Priapo, il fascismo e l’alternativa sovranista

31 marzo 2011 07:2612 commentiViews: 19

priapoEro fuori dalla Sardegna in questi giorni. Non in vacanza. E quindi ho seguito il dibattito di ieri nell’Aula di Montecitorio. Poche chiacchiere: Priapo e i suoi alleati stanno percorrendo la strada del neo-fascismo. Temi, immagini, retorica, scelte, vanno tutte nella direzione della costruzione di una maschera retorica a copertura della politica del nulla e della preservazione delle regioni ricche d’Italia. Faccio notare per inciso che le altre regioni d’italia hanno avuto finanziato il trasporto pubblico locale, la Sardegna se lo paga. Priapo non ha idee; Priapo ha pulsioni. Bisogna opporsi. Come? Una cosa da non fare: rievocare, dall’opposizione, le immagini e i toni della Resistenza. Non siamo nel 1943. Non serve l’estetica eroica della resistenza armata. Paradossalmente potrebbe essere nocivo alla causa, perché un clima da scontro civile duro, anziché indurre la pancia di questa nazione morta che è l’Italia ad avere fiducia in un cambiamento profondo, potrebbe indurla a scegliere per ciò che fa meno paura, perché consente di mantenere inalterato il tirare a campare, il fotti fotti quotidiano.
L’elettorato, purtroppo, non vota in base ai programmi, ma solo in base alla fiducia. Bisogna suscitare fiducia. Lo dico ai compagni della sinistra: con l’indignazione non spostate un voto, è dimostrato.
Il primo requisito per suscitare fiducia è avere le idee chiare; in secondo luogo è necessario mostrare radicamento sociale, organizzazione, calma, serenità, capacità e volontà di argomentazione, comunicazione.
Sulle idee chiare: bisogna dire con chiarezza che questo Stato va rifondato. È passato troppo tempo dalla guerra di liberazione, dal sistema dei partiti del dopoguerra, dal sistema economico semi-autarchico, dallo statalismo ecc. ecc. L’Italia, questo oggetto geografico concreto che non ha un corrispondente civile e culturale di pari nettezza, è senza fondamenta. Ha voglia Napolitano di piangere, di ricordare il passato, di far rinascere il tricolore. Capiamo tutti che questo è il suo modo, forse inevitabile, di contenere Priapo (il personaggio mitologico con l’uccello grande e la testa dell’uccello ancora più grande e dall’aspetto un po’ stupido e grottesco, incaricato dagli dei di incasinare il mondo, in particolare l’Italia), ma non serve. Bisogna fare una nuova Costituzione, partendo dalla constatazione che l’Italia è fatta di nazioni non di distretti amministrativi. Il nuovo patto tra le nazioni attualmente tenute insieme dallo Stato italiano, deve nasccere da una presa di coscienza dell’egemonia che si sta potentemente riaffermando delle aree del Nord su quelle del Sud e che non si contrasta senza prima porre la questione del potere, cioè del chi decide su chi. Bisogna partire da qui.
Cosa fare in Sardegna?
Primo: bisogna creare un’alternativa sovranitaria o sovranista che dir si voglia. Ne parlavo qualche giorno fa con Francesco Sedda, al telefono (telefonata che mi auguro possa essere stata ascoltata da quei simpaticoni della Forestale che ormai da anni ascoltano le mie lubriche conversazioni. Da un po’ di tempo mi dedico a migliorare in peggio il mio slang in loro onore): si tratta di far parlare tra loro tutte le forze che, se non giungono a parlare di indipendenza, partono comunque dal presupposto che la Sardegna sia sede di una sovranità originaria e non delegata dall’Italia. Un perimetro di questo tipo consente ai pochi del Pdl, contaminati da un secolo di sardismo e sopravvissuti alla furia dissipatrice di Priapo, di potersi sedere, una volta rotto con Priapo, con i sardisti, con Progres, con i Rossomori e con quel Pd che sembra voler percorrere una strada diversa, e fino ad ora poco chiara, dall’autonomismo. I Riformatori, quando parlano di Partito dei sardi, parlano di autonomia o di sovranità (e soprattutto, dentro il loro progetto c’è il familismo di Floris o il liberalismo di Einaudi; c’è l’idea dello sviluppo compatibile o il mattonismo cagliaritano)? Bisognerà chiederglielo. L’Udc giudica o no la Sardegna fonte primaria di sovranità? Bisognerà chiederglielo. Chiarite le posizioni, potrà venire fuori lo schieramneto sovranista di partenza che sarà la vera alternativa al vuoto attuale, all’assenza di proposte, al lobbismo diffuso, al debito galoppante che sta uccidendo la Sardegna.
P.S. Dai miei calcoli, a Giugno dovremo aggiustare i conti per minori entrate pari almeno a 150 milioni di euro. Inoltre, la Sanità viaggerà a 3, 3 miliardi; il debito di Abbanoa, che rischia di far saltare parti del sistema creditizio sardo, è intorno ai 140 milioni di euro solo verso le banche; i Consorzi di bonifica sono macchine mangia soldi, anche perchè ci sono ricchi e potenti personaggi morosi; il sistema informatico della Regione sarda continua a mangiare soldi e inefficienze; l spesa corrente della Regione è così ipertrofica da limitare a inezie le risorse per investimenti; il potere della burocrazia regionale è in aumento e ogni attività è burocratizzata, cioè bloccata; il cittadino sardo è considerato disonesto a priori dalal burocrazia regionale, che complica le cose convinta di dissuadere i disonesti e invece mortifica gli onesti; la scuola è a gambe all’aria (gli ultimi dati sulal dispersione scolastica parlano di una catastrofe antropologica). È chiaro che molti mi dicono: “Che ci stiamo a fare ancora?” Ma è una domanda a cui un partito risponde con un congresso e con un sistema di alleanze credibile e verificato, non col coraggio di uno.

12 Commenti

  • Giovanni Piras

    Per Nino
    mi dispiace, che tu sia cosi informato e preciso sul regolamento congressuale, ma scusami,ormai è da un po di tempo che non faccio parte del consiglio nazionale, mi era sfuggito il rapporto dei 3/5 dei votanti, caro Nino io ho avuto sempre stima di te e di quello che nel partito hai rappresentato, mi dispiace, non per quanto tu sostieni, ma per chi sostieni, una scarpa vecchia, ignorante e proterva, in disuso, prepotente, vuoto a perdere, avvezzo a qualsiasi tipo di alleanza, pur di essere nominato. Mi dispiace che il mio, il tuo partito partito e quello di Antonio Simon Mossa, che noi abbiamo conosciuto assieme, sia rappresentato da un soggetto privo di scrupoli: trimpeddu.
    Ti abbraccio.

  • Marco M.C.

    Paolo, condivido quanto hai scritto.
    Chissà quanti altri condividono ma poi nei fatti devono comportarsi in modo differente per onorare i favori ricevuti.
    Anche da Priapo.

  • Monaco Vincenzo Carlo

    Congresso o non Congresso? Questo è il dilemma!
    Quasi ad essere convinti che un Congresso, come quelli che abbiamo celebrato negli ultimi anni, possa mantenere alta la tensione ideale che scaturisce dalla lettura ed illustrazione delle tesi e dalle interminabili e tradizionali trattative per la composizione degli organismi del partito, siano il momento sublime del rilancio politico e della primogenitura ideale ed idealista del sardismo e di tutto il movimentismo politico dei Popoli oppressi ai quali il PSDAZ si rivolge, primo fra tutti il POPOLO SARDO.
    Si ricorda qualcuno cosa diceva l’ultima tesi congressuale che ha sostenuto i papabili candidati per il Consiglio Nazionale vigente, dopo la definizione dei numeri attribuiti ai territori ed ai gruppi, secondo il formidabile ed inossidabile meccanismo di ripartizione inventato da Bonesu e così gelosamente conservato e confermato dagli scienziati del Partito? E la fusione tra le diverse tesi che hanno permesso la unanimità congerssuale, verso quale linea politica hanno indirizzato il Partito? Specifiche frasi e intelligenti passi di parole illuminate hanno permesso di arrivare al consiglio nazionale della unanime svolta delle MANI LIBERE e dei Punti approvati da CAPPELLACCI, ma non si sa chi vigila sul rispetto di quelle parole, di quella linea e del valore del Sardismo proiettato nel tempo futuro in cammino verso l’Indipendenza della quale non si intravvedono i passi e le azioni strategiche di accompagnamento alla meta.
    Forse a questo punto, non è necessario un Congresso anticipato ma la discussione su una o due tesi, VERAMENTE TESI CONGRESSUALI, che ci facciano arrivare al prossimo Congresso con una elaborazione approfondita, sviscerata e condivisa, almeno da gruppi anche distinti che si confrontano in sala, con i DIRIGENTI che chiariscono, illustrano e convincono sulle lineee anche startegiche del SARDISMO del XXI secolo e non solo delle future alleanze politiche di respiro quinquennale con possibili code di riconferma parlamentare. E ragionando in questo modo fuori dagli schemi che mi sto preparando a proporre agli organi del partito una campagna congressuale di tesi, che utilizzi il tempo da qui al dicembre del 2012 per creare con tutti gli iscritti da contattare per discutere insieme.
    Buon Lavoro

  • Non è esatta l’asserzione che occorrono 5 anni consecutivi di tessera per essere eletto Segretario del PSd’Az. Bastano anche tre purchè si raggiunga la maggioranza dei 3/5 dei votanti. Non mi pare di ravvisare alcun tipo di chiusura, anzi… Sono indispensabili le coscienze critiche non altro.
    Inciso per inciso, al fine di valutare se dare o meno fiducia,io faccio i nomi di coloro che ci fanno pagare il trasporto pubblico locale: Renato Soru, Romano Prodi. Hanno fatto anche di più perchè ci hanno scaricato , non paghi, l’intero costo della sanità che è pari al 50% del bilancio regionale. Il tutto in cambio della modifica dell’art. 8 dello Statuto , di un “saldo e stralcio” su un furto ultra decennale da parte dello Stato Italiano ai nostri danni. Nuovi incassi nella tesoreria della Regione: ZERO.
    Bisogna lavorare per triplicare, almeno, la forza del PSd’Az, poi ci si potrà sedere al tavolo con la certezza di dominare le coalizioni e non di subirle.” Tutto il resto è noia”!

  • Giovanni Porcu

    Una delle cose che ho sempre contestato nel partito sardo è l’assenza dell’azione politica da parte di chi a ciò è deputato (Il consiglio Nazionale e La Direzione, il Segretario Nazionale) sempre “delegata” ai consiglieri regionali che in virtù del potere esercitato determinano prima le maggioranze dei congressi poi dispongono della linea politica a propria discrezione. Così è stato nel passato così è oggi . Sono convinto che i consiglieri regionali abbiano un ruolo fondamentale nell’esprimere la linea del partito rappresentandola in atti di governo e, naturalmente, anche nel concorrere a determinarla . Ma una cosa è l’azione di governo altro è l’azione politica di un partito che mira ad incunearsi nella società facendo attecchire il seme dell’indipendenza. Oggi parla di indipendenza e di programmi solo l’onorevole Maninchedda (meno male). Il partito sardo dov’è ? A parte qualche dichiarazione in occasione di consultazioni elettorali o qualche altra di circostanza è “non pervenuto “. In molta opinione pubblica lo si percepisce abbarbicato a qualche posto di potere (che però non guasta) a strizzar l’occhio ora a destra ora a manca senza una bussola, una voce forte e univoca che si erga dalla più piccola delle sezioni e salga fino al Parlamento dei Sardi . Che tracci la via dell’indipendenza da conquistare a piccoli ma significativi passi insieme a chi ci sta e ne condivide senza se e senza ma filosofia e finalità. Cosa possibile in attesa dell’ Assemblea Costituente anche a Costituzione vigente. Nel contesto attuale e con le incrostazioni del passato che ancora tengono lontane molte persone per mancanza di un’azione di pacificazione interna ha senso parlare di congresso ? Ha senso oggi parlare di congresso da celebrare con le regole del passato che hanno prodotto un falso ed ipocrita unanimismo nella convinzione che sopprimendo politicamente chi pensa in maniera diversa si possano avere le mani libere per fare tutto e il contrario di tutto , salvo poi rendersi conto che, forse, chi pone ” problemi” è spesso una ricchezza non un “nemico” da abbattere. Pur seguendo con grande attenzione la vita del partito impegnato totalmente nella mia attività di sindaco di un piccolo comune e non avendo cariche di partito non conosco quali siano (se ve ne sono) le dinamiche e le forze interne attuali. Un congresso è sempre un momento molto importante nella vita di un partito che può produrre slanci, nuovi entusiasmi, nuova classe dirigente. Ma oggi noi abbiamo bisogno di un congresso che segni la raggiunta maturità del PSDAZ (e anche quella di molti di noi) nella via dell’indipendenza anche attraverso una revisione storica critica del suo essere da Lussu e Bellieni a Colli, rivalutando Gramsci ed altri pensatori sardi spesso non adeguatamente studiati. Ciò naturalmente senza dimenticare la drammatica contingenza sociale ed economica in cui vive oggi la Sardegna cui va data con urgenza risposta. Se siamo pronti a far questo ben venga il congresso. Se dobbiamo solo contarci e riequilibrare le forze interne forse val la pena aspettare.
    Salutos a totus e forza paris.
    Giovanni Porcu

  • Giovanni Piras

    Per Paolo L, sono fermamente convinto che gli incarichi politici siano distribuiti in funzione dell’assenza di palle, perchè obbligatoriamente devono rispettare, senza mai contradire, il manovratore che impone cinque anni di tessera per poter assumere la carica di segretario.
    Cosa ne pensi di eliminare i nominati del listino, Pitea, Trimpeddu e tutti i senza voti (vuoti a perdere).
    Convochiamo il congresso, viva il congresso

  • Bene il dialogo col ProgReS sul sovranismo, datosi che Sedda purtroppo ne è stato un antagonista per anni.

    Non c’entra sul tema ma segnalo un caso che sta avvenendo ad Oristano e che riguarda da una parte il comune che festeggia Eleonora d’Arborea in relazione all’unità d’Italia ed una parte di indipendentisti Sardi che invece compiono l’errore opposto: http://www.sanatzione.eu/2011/03/oristano-celebra-eleonora-darborea-in-relazione-allunita-ditalia-e-lindipendentismo-la-segue/

  • Paolo Maninchedda

    Caro paolo,
    Io, da tempo, ho deciso di non impormi a nessuno. Trovo ridicolo chi si impone. però son certo che l’unico modo per creare consenso, fuori e dentro il aprtito, è continuare a dire ciò che penso. Meglio convincere lentamnete ma profondamente che produrre fuochi fatui. Stai certo che questo blog, finché ce la farò, contrinbuirà a rafforzare le differenze da Priapo e a costruire lo Stato sardo.

  • Dalla tua posizione, quello che dici non ha un effetto concreto sul sistema, perché il polo indipendentista non lo ha promosso il PSDAZ nei fatti, lo stanno facendo altri.
    I tuoi ragionamenti, sempre lucidi e precisi, non smuovono lo status quo.

    Noi condividiamo quello che dici e crediamo seriamente che bisogna che parli con questi toni la segreteria del partito, i detentori della linea politica del partito.

    Noi oggi reggiamo il sistema degli amici del Priapo,diamo l’appoggio politico anche alle Comunali non agli indipendentisti,ma al gruppo che ruota intorno al Priapo.
    Qualcosa non quadra.
    Ma anche le riunione del Consiglio Nazionale,stanno diventando persino noiose, non arriva l’input e la scossa che dovrebbe caratterizzare un partito che crede nell’indipendenza,gli incarichi politici non sono in mano di agguerriti sardisti, ma sembrano piuttosto dati sulla base del vogliamoci bene e sempre a persone che hanno appeso le armi al chiodo, da tempo.
    Allora quei due minuti di adrenalina che si muove durante la lettura di questi post,e la consapevolezza di condividere le questioni, a cosa servono se il partito de sardi non nasce,se siamo saldamente attaccati al CDX , in Regione, al Comune, nelle Amministrazioni.
    Aspettiamo che il PD sardo diventi indipendentista ?

  • Piero Atzori

    “Ha voglia Napolitano di piangere, di ricordare il passato, di far rinascere il tricolore.”. Proiettandomi in un futuro di sovranità sarda, a cui credo, anticipo che non vorrò più vergognarmi di un presidente che avallò l’invasione sovietica dell’Ungheria e che per troppi decenni ha avuto in mente la patria sovietica. Insomma mi disturba anche solo come cittadino italiano. Posso poi immaginare in quale considerazione tenga la nostra Patria sarda. Il nostro futuro Presidente lo dovremo scegliere meglio e penso non sia difficile.

  • Salve :) ogni tanto spero che Lei ed altri intellettuali, appartenenti a varie culture, riusciate insieme ad un progetto politico unico e credibile, a gettare le basi per un vero cambio di rotta senza fanatismi accecanti…. Utopistico, lo so anch’io, ma chissà… io continuo a sperare. Saluti.

  • Enzo Desole

    Credo che lei abbia ancora spazi per insidiare da vicino il cdx sardo. Se finora lo ha fatto molto bene non sarebbe questo il momento di abbandonare la presa. Capisco che i riformaatori e l’UDC mal digeriscono la via indipendentista ma non è detto… La sua telefonata con Francesco Sedda dimostra che tra persone che hanno ben chiara la strada da seguire ci si può coordinare. Progress nel csx e il PSD’Az nel cdx possono guadagnare elettorato sempre più disorientato ma sempre più disponibile verso la via della costruzione di un nuovo stato. Buon lavoro a entrambi

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