Prima vennero gli zingari

19 aprile 2011 22:3913 commentiViews: 37

222Prima di tutto vennero a prendere gli zingari
e fui contento
perché rubacchiavano

Poi vennero a prendere gli ebrei
e stetti zitto
perché mi stavano antipatici

Poi vennero a prendere gli omosessuali
e fui sollevato
perché mi erano fastidiosi

Poi vennero a prendere i comunisti
ed io non dissi niente
perché non ero comunista

Un giorno vennero a prendere me
e non c’era rimasto nessuno a protestare.

(B. Brecht)

13 Commenti

  • Monaco Vincenzo Carlo

    Sono d’accordo con Nino, bisogna scuotere l’indifferenza. Lavoriamo insieme sul progetto, caro Nino e ti stupirai di quanto sia possibile coinvolgere il popolo sardo nel sognare, concretizzare e vivere il nostro futuro di libertà vera, in un paese democraticamente vero, indipendente ed talmente integrato con il mondo e nel mondo. A nessuno di noi e tanto meno a noi sardisti è permesso il lusso di non studiare la realtà obiettivamente e nella sua complessità e trovare ipotesi di soluzione dei gravissimi problemi che ci impediscono di guardare davanti con fiducia e speranza. Smettiamola di fare gli struzzi. Quello che abbiamo vissuto è stato ed è un cammino di falsità che ci hanno costruito con una maestria malefica i padroni del mondo. E noi in buona fede ed ignari della realtà, li abbiamo seguiti e ci abbiamo creduto. Il progetto a breve, medio lungo tempo tocca a noi scriverlo ed il tempo è già troppo maturo. Più avanti potrebbe essere troppo tardi. Te la senti di assumerti questa responsabilità. Io no e son convinto anche tanti, tanti altri nel Partito Sardo e negli altri Partiti. E sopratutto molti di quelli che sono schifati di questa politica. Lavoriamo Nino sul progetto, l’indice lo dobbiamo scrivere insieme, partendo dagli obiettivi di luno periodo per individuare a ritroso tutti i passaggi necessari per raggiungere gli obiettivi intermedi ed a breve periodo. Ma l’obiettivo immediato è quello di iniziare subito. L’occasione potrebbe essere la predisposizione della nostra TESI Congressuale. Senza devianti obiettivi o motivazioni di schieramento od alleanza interna. Fortza Nino, Fortza Paris

  • Poeta laureato

    Eh no, è proprio la versione di Brecht. Wikipedia toppa su Niemoller. C’è anche una versione di Boll.

  • Comunque non è di Brecht ma di Martin Niemöller

  • Mario Pudhu

    Tocat a resessire a fagher nàschere s’isperàntzia inue tocat: in nois!!! Depimus isperare in nois e chiesisiat chi nos ‘azuet’ a isperare in s’Itàlia si depet cussiderare unu onestu delincuente imbroglione.
    Ispero de no fàghere solu ‘versos’, ma de custos puru bi podet chèrrere:

    Fortza paris!

    Fortza paris e totus unios
    De is Sardos sa mente e is coros:
    Sa bandhera de is Bator Moros
    Est s’idea, sa lughe, sa ghia!

    Una gente una limba una terra
    In is séculos tenta a cadenas,
    Irdorruta de ungas angenas
    Bogat cara a su mundhu avilida.
    Pesa! E bae in sa lughe a sa vida,
    O Natzione de numen Sardigna:
    Beridade prus santa e prus digna
    Est chi líbbera sigas e sias!

    Fortza paris…

    O Sardigna donosa e galana,
    Pinzellada de manu divina,
    A giardinu ti peses de istima
    Cun is Pópulos totu in sa paghe!
    Chi si cumprat de s’Umanidade
    Cudh’ispera de méngius destinu
    Totu paris faendho camminu,
    Non prus gente cracada, oprimios!

    Fortza paris…

    Cantos Sardos gherrandho sunt mortos
    Po onorare sa Pàtria nadia
    Torrent bios un’àtera ’ia
    Po si giare virtudes d’eroe!
    Fae crèschere, o Sardu de oe,
    Cudhu semen de frades tesanos:
    Su destinu est iscritu in is manos
    Si dhu’at bonu sentidu in is coros!

    Fortza, Sardos, e totus unios
    Cun sa mente e su coro a s’insigna,
    Fortza paris, natzione Sardigna,
    Po chi líbbera sigas e sias!

  • Il problema è: come scuotere l’indifferenza,come far venire meno la nausea per la politica, come predisporre un progetto a breve e a medio-lungo capace di far innamorare, come apparire ed essere credibili, come far sposare l’idea ad almeno il 20% dei Sardi e da lì mettersi in cammino.

  • Danzatore delle stelle

    I sardi riconoscevano il dominio straniero.
    L’accordo fu firmato da Eleonora, dalla corona, dai
    cento maiores che nominavano la corona.
    Itzoccor Gunale, custode del tempo, guardando dall’altopiano
    la città dov’era nato urlò: «Tornano giorni di
    bardanas». Fece impennare il cavallo, lo mise al galoppo
    fra gli alberi, abbandonò la buona via. Gli amici che lo
    udirono galopparono fra gli alberi urlando: «Bardanas!».
    L’euforia dei giovani che lasciavano la buona via diede allegria
    all’esodo. Allegria di superficie, allegria di vino. Nel
    profondo dell’anima piangevano la libertà perduta e guardavano
    spaventati un futuro che prevedevano scuro e pesante
    più del passato. (Sergio Atzeni)

    Io non voglio piangere più e voglio che il futuro profumi delle essenze che questo angolo di paradiso sa regalare.
    Voglio che sia colorato come l’esplosione della primavera nel cuore di un innamorato.
    Voglio che il presente sia la base consolidata dove scrivere che la dignità umana è tale solo se esiste il rispetto fondamentale per tutto quello che ci circonda.
    Voglio continuare a sognare nei silenzi impagabili di quest’isola, quando sento il suo cuore vibrare.
    Ma non ora… ora serve che rimanga qualcuno a protestare.
    Io sono disposto a destarmi, e voi?

  • Prima vennero per i comunisti, e io non dissi nulla perché non ero comunista.

    Poi vennero per i socialdemocratici e io non dissi nulla
    perché non ero socialdemocratico.

    Poi vennero per i sindacalisti,e io non dissi nulla
    perché non ero sindacalista.

    Poi vennero per i SARDISTI, e io non dissi nulla
    perché, SEPPUR SARDO non ero SARDISTA.

    Poi vennero a prendere me.
    E non era rimasto più nessuno che potesse dire qualcosa.

    MANDIAMOCI TUTTI AFFANCULO E TORNIAMO A VOTARE PER UNA SARDEGNA LIBERA…

  • Non c’è da meravigliarsi, questa poesia è più attuale che mai.
    Basta vedere quello che esponenti del governo giornalmente vanno urlando e su quello fanno campagna elettorale e su quello sono stati eletti punto.
    E’ il medioevo prossimo venturo.

    Cè chi riesce a vedere oltre come Paolo ma non viene capito affondo e anzi spesso viene osteggiato pure all’interno del suo stesso partito.

    La speranza è che ci siano tanti uomini liberi che leggano e capiscano, attualizzandola questa poesia, uomini e donne veramente liberi che contribuiscano a creare una Sardegna Migliore.

    La paura e il pessimismo mi fa pensare che L’uomo purtroppo non impara mai, non impara neppure dalle catastrofi ecologiche e oggi con la sua capacità di autodistruzione avrà si e no una cinquantina di anni di vita, spero tanto di sbagliarmi e scusatemi per lo sfogo finale, ma alla fine meglio così!

  • Trilussa

    LA NINNA NANNA DE LA GUERRA

    (1914)

    Ninna nanna, nanna ninna,
    er pupetto vò la zinna:
    dormi, dormi, cocco bello,
    sennò chiamo Farfarello
    Farfarello e Gujermone
    che se mette a pecorone,
    Gujermone e Ceccopeppe
    che se regge co le zeppe,
    co le zeppe d’un impero
    mezzo giallo e mezzo nero.
    Ninna nanna, pija sonno
    ché se dormi nun vedrai
    tante infamie e tanti guai
    che succedeno ner monno
    fra le spade e li fucili
    de li popoli civili
    Ninna nanna, tu nun senti
    li sospiri e li lamenti
    de la gente che se scanna
    per un matto che commanna;
    che se scanna e che s’ammazza
    a vantaggio de la razza
    o a vantaggio d’una fede
    per un Dio che nun se vede,
    ma che serve da riparo
    ar Sovrano macellaro.
    Chè quer covo d’assassini
    che c’insanguina la terra
    sa benone che la guerra
    è un gran giro de quatrini
    che prepara le risorse
    pe li ladri de le Borse.
    Fa la ninna, cocco bello,
    finchè dura sto macello:
    fa la ninna, chè domani
    rivedremo li sovrani
    che se scambieno la stima
    boni amichi come prima.
    So cuggini e fra parenti
    nun se fanno comprimenti:
    torneranno più cordiali
    li rapporti personali.
    E riuniti fra de loro
    senza l’ombra d’un rimorso,
    ce faranno un ber discorso
    su la Pace e sul Lavoro
    pe quer popolo cojone
    risparmiato dar cannone!

  • Monaco Vincenzo Carlo

    I difetti degli altri popoli ed individui del mondo non possono renderci insensibili ed irresponsabili. Siamo talmente legati tra esseri umani di questa terra che a nessuno è permesso dire o pensare, ” non mi compete e quindi non mi interessa “. Per esigenze degli interessi forti che governano il pianeta, il popolo sardo e quindi ogni singolo sardo, è strumentale allo sfruttamento delle risorse della nostra terra. Quando reagiamo, diamo fastidio a questi mastodontici interessi. “Procura de moderare” è sempre il grido della reazione allo sfruttamento e sottomissione dei sardi, ma non basta.Oggi più che mai vi è l’esigenza di liberare la terra sarda dalla presenza di un popolo che ha resistito nei secoli. Ed i sardisti esistono già da 90 anni. Noi più di tutti abbiamo il compito di evitare la fine del popolo come in “soldato blu”, denunciare il rischio di “cassandra crossing” ed essere pienamente coscienti e consapevoli di essere il ceppo originario che non è morto dopo il grande incendio come nel “profumo del mosto selvatico” Fortza Paris, Sardisti. Fortza Paris Popolo Sardo. L’indipendenza è possibile.

  • Monaco Vincenzo Carlo

    Il dubbio. Come è possibile fondere atti d’amore con gli interessi economico finanziari globali?

    Ho Riflettuto sulle dichiarazioni del Presidente Nazionale del Partito Sardo che sostiene che “prima della indipendenza politica e necessaria in Sardegna l’indipendenza economica, ciò che conta è la ricchezza pro capite, il benessere dei sardi “ (06.01.2011) stimola le seguenti riflessioni.
    Bisogna trovare una motivazione nobile per proporre ed ottenere l’indipendenza della Sardegna.
    Le estremità della forbice indipendentista sono conciliabili e talmente interdipendenti da annullare la forbice.
    Bisogna Formarci per governare la Sardegna Indipendente. I giovani devono intravedere un futuro ed un obiettivo per poter essere formati e diventare la nuova classe dirigente.
    Dobbiamo creare le condizioni in 10 – 20 anni per raddoppiare la popolazione sarda aprendo ai legami di emigrazione ed immigrazione consolidati.
    L’arricchimento reciproco delle oltre 50 nazioni coinvolte e soprattutto con le Nazioni Senza Stato del mondo, rappresenterà il nuovo modello socio economico e politico che giustificheranno l’indipendenza della Sardegna.
    Il nuovo popolo sardo, i nuovi cittadini potranno avere la doppia nazionalità ed ai sardi originari sarà permesso di ottenere una nazionalità integrativa.

    La sensazione da “Soldato Blu”, e “Cassandra Crossing” e la certezza da “Il profumo del mosto selvatico”.

  • Angelo Piras

    Questa poesia di Brecht ci deve insegnare che dobbiamo ripensare lo stare insieme.
    Dobbiamo evitare i pregiudizi
    Dobbiamo evitare i razzismi
    Dobbiamo evitare i sessismi
    Dobbiamo evitare gli ideologismi
    Dobbiamo costruire un modello sociale democratico, tollerante,rispettoso del credo religioso, ecocompatibile, solidale, fondato sulla decrescita felice e sul sentimento di appartenenza.
    Dobbiamo in sostanza costruire un modello statuale sardista e indipendentista.

  • “Beato quel popolo che non ha bisogno di eroi”, diceva…
    E invece purtroppo di eroi ce ne sono tanti, da noi; sono quelli che emigrano, anche se capaci e meritevoli; sono quelli che restano, pur se questa è una terra avara, che offre poche opportunità; sono quelli che si ribellano agli intrallazzi ed ai giochi dei potenti; sono quelli che non si rassegnano e mai si rassegneranno a prepotenze ed ingiustizie. Nella speranza che tutto questo migliori; Fortza Paris…

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