Settanta.
No, non settantamila. Non settemila. Settanta.
Sono appena settanta i sardi e le sarde che hanno presentato domanda per ottenere i voucher formativi per conseguire la qualifica di hostess e steward, cioè il benefit all inclusive propagandato per mesi dall’assessora del Lavoro Desirè Manca come una specie di frontiera moderna dell’occupazione giovanile.
Per settimane la scena è stata quella consueta: annunci, dichiarazioni, post, rilanci, toni enfatici, immancabile rappresentazione della misura come svolta epocale. La Regione ha stanziato un milione di euro per coprire il corso teorico-pratico necessario a ottenere il certificato Cabin Crew Attestation e, già che c’era, anche le spese accessorie: viaggio, alloggio, perfino la certificazione medica. Mancava solo il tappeto rosso sulla scaletta dell’aereo.
Il risultato, però, è desolante: il grande decollo raccontato dall’assessora si è tradotto in un modesto imbarco di settanta persone. Altro che successo. Qui siamo davanti a un bando che non ha acceso entusiasmo, non ha mobilitato i disoccupati, non ha intercettato la fame di lavoro che pure in Sardegna non manca. Ha semplicemente sbattuto contro un muro di diffidenza.
Tanto che, accortisi del fiasco, nell’assessorato hanno fatto ciò che si fa sempre quando la propaganda promette più della realtà: hanno spostato in avanti il problema. La scadenza del 31 agosto è stata prorogata fino a esaurimento fondi. Traduzione dal burocratese: l’avviso pubblico e stato riaperto e non c’è più nemmeno un termine vero. Si resta lì, in attesa, sperando che qualcuno arrivi.
Quando una misura funziona, le domande arrivano. Quando una misura non funziona, si allunga il tempo e si finge che il problema sia il calendario. E invece il problema, quasi sempre, è politico.
Per capire quanto questa operazione sia stata costruita più per la narrazione che per l’efficacia, basta ricordare un altro passaggio della messinscena: il famoso catalogo formativo. Anche lì: annunci, solenni presentazioni, enfasi sulla selezione degli enti presso cui i voucher avrebbero potuto essere utilizzati. Poi, come spesso accade quando si gratta via la vernice, e venuto fuori che il voucher può essere speso presso qualunque ente formativo abilitato al rilascio del certificato Cabin Crew Attestation, anche se quell’ente non compare affatto nel catalogo messo in piedi dall’assessorato.
E allora a che è servito tutto quel teatrino? A nulla, se non a produrre carta, comunicati e autopromozione. Il catalogo c’era, ma contava poco o niente.
Riepiloghiamo, perché a volte mettere le cose in fila aiuta a capire meglio la distanza tra la realtà e la recita.
Il voucher voluto da Desy si può dunque usare in qualunque ente abilitato al rilascio dell’attestato professionale, anche fuori dal catalogo dell’assessorato. La domanda si può presentare praticamente quando si vuole, perché la scadenza è evaporata. La Regione paga il corso, rimborsa il viaggio, l’alloggio e persino la visita medica necessaria per ottenere il certificato.
In teoria, un affare.
In pratica, settanta domande.
Ed è qui che il dato smette di essere una curiosità statistica e diventa un fatto politico. Perché se una misura così generosa non convince quasi nessuno, allora il problema non è il pacchetto offerto. Il problema è chi lo offre. O, meglio ancora, il modo in cui lo offre.
La verità è che in Sardegna si è ormai consolidata una percezione precisa: quando dall’assessorato del Lavoro arriva qualcosa, arriva quasi sempre confezionata come un prodotto da piazzare. Non come una politica pubblica seria, sobria, credibile. Ma come una televendita istituzionale in cui il confine tra informazione ai cittadini e costruzione dell’immagine personale dell’assessora è sempre più sbiadito, fino quasi a sparire.
Ed è devastante che accada proprio sul terreno del lavoro. Perché chi cerca lavoro non ha bisogno di reel. Non ha bisogno di facce in primo piano, slogan e influencer di governo. Ha bisogno di fidarsi. Di percepire che dietro un bando ci sia una struttura pubblica affidabile, non un personaggio politico in perenne campagna promozionale.
Se invece ogni misura viene lanciata come fosse il trailer di Desirè Manca, allora il sospetto cresce. E quando cresce il sospetto, crolla la fiducia. E quando crolla la fiducia, nemmeno i voucher più vantaggiosi bastano più.
L’assessora ha anche sostenuto di recente che le professioni del comparto aeronautico sarebbero in crescita del 600%. Ammesso e non concesso che il dato abbia un fondamento serio, resta il fatto più importante: se davvero il settore è in piena espansione e se davvero il voucher è così conveniente, perché i giovani sardi non corrono? Perché non si precipitano? Perché non intasano il bando? La risposta, probabilmente, è brutale ma semplice: perché non credono più alla voce che glielo vende.
E questa è la vera notizia. Non che il bando sia stato poco partecipato. Ma che anche davanti a soldi, rimborsi e facilitazioni, la macchina della propaganda non riesca più a trasformarsi in consenso, neppure tra chi un’opportunità di lavoro dovrebbe afferrarla al volo. I voucher per hostess e steward, insomma, non raccontano soltanto il flop di una misura. Raccontano la crisi di credibilità di un metodo: quello che scambia il governo con la pubblicità, l’azione amministrativa con la presenza social, la politica del lavoro con la costruzione del personaggio. Ci dicono in sostanza che in politica vale quello che vale anche in bottega: quando nessuno crede più alla propaganda, anche il regalo resta sullo scaffale.

Io avrei accettato il voucher. Avrei messo in gioco la mia vita. Avevo tutte le carte in regola tranne una: l’età. Avevo chiesto tramite social alla signora Manca tramite DM social. Mi ha risposto con cortesia che purtroppo non era possibile. A 52 anni devo farmene una ragione.
Poi ci lamentiamo quando al governo ci ritroviamo la Gioggia di turno….
Dottore buonasera. Ebbene, appare nella pagina FB della Desirè un invito a “seccarsi” le dita (a lei, professó!). Risponde una tale che gli scrive ponendo un quesito (a proposito delle graduatorie “tuttimpari” per l’assessora):”ma quindi anche gli idonei possono essere assunti in graduatoria ARES, intende dire questo?” Nessuna risposta, naturalmente.
Gentile Paolo, le sue argomentazioni, illustrano perfettamente i malfunzionamenti imperanti di questa sedicente maggioranza che governa la nostra amata regione. Giusto sull’argomento in essere, mi sono dilettato ad applicare un certo assioma matematico; ovvero applicando la proprietà commutativa. (Scambiando l’ordine dei fattori, il prodotto non cambia; ma anche scambiando l’ordine degli addendi il risultato non cambia. Dal mio punto di vista trovo che, applicando la formula, a tutti gli assessorati, (al netto della logorrea degli annunci, al netto dei desiderata “mai corrisposta”, al netto di millanta nastri tagliati e forbici ✂️ consumate all’uopo,) si possa affermare che,: 0x0=0 ma anche,0+0=0! Detto questo, la politica non si fa’ sul web e, men che meno, non si possono tradurre i like in millanta posti di lavoro e/o adesioni a chissà quale visione! È vero Prof, per come è stato presentato l’argomento, sembrava che ci sarebbe stato una specie di plebiscito (tipo maggioranza bulgara e assembramenti ingestibili, carrarmati schierati per contenere le folle, la Brigata Sassari in assetto di emergenza…che cazzo c’entra? ,boh vabbè vediamo). Riepilogando 70 richiedenti su 7000 previsti, ergo il 1000x💯 in meno di quello previsto. Domanda: dove caspita sta la richiesta del 600x💯 nel comparto? Un’altra considerazione: che cazzo c’entra la regione sulla preparazione degli addetti alle compagnie, se le stesse compagnie sono in grado di selezionare e assumere gli idonei al ruolo,? Perché illa non si impegna attivamente a sbloccare le graduatorie OSS piuttosto che cercare like! Ad maiora,!
Prof servono voti per l’anno prossimo
Il tema vero è: alla conclusione del corso quali saranno le prospettive reali di occupazione? La diffidenza credo sia tutta in questa domanda .
Gentile Professore, non le è andato giù il suo pezzo – argomentato – sugli OSS. E’ una personalità che oscilla fra il vittimismo e il protagonismo a qualsiasi costo. Se Lei fosse un dipendente dell’Aspal probabilmente a quest’ora sarebbe già stato trasferito di sede, come pare si usi di questi tempi nei Centri per l’Impiego del Nord Sardegna dove il dissenso e il pensiero critico non sono ammessi nè tollerati. E dove i Direttori prendono le direttive dai dipendenti vicini all’Assessora.
Stanno scappando dagli scappati di casa. È finito l’ imbroglio!
Purtroppo tutti i politici vendono fumo, purtroppo in Italia tantissimi sono fumatori
Da morire dal ridere.
Peccato perché c’è da piangere.
Quando il circo leverà le tende rimarrà il rimorso di aver perso tempo dietro i pagliacci.
…ma sarà anche che farsi un mazzodiculo come un cameriere di bordo, ridotto ormai a svenditore di gratta e vincono (gli Altri ) e profumi dutyfree poco convenienti , NON È PIÙ un lavoro ambito che ti fa girare il mondo ?