Pensiero e azione sul latte: secondo contributo

15 luglio 2012 07:5119 commentiViews: 310

soldi2Gentile onorevole,
allego una lettera che ho scritto alla Nuova Sardegna alla fine della scorso anno riguardante la situazione del latte ovino venduto al di fuori della Sardegna. La direzione della Nuova Sardegna non ha ritenuto di pubblicarla. Da tenere presente che è stata scritta alla fine dello scorso anno, quindi molti dati di prezzi e altro son cambiati ma la situazione attuale è ben delineata.
Saluti Paolo Mannoni

L’articolo del contratto di vendita latte ovino fuori dalla Sardegna fatto e pubblicizzato dalla Coldiretti mi spinge a fare alcune precisazioni.
In Sardegna il latte ovino viene pagato dagli Industriali sardi circa 65 cent al litro,un prezzo certamente non remunerativo per i pastori anzi molto penalizzante.Nonostante questo controllando i conti della mia azienda mi rendo conto che non è possibile pagare neppure quel prezzo contabilmente troppo alto,e che purtroppo ,con i prezzi attuali dei formaggi,la mia azienda è in perdita.Dubitando di operare male nel mercato o di esser poco capace ho voluto controllare i bilanci di aziende mie concorrenti e da quel poco che ho potuto capire i risultati sono simili,negativi per quasi tutti.Per cui ritengo che il prezzo pagato negli ultimi anni dai trasformatori sardi ,siano essi privati o cooperativi,sia superiore a quanto permesso e ricavato dal mercato di vendita dei formaggi.Queste mie considerazioni mi spingono a far notare che il problema per il prossimo futuro non sara’ il prezzo ma il pagamento stesso del latte in quanto dubito che tutti i trasformatori siano in grado di pagare puntulamente il latte e far fronte agli impegni. Nonostante questo evidente stato di crisi economica delle nostre aziende e del settore alcuni personaggi politici , dall’alto dei loro stipendi di oltre 10.000 euro al mese, hanno denunciato una parte degli industriali sardi , tra cui la mia azienda, all’antitrust per turbativa della concorrenza e per accordo al ribasso dei prezzi del latte ovino. Credo che sarà facile dimostrare che abbiamo pagato oltre il dovuto e che in Sardegna, semmai, sinora ci si attiene ad un prezzo minimo, non ad un prezzo massimo del latte. Alcune delle aziende denunciate neppure risponderanno in quanto non esistono più perché hanno smesso l’attività a causa appunto del prezzo del latte pagato troppo caro e in un regime di concorrenza esasperata.
Comunque il contratto, tanto sbandierato dalla Coldiretti, è stato concluso con la ditta Brunelli del Lazio. Immagino che sia la stessa ditta che veniva contestata con grandi blocchi stradali e molti articoli nei giornali romani, dalla Coldiretti laziale, il Novembre scorso, perché a Roma il latte ovino veniva pagato 65 – 70 cent al litro.(allego l’articolo relativo).Ora se in Sardegna la Brunelli paga il latte 75 cent al litro, tra ritiro refrigerazione e trasporto a Roma (15 cent) fa cent al litro 90, come la paura. Nel Lazio il prezzo attuale del latte di pecore sarde è circa 80 cent. Queste purtroppo sono incongruenze ricorrenti nel nostro comparto, ma che bisogna monitorare con attenzione.
Credo che tutta la politica della Coldiretti sia in contrasto in quanto, essendo un sindacato nazionale, tende a difendere l’interesse di regioni che hanno più peso all’interno dell’associazione ed ad avere una linea nazionale unica che non è per forza di cose adeguata a tutte le diversita’ della nostra agricoltura. Questo risulta evidente dall’ultima Pac; infatti la Coldiretti è favorevole ad una distribuzione degli aiuti comunitari (circa 300 euro ettaro) non in modo uniforme su tutto il territorio nazionale , ma con una ripartizione regionale, cosa che danneggia molto la nostra isola che riceverebbe circa 170 euro/ettaro invece dei 300 euro/ettaro stanziati. Forse per sviare l’attenzione da questo problema si tenta di rovesciare sui trasformatori sardi colpe che non hanno. Inoltre, anche la difesa dei prodotti Doc e tipici, altro cavallo di battaglia della Coldiretti, è per noi poco conveniente in quanto non abbiamo prodotti tipici da difendere che abbiano rilevanza nazionale. Per stare in tema faccio un esempio molto semplice: la ditta Brunelli tempo fa acquistava il pecorino romano in Sardegna e lo rivendeva nel Lazio, marchiandolo logicamente Brunelli; chi lo consumava pensava che fosse romano de Roma , invece spesso era sardo. Dalla istituzione del Consorzio di tutela e relativa Marchiatura non era piu’ possibile vendere un pecorino romano prodotto in Sardegna spacciandolo per Laziale in quanto la provenienza è scritta sul prodotto. Si puo’ ovviare al problema acquistando il latte in Sardegna e trasformandolo nel lazio, cosi il pecorino, prodotto con latte sardo, diventa Romano de Roma e quindi piu’ Doc…Tutto legale e corretto, ma la trasformazione del prodotto viene trasferita dalla Sardegna al Lazio, se questa è una cosa conveniente per noi, per la nostra isola, va bene, in quanto il lavoro qui in Sardegna abbonda…Inoltre se la coldiretti e l’assessore all’agricoltura vogliono incentivare questa iniziativa possono anche concedere contributi per agevolare il
trasporto e per affossare defintivamente i trasformatori sardi. Per rafforzare ancora di piu’ questo concetto faccio notare che oggi vendiamo latte ovino in Toscana e Grecia. Casualmente in Sardegna si produceva un formaggio chiamato ‘Toscanello’ ed un altro chiamato ‘ Feta’ che oggi non produciamo piu’ perchè le Dop sono toscane e greche, non sarde ma il latte sardo viene trasportato in Toscana e in Grecia. Per ogni camion di latte venduto fuori dalla Sardegna si perdono dai 30 ai 60 gg lavorativi, a seconda dei tipi fi formaggi prodotti, ed ogni anno vengono venduti circa 100 -150 camion.Il tutto a Km 0.!!!
Per completezza di informazione non credo che la Coldiretti sarda abbia informato i pastori su un ultimo fatto di cronaca che ha solo marginalmente coinvolto la ditta Brunelli. Un commercialista romano è stato arrestato per aver tentato di corrompere due funzionari dell’agenzia delle entrate di Roma con due scatole di cioccolatini contenenti 5000 euro ciascuna e una sterlina d’oro. Questo è il relativo articolo del Corriere della Sera.

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19 Commenti

  • Rosanna Puggioni

    spero di non essere inopportuna nel fare questa domanda al Signor MAnnoni,ma sono mesi che ho questa curiosità così colgo l occasione,signor Mannoni quanto ha pagato il latte all aggregazione ASPI ma sopratutto il formaggio prodotto è finito all ammasso oppure è stato imesso nel mercato?

  • luigi fai finta di non capire.LA grammatica x me non è una forza, sicuramente non sei tu a darmi lezione in matematica. tu dici che hai prezzo 0,68 – 10%, risultato 0,62. io ho prezzo 0,75 -10% risultato 0,68. quindi hai ragione tu, mi sbagliavo! 0,62 è più alto di o,68 ??????? ti lascio perche devo andare a capire e risolvermi questo problema.( vae imbonora )

  • Caro Luigi 0.05 di acconto più 0.65 ogni mese fa 0.70 di acconto totale pagato. Due centesimi in più di te pagato. Vedi che la matematica non è il tuo forte. Non potete parlare delle cose che non conoscete. Il saldo poi vedremo, (molti mi sembra che si stiano augurando che non ce lo paghino). Questo netto senza i tre centesimi che dici tu all’associazione. I miei conti so farmeli e mi accorgo se uno mi prende tre centesimi al litro o se dopo ricevuti li pago, noi con la OP di Cagliari non centriamo niente forse non lo avete ancora capito. Se poi i 4 mila della diversificazione non li prendiamo penso siano problemi nostri, troppa gente si sta preoccupando per noi.
    A si biri

  • Rispondo a Giuseppe.
    Seppur veramente ti hanno già risposto in tanti se rileggi gli interventi.
    Io non ho alcun problema con Brunelli, anzi! sono contento che tu sia contento per il latte che viene pagato a 0,75 compreso iva.
    Per ora le fatture emesse, e pagate! l’ho inviata all’onorevole per Fax se vuole pubblicarla, parla di 0,65 ivato, in acconto..
    Su saldu ammos a biere!!
    Su ciò che ho scritto avete focalizzato solo il prezzo del latte, se vuoi ti invio pure una fattura della coop a cui verso, 0,68 ivato in acconto.
    Come dice Franco, se la matematica è il mio forte, guadagno, per ora, sotto casa due centesimi di euro al litro più di lui.
    E siccomme il nella cooperativa abbiamo i lotti di ingresso tracciatti dall’azienda di partenza, su 85 mila litri di latte che verso, 40 mila vanno a formaggi diversi da formaggio pecorino romano dop. in poche parole certificabili in base all’art 7 della 15 che dice Franco.
    Se non mi sono spiegato bene vi mando il disegnino:::

    Brunelli fa la stessa cosa?

    La vostra associazione che via ha coordinato, e che se si comporta come l’anno scorso, si becca 0,03 cent a litro, ha previsto tutto ciò?

    sai Cao Giuseppe e caro Franco cosa mi dispiace?

    Mi dispiace che per colpa delle incapacità degli altri ci piangiamo sempre noi, si noi pastori perche pure io sono un pastore come te.

    Magari meno esperto di te nell’allevamento perchè ho iniziato ad andare in campagna dopo che mi sono ritirato per motivi di causa maggiore dall’università ma sempre pastore che munge e che lavora i campi..

    Credimi, vedere certe dichiarazioni dei proconsoli delle associazioni laziali non mi fà certo piacere.

    Pur di rappresentare passano s tutto e su tutti.
    A proposito ti faccio una semplice domanda..

    Ti sono arrivati i risultati delle analisi delle cellulle sommatiche?

    Prova a chiedere in giro chi ha rattifficato quell’accordo?

    Tra un paio di settimane ci accorgeremmo tutti assieme in che trappolone siamo finiti ” DECURTAZIONI PREMI A GO! GO!”

    Giuse!!
    Ischida!! a si biri!

  • Buonasera, non ho capito Luigi perchè non credi che Brunelli paghi a 0.75. Ma ti crea problemi? Per forza non miglioriamo se invece che tentare di andare avanti uniti ce la prendiamo con i colleghi pastori. Non dovrebbe stimolarti a chiedere di più anche al tuo industriale di fiducia? Poi se togli l’iva a Brunelli andrebbe tolta anche a chi versa in sardegna che quindi scende da 0.65 in giù. Ciao

  • Oh caro Franco:: Ma ci sei o ci fai?

    Rileggiti. Che la matematica non è un opinione, come pensi tu è un dato di fatto .
    Poi la grammatica con te mi sa che è meglio non citarla.
    Del tuo intervento non ho capito nulla. Se cortesemente me lo spieghi cosi lo condividiamo tutti.
    Saluti Luigi

  • Luigi, tu e Fortunato forse l’ avete piu caro degli altri o ti sei svegliato prima di noi, uno che versa a 0,65 – il 10% di iva quanto gli fa o capito la mattematica e la tua forza . giusto ai ragione gli altri anno la traciabilita non mischiano il latte, passano in una azienda e portano il latte subito in caseficio e lo lavorano singolarmente x la traciabila ,ai ragione brunelli non e un santo ma mannoni si, ma non dirmi che te la consigliato felice perche tu stai sbandierando ma come ci sei tu sulla terra ci sono anche io pero non dico bugie come a quelli che le raccontano a te . ripeto non sono un avocato e non sono tuttore coldiretti ma se tu stai male in un posto arrangiti al trove non sono cose mie e non devi venire tu a dirmi dove devo andare , perche forse con te non siamo dello stesso colore perche il giallo blu a me mi fa male e x quello non perdo del mio tempo. continua a mungere che a te la casa te la fa mannoni (e vae in bonora)

  • L’articolo in questione dimostra come il libero mercato in Sardegna non sia mai stato accettato, e mi stupisce che a lamentarsi siano addirittura gli “industriali” e non i soliti pastori, che sono abituati a lamentarsi (magari adesso a ragione).
    La verità è che in Sardegna la cooperazione è come – l’olio da far bere agli assetati – trovando sempre nuovi motivi per litigare.
    Voglio sottoporvi il caso di alcuni produttori danesi, che organizzarono una cooperativa per acquistare delle nuove macchine per il trattamento del latte e ottenere contemporaneamente il burro e la panna.
    Il contratto messo in piedi fu di una semplicità disarmante: ogni mattina il latte sarebbe stato raccolto dai camion della cooperativa, portato in fabbrica e trattato da tecnici esperti.
    Una volta trattato e scremato sarebbe stato poi riportato dai produttori, che avrebbero venduto il burro sul mercato aperto.
    I profitti della cooperativa sarebbero stati divisi tra i partecipanti a seconda la quantità e alla qualità del latte fornito.
    Dimenticavo, stiamo parlando dell’anno 1882, e il successo fu tale, che entro il 1901, si crearono altre 500 cooperative, che diedero vita al marchio “LURPAK” il primo produttore di burro d’Europa.
    Il governo danese fu sempre aperto al libero mercato, e questo favorì l’arrivo di mangimi economici a base di mais, che permise ai danesi di diventare leader nel settore zootecnico, pur non coltivando la terra.
    Casa dire, il protezionismo ha sempre avvantaggiato le rendite da posizione, e certi comportamenti e dichiarazioni, dimostrano che non si intende cambiare registro e non ci si vuole ne associare, e tanto meno modernizzare.
    Possibile che il successo di un sardo debba tramutarsi sempre in invidia e ostilità, quasi fosse una disgrazia per gli altri?
    E’ inutile lamentarsi e cercare aiuti dei politici per tentare di boicottare la fortuna altrui, se si pensasse di più alla propria azienda, probabilmente la situazione non sarebbe questa.
    Un ultima cosa, lo sapete perché i cinesi stanno dominando il mercato?
    Sono disposti a pagare di più, quello che fino a poco tempo fa veniva comprato dagli americani, tedeschi, francesi e via dicendo.
    Cosa vogliamo fare, non vendere ai cinesi perché ci pagano molto di più? In Sardegna tutto è possibile…
    Roberto

  • Antonello Cannas

    L’articolo del dr. Mannoni dimostra, se ce ne fosse bisogno, che l’industria casearia sarda (privata e cooperativa) è proprio la causa principale della crisi del settore ovi-caprino della Sardegna.
    Il latte ovino è pagato ovunque più che in Sardegna: in Francia valore medio ponderato intorno a 0,92 Euro/litro, IVA esclusa; in Grecia mediamente a 0.96 Euro/kg; in Turchia ad inizio 2012 il prezzo variava da 0,52 a 0,86 Euro/litro (IVA esclusa); in Spagna il latte ovino è pagato per kg di grasso + proteine; considerando una produzione di materie casearie utile per il latte di pecora pari a quella media ella Sardegna i prezzi pagati oscillano tra 0,77-0,85 (latte non destinato a prodotti DOP) e 1,15 Euro/litro. Riguardo all’Italia, i dati ISMEA evidenziano come il prezzo del 2012 sia intorno a 0,88 in Toscana, 0,80-0,83 nel Lazio.
    Questi prezzi sono confermati indirettamente dal fatto che vengono tutti a comprare latte qui. Se per raccoglierlo e portarlo a Roma servono 15 cent di Euro, cosa costa portarlo in Grecia? Come mai tutti ci guadagnano e da noi con 0.65 Euro i caseifici ci perdono? Sono degli incapaci o sono falsi questi numeri? Non lo so. Certo al causa non è la globalizzazione, come invece lo stesso dr. Mannoni ha sostenuto tempo fa sulla Nuova Sardegna (sempre che sia lo stesso Mannoni, mi scuso per eventuali omonimie. Strano che ora non pubblichino l’articolo). La crisi è stata generata soprattutto dall’industria (privata e cooperativa) di trasformazione della Sardegna. Essa è molto frammentata, con più di 80 caseifici, poco innovativa nei prodotti e nel loro marketing, con management spesso inadeguato o, ancora più spesso, inesistente, con tendenza ad uniformarsi sul prezzo del latte pagato agli allevatori ma disaggregata nella vendita dei formaggi. La stessa è stata finora incapace di proporre ed attuare politiche di sistema, ad esempio razionalizzando la raccolta del latte ed aggregando l’offerta, manifestando più volte la tendenza a scaricare le sue inefficienze sulla collettività. Forse è ora di piantarla di scaricare sugli allevatori (fanno troppo latte, fanno latte scadente di bassa resa casearia, ed altre fesserie del genere) colpe che non sono loro (salvo quella, molto grave, di voler gestire i caseifici cooperativi in prima persona, sostituendosi, con risultati disastrosi, a tecnici specializzati).
    Un po’ di autocritica mai? Si legga l’articolo Pensiero e azione sul latte: primo contributo (https://www.sardegnaeliberta.it/?p=4530) Non so chi lo ha scritto, ma avrei voluto scriverlo io così bene. Dice cose sacrosante su quello che andrebbe fatto. Non sarà ora di cominciare? Ci deve sempre pensare mamma Regione?
    Antonello Cannas

  • Anonimo venziano

    Caro Luigi M
    in realtà il problema che hai citato riguardo al fatto che non si sa quanto latte di Brunelli vada a fare pecorino è comune a tutti quelli che producono Pecorino romano… infatti secondo te il sig. mannoni quando raccoglie il latte da cui deve produrre del fiore sardo (da razza sarda) lo separa da quello che è destinato alla produzione di pecorino romano, sardo o altri formaggi? la risposta penso sia ovvia: NO!
    Gli industriali sardi hanno spinto affinchè i controlli sul romano venissero affidati ad un organismo del friuli per questo motivo! Ci si scandalizza di produttori che vendono il latte fuori ma passa in secondo piano il fatto che i controlli sulle due principali DOP della sardegna (romano e sardo) siano affidati ad una ditta friuliana che utilizzaerà tecnici continentali… alla faccia dei sardi!
    Onorevole Maninchedda, bisogna intervenire subito!

  • Sig. Mannoni, lei dice: il latte a 65 cent non è remunerativo per i pastori, anzi è molto penalizzante. Pur tuttavia controllando i conti della mia azienza (industriale caseario) mi accorgo che quel prezzo è troppo alto non solo per me ma anche per le altre aziende del settore. Perdite per tutti quindi, allevatori e trasformatori. Credibile?
    Domanda semplice, semplice: chi deve fare che cosa, con i soldi di chi e per quale motivo?
    P.S. Consumatori, non andate nei punti vendita al dettaglio della Coldiretti perchè vi spellano. Le banche e le società di assicurazione sono al cospetto principianti.

  • Bobore Sanna

    A proposito di “stinco di santo”, correvano gli anni ’90 e tra la ditta Mannoni e il dr. Paolo Mannoni, nipote del fu Presidente Coldiretti Sassari Salvatore Manca, esisteva un rapporto di collaborazione per il ritiro del latte con Associazione Produttori tramite la Coldiretti Sassari. Io sono uno di quei conferitori di latte ovino ed ancora oggi non sono riuscito a capire che tipo di rapporto essteva tra i due “contraenti”. Era una pura e semplice vendita-fornitura di latte oppure “QUALCOSA ALTRO” ?? Forse contratto d’opera – contratto vendita futura di formaggi ?? Chissà se allora ci metteva mano la Guardia di Finanza che guai avrebbero passato i signori Paolo Mannoni e Manca Salvatore (zio defunto del Mannoni)
    E che dire di acquisti di formaggio allora chiamato “toscanello” (vecchio e stantio) attivati dalla ditta Mannoni con varie cooperative casearie in grosse difficoltà finanziarie per la cantine piene di formaggi invenduti. Di quel formaggio correva voce che era stato grattuggiato, spacciato per pecorino romano ed esportato negli Stati Uniti.-
    Dr. P. Mannoni, sta sputtando su quel piatto che per anni ha mangiato !! Come vede caro dr. Mannoni anche nei suoi armadi si trovanno tanti scheletri !!

  • Caro Franco, non riesco a capire. Tu scrivi e gli altri smentiscono.
    Mannoni ha dimostrato chiaramente che Brunelli non è un santo e che sicuramente non lavora a gratis.
    Lo stesso Fortunato ha dimostrato conti alla mano che ai pastori che versano il latte a Brunelli non rimangono i 75 centesimi a litro in tasca.
    Al massimo saranno 75 centesimi compreso iva, che se la stessa e al 10% vuol dire che vanno tolti 7,5 centesimi – e correggimi se sbaglio, siamo 67,5 centesimi ( con questo siamo già più bassi del prezzo della media degli industriali sardi e cooperative) se poi consideriamo le spese che la OPrOC Sardegna, di riferimento Coldiretti si prende ( L’anno scorso lo prendeva di sicuro e se vuoi il contratto stavolta cè l’ho io e ve lo mando, non con Brunelli ma con un industriale sardo, nella sostanza credo cambi poco) “ per gestire il rapporto con soci” cita il contratto. Onorevole domani mattina gli mando il contratto originale al suo fax ( cosi risponde con i fatti a LUCA SABA.
    Se poi vuole una fattura, ( a 65 centesimi in acconto ivato) di quest’anno ho pure quella, ( fattura di un’altra cooperativa a cui mio compare versa il latte che poi va a Brunelli.

    Allora caro Franco, la smettiamo di fare demagogia e diciamo come stanno le cose?

    Sul latte che va a Brunelli ti racconto quello che so io: L’anno scorso versavo pure io alla OPrOC, dopo che mi sono accorto che non mi conveniva quest’anno sono tornato in cooperativa.
    Mi dicono che il maggior centro di raccolta sia quello di Oniferi, lì arriva sia il latte dei gruppi aiutati da coldiretti che il latte degli altri autonomi, lì il latte fa massa unica e parte verso Latina.
    Mi spiegate come fate ad ottenere una certificazione art.7 della 15 se tutto il latte confluisce assieme e dal momento in cui parte non è tracciabile che il tuo latte vada a fare formaggi diversi dal pecorino romano?
    Si sostiene che qualcuno cè l’abbia con i pastori che vendono il latte fuori?
    Secondo me è esattamente il contrario.
    Se ci si impegna ad annullare il bando agea sul pecorino romano dop Laziale.. e in tal modo si è fatto in modo che 900 mila euro restassero ai produttori di pecorino romano dop ! ” e basta” senza laziale.
    Secondo te questo è un fatto che danneggia i Pastori Sardi?

    Ti faccio il copia incolla di nota stampa di codiretti Lazio
    (AGENPARL) – Roma, 13 lug – “La decisione di Agea di bloccare il bando legato alla fornitura di aiuti alimentari destinati agli indigenti comprendente nell’elenco unospecifico lotto riservato ai produttori di Pecorino romano Dop del Lazio, ci lascia perplessi ed esterrefatti”.
    Così Massimo Gargano, presidente di Coldiretti Lazio,che prendendo atto delle dichiarazioni dell’assessore alle politiche agricole della Regione Lazio, Angela
    Birindelli, aggiunge “Non si può tollerare un atteggiamento discriminatorio contro il prodotto laziale, siamo certi ed auspichiamo che il Ministero adotterà gli opportuni provvedimenti per ripristinare quanto deciso”.
    I produttori sono già pronti – dichiara il direttore regionale di Coldiretti Lazio Aldo Mattia – questa volta se necessario torneremo in piazza per manifestare il nostro disappunto con manifestazioni anche eclatanti a Civitavecchia, luogo simbolo del passaggio del formaggio e del latte di pecora della nostra Regione. Il comprato ovicaprino è in forte crisi e occorrono misure urgenti e adatte alle richieste dei produttori non certo il ritiro di provvedimenti che erano stati salutati con soddisfazione poiché realmente concepiti per la tutela del pecorinointeramente prodotto nel nostro territorio. Coldiretti ricorda che il sostegno economico di 900.000 euro era riservato ai produttori del Pecorino romano Dop che ora, a seguito della decisione assunta da Agea, si vedranno preclusa la possibilità di accesso al bando. “Una decisione che non possiamo davvero accettare – ha detto ancora Mattia – che penalizza ancora una produttori”.
    com/saf

    Questo va a tua tutela?
    Spiegami perché non capisco..
    Coldiretti Sardegna è d’accordo con quella del Lazio? Vorrei tanto capire..

    Secondo me se ti rileggi il primo post di denuncia dell’Onorevole, ti accorgi che ci aveva preso in pieno.
    Franco niente di personale, ma forse è bene che ci si tolga il prosciutto dagli occhi.
    Che bello sarebbe un mondo trasparente e giusto per gli allevatori, un mondo dove vai al CAA e ti accolgono come utente , come un socio visto che pago la tessera.
    Oggi passo il mio tempo a produrre documenti, non latte ma carta; carta che serve a far sì che mi arrivino i contributi PAC.
    Per poi scoprire che su quello che mi arriva una buona percentuale va allo stesso CAA.
    Per poi scoprire che il CAA ha una serie di esenzioni fiscali assurde, consentite dalle leggi ( Onorevole provi a curiosare se vuole), per poi scoprire che le mie pratiche vengono pagate in ritardo per le anomalie ecc ecc.
    Chiudo dicendo:
    Franco è un mondo difficile!!
    Ma se siamo uniti, leali e trasparenti, possiamo cambiarlo in meglio.

  • Onorevole Maninchedda,
    non santifichiamo chi con una DOP, ossia il Fiore Sardo, fa di tutto: lo vende nei discount porzionato (e il disciplinare non lo prevede), usa una pellicola plastica per avvolgerlo (non previsto nel disciplinare)ma soprattutto ad un prezzo incredibilmente basso con effetti deleteri sui pastori produttori. Se non ci crede vada anche Lei, troverà una bella sorpresa!
    Purtroppo Onorevole di santi in Sardegna ne abbiamo molto pochi, ognuno tira acqua al proprio mulino …. e leggere certe cose mi fa proprio schifo! La verità è che gli industriali sardi sono come tanti avvoltoi intorno ad un essere vivente in agonia che si chiama pastore!
    Saluti.

  • L’analisi e’ condivisibile e completa.
    Mancano le proposte che da parte di un operatore della trasformazione lattiero caseario dovrebbero esserci.
    Non e’ sufficiente dire che il mercato remunera il latte e il formaggio a prezzi bassi. Anche perché il mercato nel mondo dei prodotti lattiero caseari ha dato negli ultimi tre anni e sta dando indicazioni diverse. Abbiamo registrato prezzi del formaggio pecorino tra i più bassi della storia in concomitanza con dinamiche di mercato nel mondo del latte e dei formaggi diametralmente opposte.
    Un operatore della trasformazione dovrebbe interrogarsi su questo aspetto: che cosa ho fatto in questi anni per uscire dalla dipendenza del pecorino romano e dal mercato USA delle commodities? Ad ognuno la propria responsabilità.

  • Solamente una considerazione.
    Grazie Sig, Mannoni

    Grazie per una lettura cosi attenta e grazie per aver avuto il coraggio di far luce sui furbetti del quartierino o/e sui falchi che vestono da colombe.
    Grazie Onorevole per aver pubblicato l’intervento

  • non voglio discuttere questo discorso x me uno cosi e una persona squallida.onorevole si renda conto con chi abbiamo a che fare e capisca noi allev cosa dobbiamo subire da questi animali,mi scusi delle parole ma mi viene di dirle, non coment

  • quello che scrive il signor mannoni è un sospetto che tutti bene o male abbiamo fiutato in tanti, della serie “lo vedo ma non ci credo” una confusione che ho potuto verificare per esempio nelle varie manifestazioni a cagliari,eravamo li a contestare non si sa chi e per cosa ,le associazioni di categoria che non si capisce bene dove vogliono andare a parare,non c’è di che meravigliarsi di coldiretti sono stati sempre pesci fuor d’ acqua e cia a fargli da porta chiavi,mungiamo latte solo perche non abbiamo alternative di altre produzioni,quello più semplice da produrre resta quello ovino ,smaltita l’ abbuffata degli anni novanta dove sembrava che le coop avessero preso in mano la situazione e di conseguenza ogni singolo allevatore padronanza della sua attività non c’è stato il salto di qualità,anzi una regressione sopratutto nella qualità dei prodotti,la realtà e che a questo punto il problema più che economico è sociale,forse è questo il momento in cui il politico deve fare il politico,ma ci sono veri politici all’ altezza della situazione?

  • Gentile Sig. Mannoni, ma il latte ha una resa uguale ovunque sia prodotto? Mi risulta che Brunelli acquisti solo latte in certe zone della Sardegna preferendolo al latte del Lazio e di altre zone, ci sarà pure un motivo. Voi il formaggio lo vendete al miglior offerente e sopratutto fuori dalla Sardegna i vostri guadagni li avete investiti fuori e parlate di lavoro di Sardegna e fa la morale ai pastori che con la crisi gravissima del settore che prima di vendere il latte fuori devono pensare a tutto questo. Per quanto riguarda controlli truffe e indagini siamo in attesa degli esiti dei controlli sul Consorzio Pecorino Romano e Consorzio Latte, a proposito di soldi corruzioni ecc.

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