Preferenza alle donne: paura delle donne, paladini delle donne, ipocrisia sulle donne

22 giugno 2013 08:544 commentiViews: 57

Tutti oggi dichiarano di non aver votato l’emendamento Diana.
Non credete loro perché sanno quello che fanno.
Io so solo che se non avessi alzato i toni, il voto sull’emendamento di Mario Diana sarebbe arrivato in modo routinario. So solo che non ho sentito una sola donna della maggioranza  alzare i toni come avrebbe potuto fare.
So solo che, giacché sono seduto a fianco dei Riformatori, non tutti in quel gruppo la pensavano come dice di pensarla l’on. Cossa parlando di ‘casta’ (ne parli prima di tutto a casa sua).
So solo che del Pd hanno parlato in quattro (sono diciassette): quando un tema è rilevante per il Pd in Aula si sente.
So solo che il capogruppo del Pd Giampaolo Diana ha fatto un intervento tutto sui mirabili scenari che sarebbero venuti dall’emendamento Soru (ben pensato sul piano della comunicazione per richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica, ma tecnicamente impraticabile, a meno che non lo si voglia votare per far saltare la legge e allora ci sta. Le leggi elettorali sono meccanismi delicati che richiedono dedizione, tempo, presenza, non il tocco del mastro alla fine del percorso).
E infatti il risultato dei mille tatticismi, della competizione a far da paladini alle donne, delle grandi architetture di ipocrisia retorica è questo: una legge che impedisce la preferenza di genere.
Io ne ho le tasche piene .

4 Commenti

  • Evelina Pinna

    Non credo che la politica sia un diritto sessuato, un luogo divisibile per generi e che occorra una legge paritaria e di tutela per far eleggere una donna. Il problema è la normalizzazione sociale del diritto a fare politica, e la necessità di far cadere le cause di quel veto trasversale che oggi impedisce il ricambio della classe politica, anche sarda. Il discorso flette su un altro punto: le pari opportunità a fare politica, che equivale a un discorso di libertà di pensiero ed azione. Personalmente mi sento male rappresentata da uomini e donne incompetenti, facciamo 50 e 50. Per il resto è innegabile che spesso le donne siano il luogo della dislocazione tattica del pensiero maschile, politicamente premiate o inibite dagli uomini quando concesse alla politica. Che dire del silenzio femminile in aula e dell’arretramento assolutamente soggettivo e non politico, di fronte a un problema di rappresentanza democratica? Dimostra l’incapacità, l’arretratezza culturale a vivere consorziati. Spesso le donne non accettano altre donne. E poiché noi donne abbiamo raggiunto i vertici in ogni settore della vita sociale e partecipata ma non nella politica, significa che ancora non abbiamo raggiunto quella reale parità, sia nel privato che nel pubblico, di cui ci vantiamo. Senza nessuna recriminazione ricordiamoci che tante leggi al femminile, vedi quella di diritto al voto o la legge sul divorzio, sono state sottoscritte dalle donne “con lo strumento verbale giuridico fornito dagli uomini”, e solo perché determinati obiettivi hanno coinciso con quelli degli uomini. Intervenire su una consuetudine che non c’è, su una tradizione che ha sempre escluso le donne dal far politica, intervenire sulla forza del passato, è la battaglia culturale più difficile che si possa immaginare!

  • Anche io!

  • Silvia Lidia Fancello

    Stamattina in Gallura abbiamo avuto il piacere di ospitare l’on. Claudia Zuncheddu, una donna, un’indipendentista e per ciò che mi riguarda doppiamente valorosa. All’opposizione, a volte anche dell’opposizione stessa, spesso lasciata sola. Ho notato come molti uomini guardino con sospetto le quote rosa, giocano sull’orgoglio femminile e sul concetto a dir poco arzigogolato, che se invochiamo la necessità di essere tutelate, in qualche modo ammettiamo la nostra “inferiorità”, ci facciamo riconoscere come una minoranza o peggio ancora un ghetto.
    Malafede, ignoranza, maschilismo. Sanno bene gli uomini come si fa ad allontanare le donne dalle leve del potere, ci sono mille modi subdoli o palesi ed iniziano già dentro la famiglia, praticati dai padri e dai fratelli con la complicità di madri rassegnate e tese a garantire “il quieto vivere”. Non è questo il luogo per ricordare come molte donne si battono ogni giorno e in silenzio contro le discriminazioni, dimostrando semplicemente il proprio valore. Dico solo che in economia, come in politica, la discriminazione esiste. Non me ne vogliano i maschi, ma ad una donna è sempre richiesta una capacità fuori dal comune quando si tratta di fare carriera o semplicemente di essere “credibili” nella propria professione. Mentre ai maschi questa analisi non viene fatta. Mai. Mai. Una prova fra tante? Borghezio al parlamento europeo.
    Se fossi un uomo e ringrazio Dio davvero di avermi dato due x, in questi momenti mi vergognerei di appartenere al genere maschile.
    Grazie per l’ospitalità.

  • Una grande opportunità di confronto e di cambiamento è stata persa, ma ancora una volta sono prevalse logiche meschine.

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