Per non dimenticare mai l’ingiustizia endemica della giustizia italiana

1 novembre 2013 16:1817 commentiViews: 57

logoPSdi Gianni Benevole
Chissà perchè, ma ieri, nell’apprendere che il ministro  Cancellieri – dopo il suo interessamento per Giulia Ligresti – ha dichiarato che si trattava dell’interesse per  un ” caso umanitario”, ho provato ribrezzo e nausea indescrivibili.
Il mio pensiero e il mio cuore sono andati inevitabilmente ad un SIMBOLO!
Non so chi di voi conosca la storia di Aldo Scardella, un giovane studente morto nel carcere di Buoncammino da innocente, MAI INTERROGATO DA UN GIUDICE,  MAI PROCESSATO, MAI CONDANNATO! Simbolo appunto di diritti e di giustizia negati. La sua storia inizia la sera del 23 dicembre 1985, quando a Cagliari, in via Dei Donoratico, il titolare del “Bevimarket”, Giovanni Battista Pinna, venne ucciso con diversi colpi di pistola nel corso di una rapina.
Aldo Scardella, 24 anni, incensurato, abitava a 150 metri dalla rivendita di liquori. Il 26 dicembre, alle 6.00, la casa degli Scardella fu perquisita alla ricerca di armi. Nel corso della stessa mattina, Aldo fu interrogato negli uffici della Squadra Mobile della Questura di Cagliari.
Il 29 dicembre cominciò l’incubo. Aldo venne arrestato e messo in isolamento nella Casa Circondariale di Oristano. Per una settimana i familiari furono tenuti all’oscuro di tutto.
Scardella passò 185 giorni di calvario nelle carceri italiane (il 26 aprile 1986 fu trasferito a Buoncammino). Sei mesi di dura segregazione passati tra sofferenze inaudite, disperazione, in cui ” NON FU MAI INTERROGATO DAL GIUDICE ISTRUTTORE”, sordo alle sue disperate grida di innocenza”. Scardella fu “privato dapprima della libertà e poi della dignità, diritti inalienabili di ogni individuo”.
Il 2 luglio 1986 si impiccava nella sua cella in circostanze mai chiarite sino in fondo.
Aldo lasciò un biglietto con la scritta “muoio innocente”. Vorrei che la vicenda del ministro della “INGIUSTIZIA” della Repubblica Italiana venisse chiarita sino in fondo.

17 Commenti

  • Colpo Grosso

    Non solo.
    L’atteggiamento umanitario qui in realtà è vilipeso, pensateci.
    Se familiari e amici dei “potenti”, trovandosi in situazioni critiche, dovessero ogni volta scontrarsi con disservizi, ingiustizie, muri burocratici, ecc, l’energia che i “potenti” stessi sarebbero disposti ordinariamente a spendere nella lotta a questi cancri, sarebbe decisamente maggiore.
    Nel momento in cui, la personalità con qualche potere, può invece “risolvere” a modo suo i problemi di chi gli sta vicino, sentirà ovviamente meno la natura generale di quei problemi!

    L’umanitarismo all’italiana: proteggere sempre e solo la propria tana. Al di là del cancello, l’inferno.

  • Gianni Benevole

    Buona sera, Salcan. Vivo nella realtà e tocco ogni giorno con mano le storture del nostro sistema, rese ancora più lapalissiane da radicate abitudini come quelle citate da RR. Credo che con il “caso Cancellieri” si stia perdendo di vista il punto fondamentale, in proposito faccio mio e condivido il punto di vista di un giudice, secondo il quale: «non sbaglia il ministro della giustizia che intervenga anche ad personam per evitare che ad un individuo in carcere, in attesa di giudizio e in evidente stato di sofferenza, sia prestata la sacrosanta e dovuta attenzione. Ciò che fa rabbrividire è che in questo caso l’interessamento è stato preventivo ed ha riguardato un’amica di famiglia»! Ho letto di recente alcune pagine che raccontano le vicissitudini di un certo “Ferruccio Sorcinelli”. Di lui si dice: «Magistrato, affiliato alla massoneria, in Romagna. Tra le mani la causa sul fallimento della banca locale. Il governatore della Banca D’Italia, Bonaldo Stringher, è fortemente interessato a salvarla. Il magistrato, opportunamente contattato, ne evita il fallimento. Dopo poco lascia la magistratura e viene nominato direttore della filiale della Banca d’Italia di Sassari. Si dimette e fonda una propria banca a Sassari, La Società Bancaria Sarda, capitale iniziale 500 mila lire versati dalla massoneria. Diventa un ricchissimo uomo di affari, dopo aver sfruttato risorse e lavoratori, come industriale minerario nella nostra terra. Assetato di potere e spregiudicato, aspira ad un seggio in parlamento nel distretto della Sardegna». Lussu al riguardo: – «I combattenti saranno sempre avversari di questo personaggio ed esprimono la loro netta e sprezzante avversione verso il signor Sorcinelli»! Oggi si parla tanto di codice etico ma non si agisce allo stesso modo ed anzi si fa quadrato, di fronte a casi scandalosi, col chiaro intento di mascherare e tentare in modo irritante di fornire dei fatti una rappresentazione distorta, quasi che gli osservatori fossero dei deficienti sprovveduti! Basterebbe essere umili e andare a casa. Ma d’altronde se non si riesce a dare l’esempio al cospetto di una sentenza definitiva di condanna, allora il cammino da percorrere è veramente impervio!

  • No, cara Giulia.
    Non è possibile comprendere o tollerare un comportamento simile per la Cancellieri, anche se dettato da ragioni squisitamente umanitarie.
    Non so tu ma a me da fastidio quando vedo che per fare un esame in ospedale devo attendere anche 6 mesi mentre “Tizio” si trova la prenotazione da una settimana all’altra grazie alle proprie conoscenze.
    Parimenti il caso di Ligresti: se in galera finisse qualcuno di noi poveri mortali, dubito che qualche parente o amico compassionevole possa fare qualcosa per aiutarci.
    In ogni caso talvolta basta fare sapere che una persona “è amica di” per fare scattare nei suoi confronti un trattamento riguardoso.
    Allora non è più civiltà: è la legge del più forte e in questo caso non esistono regole civili se non quelle della natura dove vince l’individuo prevaricando l’altro.
    Bisogna decidere: società civile e rispetto dei diritti di tutti o meno.

  • Giusi Boeddu

    Ho seguito con interesse la discussione e ne sono contenta perché in genere il carcere è un mondo che collochiamo distante da noi. Parlarne in questo momento ha un senso che deve andare oltre allo sconcerto, pur se comprensibile, per l’intervento del ministro. Lo sconcerto a mio avviso deve essere rivolto al perché l’intervento si è reso necessario. Per abitudine personale e professionale non vedo dietro ad ogni comportamento fuori dagli schemi, un reato o la malafede. Questo, paradossalmente, è un insegnamento che ho ricevuto proprio dal carcere. Credo, anzi spero, davvero che dietro ci sia stato un atto di umanità perché di questi tempi le condizioni dei detenuti sono veramente difficili. Anzi disumane. Probabilmente l’intercessione non rivolta ad un perfetto sconosciuto ha il sapore dell’uso del potere a favore dei soliti noti, ma quando si tratta di carcere vi dico che qualsiasi azione (positiva) rivolta a qualsiasi essere umano sia diretta, ha un senso che chi non conosce il carcere non può pienamente cogliere.
    Il carcere ha il potere di deformare tutto, di rendere le cose più normali in cose importanti perché l’assenza di libertà ha in pugno il cuore, il cervello, l’anima. E già questo basterebbe, invece il drammatico sovraffollamento che ha raggiunto numeri incredibili, porta con sé condizioni di vita da costituire solo esse delle vere e proprie pene. Quando si entra in carcere, non negli uffici, ma nelle sezioni dove si trovano i detenuti o le detenute, si viene avvolti dall’odore forte della varecchina che tutti usano abbondantemente per la pulizia delle celle, misto all’odore di panni che asciugano al chiuso, di cibi cucinati con attrezzi di fortuna, di persone con ognuna il proprio odore che vivono in spazi ristretti. Si intravedono i piccoli spazi delle celle, resi più “casa” da foto dei figli o dalla tendina che ha cucito la madre. In carcere non si scelgono i compagni di cella, solo il buon senso e la professionalità di chi ci lavora a volte può evitare delle tragedie e non sempre questo accade. Ti devi spogliare, devi mangiare, dormire, piangere, vomitare davanti a persone che non conosci sulle quali ti chiedi chi è, se è come o peggio di te. In carcere ci sono procedure che si conoscono solo se ci sei già stato, altrimenti tutto è legato al non sapere: che devi essere perquisito, spogliato, visitato, schedato…… La condizione di privazione della libertà mette la persona in una condizione di totale dipendenza dalle azioni di altri, con o senza divisa che siano. Non sempre l’equazione potere/possibilità di vita intra-muraria migliore, è vera. Anzi, talvolta avviene proprio il contrario. Dipende dalle persone, dalla loro abilità a sapersi adattare a delle condizioni nelle quali nessuno di noi, neanche chi conosce bene la vita del carcere, vorrebbe trovarsi. Sono certa che il ministro non sia intervenuta solo nei confronti della signora Ligresti, perché qualsiasi persona che ha la possibilità di entrare in carcere e di soffermarsi ad ascoltare, non si può sottrarre da atti di umanità soprattutto se ha un ruolo di responsabilità. La domanda però ritorna: perché si è reso necessario intervenire e ancora, quante Laura, Giovanna, Gabriella, Rosa, Filomena….e ancora Giuseppe, Franco, Bachisio, dovranno sperare in qualcuno che ascolti le loro storie e che la giustizia sia celere. Senza voler in alcun modo sminuire la tragica storia di Aldo Scardella, penso a tutte le storie e le persone protagoniste di queste che ho incontrato negli anni. Storie di persone che hanno scontato anni di carcere per poi essere prosciolte, o di persone che pur essendo innocenti hanno scontato pene lunghissime. E poi penso a quando mi imbatto in considerazioni di semplificazione forcaiola, sempre presente quando temiamo che la nostra sicurezza venga meno, espresse da persone illuminate. Ci sono tanti aspetti che nelle storie di carcere si intrecciano, ma il filo conduttore deve essere il pensiero che al centro di tutto c’è l’uomo. Qualsiasi nome, professione, status, provenienza, religione, sono sempre un uomo o una donna privati della libertà e chi sta fuori deve porgersi a questo luogo con umanità piena. Ecco perché non mi ha infastidito l’intervento del ministro, ma continua a darmi pena il perché il suo intervento si è reso necessario.
    Giusi Boeddu

  • @Benevole

    “… nostro sistema giudiziario, spesso lasciato in balia di un legislatore poco attento – magari “volutamente”…
    ma LASCIATO da chi?
    ma di cosa sta parlando?
    ma dove vive?
    ci sono cittadini di serie A e cittadini di serie B.
    il fatto che questa regola venga applicata e praticata dal ministro della GIUSTIZIA, mi pare che gridi allo scandalo COMUNQUE.
    il sistema giudiziario è costituito da PERSONE, ed il senso etico e morale, o ce l’hanno o non ce l’hanno.

    non può esistere il rispetto delle istituzioni senza ricordarsi che esse sono rappresentate da persone, e queste persone DEVONO essere all’altezza delle istituzioni che esse rappresentano ed incarnano, diversamente A CASA.

    invece, con l’arroganza del marchese del grillo “IO SONO IO E VOI NON SIETE UN C…O”, pretende di restare al suo posto, approfittando del fatto che a qualcun farebbe molto comodo un po’ di umanità.

    non dimentichiamo che questa signora è un prefetto, dunque ella rappresenta lo stato, e su questo devo dire che è entrata perfettamente nel ruolo di un prefetto ai massimi livelli, niente meno che MINISTRO DELLA REPUBBLICA, tanto da convincersi che “LO STATO SONO IO”, come disse UN FRANCESE in francese.

    tutto questo per uno come me che non tollera la violenza in nessuna forma, neanche in quella verbale, figurarsi se tollero l’arroganza del potere

  • Ricordo bene il caso di Aldo Scardella, che fra l’altro non fu l’unico a Cagliari.
    E’ difficile comprendere la Cancellieri quando parla di una persona amica che rischiava di morire, sapendo che nell’italietta peggiore migliaia di carcerati vivono quotidianamente la situazione di una restrizione coercitiva senza tutela e che ormai nel 45% dei casi porta i soggetti ad uno stato di prostrazione psico fisica estremamente grave.
    Cancellieri ha sbagliato e deve dimettersi.

  • Gianni Benevole

    Grazie per il riscontro e per i preziosissimi contributi. Ho saputo che di recente, dopo tanti anni, è stata riaperta e anche chiusa, purtroppo senza esito, l’inchiesta sulla morte di Aldo Scardella. Spero comunque che in futuro ogni ulteriore spiraglio venga tenuto nella debita considerazione. Vorrei anche a sottolineare che, pur essendo molto critico nei confronti del nostro sistema giudiziario, spesso lasciato in balia di un legislatore poco attento – magari “volutamente”- ai reali problemi della giustizia, ho sempre riposto la massima fiducia nei confronti dell’Istituzione. Se così non fosse e se un giorno mi rendessi conto del venir meno di tale intimo sentimento, smetterei di svolgere il mio lavoro e andrei a fare altro, immediatamente. Non mi piace comunque per natura essere ipocrita, visto che ritengo la Magistratura il potere in assoluto più importante nel nostro paese, composta da persone pensanti e non certamente da entità astratte, che consapevolmente hanno scelto di ricoprire quel ruolo, prestando anche un giuramento. Ritengo che non tutti, a mio avviso, svolgano il loro ruolo allo stesso modo e con la stessa nobiltà d’animo. È doveroso pertanto elevare e distinguere chi lavora con zelo, dedizione, proiettato sempre oltre l’apparenza, per il conseguimento della verità, da chi invece non opera in questo modo e si appiattisce alla stessa stregua di un burocrate, perdendo di vista la dignità e la centralità dell’individuo che gli capita tra le mani !

  • @Renato
    “E il singolo magistrato che sbaglia va aiutato a correggersi e a non sbagliare più.”

    Ma cosa dice?
    Un magistrato che sbaglia va semplicemente “RIMOSSO e destinato ad altre mansioni”, non glielo ha ordinato il medico di fare il magistrato, questi ragionamenti ingenui e troppo diffusi, in questa “società che ha perso il senso del buon senso”, sono il male peggiore da cui è assai difficile difendersi, perchè se tanti incapaci occupano ruoli sensibili e di primordine è anche grazie a chi ragiona come lei Renato, sempre disposti a capire e comprendere gli aguzzini mentre le vittime vengono relegate in un angolo oscuro.
    Questi magistrati che sbagliano, capita che spesso rovinano la vita a giovanissimi ragazzi, non serve arrivare al suicidio per avere la vita rovinata, soprattutto quando sei un piccolo angelo e vieni sbattuto dentro una cella peggio di un animale feroce.
    – Da una delle puntata di “presunto colpevole”, Rai2 :
    Una ragazza di Palermo, finisce in cella senza alcun indizio e senza che la vita che conduceva potesse in alcun modo collegarla ad una rapina con agressione e tentato omicidio.
    Una storia che mette in evidenza che anche chi se ne sta tranquillo a casa sui libri, non frequenta compagnie particolari, può all’improvviso venir prelevato con la forza e sbattuto in cella senza la più pallida motivazione.
    Una 20 enne studentessa in giurisprudenza, tutta casa, chiesa, libri e lavoro(assistente in uno studio medico), un giorno apre la porta di casa, sono i Carabinieri, la prendono la portano in caserma, le chiedono che cosa aveva fatto un tal giorno di sei mesi prima, lei come tanti di noi credo, non ricorda. Alla mamma che alla fine del breve interrogatorio, vorrebbe riportarla a casa, i carabinieri rispondono, “no signora allora non ha capito, sua figlia la dobbiamo portare in cella”!
    Sembra assurdo ma è la realtà, un signore aggredito a Catania dice “è lei la complice” la ha indicata attraverso una foto della carta d’identità in cui aveva 15 anni, basta ed avanza per sbatterla in galera. Cioè basta la parola di un pinco pallino qualsiasi, che ti indica attraverso una foto in cui eri poco più che bambino e ti sbattono in gattabuia, senza che tu possa far nulla per difenderti, chiaramente capita soltanto al figlio del popolo anche se è il più mite della terra.
    Buon per lei che le amiche si ricordarono che nel giorno incriminato c’era stata una festa di compleanno ed erano state scattate anche delle foto. Fortuna volle, che la persona aggredita, messa davanti ad una delle foto della festa, in cui oltre la ragazza arrestata c’erano anche le sue amiche, indicò prima un’amica, poi un’altra ma mai la ragazza che si trovava in galera, davanti ad una tale assurda evidenza, la giovane studentessa universitaria dopo nove giorni fu scarcerata, ma non evitò il processo, dove fu costretta a difendersi da accuse campate in aria, alla fine dopo alcuni anni è stata assolta con formula piena.
    Sembra assurdo trovarsi rinchiuso in galera, quando tutti sanno, persino i carabinieri, che sei un angelo del paradiso, ma alle persone normali capita.
    Non dovrebbe ma capita, quando il buon senso, l’istinto e la saggezza, vengono sopraffatti da schemi, teoremi ed ipotesi fredde e senza anima, quando l’umanità lascia il posto alla meccanicità delle cose allora tutto è possibile anche l’impossibile, ed attraverso un numero di cellulare si arriva a costruire castelli di carte per arrivare ad un colpevole, che importa se l’istinto e il buon senso ti dicono e ti urlano “ma che stai facendo guardala bene in faccia non vedi che è la purezza fatta persona” e no non funziona l’istinto, il cuore, la ragione umana, perché tu hai acquisito un pezzo di carta (straccia) e quindi ti hanno insegnato che esiste la finzione, la maschera facciale etc. ti pagano per mandare la gente in galera e tu lo fai bene, il cellulare(che tra l’altro non c’entrava un accidente, indagini fatte coi piedi) è della sorella, ma è troppo piccola ed allora chiaro lo ha usato la maggiore, hanno chiamato da Catania certo fa l’angelo a Palermo è il demone a Catania doppia personalità ovvio.
    Di ovvio c’è la stupidità all’ennesima potenza di certa gente che arriva al potere attraverso il familismo, le amicizie e le insane raccomandazioni.
    Di ovvio c’è soltanto che non esiste una selezione morale ed etica.
    Questa figlia del popolo, è uscita talmente scossa psicologicamente che non riesce più a studiare e passa gran parte della giornata a scrivere tutto quello che fa, su un diario, perchè non si sa mai che un domani non ricapiti di nuovo che qualcuno in divisa le chieda cosa ha fatto e dov’era ad una certa ora di un tal giorno di sei o più mesi prima.
    Tutto ciò è vergognoso, e nonostante l’evidenza questa ragazza è stata processata, obbligata a recarsi, in tribunale, questa è la legge. Ora potrebbe far causa allo stato per essere risarcita, ma non lo ha fatto è talmente scossa psicologicamente ed anche fisicamente che solo il pensiero di dover frequentare nuovamente i tribunali la far star male fisicamente.
    E lei signor Renato si preoccupa di aiutare il magistrato?
    Questa ragazza chi l’aiuta, chi gli restituisce una vita normale?
    Saluti

  • Egregio Dott. Benevole, sono Carlo Asili, Presidente dell’associazione “Casa dei Diritti”. Il caso Scardella fu, per usare degli eufemismi, kafkiano e vergognoso.
    Ricordo benissimo quella scandalosa vicenda per diverse ragioni: innanzitutto, come tanti altri, per averne appreso dalla stampa di allora; in secondo luogo per aver assistito alcuni anni fa ad uno spettacolo dedicato alla memoria del povero Aldo, al quale partecipò il fratello, che in tutti questi anni ha avuto l’encomiabile e indiscusso merito di tenerne viva la memoria.
    E infine, cosa forse ancora più importante, perché mio padre era un magistrato, all’epoca sostituto Procuratore della Repubblica di Cagliari, e ricordo benissimo quanto si inferocì appena apprese la notizia della morte di Scardella. Mio padre aveva un concetto assoluto del rispetto per la dignità delle persone e per la legge, innanzitutto nel trattare i detenuti, così come per quanto concerneva il modo di condurre le indagini. Mi diceva sempre: “Guarda che qua – ossia nel suo lavoro – mica stiamo giocando, figlio mio, qua c’è di mezzo la pelle delle persone!”.
    Per queste ragioni non solo sono d’accordo con Lei sul fatto che la faccenda che vede protagonista il Ministro Cancellieri debba essere chiarita al più presto fino in fondo; ma ritengo pure che la vicenda di Aldo Scardella non possa e non debba mai essere dimenticata e debba essere una volta per tutte riaperta in sede giudiziaria: che si arrivi finalmente a una verità netta, incontrovertibile, e che si accertino e sanzionino le responsabilità della sua morte.

  • Ha colto nel segno, avv. Benevole. E’ retorico, ma per ricostruire il nostro paese occorre ricominciare da zero: dove zero stà per riaffermazione dei diritti più elementari, difesa dei più deboli, riequlibrio sociale sostanziale.
    Io temo che questi obiettivi siano irraggiungibili per via democratica in un paese corrotto come l’Italia dei nostri giorni: ma il nostro compito, evidentemente, è quello di sperarci e di provare a sensibilizzare quante più persone possibile.
    Detto questo, aggiungo che l’errore più grave che si possa fare è quello di colpevolizzare la magistratura o, ancor peggio, il singolo magistrato che sbaglia. La magistratura va difesa, sempre e comunque: far eil contrario significa sovvertire l’ordine democratico. E il singolo magistrato che sbaglia va aiutato a correggersi e a non sbagliare più. Il focus va posto suill’ordinamento giudiziario: è il (mal)funzionamento del sistema giustizia, infatti, che provoca i guasti tipici del caso Scardella. E’ dunque compito del legislatore riscrivere l’ordinamento giudiziario, trovare nuove forme e nuove norme che non abbiano tanto lo scopo di punire il magistrato che sbaglia, quanto di premiare il magistrato che fa il proprio dovere; che favoriscano la creazione di una classe forense preparata, motivata e responsabile; che valorizzino il resto degli operatori di un sistema che, non dimentichiamolo mai, ha e deve avere come ulòtimo suo obiettivo la resa di un servizio al cittadino.

  • “Pieta’ per la nazione i cui uomini sono pecore
    e i cui pastori sono guide cattive
    Pieta’ per la nazione i cui leader sono bugiardi
    i cui saggi sono messi a tacere
    Pieta’ per la nazione che non alza la propria voce
    tranne che per lodare i conquistatori
    e acclamare i prepotenti come eroi
    e che aspira a comandare il mondo
    con la forza e la tortura
    Pieta’ per la nazione che non conosce
    nessun’altra lingua se non la propria
    nessun’ altra cultura se non la propria
    Pieta’ per la nazione il cui fiato e’ danaro
    e che dorme il sonno di quelli
    con la pancia troppo piena
    Pieta’ per la nazione – oh, pieta’ per gli uomini
    che permettono che i propri diritti vengano erosi
    e le proprie libertà spazzate via
    Patria mia, lacrime di te
    dolce terra di liberta’!”

  • Gianni Benevole

    Credo che la Cancellieri abbia sbagliato, visti i legami con la famiglia Ligresti. Ancora di più hanno, tuttavia, sbagliato i giudici, attori in negativo nella vicenda Scardella che hanno distrutto di dolore la famiglia di un innocente. È questa la nostra giustizia ? Per fortuna non è solo questa, anche se alcuni dei protagonisti di quella vergognosa storia sono ancora in carica. Il tutto nella generale indifferenza, perché affrontare certi temi scottanti spaventa e intimorisce. Grazie per lo spazio Paolo. Grazie anche a Renato e a Caludio che tanto hanno fatto per non far cadere nel silenzio la storia di Aldo.

  • Gian Piero Zolo

    Costruiamo uno stato.
    Facciamolo.
    E’ l’unico modo per ricominciare.
    Da capo.
    E’ l’unico modo per liberare noi, i nostri figli e per rendere libertà a chi purtroppo ora non sa più che farsene.
    Servano il dolore e la tristezza da forgia per il coraggio e il pacifico cammino del nostro popolo.
    Serva la rabbia come dimostrazione del sapere.
    Serva ogni ingiustizia come determinazione.
    Serva ognuno di noi.
    Perché non accada più tutto questo.

  • Maurizio Salvati

    Avv. Benevole, la società di oggi è fatta a scale, se sei negli ultimi gradini, non hai diritto alla giustizia, perché nella scala sociale conti nulla. Vieni poi gestito in carcere, spesso da uomini, militari della polizia penitenziaria, che per una serie infinita di motivi, che qui non stò a spiegare, spesso sono stressati come i detenuti. Già, la detenzione è fortemente stressante dal punto di vista umano per i detenuti, perchè spesso perdono ogni diritto compreso quello della dignità umana ma la polizia penitenziaria vive turni e situazioni di degrado umano, assurdi. Ma non è questo l’argomento del suo post, mi scusi se sono uscito fuori tema. Torniamo al potere giudiziario esercitato dai magistrati, dovrebbe essere un potere che tiene conto dei diritti elementari delle persone, diritto di poter essere ascoltati in tempi ragionevoli; diritto di avere un processo giusto nei vari ordini di giudizio, in tempi “normali” e non dilatati; diritto per i detenuti di essere trattati da esseri umani, ecc, ecc. Dovrebbe esserci anche il diritto di far pagare civilmente e penalmente per gli errori che commettono i magistrati e i giudici, cioé il potere giudiziario, invece nel nostro paese il potere giudiziario è una casta impunita che si permette di influenzare anche gli altri poteri dello stato e di fare lobby di pensiero politico. Questo è tutto sbagliato ed a pagare sono sempre le persone comuni, non certo i Ligresti della situazione

  • La storia di Aldo, nel programma “presunto colpevole” :

    http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-0d8b510c-1cea-46b1-a16a-3c0e57b2e122.html

    La terza storia minuto +- 45 del video.

  • Codice Penale –
    Art. 319-quater – Induzione indebita a dare o promettere utilità.
    Salvo che il fatto costituisca più grave reato, il pubblico ufficiale o l’incaricato di pubblico servizio che, abusando della sua qualità o dei suoi poteri, induce taluno a dare o a promettere indebitamente, a lui o a un terzo, denaro o altra utilità è punito con la reclusione da tre a otto anni.
    Nei casi previsti dal primo comma, chi dà o promette denaro o altra utilità è punito con la reclusione fino a tre anni.

    L’abbiamo già visto con Berlusconi nel caso Ruby, e tutti, o quasi tutti, si sono indignati. E’ stato indagato, processato e infine condannato. La Cancellieri, seguendo il copione del potente che (ab)usando dei suoi poteri telefona agli organi dello Stato intercedendo per dare utilità alle sue amicizie, invece, non risulta essere iscritta nel registro degli indagati. L’obbligatorietà dell’azione penale da parte della magistratura, in questo caso, dov’è? E’ stata abrogata dalle larghe intese? Anziché promuovere l’azione penale, Caselli ha redatto una difesa d’ufficio della Cancellieri. Appare evidente come la Magistratura non sia totalmente indifferente ai processi politici. La politica, in senso stretto, poi ci mette del suo per aumentare la degenerazione etica e morale in cui si è caduti: anziché pretendere le dimissioni, PDL e PD, PDL anche per coerenza alle posizioni innocentiste assunte prima nei confronti del loro leader, ma anche per effetto delle larghe intese, appunto, le rivolgono parole di solidarietà, sottoscrivendo le ragioni umanitarie addotte dal Ministro. Come si può solo pensare di accettare una giustificazione simile! Se la scusa degli scopi umanitari potesse valere come scriminante, facilmente tutte le operazioni dei potenti che “intercedono” in favore di qualcuno diventerebbero lecite. Siamo di fronte a un moderno colpo di stato della casta, in grado di piegare la Giustizia ai propri obbiettivi e interessi. Se viene anche a mancare quell’ultima speranza che si aveva dell’indipendenza della Magistratura è veramente la fine.

  • Enrico Cadeddu

    Caro Gianni,
    credo che ieri il ribrezzo e la nausea siano state le sensazioni che hanno provato la grande maggioranza di circa 60.000.000 di persone.
    A queste sono convinto vadano aggiunte lo stupore e lo sconcerto provato nell’ascoltare le dichiarazioni di chi si è affrettato a difendere la scelta del Guardasigilli, lodando la sua “umanità” e invitando a non strumentalizzare la vicenda, che poteva avere esiti drammatici…e dell’esito drammatico della vicenda da te riportata, chi ne ha parlato?
    I parenti di Aldo Scardella quali telefonate di conforto hanno ricevuto prima e dopo di quell’esito drammatico?
    Ovviamente,per la mostruosa schifezza fatta,la Cancellieri non ci pensa nemmeno a dimettersi (per non dire altro…), ma con calma, prima o poi, andrà a riferire in Parlamento.
    E in questo caso, codice etico e questione morale?
    Hai scritto benissimo: ribrezzo e nausea indescrivibili…

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