Politiche per l’impresa? In Svizzera non in Sardegna

30 maggio 2013 07:235 commentiViews: 48

Ho letto il bando per le aree di crisi. È il bando figlio dell’Accordo di Programma di Tossilo, il quale solo ora sta riuscendo a entrare a regime. Abbiamo litigato con la burocrazia regionale per due anni, in silenzio, sbattendo anche i pugni sul tavolo, ricevendo critiche ingrate da chi era al corrente di questa battaglia, ma comunque riuscendo a limitare i danni della miopia regionale, del burocratismo gratuito, della deresponsabilizzazione, insomma di tutto ciò che in genere viene prodotto da chi non ha mai faticato nella vita, di chi sospetta di tutto perché sospetta di se stesso perché non è mai stato valutato da nessuno. Abbiamo combattuto contro la burocrazia regionale sperando che imparasse; abbiamo contribuito a migliorare la burocrazia regionale, perché i funzionari che hanno accettato il confronto – e non sono pochi – oggi (si dirà, sulla pelle degli altri) sanno fare il loro lavoro meglio di ieri (non voglio parlare dei tutor: in Svizzera il tutor fa la pratica, risolve problemi e se ne assume la responsabilità; in Sardegna dà consigli e spesso li dà sbagliati). Abbiamo salvato lo stanziamento, siamo riusciti a finanziare 60 imprese, ci siamo scontrati e ci scontriamo con l’egoismo di taluni imprenditori, che pur utilizzando strutture pubbliche si rifiutano di assumere cassintegrati (vedi il caso del Consorzio Latte); o con altri che pretendevano di essere finanziati talvolta senza poter dimostrare che l’azienda avesse tutte le autorizzazioni di legge per esercitare la sua attività; o con altri ancora che pretendevano che la Regione finanziasse tutto e non controllasse niente. Delle 121 assunzioni previste, 60 sono già attive. Abbiamo faticato per essere realisti e non disfattisti, garantendo comunque l’attuazione dell’Accordo che adesso sta camminando.
Ma speravamo che qualcosa cambiasse: invece no. Quello pubblicato per le altre aree di crisi è un bando da pazzi. Il grado di conoscenze richieste, la montagna di carte, la follia dei diversi percorsi, si è puntualmente ripetuta. Ma soprattutto si è ripetuto l’errore di fare i bandi senza tenere conto che più della metà delle imprese ha problemi col fisco, con l’Inps, con le banche, con i mezzi propri. Non si può far cadere dall’alto un bando che non tiene in alcun modo conto della realtà, un bando che presuppone imprenditori specializzati in follie amministrative, disponibili a perdere un mare di tempo, un bando ancora pensato e gestito da Cagliari (perché la delocalizzazione dei bandi non era, nelle mie intenzioni – e io sono il padre di questa normativa – solo una procedura di bandi territorializzati, ma soprattutto la possibilità che il bando fosse seguito, gestito e controllato/controllabile localmente e non a Cagliari); il nuovo bando è un bando ‘libresco’, frutto di un eccesso di conoscenze non sedimentate, messe una affianco all’altra come gli scoiattoli fanno con le noccioline che raccolgono; un bando che contiene ancora rinvii alla vecchia 488 (roba da pazzi); un bando-magazzino delle norme conosciute che si trasforma in un bando labirinto; un bando dell’io-insicuro, dell’io che per non sabgliare cita tutto quello che conosce. Nelle altre aree di crisi non ci sarà un rompiscatole come me che ogni settimana andrà a bisticciare, a chiedere conto, a sollecitare, a spingere al confronto con la realtà, rischiando di apparire più interessato del dovuto. Risultato: non se ne farà nulla. Non solo: appena inizieranno le istruttorie, le diverse Procure e la Guardia di Finanza non mancheranno, magari su qualche segnalazione anonima, di acquisire gli atti ancor prima che un solo euro sia erogato. Così il mostro dell’interdizione sarà completo: burocrazia, eccesso di controlli,  invidie, sospetti, lentezza, parassitismo burocratico.
Non si fa così lo sviluppo.
In particolare, è evidente che non si può fare sviluppo senza usare la leva fiscale.
Mi pare che nell’ultimo anno nel Leccese e nel Comasco, circa 122 imprese si sono trasferite in Svizzera. Nel Canton Ticino studiano e applicano politiche attrattive dal 1993. In particolare c’è il Pacchetto Copernico. Sentite che cosa propone (lo ricavo da uno dei tanti siti che si sono dedicati alla questione) e poi giudicate.

Il Pacchetto Copernico

I principali strumenti e vantaggi offerti dal c.d. “pacchetto Copernico” sono:

 

– la legge cantonale per l’innovazione economica, che prevede lo stanziamento di contributi agli investimenti delle aziende innovative, versati secondo un sistema analogo a quello dell’imposta negativa, esenzioni fiscali parziali o totali per i primi 5 o 10 anni, ed incentivi per lo sviluppo dell’autoimprenditorialità (microimprese);

– la nuova legge cantonale sul rilancio dell’occupazione, che ha introdotto incentivi alle assunzioni e ha ripreso quelli all’autoimprenditorialità destinati specificamente ai disoccupati che vogliono mettersi in proprio;

– le misure di riduzione del carico fiscale, che hanno diminuito sostanziosamente l’imposizione delle società in Ticino (imposta sugli utili, imposta sul capitale, imposta di bollo, imposta di successione, ammortamenti accelerati);

– lo sportello unico per le nuove aziende: gestito dal Dipartimento delle finanze e dell’economia allo scopo di “accompagnare” gli imprenditori che decidano di insediarsi nel territorio in tutto l’iter amministrativo che è necessario compiere per l’ottenimento dei permessi e delle autorizzazioni richieste per divenire operativi.

 

Con questi strumenti, il Ticino punta a creare una vera e propria rete organizzativa e di competenze che renda funzionante e competitivo il sistema-Paese, quale realtà produttiva caratterizzata dalla presenza di piccole e medie aziende di punta, che sappiano inserirsi negli spazi di mercato aperti dalla globalizzazione e che sappiano affrontare il periodo di rallentamento economico che stiamo vivendo.

Oggi una strategia di rilancio competitivo, se vuole essere credibile ed efficace, deve utilizzare anche lo strumento fiscale.

Quanto è stato deciso o si sta muovendo sul piano europeo lo dimostra ampiamente.

Tutti i Governi dell’Unione Europea, indipendentemente dal loro colore politico, hanno già varato o hanno in cantiere riforme fiscali che comportano una sostanziosa riduzione della pressione fiscale, a beneficio sia delle aziende, sia dei cittadini.

Tutto questo deve essere realizzato a condizione che gli sgravi attuati non compromettano il patto di stabilità sottoscritto; quindi la loro concessione non deve impedire il risanamento delle finanze pubbliche e deve, pertanto, essere accompagnata da misure di contenimento della spesa pubblica.

In Ticino, già dal 1995, si sta attuando una politica fiscale che persegue questi obiettivi senza dover sottostare ad alcun patto restrittivo e poco flessibile.

Al riguardo è possibile individuare cinque tappe:

– l’entrata in vigore della nuova legge tributaria cantonale l’1 gennaio 1995: oltre ad alcuni adeguamenti alla legge federale sull’armonizzazione delle imposte dirette dei cantoni, questa riforma aveva introdotto tra l’altro l’aliquota proporzionale unica per l’imposta delle persone giuridiche, con applicazione dell’aliquota del 13%;

– l’attuazione del primo pacchetto di sgravi fiscali, con effetto dall’1 gennaio 1997, articolato in quattro provvedimenti: riduzione delle aliquote d’imposta sui redditi medi delle persone fisiche; riduzione dell’aliquota dei tributi sul capitale delle persone giuridiche dal 3 al 2,6 per mille; esenzione delle società ausiliarie dall’assoggettamento all’imposta di bollo; concessione di ammortamenti accelerati (tasso doppio rispetto al normale);

– l’1 gennaio 1999 l’aliquota d’imposta sulle persone giuridiche è stata portata dal 13% al 12%;

– l’1 gennaio 2000 sono entrati in vigore altri sgravi fiscali: ulteriore riduzione dell’aliquota d’imposta sulle persone giuridiche dal 12% al 9%, riduzione dell’aliquota d’imposta sul capitale dal 2,6 al 2 per mille, abolizione dell’imposta di successione e di donazione per parenti in linea retta (ascendenti e discendenti diretti) e riduzione del 15% dell’imposta di successione e donazione per gli altri;

– l’1 gennaio 2001 sono entrati in vigore gli sgravi per le persone fisiche: riduzione generalizzata delle aliquote del 5%; aumento della deduzione per figli (da 6’200 a 8’000 franchi); aumento della deduzione per oneri assicurativi (persone sole: da 3’600 a 4’500 franchi; coniugati; da 7’200 a 9’000 franchi), aumento della deduzione sulla sostanza.

Inoltre, sono stati concessi altri sgravi alle persone giuridiche quali: la riduzione dell’imposta sui redditi da partecipazioni, la previsione di un nuovo metodo di determinazione del capitale imponibile, la riduzione dell’aliquota d’imposta sul capitale delle holding, delle società di amministrazione e delle ausiliarie.

Infine, sono entrate in vigore, nel 2003, altre misure agevolative stabilite dal Governo Cantonale. Tra le nuove, il dimezzamento dell’aliquota d’imposta sul capitale delle persone giuridiche e la riduzione, pari al 25%, dell’imposta di bollo.

L’insieme di tutti questi provvedimenti consente alle persone fisiche di salvaguardare o di incrementare il reddito disponibile e alle persone giuridiche di avere un carico fiscale inferiore alla media intercantonale.

Le imprese che intendano insediarsi nel territorio ticinese potranno, poi, concordare con la Divisione delle contribuzioni dell’amministrazione cantonale una nuova base imponibile che tenga conto della singola situazione aziendale abbassando la tassazione effettiva anche a livelli molto bassi (minori del 15% circa).

 L’assoggettamento ai vari tributi avviene peraltro in modo ordinario.

L’incidenza dell’imposizione fiscale comunale, cantonale e federale ordinaria nel Canton Ticino raggiunge oggi il 24% circa del reddito prodotto dalle imprese, contro il 40% dell’Italia (36% Irpeg e 4% Irap).

Anche se i salari in Svizzera sono più alti, il carico degli oneri sociali è più basso: sullo stipendio lordo è pari al 15%, mentre in Italia è circa la metà. Inoltre in Ticino sono minori le tutele dei lavoratori.

 

5 Commenti

  • L’imposta sull’utile netto delle persone giuridiche per il primo periodo fiscale dopo il cambiamento delle basi temporali viene riscossa provvisoriamente sulla base del vecchio e del nuovo diritto. È dovuta l’imposta calcolata secondo il nuovo diritto se è più elevata di quella calcolata secondo quello vecchio; altrimenti è dovuta l’imposta calcolata secondo il vecchio diritto. Rimane salva l’imposizione dei redditi straordinari secondo il vecchio diritto.

  • Il pacchetto Copernico fu varato grazie all’impulso del partito liberal-radicale ticinese, c’è da dire però ovviamente che la serie di misure adottate nel Cantone rientrano in un modello di sovranità che la Regione Autonoma Sarda può bellamente scordarsi se non si procede a qualche riforma (chi ne parla quì di deregulation o di abolire ad esempio l’imposta di successione?).
    Sulle differenze sovranitarie fra federalismo svizzero e regionalismo (Sardo) segnalo un mio articolo dello scorso settembre: http://www.sanatzione.eu/2012/09/sovranita-e-sudditanza-dei-sardi-costituzione-svizzera-e-italiana-a-confronto/

    Nelle condizioni attuali le imprese le facciamo scappare, solo matti e temerari si infilano nel nostro ginepraio.

  • imprenditore

    Per Nino: intanto il prof. non ha per niente rappresentato un’idea di contributi facili, ma ha solo detto che il sistema delle imprese è drammaticamente in crisi al punto da non avere i requisiti minimi per accedere alle agevolazioni finanziarie. Se poi a te di questo interessa poco e pensi che chiunque sia in difficoltà sia un evasore, o un ladro o un imbroglione, significa solo che non sei consapevole di ciò che sta accadendo anche alle imprese più serie.
    Quanto al rapporto tra politica e burocrazia, ne hai una visione veramente semplicistica. Conosci la legge 31? Sai cosa succede al politico che pretende di rimuovere un funzionario? Sono d’accordo che molti politici non sanno neanche che cosa sia la legge 31, ma da qui a semplificare tutto ce ne passa.

  • Una domanda semplice semplice:ma si possono dare soldi pubblici (rivenienti da chi il fisco lo ha onorato fino in fondo) a chi ha problemi con il fisco, con l’INPS (cioè non ha pagato i contributi per i dipendenti il cui costo verrà scaricato di nuovo sulla fiscalità generale) per scommettere ancora con possibilità di default grandi come la Sardegna? La legge regionale 28 che finanziava tutto con allegria la ricordate? Costi enormi, risultati zero. Insomma muoiono le persone, muoino le imprese. L’accanimento terapeutico non assicura condizioni di vita accettabili. Quanto infine ai problemi con le banche anche li bisogna ragionare con freddezza. Monte dei Paschi docet! Bisogna modificare in profondo mentalità e cultura. E non avviene in modo indolore. La Caritas e le altre associazioni di volontariato svolgono un ruolo importante ma non sconfiggono la fame se è vero come è vero che i clienti aumentano giorno dopo giorno.
    Quanto alla vituperata (MAI ABBASTANZA) burocrazia mi domando: ma la politica che cazzo ci sta a fare. Non sarà che si sorreggono e legittimano a vicenda?

  • antonello m

    Facevo una ricerca tesa a trovare una scuola di formazione destinata a mio figlio quattordicenne che è appassionato di meccanica. Cerca che ti ricerco indovina dove sono arrivato? In Svizzera Canton Ticino. In Italia non ho trovato nulla Milano e Nord compreso. Nel sito in questione intestato all’Ufficio dell’Orientamento Scolastico e Professionale si studiano dei piani personalizzati per ragazzi e adulti volti all’ottimizzazione dell’indirizzo verso la materia a cui ciascun individuo e più portato. Negli uffici regionali è assicurato l’orientamento agli allievi della scuola media, la consulenza degli allievi delle scuole professionali interessati all’orientamento di carriera (specializzazione, perfezionamento, frequenza di scuole specializzate superiori o di scuole professionali universitarie) e la consulenza ai giovani e agli adulti che intendono cambiare professione, specializzarsi o avviarsi verso una nuova formazione. I garage che sarebbero delle officine meccaniche didattiche convenzionate dallo Stato, si interessano di dare la pratica ai giovani, che completano la maturità con l’esercizio delle materie teoriche che avvengono nelle scuole vocate al compito. Questo avviene in tutte le professioni e lo Stato agevola l’inserimento al lavoro di ciascun cittadino senza esclusione di nessuno, e garantisce il percorso scolastico inscindibilmente all’impegno di ciascuno per posizionarlo nei ruoli sociali in base al merito e alla competenza acquisita. In italia a pustis ci accabbas is istudios ti deppese rivolgere AI CUDDOS ci decidinti in barba a cale sisiat principiu meritocraticu. ISCHIFFU. Pobera Sardigna e poberos fijos nosthos. Paolo toccada a faere a lestru. Deo ddu e seo.

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