Per la libertà di informazione: in finanziaria una novità sardista

17 dicembre 2010 08:312 commentiViews: 7

093 È già nel testo della finanziaria un emendamento sardista, scritto da tutti i consiglieri sardisti e firmato dal capogruppo, che favorisce una più equa ripartizione dei fondi sulla pubblicità istituzionale della Regione Autonoma della Sardegna, stabilendo un tetto massimo di 300.000 euro annui per gruppo editoriale. Questo è il testo. Ovviamente, l’emendamento non è stato letto da molti in positivo, ma in negativo, cioè contro Videolina e il gruppo ZunK. Lo scopo è invece un altro: indicare alla Regione il vasto mondo delle riviste scientifiche, culturali e di informazione sarde, dei giornali locali, dei siti web, delle radio ecc., che oggi forma realmente il sistema dell’informazione regionale, il quale se la Regione concentra le sue risorse in pochi soggetti, ovviamente annaspa e entra in sofferenza (come già sta entrando). Tutto qui. Ovviamente, da quando è stato approvato l’emendamento, vengo ripreso da una televisione che non mi ama sempre di spalle e con uno zoom sull’incipiente alopecia che vigliaccamente se la sta prendendo contro i miei capelli.

2 Commenti

  • Massimo Manca

    Un solo commento. Anzi, adesso due. Sintomatico. Comunque complimenti per l’iniziativa, se mai riuscirà a vedere la luce. Ne dubito. Il punto comunque non è solo ridurre l’entità dei contributi/finanziamenti, ma bensì legare gli stessi a dei precisi parametri da dimostrare per cercare di limitare quanto è stato ampiamente denunciato sullo sfruttamento del precariato giornalistico.

  • Francesca Zoccheddu

    Prof, la vergogna di questo Paese e di questa Regione è che il lavoro giornalistico venga pagato 5, 12, 20 euro lordi. Gli editori/imprenditori ricevono milioni tra soldi per l’editoria, fregature come il digitale terrestre, Corerat, pubblicità istituzionale. Persino i soldi dei necrologi “istituzionali” sono pubblici! A fronte di tanto denaro pubblico elargito, gli editori/imprenditori pagano il lavoro giornalistico con tariffe vergognose. Dei tantissimi precari e free lance che arrivano a malapena a 600 euro netti al mese (lavorando senza orari, senza garanzie contrattuali, spesso senza rimborsi e tanto meno malattia retribuita, senza possibilità di accesso agli ammortizzatori sociali) nessuno parla, nei mezzi di informazione è praticamente impossibile trovare spazio. Gli editori non vogliono, i direttori sono complici, i colleghi (in gran parte) indifferenti. Alla classe politica fa comodo non sapere, si va a braccetto con l’editore/imprenditore e ci si contende il minimo spazio sui giornali, l’intervista in tv, la foto (se scatta l’iconoclastia sistematica sono guai!!). A te, professor Maninchedda, e ai tuoi colleghi dentro e fuori le istituzioni, a chi legge il tuo blog, a chi parla di informazione spesso a vanvera, senza conoscerne le dinamiche e le condizioni di lavoro, chiedo se è lecito consentire ad un editore/imprenditore di pagare un lavoratore 5 euro lordi, se si può permettere che una grossa fetta del lavoro giornalistico sia precario, sottopagato, ovviamente controllabile. Raccontiamo le vertenze di tutti, della nostra non si può parlare, non trova spazio sui media, ma neanche nei palazzi della politica. E’ sempre meglio trattarsi le assunzioni di figli, fratelli, mogli o affini, spesso rientrano nel pacchetto del do ut des politica- imprenditoria-editoria. Il discorso sarebbe ancora lungo, ma chiudo con un plauso al coraggio della proposta,considerata la trasversale avversione che sai di trovare e la consapevolezza della “ritorsione” che scatterà automatica. Dico anche che si può fare molto di più e si deve fare molto di più. Perché gestite soldi pubblici e non si può far finta di non sapere che si fanno utili anche senza rispettare i contratti di lavoro e sfruttando i lavoratori. Di qualunque settore siano. Grazie dell’ospitalità

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