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Patronaggio sull’educazione sessuale: a che titolo?

Posted on 15 Novembre 202515 Novembre 2025 By Paolo Maninchedda 3 commenti su Patronaggio sull’educazione sessuale: a che titolo?

E oggi, giornata di riposo per noi che lavoriamo davvero, ci tocca sulla Nuova Sardegna la predica orticante del Procuratore generale della Repubblica di Cagliari Patronaggio non su questioni di giustizia, ma, senti un po’, sul disegno di legge del ministro Valditara sull’educazione affettiva a scuola.
Non che un Procuratore generale non possa parlare di quel che gli pare, ci mancherebbe altro, ma è lecito attendersi che, quando sceglie di esprimersi pubblicamente, parli di Giustizia e che lo faccia dalla parte della tutela della legge e degli interessi dei cittadini.
Invece Patronaggio interpreta in forma omiletica il suo ruolo, ci regale pillole non richieste della sua saggezza istituzionale (giacché non viene intervistato come il cittadino Patronaggio, ma come il Procuratore generale Patronaggio).
Donde viene questa tracimazione retorica, questa attività da glossatore parlamentare in materia di educazione sessuale?
Io che del sesso ho una visione tragicamente immanentistica, per cui trovo nel praticarlo un’indissolubile presenza di spirituale e di materiale, di mistico e di storico; io che vedo nell’amore e nel sesso la naturale porta d’ingresso della riflessione e della coscienza della e sulla libertà (e infatti ho scritto le cose migliori dopo le migliori copule della mia vita; l’amore e il piacere sono luoghi di pace che nessuna autorità è riuscita mai a controllare e dominare) considero l’intromissione così sentenziosa e presuntuosa di un alto magistrato nel mio cuore e nelle mie mutande un reato di violazione di domicilio, come se una mosca cavallina mi fosse entrata in mezzo ai coglioni.

Certamente il pretesto è la prevenzione (e infatti l’intervista si “aggiusta” alla fine col parlare di pene e rieducazione, ma noi non siamo scemi).
Posto che i femminicidi sono in aumento, l’educazione affettiva sarebbe il deterrente migliore.
Niente da dire, sono d’accordo, se non che i femminicidi sono in aumento in una società dove è in aumento in generale la violenza, dove anche l’arte insegue l’estetica nera della violenza e della morte. Forse il problema generale è riprendere a combattere il male, ad ammettere che esiste. Tema complesso per lo schema a transistor on-off dell’ermeneutica giudiziaria della realtà.

E cosa si inventa dunque Mr. Patronaggio?
Una genialata.
Il ministro prevede (qui il disegno di legge) che “Le istituzioni scolastiche sono tenute a richiedere il consenso informato preventivo dei genitori o degli studenti, se maggiorenni, per la partecipazione a eventuali attività che riguardino temi attinenti all’ambito della sessualità, nonché ad acquisire tale consenso previa messa a disposizione, per opportuna visione, del materiale didattico che intendono utilizzare per le attività medesime, secondo le disposizioni del presente articolo”.
Cosa dice sua eccellenza Patronaggio? Afferma che qualora la famiglia negasse “il necessario consenso dei genitori,  rischi[ierebbe] di tramandare dinamiche familiari non sempre corrette e talvolta addirittura criminogene. Si pensi a una famiglia che si regge su ancestrali valori patriarcali, o una famiglia d’immigrati che per cultura di origine discrimina le donne, o ancora una famiglia dove vige per malintesi motivi religiosi il divieto assoluto di affrontare questo tipo di questioni”.

Ma questo è un magistrato o un veggente? Nel contemplare un caso astratto nel quale una famiglia neghi il consenso, il nostro veggente profetizza che certamente la famiglia lo farebbe per mantenere schemi e costumi autoritari e violenti, mentre la scuola con certezza proporrebbe schemi progressisti? E se invece la scuola proponesse schemi ideologici, à la page, irrazionali, e fosse la famiglia a difendere il minore da un plagio, come la metterebbe Patronaggio?
Chi può serenamente affermare che tutto ciò che si insegna a scuola sia positivo?
Posto che oggi fanno buoni percorsi scolastici solo quelli che hanno alle spalle famiglie che se ne occupano e che ormai suppliscono a tante falle del sistema formativo, com’è che per l’istruzione la famiglia è di soccorso e per l’educazione affettiva è di ostacolo?
Quand’è che si capirà che la formazione affettiva si svolge nella dialettica degli esempi, delle esperienze, dei modelli etici e estetici e che la scuola questo dovrebbe fare, moltiplicare il confronto, non imporsi alle famiglie ma coinvolgerle, non studiare la storia dell’arte e della letteratura, ma comprendere i modelli estetici dell’arte, che sono grandemente educativi dell’affettività, perché il bello è porta del buono e viceversa.
Se si smette di insegnare che cosa significa trasumanare, come si può pensare di far capire che amare non è prendere ma perdersi in un’altra?
Come si fa a capire queste cose senza leggere, capendola, la lunga tradizione che va da Lanquan li jorn son lonc en mai a Vergine madre, figlia del tuo figlio?
Come si fa a insegnare a vivere libertà e piacere con coscienza se si continua a tacciare i libertini del Seicento come dissoluti e non come libertari?
Come si fa a insegnare a difendersi dalla suggestione del dominio dell’altro, dalle lusinghe del narcisismo se non si è mai letto il Lai de l’ombre?
O come ci si può separare dal fratello del narcisismo, l’egoismo, e dal suo bisogno di costante adulazione pubblica, se non si legge più Montale per imparare a diffidare delle proprie certezze, se non si spiega più la perversione della coerenza spinta al fanatismo leggendo, per esempio, Novantatre di Hugo, se a scuola non si leggono più né Mann né Dostoevskij?
Come si fa a insegnare che il sesso migliore è quello fatto non consegnandosi all’altro ma rimanendo se stessi?
Il sesso è polifonico, diversamente è ginnastica.
Come si fa a parlare con leggerezza di sessualità se non si sa spiegare il quadro di Lossow nella sua carica di eversiva bellezza?
Non di Patronaggio abbiamo bisogno, ma di Paolo Sorrentino che vada a spiegare La grande bellezza nelle scuole. Abbiamo bisogno di Jep Gambardella che vada a spiegare perché trascorre la sua vita sazio ormai di tutto, annoiato dal ripetersi degli eventi, ma tragicamente fedele all’amore provato da ragazzo, allo slancio che per primo accese il suo spirito e che ancora lo tiene in vita col ricordo.

Ecco, ho finito, la mosca è uscita, posso vivere la mia giornata di riposo con più serenità.

 

Politica, Vetrina

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Comments (3) on “Patronaggio sull’educazione sessuale: a che titolo?”

  1. Antonio ha detto:
    15 Novembre 2025 alle 14:51

    Prof. Il problema sarà convincere gli stranieri in particolare gli islamici

  2. Raimondo/Mundicu ha detto:
    15 Novembre 2025 alle 10:40

    Buongiorno,
    grazie Paolo, prof.. Maninchedda, di questa bellissima Visione sulla bruttissima legge di Valditara per l’educazione sessuale nelle scuole, legge che definire “una sonora porcata” è poco… Fantozzi la definirebbe ” una cagata pazzesca….” .
    Una bella lezione alla predica urticante del Procuratore generale di Cagliari che poteva risparmiarsela..

  3. Mario Pudhu ha detto:
    15 Novembre 2025 alle 08:16

    …«amare non è prendere ma perdersi in un’altra» (o, aciungo, in d-un’àteru, postu chi a foedhare de amore est a foedhare de su méngius èssere de is unos cun is àteros totugantos, e atentzione a su dópiu sensu de su foedhu in italianu manigiau meda a sensu ùnicu e tot’àtera cosa de amore!).
    Mi paret, però, foedhu ibbagliau «perdersi»! No «perdersi» ma «ritrovarsi», identificare s’unu in s’àtera/-u, coment’e cudhu ca «geo seo tue /cun totu su chi seo,/ca seo tue geo!»
    S’àteru podet èssere aprofitamentu, mercau, domìniu, possedimentu, proprietà privata, cosa no persona umana!

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