Abbiamo incaricato un giovane ricercatore di predisporre per Sardegna e Libertà un report sulla riforma della legge elettorale in discussione al Senato.
1. Stato dell’iter
Il testo in discussione è l’A.S. 1971, “Disposizioni in materia di elezioni della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica”, già approvato dalla Camera il 16 luglio 2026 con 217 voti favorevoli, 152 contrari e due astensioni.
Il 1° settembre è scaduto il termine per gli emendamenti: ne sono stati depositati 697, dei quali 659 dalle opposizioni. L’esame dell’Aula del Senato è programmato dal 9 settembre, con voto finale previsto per il 15. Poiché la maggioranza intende modificare almeno la disciplina delle preferenze, il testo dovrà tornare alla Camera. Il riferimento istituzionale più completo è il dossier del Servizio studi del Senato sull’A.S. 1971.
2. Che cosa prevede il testo approvato dalla Camera
Il cosiddetto Stabilicum sostituisce il Rosatellum con un sistema quasi interamente proporzionale, corretto da un premio.
| Elemento | Disciplina |
|---|---|
| Collegi uninominali | Soppressi |
| Sistema ordinario | Proporzionale |
| Soglia per le liste | 3% |
| Soglia per le coalizioni | 10% |
| Premio | 70 deputati e 35 senatori |
| Condizione | Almeno il 42% in entrambe le Camere |
| Coordinamento | La coalizione vincente deve essere la stessa alla Camera e al Senato |
| Limite massimo | 220 deputati e 113 senatori, esclusi gli eletti all’estero |
| Se nessuno raggiunge il 42% | Riparto interamente proporzionale |
| Candidati | Liste bloccate, salvo eventuale modifica al Senato |
| Premier | Indicazione obbligatoria nel programma, ma non sulla scheda |
| Ballottaggio | Non previsto nel testo della Camera |
Il premio è fisso e non illimitato. Alla Camera equiv può portare la coalizione vincente fino a 220 seggi nazionali, ai quali possono aggiungersi quelli ottenuti all’estero. Non consente invece di raggiungere i due terzi necessari per modificare la Costituzione senza referendum. Una spiegazione chiara del meccanismo è offerta da RaiNews.
Il sistema non garantisce sempre una maggioranza. Se nessuno raggiunge il 42%, il Parlamento viene eletto proporzionalmente e il governo deve formarsi mediante accordi successivi. Il CISE osserva quindi che il premio è idoneo a produrre una maggioranza quando scatta, ma il sistema non è sempre majority assuring. L’analisi e le simulazioni del CISE sono probabilmente il contributo tecnico più utile.
3. Le modifiche ora proposte dalla maggioranza
Preferenze
Fratelli d’Italia, Lega, Forza Italia e Noi Moderati hanno sottoscritto un emendamento comune. Prevede:
- capilista bloccato;
- altri sei candidati sottoposti al voto di preferenza;
- fino a tre preferenze;
- alternanza di genere nella composizione della lista;
- preferenze plurime obbligatoriamente riferite a sessi diversi.
Dunque non vengono introdotte preferenze integrali. Il partito continua a garantire l’elezione dei capilista e degli appartenenti al “listino” del premio; gli elettori scelgono soltanto fra gli altri candidati. Pagella Politica descrive il testo dell’emendamento.
Il compromesso risponde a due esigenze opposte: salvare alle segreterie il controllo sugli eletti più importanti e mostrare di avere restituito agli elettori una facoltà di scelta.
Voti delle liste minori
Il testo della Camera esclude dal calcolo della coalizione i voti delle liste che non superano il 3%, salvo quelli della migliore lista rimasta sotto soglia. È una norma molto severa: una coalizione potrebbe nominalmente raggiungere il 42%, ma non conseguirlo ai fini del premio perché una parte dei suoi voti viene cancellata dal computo.
Nel centrodestra si discute di riportare la soglia dei voti utili all’1 o al 2%. Forza Italia, che aveva sostenuto la norma antiframmentazione, non vuole scendere sotto il 2%. Il conflitto è evidente: una soglia alta costringe i piccoli partiti ad aggregarsi; una soglia bassa permette alla coalizione di utilizzare quasi tutti i voti raccolti.
Ballottaggio
Il testo approvato dalla Camera lo ha eliminato. Il senatore di FdI Marcello Pera propone ora:
- premio immediato alla coalizione che raggiunge il 48%;
- in caso contrario, ballottaggio fra le prime due coalizioni, purché entrambe abbiano superato il 38%;
- divieto di nuovi apparentamenti fra i due turni.
L’emendamento è stato presentato a titolo personale e non è condiviso dalla maggioranza. Forza Italia, inizialmente favorevole, ha rinunciato a una propria proposta; la Lega è contraria. Il quadro aggiornato del confronto interno indica come probabile il ritiro o la radicale riscrittura dell’emendamento.
4. Le posizioni dei partiti
Fratelli d’Italia
FdI sostiene l’impianto perché il premio può trasformare una maggioranza elettorale relativa, purché superiore al 42%, in una maggioranza parlamentare stabile. L’abolizione dei collegi uninominali riduce inoltre l’incertezza provocata dalle alleanze territoriali e concentra la competizione sulla coalizione nazionale guidata da Giorgia Meloni.
Il partito sostiene le preferenze, ma conserva i capilista bloccati. Una parte di FdI, rappresentata da Pera, vorrebbe il ballottaggio per assicurare comunque un vincitore; il vertice è più prudente perché un secondo turno potrebbe produrre coalizioni elettorali imprevedibili.
La ragione politica sostanziale è chiara: FdI vuole che la competizione del 2027 si risolva nella scelta fra Meloni e il candidato del centrosinistra, limitando tanto il rischio di una maggioranza parlamentare indeterminata quanto il potere di ricatto dei partiti minori.
Lega
La Lega ha accettato il testo generale e, dopo molte resistenze, anche il compromesso sulle preferenze. È però contraria al ballottaggio.
La ragione principale è Futuro Nazionale. Con il doppio turno, un elettore di destra potrebbe votare Vannacci al primo turno e convergere su Meloni al secondo: Futuro Nazionale avrebbe quindi libertà di presentarsi autonomamente senza provocare necessariamente la sconfitta del centrodestra. Senza ballottaggio, invece, il rischio di far mancare alla coalizione il 42% alimenta il voto utile e costringe Vannacci a negoziare prima delle elezioni. La Lega difende così il proprio spazio politico all’interno della destra.
Forza Italia
Forza Italia appoggia la riforma, ma cerca di limitarne gli effetti più plebiscitari. Ha inizialmente guardato con favore al ballottaggio e insiste sulla governabilità; nello stesso tempo sostiene una soglia significativa per conteggiare i voti dei piccoli partiti.
La norma antiframmentazione rafforza FI: essendo stabilmente sopra il 3%, può presentarsi come componente moderata indispensabile e scoraggiare la proliferazione di piccole liste centriste concorrenti. Il ritiro dell’emendamento sul ballottaggio mostra però che Tajani non intende aprire uno scontro con la Lega capace di compromettere l’intera legge.
Noi Moderati
Noi Moderati sostiene la riforma e soprattutto le preferenze. Per un partito piccolo, composto da personalità con radicamento locale, il voto di preferenza è più vantaggioso delle liste interamente bloccate. Deve però evitare che una norma antiframmentazione troppo severa renda inutili i suoi voti o lo costringa alla fusione con Forza Italia.
Partito democratico
Il PD respinge l’impianto, accusando il governo di costruire la legge sulle convenienze del momento. Contesta:
- premio giudicato eccessivo;
- indicazione surrettizia del presidente del Consiglio;
- liste bloccate;
- applicazione già alle elezioni del 2027;
- abolizione dei collegi uninominali.
Quest’ultimo punto ha un evidente significato politico. Con il Rosatellum, un centrosinistra finalmente unito potrebbe contendere molti collegi alla destra, soprattutto nelle regioni meridionali; il proporzionale con premio cancella questa possibilità e concentra tutto sul raggiungimento nazionale del 42%.
Il PD propone, insieme alle altre opposizioni, preferenze integrali, soglia del premio al 45%, tetto ridotto a 210 deputati e 105 senatori, eliminazione dell’indicazione del premier ed entrata in vigore soltanto dalla seconda legislatura successiva. Il rinvio serve a sottrarre la riforma al sospetto che chi la approva la utilizzi immediatamente a proprio vantaggio.
Movimento 5 Stelle
Il M5S definisce la riforma una legge costruita per produrre un «Parlamento di nominati». La sua opposizione alle liste bloccate è coerente con la tradizionale enfasi sulla scelta diretta degli eletti.
Ma esiste anche una ragione politica: l’obbligo di indicare un unico candidato premier costringe il Movimento a risolvere prima del voto il rapporto con il PD e la leadership del campo progressista. Un proporzionale senza candidato comune consentirebbe invece al M5S di conservare maggiore autonomia e negoziare dopo le elezioni.
Alleanza Verdi e Sinistra
AVS si oppone al premio, alle liste bloccate e alla personalizzazione della competizione intorno al candidato premier. Essendo stabilmente sopra il 3%, non teme direttamente lo sbarramento; teme invece che la logica del premio obblighi i partiti minori a subordinarsi preventivamente ai due poli maggiori.
AVS è il gruppo che ha depositato il maggior numero di emendamenti, oltre trecento, con una strategia anche ostruzionistica.
Italia Viva
Italia Viva ha aderito agli otto emendamenti comuni delle opposizioni. Con percentuali inferiori al 3%, ha interesse alla coalizione e alla regola che salva la migliore lista sotto soglia. Le preferenze potrebbero valorizzare i candidati personalmente riconoscibili, ma una norma antiframmentazione rigida la renderebbe dipendente dagli accordi con il PD.
La partecipazione agli emendamenti comuni serve anche a legittimare Italia Viva come componente del futuro schieramento progressista senza scioglierla in una lista unica.
Azione e +Europa
Queste formazioni sono le più esposte alla soglia del 3% e alle regole per la raccolta delle firme. Azione oscilla attorno alla soglia; +Europa è generalmente al di sotto. La riforma le pone davanti a una scelta: coalizzarsi, fondersi in una lista comune oppure rischiare l’irrilevanza parlamentare.
Futuro Nazionale
Il partito di Vannacci ha votato contro alla Camera. Il sistema senza ballottaggio lo costringe a decidere se entrare preventivamente nella coalizione di Meloni: correndo da solo potrebbe impedire al centrodestra di raggiungere il 42%, ma difficilmente otterrebbe il premio.
Il ballottaggio proposto da Pera gli sarebbe invece favorevole: permetterebbe a Vannacci di misurarsi autonomamente al primo turno e di negoziare il sostegno a Meloni al secondo. Per questa ragione la Lega lo osteggia.
5. Le maggiori criticità tecniche
Il premio non garantisce sempre stabilità
Se nessuna coalizione raggiunge il 42%, torna il proporzionale puro. La legge promette dunque stabilità soltanto quando il risultato elettorale soddisfa una condizione molto selettiva. Negli altri casi rischia di produrre esattamente le trattative parlamentari che dichiara di voler evitare.
Il premio può dipendere da pochi voti
Una coalizione al 41,9% non riceve nulla; una al 42% ottiene 70 deputati e 35 senatori aggiuntivi. La discontinuità è molto forte e potrebbe essere sottoposta al giudizio della Corte costituzionale sotto il profilo della ragionevolezza e dell’eguaglianza del voto.
Il coordinamento fra le Camere è fragile
Il premio scatta soltanto se la stessa coalizione vince e supera il 42% sia alla Camera sia al Senato. Poiché al Senato i seggi devono essere ripartiti su base regionale, la traduzione di un premio nazionale nella rappresentanza territoriale rimane tecnicamente complessa. Proprio per questo la maggioranza ha presentato un emendamento correttivo.
L’indicazione del premier è giuridicamente ambigua
Il nome non compare sulla scheda e non vincola il presidente della Repubblica, ma la sua indicazione è obbligatoria a pena di inammissibilità delle liste. Si crea così una forte investitura politica senza modificarne formalmente gli effetti costituzionali. È una forma di premierato politico introdotta attraverso la legislazione elettorale ordinaria.
Le preferenze sono soltanto parziali
Lasciando bloccati capilista e listini del premio, la riforma conserva alle segreterie la scelta degli eletti più sicuri. L’elettore decide soprattutto chi occuperà i seggi residui. La critica di Italia Viva secondo cui si tratterebbe di preferenze “dimezzate” è fondata.
La riforma è approvata troppo vicino alle elezioni
La Commissione di Venezia raccomanda stabilità delle regole elettorali nell’anno precedente il voto. Non si tratta di un divieto giuridico assoluto, ma di un criterio di correttezza istituzionale. La proposta delle opposizioni di differirne l’applicazione affronta questo problema, pur essendo anch’essa politicamente interessata.
6. Valutazione politica complessiva
La riforma non è semplicemente maggioritaria. È un proporzionale condizionato:
- se una coalizione supera il 42%, produce un vincitore;
- se nessuno lo supera, restituisce il potere di formare la maggioranza ai partiti dopo il voto;
- per raggiungere la soglia, obbliga le forze politiche ad aggregarsi prima delle elezioni;
- attraverso l’indicazione del premier, trasforma quelle coalizioni in schieramenti personalizzati.
L’obiettivo reale non è soltanto la stabilità. È la costruzione forzata di due coalizioni preventive, una guidata da Meloni e una dal candidato progressista. Il premio è lo strumento; l’indicazione del premier è il dispositivo politico; la penalizzazione dei piccoli partiti è il collante.
La legge può avvantaggiare la destra, ma non necessariamente. Se il campo progressista superasse il 42%, riceverebbe lo stesso premio. Il vantaggio immediato della maggioranza consiste piuttosto nell’abolizione dei collegi uninominali e nella possibilità di imporre alle opposizioni, prima del voto, la scelta più difficile: chi deve guidarle.
La conclusione è che lo Stabilicum può produrre stabilità, ma non la garantisce. Garantisce invece una forte pressione verso il bipolarismo di coalizione. Quando il 42% viene raggiunto, comprime sensibilmente la rappresentanza; quando non viene raggiunto, lascia intatta la frammentazione. È dunque una legge molto efficace nel premiare un vincitore già sufficientemente forte, assai meno efficace nel farlo emergere quando gli elettori non lo hanno indicato.
Sitografia
- Dossier ufficiale del Senato, A.S. 1971: testo e ricostruzione normativa.
- CISE-Luiss, analisi e simulazioni: effetti sui seggi e sulla stabilità.
- Lavoce.info, “La nuova legge elettorale a metà del guado”: spiegazione tecnica particolarmente chiara.
- Giovanni Tarli Barbieri, analisi costituzionale: criticità sistemiche e costituzionali.
- Pagella Politica sull’emendamento per le preferenze: aggiornamento sul testo depositato al Senato.
- Conquiste del Lavoro, quadro degli emendamenti: contenuto delle proposte di maggioranza e opposizioni.

Parliamo di una legge che dovrebbe garantire una governabilità certa (e qui mi girano ilii zebedei, vedendomi costretto ad utilizzare il termine) senza se e senza ma! La la legge elettorale è perfettibile e dovrebbe essere condivisa e costruita con il contributo di tutti i presenti nell’emiciclo parlamentare. In tutto ciò che dovrebbe essere un costrutto e un proponimento migliorativo della situazione si nota un assalto all’arma bianca dei soliti benaltristi! Il solito afflato che puntualmente porta ad elucubrazioni alias puttanate dove, piuttosto che proporre questioni migliorative della legge in argomento, vengono fuori affermazioni/afflati/flatulenze del tipo il governo parla di nuova legge elettorale? Perché: eh il governo non tiene conto dell’informazione, eh il governo non ha contezza del costo dei carburanti, eh il governo sta massacrando il diritto alla libertà di stampa, eh il governo non sa che pesci prendere con questo cazzo di aumenti delle temperature,eh ma però ci sono i salari bassi… oggiaggiaggià il governo parla di legge elettorale e c’è quel cazzo di cane del vicino che mi svegla la notte. Domanda: ma veramente ci meritiamo questa accozzaglia di trigloditi all’opposizione, che vanno in giro per l’Europa a sparlare/parlare male e contro il nostro paese? Dal mio punto di vista, una opposizione sana è il sale della democrazia; diversamente parliamo di opportunismo e presa per il culo dei cittadini. Ad maiora!
Ringrazio l’autore: con questa iniziativa avete spiegato bene cosa ci aspetta.
Il blocco dei capilista continua ad essere vomitevole: la casta.
perchè in Italia la legge elettorale viene cambiata ogni cinque anni chiedo a chi è preparto sulla questione farne una per sempre è difficile e metterla in Costituzione, fare tre schieramenti Destra, Centro e Sinistra chi vince Governa per cinque anni mettendo le preferenze non è pensabile che un partito con lo zero virgola mandi in crisi un parlamento
La legge elettorale è da sempre uno degli argomenti più sensibili per tutti i partiti. Oggi, forse più che mai, il tema torna al centro del dibattito: da una parte la vicinanza alle prossime elezioni, dall’altra una situazione politica sempre più articolata, con un campo largo che appare sempre più disgiunto, un centrodestra attraversato da nuove spinte e nuove leadership, anche per effetto dell’ ascesa di figure come Vannacci, e un sistema politico nel quale alleanze e posizionamenti sembrano cambiare con grande rapidità.
È indubbio che chi governa abbia bisogno di una maggioranza solida, capace di garantire stabilità e continuità all’azione di governo. Ma altrettanto importante è che il Parlamento sia realmente rappresentativo della volontà dei cittadini. È proprio qui che nasce il problema più difficile da risolvere: come conciliare la governabilità con la rappresentanza? La questione riguarda tutti i partiti. C’è chi deve fare i conti con una soglia di sbarramento, come il famoso 3%, e chi, pur raccogliendo un numero significativo di consensi, rischia di non trasformarli in una rappresentanza parlamentare proporzionata. In questo modo, una parte del voto degli elettori può finire per non tradursi in seggi, creando una distanza tra il consenso espresso nelle urne e la composizione del Parlamento. D’altra parte, un sistema esclusivamente proporzionale rischierebbe di produrre un Parlamento estremamente frammentato, rendendo più difficile la formazione di maggioranze stabili. Al contrario, un sistema fortemente maggioritario potrebbe garantire maggiore governabilità, ma al prezzo di una rappresentanza meno fedele delle diverse sensibilità presenti nel Paese. È quindi necessario interrogarsi sulla possibilità di costruire una legge elettorale realmente neutrale. Non una legge pensata per questa o quella maggioranza, per questo o quel partito, ma una regola destinata a valere per tutti, indipendentemente da chi si trovi al governo o all’opposizione. Ed è proprio questa la difficoltà maggiore. In un sistema politico caratterizzato da numerosi partiti, coalizioni e alleanze variabili, ogni modifica della legge elettorale rischia di essere letta attraverso la convenienza del momento. Chi oggi è favorevole a una determinata formula potrebbe essere contrario domani, semplicemente perché sono cambiati i rapporti di forza. Una legge elettorale veramente equilibrata dovrebbe invece guardare oltre l’immediato interesse dei partiti. Dovrebbe garantire al cittadino la possibilità di vedere il proprio voto adeguatamente rappresentato, assicurando allo stesso tempo la possibilità di formare maggioranze in grado di governare. Il vero obiettivo, dunque, non dovrebbe essere trovare la legge elettorale più conveniente per qualcuno, ma quella più corretta nei confronti degli elettori. Perché la stabilità dei governi è importante, ma altrettanto importante è che chi siede in Parlamento sia, per quanto possibile, l’espressione della volontà popolare. È un equilibrio difficile, forse uno dei più difficili da raggiungere in una democrazia parlamentare. Ma proprio per questo la legge elettorale dovrebbe essere affrontata come una regola del gioco comune, e non come uno strumento da modificare ogni volta che cambiano gli equilibri politici.