Per non dire stupidaggini sulle accise

10 settembre 2013 20:441 commentoViews: 150

Ricevo e volentieri pubblico un articolo di un mio allievo che lavora a Bruxelles. A prescindere dal giudizio sulla proposta di legge dei Riformatori, a me interessa che si noti che o si è sovrani o non si può intervenire seriamente sulle accise.
di Europa

L’accisa è un’imposta che grava sulla quantità dei beni prodotti, a differenza dell’IVA che incide sul valore. Infatti l’IVA è espressa in aliquote applicate al valore del prodotto, l’accisa, invece, si esprime in termini di aliquote rapportate all’unità di misura del prodotto

L’accisa concorre a formare il valore dei prodotti, ciò vuol dire che l’IVA sui prodotti soggetti ad accisa grava anche sulla stessa accisa.

L’armonizzazione delle accise è stato un elemento indispensabile alla corretta instaurazione del mercato unico europeo. D’altra parte, il gettito fiscale legato alle accise è fondamentale per la fiscalità interna dei singoli Stati membri, in quanto costituisce una parte cospicua delle entrate nel bilancio di ogni Paese. Pertanto, da una parte è stato necessario disciplinare il settore con norme europee applicabili su tutto il territorio dell’Unione (Regolamenti), dall’altra è stato lasciato ampio spazio alla sussidiarietà con il recepimento da parte di ogni Stato membro della direttiva comunitaria fondamentale (attualmente la n. 2003/96/CE del Consiglio del 27 ottobre 2003), dal momento che le accise concorrono tradizionalmente alla formulazione di scelte politiche, non solamente in campo tributario, ma anche nei settori industriali, energetico, sanitario, sociale, dei trasporti e dell’agricoltura.

Il grande impatto di questo tipo di fiscalità si rileva considerando che essa colpisce prodotti tipici dell’agricoltura e degli usi alimentari di ogni Paese e prodotti cosiddetti energetici, impiegati nella produzione di beni e servizi di larghissimo consumo come l’energia elettrica, il gas o i trasporti. Date le caratteristiche territoriali molto diverse che contraddistinguono i Paesi membri, non è stato possibile giungere a un’armonizzazione completa, ossia colpire gli stessi prodotti con le stesse aliquote in tutto il territorio dell’Unione Europea, però si è proceduto ad armonizzare le strutture dei tributi nell’ambito di un regime generale valido in ogni Stato membro.

Regolamento europeo

In particolare, il regime impositivo europeo prevede:

– il momento generativo dell’obbligazione tributaria all’atto della fabbricazione dei prodotti nel territorio dell’UE o all’importazione;

– il perfezionamento dell’esigibilità del tributo all’atto dell’immissione in consumo dei prodotti, con l’uscita dalla fabbrica o con l’importazione definitiva;

– la possibilità di detenere o di trasferire le merci in regime sospensivo;

– vincoli di fabbricazione, di deposito e di circolazione per le merci a imposta sospesa;

– un sistema di garanzia per la fabbricazione, la trasformazione e la detenzione delle merci in sospensione d’accisa, secondo le previsioni di ogni Stato membro;

– un sistema di garanzia obbligatorio per la circolazione in regime sospensivo;

– la possibilità, per le merci già immesse in consumo in uno Stato membro, di ottenere il rimborso dell’imposta assolta se le stesse merci sono trasferite in un altro Stato membro dove pagano l’accisa ivi vigente;

– i casi in cui si possono ammettere i prodotti ad agevolazione d’imposta, sotto l’osservanza di determinate modalità.

La disciplina europea ha introdotto l’istituto del deposito fiscale e alcune figure di soggetti passivi, come il depositario autorizzato, l’operatore registrato, l’operatore non registrato e il rappresentante fiscale.

Pertanto, i principi del regime impositivo, unitamente alle figure di soggetti passivi, riconosciuti in tutto il territorio comunitario, concorrono a quella armonizzazione della struttura fiscale delle accise che unificano le modalità di gestione e di controllo delle operazioni rilevanti ai fini della tassazione.

In questo modo, è stata assicurata la libera circolazione delle merci nel territorio della Comunità, salvaguardando gli interessi dei singoli Stati. Ad esempio, l’aliquota di accisa zero sul vino non penalizza i produttori di quei Paesi dove è forte la produzione vitivinicola. Al tempo stesso, però, il regime di deposito fiscale garantisce gli interessi di altri Paesi in cui l’imposta è più o meno alta: lo speditore italiano che opera in regime di deposito fiscale è tenuto a garantire il carico di imposta gravante nel Paese di destinazione.

Per i sopra esposti motivi è impensabile che l’accisa venga prelevata alla produzione, ma necessariamente al consumo, pena alterare la circolazione dei beni in ambito comunitario e sottrarre risorse agli stati membri all’atto del consumo (principio generatore del carico). In termini più semplici, se la Spagna si avvale di un raffinatore Italiano, deve poter gestire il carico fiscale (accisa) del prodotto introdotto nel suo territorio (sul quale grava anche l’IVA).

Altro argomento fondamentale riguarda l’esportazione del prodotto in paesi extraCEE. Nell’export la detassazione è assoluta (non si scontano IVA ne’ altre imposte indirette): ebbene se si esigesse l’accisa in fase di fabbricazione, si esporterebbe il prodotto gravato di un onere che limiterebbe irrimediabilmente il mercato dell’export.

In sostanza la proposta dei riformatori è una trovata elettorale di cui (a prescindere dall’irrealizzabilità) non si sono stati valutati i più semplici aspetti economici.

 

1 Commento

  • Tutto vero, la proposta dei riformatori è solo propaganda, a nulla porterà, ma non se vogliamo essere Stato. Quella legge, nata dal recepimento delle norme EU, doveva essere mirata alla regolamentazione del libero mercato EU, non al suo interno, agli stati. I depositi fiscali, che consentono la detenzione del prodotto all’interno dello stesso territorio ha causato un danno economico alla Sardegna, e questo è contro lo statuto ( rango costituzionale e protetto dagli stessi accordi Eu essendo precedente i loro accordi). All’art 51 in e per questo caso c’è scritto che
    “La Giunta regionale, quando constati che l’applicazione di una legge o di un provvedimento dello Stato in materia economica o finanziaria risulti manifestamente dannosa all’Isola, può chiederne la sospensione al Governo della Repubblica, il quale, constatata la necessità e l’urgenza, può provvedervi, ove occorra, a norma dell’art. 77 della Costituzione.”
    Quindi questa legge che consente di delocalizzare il momento della vendita del prodotto determinando l’atto generativo nel luogo in cui il prodotto passa in deposito commerciale ( esterno alla Sardegna e li viene assolta l’accise, toglie alla Sardegna una grossa fetta di entrate) causa un grave danno economico alle nostre finanze.

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