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Pd backstage

Posted on 27 Febbraio 202627 Febbraio 2026 By Paolo Maninchedda 10 commenti su Pd backstage

Ieri mi son preso, in privato, una serie di insulti per aver apprezzato l’alzata di sopracciglio del Pd sui pasticci della Todde.
Tutti a dirmi che mi sbaglio.
Mi sono ulteriormente informato e non mi sbaglio.

Le cose stanno andando così.
Avant’ieri c’è stata una riunione Pd con Igor Taruffi, responsabile dell’organizzazione del partito, collegato da remoto.
La vulgata diffusa ha parlato di schiaffoni da Roma per mettere a cuccia il Pd sardo.
Ho interpellato due dei presenti che, invece, sintetizzano in questo modo: no a una crisi, sì a una verifica.

Ora Silvio Lai deve andare in Direzione e farsi dare un mandato serio per aprire il confronto con la Todde, non foss’altro perché la correntina di Meloni-Soru (junior), che conta pochissimo in Sardegna ma è nell’orecchio della Schlein a Roma, deve sperimentare la propria minimanza nel partito e rapportare la propria azione alla propria forza (pare che Marco Meloni, in uno dei suoi slanci mistico-opportunistici, avrebbe auspicato un governo Todde per altri otto anni, sperando in altri otto anni di sua permanenza in Parlamento).

I miei critici mi fanno notare che sono mosse inconcludenti e che il Pd sardo è stato messo a cuccia.
Io non lo credo, perché conosco come agiscono i partiti, che sono pachidermi sociali dai movimenti lentissimi, ma comunque in movimento.
Il Pd non ha come scopo far cadere la Todde, né può aprire una crisi lacrime e sangue in vigenza del referendum sulla Giustizia (oggi un ennesimo sondaggio dà il Sì al 54% anche con una percentuale dei votanti al 45%) e in prossimità della riforma elettorale in senso proporzionale voluta dalla Meloni (a un primo sguardo, la proposta è più “democratica” del vigente e insopportabile Rosatellum).

Al tempo stesso, la misura è colma rispetto all’autocrazia sprezzante della Todde, che si è permessa anche di ricordare di essere Lei più vicina alla Schlein di quanto non lo siano i militanti sardi del Pd.
Lo spazio di azione della Direzione del Pd è dunque questo: non si possono mettere in atto azioni conclusive della legislatura, ma si può procedere con armi convenzionali a ridimensionare la pretesa autocratica del presidente.

Le armi convenzionali sono: non partecipare alle Giunte, far mancare il numero legale nelle commissioni, non proteggere la Giunta nelle Commissioni, impallinare le leggi di spesa di alimentazione del sistema grillino, aprire la guerriglia dialettica sui temi specifici (la sanità è quello di elezione), isolare nei territori i proconsoli grillini, chiudere i rubinetti finanziari locali verso la bulimia grillina ec. ecc.
Ma soprattutto, la principale arma convenzionale è non dichiarare, ma praticare, la non ricandidatura della Todde.
Forse è per questo motivo che Marco Meloni (noto alle cronache underground col soprannome di Cainetto, affibbiatogli da un vecchio demonio democristiano che giocava moltissimo a far sembrare il Bene, Male e viceversa) si è affrettato a ricandidarla.
Marco non è un grande lavoratore (quando eravamo insieme in Consiglio regionale, non compariva mai in Aula prima delle 11) ma non è scemo; sa perfettamente che un leader senza futuro è un leader liquidato. Purtroppo, però, il futuro non si schiude per decreto para-infernale se a precluderlo è l’arroganza autocratica e inconcludente.
Insomma, altro che immobilismo: il Pd non rifarà lo stesso errore e sta organizzando i dalmata contro Crudelia de Todd (la foto che pubblico è opera di un grillino scontento).
Sappiamo come finisce la storia.

Giunta Todde, Pd, Vetrina

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Comments (10) on “Pd backstage”

  1. emanuele cogoni ha detto:
    3 Marzo 2026 alle 11:28

    Prof, mi permetto.
    A proposito di “underground”, le trasmetto delle informazioni più compiute: informazioni vissute da “local” della politica made in Quartu. Ebbene, “Caino”, come forse saprà, è il padre del Cainetto (detto così, a inizare dagli anni della Giunta Comunale targata Dino Berretta – anno Ottanta – quando il Principe Igino si muoveva spigolsamente dietro le quinte delle correnti dorotee), in virtù di un fatto che a Quartu, i veri conoscitori della politica locale, ricordano molto bene (non di certo gli attuali consiglieri comunali, che rasentano il ridicolo a Quartu per impreparazione, alfabetizzazione e ipcrisia, in particolar modo dentro quella bolla allucinogena di “Rinascita”).
    Di contro, Cainettto, è il figlio. Che tuttavia a Quartu non ha mai bucato tra la gente, sebbene la sua presenza, negli utlimi tempi – funerali, feste patronali, piccole cene dei santi – sia sempre più fitta. E poi chissà, forse con la barba potrà risultare più empatco?
    Nei fatti, però, il Cainetto deve dirci cosa voglia fare del Campo Largo formato Todde-Shlein nell’imminente appuntamento elettorale di Quartu. Perché il bivio è ormai a un passo: scomparire con i simboli dentro il cartello elettorale di Rinascita (subendo la dittatura bianca di Milia), oppure tentare di imporre un proprio candidato (modello Nuoro per intenderci) per poi accordarsi al ballottaggio con lo stesso Milia?
    Insomma, quale dei due pasticci sceglierà il nostro eterno giovane DEM?

  2. Fabio Argiolas ha detto:
    28 Febbraio 2026 alle 20:08

    Grandiosa disamina. Non fa una piega

  3. Tatanu ha detto:
    27 Febbraio 2026 alle 19:57

    Mmmhhhmmm, prof, mi è venuto un pensiero cattivo. Non è che il PD ha sentito qualche spiffero su come andrà a finire l’appello e si sta tirando da parte per non prendere palle vaganti?
    (lo so, siamo in Quaresima e a pensar male si fa peccato, però…)

  4. Mike ha detto:
    27 Febbraio 2026 alle 18:19

    Siamo di fronte a una situazione abominevole giocata sulla pelle dei Cittadini della Sardegna! Un partito che, a parole si presenta come difensore dei diritti dei Cittadini della Sardegna ma poi a Roma fa’ l’esatto contrario. Cribbio la Sardegna deve essere difesa sempre e comunque, a prescindere dagli umori di Roma. Un piccolo preambolo: qualche anno fa, per quanto riguarda le elezioni europee, venne presentata una riforma elettorale tale da scindere il collegio unico “Isole” in due collegi “Sardegna” e “Sicilia”. La riforma non passò a causa del voto contrario dei PD Sardi in Parlamento; i quali votarono contro perché il direttivo centrale aveva stabilito così a prescindere, ma anche perché la riforma non era stata istruita da loro ma dalla concorrenza. Mi chiedo, ma fino a quando costoro pensano di utilizzare la Sardegna come campo di addestramento e/o di sperimentazione. Porcaputttrottzok se non siete capaci di governare, considerato che il medico non vi ha costretto a farlo, tornatevene alla magione da cui siete scappati cribbio! Detto questo, se qualcuno tiene alla sua dignità e, soprattutto, tiene al rispetto dei Cittadini della Sardegna faccia un passo avanti/indietro/di lato destro/di lato sinistro/sopra/sotto basta che sia…ma lo faccia! Ad maiora!

  5. Ex ESAF ha detto:
    27 Febbraio 2026 alle 18:11

    I PD sardi (parimenti ai M5S, FdI, AVS ecc) faranno come sempre hanno fatto: obbediranno agli ordini di Roma.
    I sardi meritano di essere ciò che sono, ovvero un popolo senza amor proprio, senza ambizioni, con un’identità sempre più sbiadita ma con un vacuo ed inutile orgoglio luciferino da esibire (ma solo quando l’interlocutore non si scoccia).

  6. Antonio ha detto:
    27 Febbraio 2026 alle 13:52

    Prof. Roma chiama ed il PD sardo grida OBEDISCO

  7. Paolo ha detto:
    27 Febbraio 2026 alle 12:10

    Io penso che il PD chiederà in cambio altre nomine per poter placare i mal di pancia di alcuni dissidenti. E’ anche vero che della Todde ne hanno pieni le tasche anche i 5stelle, basti pensare i compagni di partito che fanno girare una foto del genere del proprio leader. Una legislatura che andrà avanti di sicuro, ma non certo passerà alla storia per la democrazia e la sua collegialità.

  8. Marco Casu ha detto:
    27 Febbraio 2026 alle 09:21

    Otto anni? E cosa ha nella testa? La palla di Cristallo? Un orizzonte di otto anni potrebbe andare bene per Kim Jong un non per un Tronetto show come questo dove un partito dovrebbe guardare la Reginetta mentre mangia ogni giorno gelato solo per se. No diciamo pure che rimprovero c è stato perché giustamente queste cose richiedono silenzio che è regola.
    Torno a dire : le sedie iniziano a barcollare quando intorno gli appetiti per averle aumentano a dismisura e Dulcis perché ci si è fatti nemici , soprattutto in casa.

    Con la nuova legge elettorale, Giorgia Meloni è ancora molto più forte e la Schlein dovrebbe essere per diritto divino la candidata concorrente? Da qui al 2027 ne accadono di cose. Otto anni hahahahaha

  9. Bruno ha detto:
    27 Febbraio 2026 alle 08:10

    Se ti sei preso degli insulti in privato, vuol dire che hai fatto centro. A kalinkunu sa beridadi pizziada

  10. Antonio ha detto:
    27 Febbraio 2026 alle 07:50

    Caro Paolo, tu oggi hai ricostruito i retroscena, i moventi e le strategie degli attori PD coinvolti.. E questo va benissimo. Ci aiuta a capire meglio. Ieri parlavi di…. “recupero di dignità”….concetto assai diverso. È uno scenario conflittuale… già visto mille volte…..(ricordiamoci le 6 Giunte Palomba tra cui quella del bigliettino), teso all’ ampliamento di spazi politici ed al riposizionamento in vista di prossimi appuntamenti. Tutto qui.
    La dignità politica….di questo PD… è un’ altra cosa.

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