da solo alla Presidenza. Per quel che può valere, Le chiedo di non prendere decisioni avventate. Il Partito sta riflettendo. Sappiamo di non poter arrivare isolati alle regionali; Lei oggi è l’unico di noi con una credibilità consolidata che può portarci fuori dalle secche. Aspetti.

  • Egregio Onorevole, vano error La lusinga! Ed il guaio maggiore sarà dato dal fatto che i cittadini li seguiranno a frotte. Il messaggio insito nella “andata” alle primarie è : ricordati che io c’ero! Una cancrena difficile da sanare. Altro che partecipazione democratica!
    Per quanto riguarda il Banco di Sardegna incominciamo a far casino per:
    1) Il mancato pagamento,a distanza di oltre dieci anni,del prezzo d’acquisto della quota del 51%. La BPER ha incassato nel frattempo molto di più dai dividendi;
    2) la ridiscussione della vendita di allora;
    3) la messa in mora della Fondazione dalla vendita di un ulteriore 29%.
    Bonu comintzu de annu e mezus fine.

  • Buon 2013 a tutti! Credo di non aver trovato neppure una risposta dal ceto politico Sardo che intende governare la Sardegna sui 12 quesiti posti. E infatti servirà una grande battaglia culturale prima che politica nei confronti della nostra classe dirigente.

    Negli ultimi 60 anni ben poche volte il Parlamento è stato il luogo del “giusto compromesso” fra la militanza di parte e la difesa degli interessi del Popolo Sardo (che ha accordato il mandato elettorale a personalità non sempre brillanti). Proprio sulla questione della comprensione della strategicità ho realizzato un breve commento alcuni giorni fa che riguarda una intervista fra Emiliano Deiana e Chicco Porcu del PD, per chi volesse leggerla, ha avuto numerosi lettori: http://www.sanatzione.eu/2012/12/primarie-parlamentari-pd-il-caso-di-emiliano-deiana-e-chicco-porcu-sulla-sardegna/

    Non posso che concordare con l’assunto dell’articolo. Abbiamo un deficit culturale che riguarda anche persone preparate e in buona fede, ma assolutamente distratte rispetto ai temi che poi rappresentano i veri temi che riguardano la nostra collettività.

  • quando il voto contava (nei sistemi proporzionali) era necessità dei partiti scegliere le persone migliori, quelle capaci di catalizzare consensi ma anche di portare avanti le politiche coerenti con le ideologie di partito, e candidarle. Adesso che il voto non ha più valore e tutto e ridotto a un plebiscito senza scelta si può candidare chiunque, anceh se non ha legame con il territorio e non ha fatto un piffero per rappresentarlo. Inoltre la mancanza di politica fa si che non si riesca a mobilitare gente se non con queste storie del voto. DOve sono le grandi strategie di futuro che un tempo mobilitavano tante persone in modo disinteressato? Eppure la gente ha voglia di politica.
    Si continua con questo slogan sul fatto che con questa idiozia di primarie i cittadini possono scegliere gli eletti. Ma non dovrebbero essere i voti e i consensi a scegliere gli eletti?

  • Capitan marc

    Ho dimenticato domande alle quali necessitano risposte

  • Capitan marc

    Domande alle quali necessitano una buona connessione cervello bocca. Spirito libero, senso del dovere, onesta intellettuale e dei comportamenti. Non conosco tutti i candidati usciti vincenti dalle primarie, ma siamo lontani anni luce da una classe dirigente che tale si dovrebbe definire. Buon anno.

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