Primarie: accelerazioni e scelte

15 maggio 2013 07:023 commentiViews: 18

Il Pd sembra aver deciso per un’accelerazione del percorso delle primarie.
La cosa, piaccia o non piaccia, impone a tutti di accogliere o rifiutare questa scansione temporale.
Io non credo che il mese di luglio in Sardegna sia il più indicato per una seria competizione elettorale, ma conunque bisogna accelerare.
In ogni campionato, la prima buona regola è iscrivere la squadra.
L’area sovranista, cioè l’area multiforme che partendo da presupposti culturali differenti oggi si ritrova sul tema del produrre e qualificarsi per un programma di governo per la Sardegna fondato su responsabilità, sovranità, sviluppo sostenibile e innovazione, non solo tecnologica, ma culturale, istituzionale e sociale, se la stava prendendo con calma. Bisogna accelerare.
Bisogna vedersi, firmare un documento politico, confrontarsi col Centrosinistra (che è un orizzonte culturale e politico esausto, ma non sa di esserlo) sulle regole per le primarie e competere con un/una candidato/candidata.
Quindi tre punti fermi:
1) vedersi a breve e portare a compimento le chiacchierate di questi mesi (bisogna chiudere entro fine mese);
2) lavorare a primarie apertissime (carta d’identità e basta), altrimenti meglio lasciar perdere;
3) produrre una seria e forte candidatura che deve sapere che dovrà competere, ragionevolmente, col candidato (candidati?) del Pd, col candidato/a di SEL e con qualsiasi altro candidato.
Ho notizie che da Roma si preme molto perché la Lista Monti entri in questo perimetro. Ho dunque l’impressione che la questione Lista Monti-Udc ritornerà sul tavolo del Pd.

3 Commenti

  • Resto in attesa dei programmi dei candidati…

  • Natalino Melis

    Le primarie ‘invisibili’ sono la fase più importante del processo di candidatura: è giusto confrontare le pretese e le aspirazioni di candidati ed elettori, evitare le blindature e finalmente collaudare delle dinamiche di controllo analogo nel post elezioni. Credo che la gente oggi sia più disposta a votare una coalizione sovranista, ma non ancora pronta a dare supporto per l’indipendenza. Un partito sovranista può essere oggi un partito di convergenza nel quale capitalizzare il ‘sentimento’ dell’indipendenza, ma non l’indipendenza stessa. Una parentesi sulla Catalogna. L’attuale governo catalano intende fare un referendum di autodeterminazione nel 2014. Un mese fa, il Parlamento ha dichiarato che il popolo catalano è “un soggetto politico e giuridico sovrano”. Eppure un sondaggio ha rilevato che al momento il 57% degli intervistati andrebbe a votare ‘si’ all’indipendenza, il 20,7% voterebbe ‘contro’, il 17% ‘astenuto’ e il 5,4% ‘non so’. Ma giunti al voto, in mezzo a quel 54,7%, tante divaricazioni riguarderebbero l’identità; il 29,1% dichiara di sentirsi “solo catalano”, 27,9% “più catalano che spagnolo”, 35,1% “, tanto catalano quanto spagnolo”, il 2,7% “più spagnolo che catalano” e 2.9 “solo spagnolo”. In Sardegna non si rinuncerebbe all’identità italiana. Il feedback delle primarie sovraniste è pertanto un indicatore di richiamo popolare ibrido. Per non prenderci in giro: il concetto è che l’autodeterminazione del popolo sardo deve comunque fare i conti con la politica italiana, che vuole l’esclusività …..del ‘do e non del ut des’. Partiamo almeno dal far comprendere alla gente, in maniera semplice, che “il popolo sardo ha l’esigenza di essere quantomeno riconosciuto come speculare e peculiare rispetto all’Italia e non un soggetto da spremitura”. Lo Stato ci considera come colonia e non riceviamo nulla o quasi … a parte detenuti e desertificazione del territorio… “sardi quindi ma non servi”! Le primarie sono un modello imperfetto che può portare alla ribalta la questione della sovranità. Ma rispetto alla sovranità pochi politici chiariscono le implicazioni in tema di relazioni esterne con l’Italia, in cui è insita praticamente la soluzione di gran parte dei problemi dell’isola. Ed è l’unico modo per convincere gli elettori a consolidare un futuro processo a tappe indipendentista. L’assetto politico e istituzionale sovranista muta ma non tronca le relazioni parentali con l’Italia. Se non si fa questo passaggio è stancante per la gente sentir parlare d’indipendentismo come stella polare dell’utopia sardista. L’idea di sovranità della Sardegna può esistere solo in combinazione con un parternariato economico e politico con l’Italia che lasci libera la strada delle relazioni internazionali alla Sardegna. Per il resto la Sardegna non è pronta ad imporsi come modello di leadership europea. La storia della Sardegna è la storia dell’Itala… Regno di Sardegna… è la culla dello stato italiano. Solo noi conosciamo la nostra storia. La storia deve essere alla base della conoscenza del nostro popolo come monito a non perseverare negli errori che certa ignobile classe politica ha perpetrato spesso sulla nostra pelle.

  • E se l’impegno preso ad Oristano dalla Direzione del PD non è acqua fresca, e cioè le primarie a luglio si fanno con il vecchio centro-sinistra per valutare poi se e a chi aprire? Tradotto: questo è il candidato Presidente e queste sono le condizioni.
    Reputo utile elaborare altre strategie anche perché nessuno del PD è in grado di prendere una decisione.

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