Pili e Equitalia: la differenza, tutta autonomistica, tra sperare e fare

22 ottobre 2011 07:2811 commentiViews: 16

090Mauro Pili propone, al suo governo e parlamento amico, di eliminare per legge gli oneri accessori che Equitalia applica (e cioè more e interessi). È questo il cuore della sua proposta. Veramente interessante. La seconda parte, cioè il passaggio dell’aggio dal 9 al 2% è ugualmente interessante. Peccato. Peccato che Pili ometta di dire che se l’Italia, nel cui bilancio sono iscritti in attivo i miliardi che Equitalia dichiara come crediti da incassare (la cui gran parte, per l’appunto, sono gli oneri accessori), avrebbe un passivo di bilancio che la manderebbe gambe all’aria. Inoltre, l’Agenzia delle Entrate ha sempre argomentato che senza gli oneri accessori il rischio evasione aumenterebbe. Il problema del fisco italiano non si risolve con questo Stato italiano, è bene che ce lo si ficchi bene in testa, il quale non può che aumentare e non diminuire il prelievo.
Nel frattempo, cioè mentre noi parliamo dei sogni, ecco una bella corrispondenza tra l’Agenzia delle Entrate e L’Ufficio Studi del Bilancio del Senato che dimostra come lo Stato si stia preparando a una bella stretta sugli studi di settore. I parlamentari sardi, mentre tutto questo accadeva, dormivano e sognavano, evidentemente, oppure stavano preparando disegni di legge per diminuire il numero dei consiglieri regionali.

11 Commenti

  • da un collega di Tocqueville
    b.v.
    mn
    ^^^
    EQUITALIA, SE LA FAN SOTTO
    DI LEONARDO FACCO
    C’è qualche segnale positivo nell’aria: “La Confederazione unitaria di Base ha diffuso un comunicato molto critico nei confronti degli altri sindacati, ritenuti poco impegnati nella salvaguardia della sicurezza dei lavoratori: ‘Da tempo chiediamo loro di unirsi a questa lotta – ancora Castellani – i lavoratori esattoriali sono equiparati ai bancari e dunque, come in banca, gli sportelli non hanno alcuna protezione, con la scusa del ‘contatto con il pubblico’. Ma noi non siamo a contatto con dei clienti, abbiamo a che fare con cittadini contribuenti, spesso esasperati dalla crisi. Il rischio di aggressioni è quotidiano. Noi andiamo in ufficio per lavorare, come tutti gli altri cittadini”.
    I parassiti che lavorano negli uffici dell’usuraio di Stato, leggasi Equitalia, se la stanno un po’ facendo addosso insomma, dato che il gregge di agnelli sempre assai ben disposto a farsi tosare, cominciano ad averne le scatole piene, sia del taglieggiamento “equitaliano”, sia delle norme volute ed approvate dalla Tremonti, dalla Lega Nord e da Berlusconi che autorizzano il taglieggiamento.
    Tranquilli, nulla di nuovo sotto il sole. La storia della libertà è fatta di rivolte fiscali, anzi il 99% delle rivoluzioni è dovuto a questioni fiscali. In passato, quando la tassazione sfiorava il 10% del frutto del proprio lavoro, la gente si arrabbiava di brutto e quando un gabellatore gli bussava alla porta per chiedere il “dazio”, questi lo insultavano, lo mettevano in fuga, lo inseguivano, lo pestavano a sangue e lo facevano persino fuori. Quando gli andava bene, lo riempivano di pece e di piume.
    Charles Adams, nel suo bel libro sulla storia della tassazione mondiale, lancia questo monito: “La prima vittima di un’imposizione ottusa è sempre la libertà e le vittime successive sono il benessere e la forza di una nazione”. In Italia il limite è stato superato, ma l’ebollizione della rabbia dei mansueti è solo agli inizi.
    Certo che, se anziché fare ammenda, i tirannelli che frequentano Palazzo Chigi lanciano con orgoglio il redditometro (entrato in vigore qualche giorno fa, ma sarà strumento ufficiale di controllo a partire dal 2012) non penso che le intemperie sociali e l’avversione per Equitalia possa sopirsi.
    Infine, se l’esempio che arriva dal governo è l’assunzione di 33 nuovi dirigenti nello staff del Presidente del Consiglio e l’acquisto di 19 Maserati da parte del “Ministero della Guerra” su ordine del fascistello “La Russa”, hai voglia di sperare che le acque si chetino.
    Gianfranco Miglio, scienziato della politica, ha scritto una prefazione al “Manuale di resistenza fiscale” prodotto dal “Governo provvisorio della Padania”, nel 1996 dove si legge: “Certo i detentori del potere, di ogni tempo e di ogni luogo, hanno sempre considerato gli averi dei sudditi (e poi dei cittadini) come pienamente disponibili, collocando i prelievi di ricchezza di gran lunga in prima fila tra gli atti di governo. […] I popoli liberi e meglio ordinati sono quelli che si permettono ogni tanto di ribellarsi: che non temono di impugnare le decisioni dei loro governanti, ma che tornano poi ogni volta a rifondare, con più solida persuasione, l’ordinamento in cui vivono. La ‘disobbedienza civile’ è così una sorta di ‘valvola di scarico’, la quale consente ai cittadini di evitare il pericolo dell’obbedienza per abitudine o pigrizia, e quindi di recuperare una fiducia attiva e convinta nel resto delle istituzioni”.

  • vedo che alcuni dei commentatori continuano a pensare a cani legati con salsicce e a guardare profonde e serie riflessioni con sguardi ed occhi coperti dal fatidico prosciutto. L’Unione Sarda di oggi:

    “Equitalia, l’Isola rischia il fallimento
    Pili (Pdl): “Subito moratoria per decreto”
    MAURO PILI

    Previsioni meteo Sardegna comune per comune Guarda l’Agenda Tutto su trasporti e appuntamenti Guida Spiagge La guida alle spiagge della Sardegna
    Interrogazione in Consiglio Regionale di Mauro Pili. Oltre 4 miliardi di euro il debito delle aziende sarde nei confronti di Erario, Inps ed enti locali: «Stato e Regione evitino il default delle imprese». LEGGI L’ARTICOLO COMPLETO SU L’UNIONE SARDA

    Prima una proposta di legge (sottoscritta da una novantina di deputati) e ora un’interrogazione urgente, con un allarme ultimativo: «La Sardegna è a un passo dal tracollo economico. Oltre 70 mila imprese sono gravemente indebitate nei confronti di Equitalia per più di 4 miliardi di euro (tra multe, tasse non pagate, oneri, more e sanzioni), mentre 2351 sono quelle fallite e con un debito verso lo Stato e altri enti per un totale di 1,2 miliardi di euro». Così il parlamentare del Pdl, che denuncia una situazione che presto rischia di esplodere: «Si sta rischiando il fallimento di un’intera regione, occorre subito la dichiarazione dello stato di crisi e la sospensione di tutti quei provvedimenti inficiati da evidenti profili di illegittimità».

    Martedì 25 ottobre 2011 07.30

  • Colpo Grosso

    Mi chiedo se quest’insanabile “conflitto” tra autonomi e dipendenti esista anche in altri paesi e se esista la volontà di sanarlo in qualche modo.
    A digiuno di trattati sociologici sul tema, mi accorgo di quanto la prospettiva nell’uno o nell’altro senso sia profondamente condizionata dalle attività proprie e/o familiari e difficilmente riesca a superare il confine della propria condizione.

    Chi ha sempre vissuto di redditi autonomi vive il problema di una tassazione esagerata (soprattutto se rapportata ai servizi.. di cui l’autonomo fa mambassa a testa alta)e vive la sua personale contrapposizione con lo stato esattore canaglia infischiandosene dei suoi vicini vittime della ritenuta alla fonte.
    Chi ha sempre visto solo il netto e vissuto la vita da contribuente onesto obbligatoria subisce tutta quella serie di contraddizioni create dall’evasione fiscale nella società, tutte quelle “stranezze” nella distribuzione (in base al presunto reddito) di diritti vari (dalla colonia per i bambini fino agli alloggi universitari…) che coltivano nel tempo quell’acrimonia nei confronti dell’evasore che diventa poi personaggio d’antonomasia a seconda del contesto.
    Per esempio nel mio paese, c’è la famosa figura dell'”agricoltore” con l’enorme casa campidanese, i trattori, le macchine, i vestiti acquistati in negozi dove io non entrerò mai, i pranzi che sembrano obbligatoriamente dover comprendere primo, secondo, contorno, frutta, dolci e bevande varie (non è una sciocchezza questa), etc i cui figli poi (vivendo a 30 km da Cagliari) ottengono la casa dello studente e la borsa di studio.

    Ma come si fa a “disprezzare” gli agricoltori in un paese che vive parzialmente di agricoltori? Come si può permettere che si creino questi conflitti cultural-sociali?
    Perché veniamo lasciati soli nell’analisi di questi fattacci, che poi cadiamo tutti nell’invidia e nello sterile disprezzo?

    Io mi guardo intorno e vedo la gente culturalmente (puro habitus) congegnata per mentire sui propri possedimenti, e succede tra fratelli, tra vicini di casa, tra colleghi, come se dovessimo sempre difenderci da una potenziale invidia: “eh, tu sei statale! hai il lavoro sicuro!” “tu sei autonomo! non paghi le tasse”.
    Questa è un’emergenza culturale e sociale totalizzante e io in quanto figlio di operai non riesco a non uscire infastidito dalla lettura di commenti come quelli del signor Mario Nanni.

  • Mario Nanni, ma lei è di quelli che legano i cani con le salsicce?

  • Per Aresu: l’Agenzia delle Entrate era stata istituita per riscuotere le celbri tasse sul lusso. Cadute queste per incostituzionalità è caduta anche l’Agenzia. Personalmente ho cercato di difendere il mantenimento della struttura cambiando la sua mission e ccioè facendola diventare un centro di calcolo e di studio sui flussi fiscali della Sardegna (cosa di cui abbiamo un forte bisogno per competere con lo Stato), ma non sono stato ascoltato. Quanto allo Statuto e alla possibilità prevista che sia la Sardegna a riscuotere, essa passa ancora una volta per le Norme di Attuazione che, benché negoziate, sono approvate dal cosniglio dei Ministri……. Quanto al rinfacciarsi, forse è un suo sentimento, non certo il mio.

  • che inguaribile buontempone lei è, signro mario nanni!

  • Stefano Aresu, scusami; ma cos’è questo discorso di Dracula Sardo? Soru voleva mettere in piedi un’Agenzia di riscossione autoctona sicchè il cittadino (sardo)non la scampasse per davvero. che si pagasse le sue, di tasse, Soru e chiedo venia per lo sfogo “illiberale” per cui soru è comunque innocente sino a che la partita con proboscide selvaggia del fisco non sarà conclusa nell’ambito di un contraddittorio paritario:Soru-Dracula). Soru voleva redimere il Popolo Sardo anche con la furia fanatica dei vincoli ma il Popolo s’è prontamente svincolato da lui. Altro che le casalinghe berlusconiane! Il popolo, liberamente, vi ha mandati all’opposizione, amici della sinistra sarda. Il dramma sta nell’incertezza dei politici che guardano più che ai vessati, ai tartassati, a quelle donne piangenti e disperate che perdono il giaciglio domestico e persino l’azienda di famiglia, all’asticella di un improbabile consenso. Fatte pena, codardi, il Popolo Sardo è in difficoltà; il Popolo sardo NON-CE-LA-FA-PIU’. E le cose si stanno mettendo veramente male perchè anche il turismo ha scelto altri lidi. Continuate pure, militanza soriana a pretendere persino la tassa d’ingresso in Sardegna che avremmo un avvenire prosperoso! il Popolo Sardo è un patriota delle istituzione, è un dignitoso dentro e rispettoso delle regole democratiche e fa una fatica immensa ad usare parole terrificanti quali “forconi in piazza”. Le usa per disperazione sperando di non sentirsi abbandonato. E sono parole “metaforiche” che non devono cadere nel vuoto. Ma come fate signori politici ad essere titubanti sulle iniziative di sostegno al Popolo? Concordato- Concordato, Concordato fiscale SUBITO! Pagare il giusto ed anche dilazionato. Ma l’usura NO! Basta il terrore di Equitalia. Basta il terrore del postino se passa nei dintorni delle ns abitazioni! Non fanno più paura i carrarmati, i missili atomici i Mirage sopra le ns teste, ma il postino! Avanti col concordato fiscale. Lo dice Cappellacci e lo dice in modo risoluto anche a muso duro contro i suoi di Roma. Mi auguro che anche il Partito Sardo D’Azione non si tiri indietro. Il Partito Sardo D’Azione ha il mandato di governare non di ammiccare una sinistra livorosa o la sua militanza (che chiama Maninchedda “traditore”!), e che vuole soltanto le dimissioni di Cappellacci sin dal primo giorno di legislatura. Sto seguendo le riflessioni del Psd’Az e sono molto felice che stia abbandonando la follia di lasciare il Palazzo per guerreggiare le avventure di una Sardegna Forte nella confusione delle Piazze. Forza Psd’Az; ti vogliamo coraggioso e pilastro del Palazzo e non vagabondo delle confusioni. Sul Piano Casa, sulla legge del golf non seguire il fondamentalismo ambientalista della sinistra, che il Popolo Sardo ha avuto modo di sperimentare e per questo il suo (del Popolo) voto in pagella è stato nettissimo: bocciata senza appello.
    mn

  • Per il Sig. Mario Nanni

    Mi scuso per aver scritto nel commento: Sig. Maralai e non Sig. Mario Nanni.

  • Caro Sig. Maralai, altro che concordato fiscale! Chi evade dovrebbe restituire tutto il dovuto e se non basta finire in galera. Questo per rispetto di chi le tasse le paga fino all’ultima lira e le paga anche per loro!

  • Sul sonno dei parlamentari sardi siamo d’accordo, ma almeno i consiglieri regionali li vogliamo svegli. Dunque alzare voce e tono; la proposta di Pili potrà essere utili nel dibattito sul regime futuro dei prelievi, ma nulla allevia della disperazione attuale. L’emergenza impone provvedimenti d’emergenza che interessa oltre il 70% della Popolazione sarda. Come si vuole affrontare la situazione d’emergenza? Bersani propone la “moratoria”, come dire, lo stato sospende le pretese usurarie per tot mesi ma poi grattatevi la stangata. Il Pd con Di Pietro minacciano strali al governo se si azzardasse di applicare un condono. Come fosse non una grazia all’emergenza ma una disgrazia per la società. Il governo che fa in questo clima infuocato e indecente sotto il fuoco dell’opposizione? Ha timore di parlare di condono fiscale perchè indigesto ai virtuosi dell’opposizione e persino alla Marcegaglia, dopo che lei, la sua azienda ha avuto il condono per nove milioni di euro qualche tempo fa. Poi cos’è maturato in questo frattempo? Che non si chiama più condono (fa schifo ai cani) ma concordato fiscale; ossia tra cittadino e lo Stato usurario (da vice re spagnolo) si sviluppa un accordo e ti dice; senti, caro suddito, il totale del tuo conto con me è di dieci mila euro: Ce li hai disponibili tre mila, ossia il terzo di quanto mi devi subito? Beh, adesso adesso (commo commo) non ce li ho però vado di corsa a farmeli prestare da un mio amico. Ok, va bene, ti aspetto tra qualche giorno. Sicchè pagando un terzo può essere chiuso il contenzioso, sperando nel frattempo che si sviluppi il discorso di Mauro Pili, che le tasse vengano ridotte, che il canone tvRai e il bollo auto soppressi, che le ritenute per i figli ampliate, che più soldi entrino nelle tasche dell cittadino ed allora il discorso potrà essere diverso. Morale: VIVA il concordato fiscale e bene fareste, signori politici sardi ad invocarlo a grandissima voce senza il timore di essere aggrediti da una sinistra inquieta e sotto le grinfie di un giustizialismo scellerato, che vuole il cittadino oppresso dalle grinfie di un Fisco statale a tassi usurai. La Sardegna è messa in ginocchio da Dracula. Basta incertezza della politica! Meno stato più cittadino, e l’emergenza ci spinge a stare dalla parte dei tartassati, degli usurati, degli oppressi senza se e senza ma, ma soprattutto dalla parte dei politici coraggiosi.
    mario nanni

  • Stefano Aresu

    Per risolvere le questioni legate al fisco la Sardegna per statuto potrebbe istituire un’agenzia di riscossione propria. Quest’organismo venne messo in piedi all’epoca di Soru; nell’attuale legislatura quel “carrozzone” è stato cancellato. Dobbiamo continuare a rinfacciarci le cose, o nelle questioni trasversali che non hanno colore politico dobbiamo pensare solo agli interessi di quest’isola? Come intendiamo gestirci la partita entrate/fisco? Lo Statuto ci garantisce certi poteri eppure continuiamo a delegare alla nazione italiana che ci mette nelle mani di Equitalia, mah……

Invia un commento