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Perché noi sardi siamo così tragicamente invidiosi?

Posted on 29 Agosto 202629 Agosto 2026 By Paolo Maninchedda 14 commenti su Perché noi sardi siamo così tragicamente invidiosi?

Sull’ultimo numero del settimanale Sette del Corriere della Sera, alle pagine 46-48, viene intervistato il matematico italiano, Accademico dei Lincei, Alfio Quarteroni, autore di un libro che ho già acquistato e che mi accingo a leggere: Il battito della matematica.
Per capire chi sia questo scienziato, che mi evoca tanto il mio maestro delle scuole elementari, Edimo Mura, appassionatissimo di matematica (a mia madre disse di non preoccuparsi se non sapevo usare la punteggiatura, perché anche lui aveva dei dubbi!), valga la sua definizione di un’equazione: «È un’astrazione potentissima che mette in relazione ciò che conosci, i dati, e ciò che vuoi scoprire: il risultato».
Altro che far di conto, qui stiamo di fronte all’ermeneutica della realtà, al problema della verità (un libretto che mi permettevo di suggerire, quando insegnavo nelle superiori, era Dio è un matematico, di Mario Livio, da divorare).

Uno scienziato così sereno, intelligente e umile, racconta anche un pezzo di storia sarda.
D. Manca il cuore che è sulla copertina del suo ultimo libro….
R. «
L’esperienza per definire le equazioni del cuore nasce perché c’è un giovane medico che dopo la sua specializzazione va in America, a Houston, a lavorare con Michael E. De Bakey, il famoso cardiochirurgo. Poi torna in Italia e si annoia. Si chiama Massimiliano Tuveri ed è un cagliaritano. Io al tempo dirigevo il CRS4 proprio a Cagliari. La noia lo spinge a iniziare a domandarsi cosa succede nelle arterie. Era la fine degli anni Novanta e non c’era alcuna equazione che riuscisse a spiegare il funzionamento delle arterie, figuriamoci del cuore. Era troppo difficile. Le equazioni delle arterie diventano un nostro progetto europeo e poi passiamo alle equazioni del cuore, altro progetto europeo: volevamo comprendere dal punto di vista matematico la completa funzione del cuore. Ne emerse un simulatore della funzione cardiaca, l’unico che abbiamo ancora oggi al mondo».

Bella storia, non c’è che dire.
Utile a capire come i sardi si mettano di impegno a distruggere i più capaci tra loro.
Massimiliano Tuveri è oggi formalmente in servizio al Brotzu, ma la feudalizzazione dell’ospedale, con baroni e baronetti che imperversano per sezioni e apparati dell’ospedale, di fatto gli impedisce di avere un reparto e di operare. Opera a Lanusei, in modo da non far ombra “urbana”, ma solo “rurale” a celebrati guru della medicina abbarbicati al reparto, al potere, al prestigio e indifferenti al passare del tempo che, magari, richiede semplicemente che vadano in pensione, come accade a tutti noi.

In Sardegna il riconoscimento del merito è subordinato alla soddisfazione dell’invidia, per cui le eccellenze sono fastidiose, sono eretiche. Il CRS4, diretto da Rubbia, oggi è affidato alle provvide cure di un ambiente massonico di ottimo curriculum, ma il cui vero merito è stato saper intrattenere buoni rapproti con un certo ambiente sassarese.
Lontani i tempi della scienza!

Quarteroni insegna che un’equazione mette in rapporto i dati con il risultato.
In Sardegna i dati sono il talento di Tuveri e la grande storia del CRS4.
Il risultato è un chirurgo mandato a operare in un ospedale periferico e un centro scientifico ridotto a feudo.
L’equazione sarda funziona perfettamente: serve a calcolare quanto futuro riusciamo a sprecare

Società, Vetrina

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Comments (14) on “Perché noi sardi siamo così tragicamente invidiosi?”

  1. Pietro Zanarini ha detto:
    9 Settembre 2026 alle 16:03

    Ho letto con interesse questo articolo, anche perché ho vissuto direttamente quella stagione del CRS4.

    Intanto mi lascia perplesso il riferimento al CRS4 oggi «affidato alle provvide cure di un ambiente massonico di ottimo curriculum» grazie ai rapporti con «un certo ambiente sassarese»: un’allusione piuttosto pesante, senza che si dica a quali fatti concreti si riferisca.

    Vorrei però aggiungere una precisazione storica che mi sembra importante proprio in un articolo dedicato al riconoscimento dei meriti.

    Alfio Quarteroni non dirigeva il CRS4 nel suo complesso, ma il settore da lui denominato Scientific Research, così come io dirigevo il settore ICT-Information Society.

    Soprattutto, nel racconto della nascita delle simulazioni cardiovascolari manca completamente Gianluigi Zanetti, per tutti noi “Zag”, che dal 1995 era responsabile dell’Area Applicazioni Biomediche del CRS4 e lavorò strettamente con Massimiliano Tuveri su quelle attività.

    Non si tratta soltanto di un mio ricordo personale. La documentazione e le pubblicazioni dell’epoca mostrano Tuveri e Zanetti insieme nei primi lavori sulle simulazioni vascolari e nel progetto VIVA. Nel paper del 1998 sul Virtual Vascular Project Zanetti figura tra gli autori e il riferimento di contatto è addirittura zag@crs4.it. Nel successivo importante lavoro di sintesi di Quarteroni, Tuveri e Veneziani del 2000, gli autori ringraziano esplicitamente Gianluigi Zanetti e l’intero Biomedical Applications Group del CRS4.

    Quarteroni ebbe certamente un ruolo scientifico importante, in particolare nella modellistica matematica e numerica. Ma quella fu una storia molto più collettiva: Tuveri, Zanetti, Quarteroni, Veneziani, Formaggia, Gobbetti e molti altri ricercatori del CRS4.

    Per questo trovo un po’ paradossale che, in un articolo giustamente dedicato a quanto spesso non sappiamo riconoscere talento e merito, sia rimasto fuori proprio uno dei protagonisti di quella storia. Gianluigi, che purtroppo non c’è più, credo meritasse almeno di essere ricordato.

  2. Vittorio Murgia ha detto:
    30 Agosto 2026 alle 14:34

    Ogni volta si incolpano per i mali della Sardegna Is Istranzos. Ma facciamoci un esame di coscienza e chiediamoci cosa abbiamo fatto noi Sardi per far crescere la nostra Isola! Il sardo Giovanni Antonio Sanna a metà Ottocento era l’uomo più ricco di tutto il Regno di Sardegna, si disse. Fu incaricato dai Savoia di gestire numerose miniere dell’Isola. Anche lui fu vittima dell’invidia. E se dovessimo scavare, esempi simili ne troveremmo altri. E non pochi. Questa grave tara chiamata invidia penalizza la nostra Terra. Così non andremo mai avanti.

  3. Lidia ha detto:
    29 Agosto 2026 alle 19:04

    Provo “invidia” per quelli di Lanusei.

  4. Stefano Locci ha detto:
    29 Agosto 2026 alle 12:02

    Egregio, concordo in pieno con Cassandra: alla base dell’invidia che attanaglia grandissima parte dei Sardi c’è la mediocrità. Su tutti i fronti: culturale, intellettuale, sociale e caratteriale. La stessa dignità sventolata un giorno sì e l’altro pure è una bufala. Così scarsa da farci fare da scendiletto a chiunque, purché non nativo della nostra Isola. Saluti .

  5. Lady Mary ha detto:
    29 Agosto 2026 alle 11:50

    L’invidia e la sorella furbizia sono il cancro della Sardegna. Nessuno può più credere che ci sia veramente la possibilità di crescere per merito, con il duro lavoro e la passione. Si continua a mercificare tutto e, in sanità ancora di più, si va avanti solo per apparentamenti politici, massonici o parentali. Non c’è davvero alcuna speranza, questa regione si merita un commissariamento. Il sistema sanitario è solo lo specchio della società e non si vede all’orizzonte, non dico una classe politica, ma nemmeno un politico limpido e serio. Tutta questione di frequentazioni dei circolini che contano.
    Dottor Tuveri ha provato in qualche modo a stare nella fossa dei leoni (il Brotzu) o spostarsi nella provincia più remota (Lanusei) senza primariato, pur di tornare in Sardegna, ma ogni volta deve trovare modo di ripartire (da qui le autorizzazioni a lavorare in Veneto) per mantenersi attivo nella parte operatoria.
    Continuare a educare alla furbizia e non all’onestà non produce altro che questo scempio.

  6. Alessandro Murenu ha detto:
    29 Agosto 2026 alle 11:13

    Quando si parla in modo diretto, facendo nomi e cognomi, le cose si complicano. Ad allusioni e sottintesi si può obiettare tutto e il contrario di tutto, soprattutto da parte di chi non conosce i fatti e tifa soltanto per una determinata “curva”.

    Chi conosce Massimiliano sa che è un uomo spigoloso, non facile, talvolta caustico. Ma sa anche che è, prima di tutto, una Persona e, in secondo luogo, un professionista schietto, persino a detrimento dei propri interessi.

    Questo articolo mi ha riportato indietro di svariati decenni, a quando per me e per lui – e per pochi altri colleghi – la Medicina e la Chirurgia erano divinità da venerare, servire e studiare con passione. Ricordo come fosse oggi quando mi parlava di “shear stress” e degli studi condotti con fisici e matematici, così ben sintetizzati nel testo.

    Ebbene, quella passione ci è stata sottratta, negli anni, da un sistema malato.

    Non si tratta di puntare il dito contro singole persone, ruoli o tempistiche, ma di dire la verità. Il sistema è compromesso in modo irreversibile. A farlo ammalare sono stati tutti coloro che hanno contribuito, da dentro e da fuori, a spegnere il nostro entusiasmo e a farci invecchiare anzitempo. Noi che eravamo curiosi e generosi come bambini; noi che mettevamo al centro l’essere umano; noi che ci “divertivamo” – nel senso etimologico più profondo – a fare il nostro mestiere; noi che trovavamo appagamento nell’alleviare le sofferenze, anche solo con una battuta o con quell’ironia capace, a volte, di lenire il dolore meglio di un oppioide.

    Massimiliano è il simbolo di una schiera di ottimi professionisti (non importa quanto numerosa), spesso silenziosi per timore, che ancora oggi affrontano il lavoro più bello del mondo con autentica passione.

    Massimiliano ha avuto il coraggio di superare la paura. L’onestà e la schiettezza sono diventate un punto a suo sfavore e oggi, come altri prima di lui, ne sta pagando il prezzo.

  7. Antonio ha detto:
    29 Agosto 2026 alle 10:51

    Prof. basta farsi un giro al Brotzu e leggere i nomi e cognomi sulle porte degli ambulatori non so se è cosi anche al Policlinico

  8. Paqujto Farina ha detto:
    29 Agosto 2026 alle 09:17

    In una dimensione surreale, il “Genio della Lampada” decide di premiare tre persone. Per rendere meglio l’idea plagiamo un classico schema delle barzellette e ipotizziamo siano tre isolani: uno di Tenerife, uno dell’isola di Wight e, appunto, un sardo. Il Genio offre la possibilità di esaudire il più grande desiderio, qualunque esso sia, ma li avverte che al loro peggior nemico darà il doppio. “Quale desiderio vuoi che esaudisca per te?” – dice rivolgendosi all’uomo di Tenerife -. “Voglio avere una meravigliosa villa affacciata sull’oceano dove possa trascorrere la mia vita contemplando la bellezza del mare e tutta la natura circostante.” Desiderio esaudito. Il Genio passa poi all’abitante dell’isola di Wight. “Io desidero 10 milioni di sterline esent’asse sul mio conto corrente”. Detto fatto. Infine, rivolgendosi al sardo. “Che desiderio vuoi che esaudisca per te?” – domanda il Genio della lampada -. Il sardo rimane qualche secondo pensieroso, indeciso, a riflettere su una proposta così straordinaria, che cambierebbe la sua vita e quella della persone a lui più care. Infine si decide e da la risposta: “Ocaminne un ocru”

  9. Giuseppe+Aresu ha detto:
    29 Agosto 2026 alle 09:03

    Massimiliano Tuveri è un Sardo, i feudatari sono i saccheggiatori della Sardegna.

  10. Mario Pudhu ha detto:
    29 Agosto 2026 alle 08:52

    Primu: Nos ant imparadu e allenadu e imparant e allenant a nos odiare (si aimus cumpresu chie e comente, tambene!)
    Segundhu: in sardu s’itl. INVIDIA si narat propriamente ÓDIU.
    Tertzu: Nois no amus imparadu a nos istimare e fintzas sa peràula “cristianu” narat in sardu prus su contràriu de “animale” chi no su èssere de Cristos.
    A mie no mi che lu bogat de conca neune chi s’ira de sos fogos chi donzi istiu brùsiant sa terra nostra siat ispeculatzione de chie prus logos e logu bi brùsiat e prus dinari balanzat (un’ispétzia de CUNTRATU a “prus triballu faghes e prus dinari ti pagamus“ e bae e busca cun cale critériu faghent sos cuntratos, coment’e chi su risurtadu menzus siat prus logu brusiadu = produtzione prus manna = paga prus manna!!!)
    Ma no mi che lu bogat dae conca mancu chi a istichire fogu siant sardos etotu, pro ódiu, o ‘bisonzu’, o amore a sa limùsina). Ma sempre zente chentza guvernu semus, o meda cun ‘guvernos’ buratinos ‘autonomi’ miseràbbiles, semus de séculos, e peus puru mancu nondhe abbizamus, istruiti e allenati a ignoràntzia coltivada e disistima de sa terra nostra e de nois etotu in totu sas iscolas di ogni órdine e grado.
    E, menzus de bi pessare a comente semus cumbinados che berbeghes chentza mancu pastore, bi ndh’at chi faghent chei cudhos, ODIOSOS, chi naraiant: «Inue colo, si bi at muru nessi una preda a terra ndhe li imbolo e si b’at cresura nessi un’àidu li fato!» (lampu, candho si narat balentia za est abberu!…) e bastat fintzas a los lassare fàghere mancari chentza los leare a “ideale”.
    Ma sempre unu fàghere de miseràbbiles est (chi no est cussu de sos frantzesos de Victor Hugo).
    E a Tuveri sunt reséssidos nessi a lu lassare o pònnere a un’ala.
    Epuru tiaimus pàrrere, e podimus èssere, ancora zente, si bi pessamus, cun carchi diferéntzia dae sos animales e no solu “cristianos” ca nos ant batizadu.

  11. Lorenzo ha detto:
    29 Agosto 2026 alle 08:46

    Io invidio a fasi alterne il Papa ed il Sultano del Brunei.
    Non mi metto per meno.

  12. Antonio ha detto:
    29 Agosto 2026 alle 08:09

    Povera Sardegna…..gustiscia ma no in domo……

  13. Cassandra Casagrande ha detto:
    29 Agosto 2026 alle 08:05

    Buongiorno, non è questione di invidia o dei sardi invidiosi, conosco persone di provenienze diverse e anche in altri luoghi si dice”eh l’invidia!”, a mio avviso, rispetto a tuo articolo odierno, ci sarebbe da dire che il fenomeno è un altro, non si capisce che ciò che sta zavorrando la Sardegna è l’ ignoranza collettiva e l’assenza di percezione che ogni benessere si sviluppa in terreno fertile, questa mentalità feudataria in scala è molto più perniciosa di ogni invidia
    Chi riesce ad immaginare un benessere collettivo ha già saltato il fosso della cosiddetta”invidia” che, nei fatti, è solo l’incapacità di vedersi come collettività e non come singolo, a questo aggiungi la politica, l’ impresa sfruttatrice, l’idea della ricchezza individuale, allargherei il ragionamento

  14. Paolo1 ha detto:
    29 Agosto 2026 alle 07:57

    Egregio Professore, ciò che descrive è spesso attuale in tantissimi settori. Molto spesso, si tende a nascondere o a non valorizzare i propri talenti, che talvolta potrebbero mettere in ombra la professionalità di coloro che, grazie a parentele, favoritismi o altri meccanismi, hanno raggiunto posizioni di potere pur non possedendo determinate capacità o meriti. È un fenomeno che, purtroppo, finisce per penalizzare soprattutto chi meriterebbe di essere riconosciuto e valorizzato per il proprio talento e le proprie competenze. Per questo motivo, molti talenti e professionisti di grande valore finiscono per cercare la propria realizzazione al di fuori della Sardegna, portando altrove competenze, esperienza e professionalità che potrebbero invece contribuire alla crescita della propria terra. È un vero e proprio impoverimento per l’Isola e, soprattutto, per i suoi cittadini, che si vedono privati di professionalità preziose e di servizi che potrebbero essere svolti con maggiore competenza e qualità. Alla fine, a pagare il prezzo di questi meccanismi non sono soltanto i professionisti esclusi, ma l’intera collettività.

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