Pilu pe’ tutti. Goebbels leader inconscio di tanti pasticcioni pericolosi

8 maggio 2013 08:085 commentiViews: 43

Cetto Laqualunque è un uomo fine che conosce le politiche di genere: il termine “pilu” soddisfa entrambi i sessi, è bipartisan, ognuno lo condisce delle sue fantasie qualunque esse siano.
Da un po’ di mesi Cetto fa proseliti sul tema fiscale in Sardegna: fra un po’ si alzerà qualcuno a dire: “Il ‘pilu’ non paga tasse perché è anarchico, non ha bisogno di servizi pubblici, al massimo incide un po’ sulla sanità; produce reddito e consumi e per i più solitari è anche autosufficiente sia finanziariamente che economicamente”. ‘Lu pilu’ è l’esca e l’amo per i pesci meno attenti, purtroppo i più diffusi.
Insomma, è troppo diffusa l’idea dell’azzeramento del prelievo fiscale. Anche in Consiglio regionale, specie nell’approssimarsi della elezioni, si sentono cose non propriamente intelligenti. Ieri sono intervenuto per raccomandare saggezza, intelligenza e responsabilità, ma senza avere alcuna speranza di poter scalzare la forza elettorale del pilu: tira e basta. Purtroppo è iniziata una rincorsa: se a livello nazionale tutti parlano dell’abolizione dell’Imu senza spiegare come coprire il costo dei servizi che quel gettito garantisce, altrettanto si può fare in Sardegna con altre imposte. Iniziano così i fuochi di artificio sulle accise e qualche avventura sull’Irap. Nel frattempo: non abbiamo i soldi per pagare i 211 milioni necessari per i cassintegrati; non abbiamo i soldi per modificare  e rilanciare in profondità il sistema scolastico; facciamo un’operazione da pazzi sull’Università (si trasferiscono le risorse del Fondo unico a valere sulla sanità, con l’effetto che da ora in poi l’università finanzierà la sua sanità con fondi regionali e tutto l resto con risorse statali e con le rette….); non riduciamo i costi di funzionamento della Regione e quindi continuiamo ad avere un tappo enorme per l’immissione di risorse nella società sarda; mentre tutti aumentano gli stanziamenti ai Consorzi fidi, noi li riduciamo; abbiamo una valanga di residui nei Lavori Pubblici e non abbiamo una politica per farli arrivare ai Comuni e alle imprese perché non riduciamo i costi di funzionamento che si mangiano interamente il tetto dei pagamenti del Patto di stabilità; non abbiamo lo straccio di una politica per la capitalizzazione delel imprese, per la formazione degli imprenditori; non abbiamo uno straccio di strategia per mettere in movimento il denaro che le banche sarde hanno in cassa. Nonostante ciò, il pelo piace a tutti e tutti sono contenti del pelo, condannati alla semplicità degli istinti dalla semplicità delel intelligenze. Buona lettura.

MANINCHEDDA (P.S.d’Az.). Signor Assessore, l’articolo 2, che si occupa di lavoro, ci consente di fare qualche ragionamento interrotto in altre circostanze e di riprendere il filo di un discorso che oggi in Italia stenta ad essere accettato. Noi possiamo pensare che ancora possiamo produrre lavoro aumentando la spesa pubblica? Questo è il tema. Si può produrre lavoro aumentando la spesa pubblica? È un argomento che è sotto gli occhi di tutti perché, badate, quando si parla di reddito di cittadinanza e contestualmente si sa che è difficilissimo reperire, oggi, il miliardo e mezzo per pagare le CIG in deroga, si sa perfettamente che l’equazione: aumento della spesa uguale aumento del lavoro e quindi contrasto alla povertà, non è sempre l’equazione migliore. Non a caso per coprire la CIG in deroga oggi il Governo sta cercando una strada diversa, sta cercando la strada del risparmio nella spesa non produttiva, non efficace. Allora il primo punto da tenere presente è il reperimento delle risorse per non finanziare le politiche del lavoro in deficit. Possiamo pensare che le nostre politiche del lavoro rispettino questa logica, cioè che ciò che noi abbiamo previsto nell’articolo 2 sia in questa logica? No, la logica dell’articolo 2 è l’aumento della spesa che non produrrà lavoro.
In tutta Europa si produce lavoro producendo impresa e mischiando diversi fattori, alcuni dei quali sono stati elencati adesso dall’onorevole Soru. Ma pensate anche a cose molto innovative che stanno avvenendo là fuori, là dove la libertà dei cittadini sta rispondendo alle emergenze, là dove ci sono lavoratori che lavorano otto ore e se ne fanno pagare sei e ne mandano due a capitalizzare l’impresa. Sta accadendo in Italia non sta accadendo fuori dall’Italia, sta accadendo qui. Perché noi, anziché aumentare i nostri stanziamenti con 20 milioni per il reddito di cittadinanza (il reddito di cittadinanza, badate, non è altro che ciò che oggi è dato dalla mobilità, dalla cassa integrazione in deroga che stiamo facendo fatica a pagare) perché noi non incentiviamo forme di lavoro e di contratto che aiutino le imprese a capitalizzarsi e al tempo stesso fronteggino questa larga crisi di lavoro e di reddito che patiamo? Io ragionerei su questi versanti.

Come ragionerei, per esempio a utilizzare il know how di grandi imprese presenti in Sardegna nell’utilizzare le possibilità che il mercato elettrico sta mettendo in campo per le imprese. Non tutte le imprese sono in grado di comprare energia nel mercato elettrico, ci vuole una competenza che non tutti possiedono, ma ci sono imprese in Sardegna che hanno questa conoscenza, sanno comprare bene nella borsa del mercato elettrico. E’ stato calcolato che se 10 imprese si mettessero insieme e avessero una sorta di broker che acquista energia per loro sapendo come si fa, potrebbero avere un risparmio sulla bolletta energetica tra il 18 e il 23 per cento: pensate che cosa vuol dire investire in sapere e competenza.

Vogliamo investire per produrre lavoro sulla questione drammatica dei trasporti? Noi avevamo messo 6 milioni di euro sulla continuità territoriale. Io me ne sto occupando, ma vorrei darvi solo questo elemento: le merci soprattutto nel Nord Sardegna seguono i passeggeri: noi trasportiamo pochissimo in container. Una nave container costa 5000 euro al giorno di navigazione, una nave passeggeri costa 5000 euro l’ora di navigazione. I risparmi che possiamo produrre organizzando diversamente il trasporto può avvenire senza oneri pubblici. Bisogna ragionare sul lavoro producendo impresa, producendo impresa e anche – perché non dirlo, anche se la meritocrazia non piace? – anche facendo una Spending Review della nostra assistenza sociale: 800 milioni di euro in assistenza sociale! c’è qualcosa che non va!
Come c’è qualcosa che non va nell’aumento dell’874 per cento della cassa integrazione. Recentemente, di fronte al Giudice del lavoro di Cagliari, è stato condannato un grosso gruppo nazionale, che aveva avuto accesso alla cassa integrazione e ha consumato 1 milione e mezzo di euro dell’Inps senza che avesse i requisiti per accedere alla cassa integrazione. L’uso della cassa integrazione da parte delle imprese per obiettivi diversi rispetto a quelli per cui la cassa integrazione è stata pensata va rivisto, e i nostri 800 milioni di euro in assistenza sociale non sono tutti giustificabili in questo momento, bisogna riguardarli.
Io avrei questo spirito nel riparlare di lavoro, e quando si parla di lavoro, perché non lo diciamo?, il problema centrale è che abbiamo un popolo di braccianti; se noi non aumentiamo il ‘saper fare’ di quelli che sono disoccupati, non li collocheremo mai! Questi sono gli elementi di una politica del lavoro. Noi possiamo pensare che ci sono delle politiche finanziarie che aiuterebbero; io penso di sì. Ciò che diceva prima l’onorevole Soru sul Credit Crunch è importante, bisogna ragionarci. Qualche cosa l’avevamo fatta in passato, io adesso non ho gli elementi che ha l’onorevole Soru sul fondo di contro garanzia della SFIRS, perché a me risultava che stesse funzionando, cioè che con 100 milioni di euro avesse prodotto 340 milioni di garanzie; può darsi che non sia così, ma è chiaro che la strada e lì, cioè, usiamo meglio le risorse che abbiamo.
Ora, francamente, sentire sui giornali, e anche in questi giorni in quest’aula, io ieri non c’ero, ragionamenti sulle fiscalità di vantaggio che si sviluppano in questi termini: tolgo una tassa e, parallelamente, non produco un risparmio nella spesa pubblica… non la produco, non è la strada giusta! Faccio un esempio sulle Accise, che è l’unica cosa di cui forse ci si potrebbe occupare, e sicuramente con un percorso legislativo diverso da quello ipotizzato; noi incassiamo la tassa di fabbricazione… ci siamo? Allora, al di là del fatto che possiamo riformarla, con quella tassa di fabbricazione entrano 6 – 700 milioni, i 6 – 700 milioni che entrano nelle casse della Regione noi dovremmo, per esentare le imprese, dovremmo restituirli, cioè dovremmo farli uscire di nuovo dalle casse regionali. Una nuova uscita incide sul patto di stabilità, cioè incide sui 2,5 miliardi del tetto dei pagamenti della nostra Regione, per cui per farli riuscire, dovremmo risparmiare risorse che spendiamo male per 6 – 700 milioni; se viceversa i 6 – 700 milioni garantiscono servizi importanti e non spesa inefficiente, servizi che non vengono più garantiti da quelle entrate, occorre sapere e indicare qual è l’altra entrata che li dovrebbe garantire. Un padre di famiglia che diventa Presidente della regione ragiona così, non può ragionare diversamente, perché diversamente si consegna una Regione devastata a chi verrà l’anno prossimo a governare, e non è giusto né saggio devastare il bilancio! Sono sicuro che l’assessore Zedda è d’accordo. Come, badate, sull’Irap, io conosco un solo ragionamento fatto, attuato e testabile, che è quello della Provincia di Trento, che non ha abolito l’Irap, l’ha differenziata con delle tabelle che sono disponibili, che possiamo andare a vedere e che possiamo verificare nel loro funzionamento. L’hanno disciplinata quest’anno per attuarla l’anno successivo. Le manovre fiscali si fanno così, con la testa sul collo! Non per inseguire la piazza. Goebbels diceva: “Chi governa la piazza, governa il Palazzo”, ma Goebbels non è un mio punto di riferimento, e spero non sia neanche il vostro.

5 Commenti

  • La fattibilità delle riduzioni delle imposte potrebbe essere questo?
    ragioniamo con i numeri: se la regione incassa dalle imposte 100 e, per il patto di stabilità ne puo spendere solo 70 il rimanente 30 sta fermo in banca a far nulla, tantovale incassare solo i 70 che puoi spendere mentre, i 30 non incassati, vanno a immetersi nel ciclo economico.
    saluti

  • Io i soldi per l’imu li avrei trovati: togliamo i sei miliardi di incentivi per l’eolico. Magari avremo un po’ più di soldi e meno pale che sventolano sulle nostre teste

  • Per Pippo: quando vuoi e dove vuoi per confrontarci in pubblico su chi sa e chi non sa. Una differenza è certa: io non dico a nessuno di tacere. Cultura? Educazione? Garbo?, fai tu. Mai detto che serve una nuova impresa per acquistare energi. Ho detto il contrario: ci sono imprese serie nel campo dell’energia in Sardegna (imprese che danno lavoro, pagano i fornitori e producono utili) che hanno il know how per comprare e vendere sul mercato elettrico. Quanto alle percentuali di risparmio, non sono numeri a caso. Quanto al tanto parlare e ai risultati, io ho sempre subìto e superato gli scrutini non solo del mio parlare e del mio agire, sempre in pubblico, ma spesso anche quelli, personalmente immeritati, dello straparlare di altri.
    Mai fatta propaganda. Tutto è sotto gli occhi di tutti: spesso si è convinti che i difetti degli altri siano più evidenti dei propri e non ci si accorge di quanto, invece, anche le proprie mancanze siano all’attenzione della gente.

  • Gufetto sovranista

    Occupy… la Regione!
    Dobbiamo prendere coscienza che siamo il 99%, gli atri- 1% – più o meno il numero di consiglieri regionali,e secondo me anche di meno.
    Certo “su pilu… pro tottus est una cosa bella” il bello viene dopo.
    Il populismo e la demagogia sono gli strumenti di chi non riesce a pensare la giustizia sociale e la libertà. La situazione è più drammatica di quello che la stampa libera (sic!) descrive. Ne vedremmo delle belle!!

  • Evita di parlare di imprese e di come è possibile produrre lavoro, un parla di cià che conosce ed è evidente che di questa materia tu conosci ben poco.
    Continui a parlare di energia, oggi di come comprare energia , ci sono già molte imprese in Italia e quindi anche in Sardegna che fanno questo, perché bisogna crearne un’altra?, tra l’altro non sono convinto neanche della percentuale di risparmio che hai scritto. Ma se serve per fare propaganda allora tutto va bene, i risultati di tanto parlare negli ultimi anni di come creare lavoro in Sardegna sono sotto gli occhi di tutti.
    Buon lavoro, con stima, Pippo.

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