Pastori e politica

4 settembre 2010 08:059 commentiViews: 22

108La principale lezione culturale di Gramsci consiste in questo: la realtà è sempre più ricca e variegata del pensiero; per questo la politica è un grande impegno di conoscenza, sistemazione, elaborazione e continua revisione delle soluzioni possibili ai problemi di libertà, giustizia e sviluppo. Gramsci era oltre il marxismo e l’idealismo. Ma Gramsci è citatissimo in Sardegna tanto quanto è poco letto. Ieri, io ero in Commissione agricoltura ad ascoltare la piattaforma del Movimento dei pastori. Ho rifiutato i toni ultimativi di Floris il quale ha affermato che il 14 o i pastori ottengono qualcosa di concreto (soldi?) o non se ne andranno perché vincolati da un giuramento. Ho invece discusso nel merito diverse proposte, alcune praticabili altre no. Ho ricordato la legge 1 del 2010, poco conosciuta e non applicata dalla Giunta, che garantisce ai produttori locali il mercato delle mense e degli agriturismi, nonché istituisce l’Osservatorio della concorrenza (se fosse stato tempestivamente attivato oggi conosceremmo meglio le posizioni dominanti nel settore del latte). Ho dichiarato la nostra disponibilità a lavorare seriamente sull’abbattimento degli oneri contributivi e sulla rinegoziazione del debito delle imprese, secondo il modello seguito e realizzato per le società della legge 28. Ho dichiarato la nostra disponibilità a favorire la nascita dei piccoli mattatoi, legandola proprio alle esigenze della legge 1/2010. Non ho potuto illustrare (perché giustamente il presidente Contu mi ha fatto cenno di stringere) la nostra posizione sulla continuità territoriale delle merci. La spiego qui. Il 7 si riunisce la Commissione paritetica Stato-Regione per avviare il tavolo sulle norme di attuazione degli articoli 8 e 9 dello Statuto. Poiché l’accordo Soru prevede che la Regione si carichi interamente i costi della continuità territoriale (un grave errore che però ora va gestito al meglio), si tratta di strappare allo Stato tutte le funzioni in materia che ci servono per confrontarci da una posizione di forza con i vettori presenti sul mercato e col mercato stesso.
Ho detto che siamo nettamente contrari: a spostare risorse dall’asse 1 (investimenti) all’asse 2 (contributi) e a finanziare gli stoccaggi. Ho ribadito i nostri obiettivi: diminuire il numero delle pecore e del latte prodotto, aumentare il reddito degli allevatori attraverso le energie rinnovabili con impianti fotovoltaici fino a 200 Kwatt da realizzarsi con la Dichiarazione di Inizio Attività inviata ai Comuni (e quindi rompendo il sultanato delle rinnovabili in capo all’Assessorato all’Agricoltura), legare all’indennità compensativa una serie di attività controllabili, adeguare i codici colturali delle domande uniche alla realtà sarda e non ai pascoli alpini come accade ora. A ciò si aggiunga ciò su cui tutti sono d’accordo sulla certificazione di filiera e sulla diversificazione dei prodotti.
Io ho avuto (credo) l’onestà di far capire a Floris che il miliardo di euro subito di cui, di fatto, parla la piattaforma è irrazionale. Come pure i 15000 euro subito a tutti, che creerebbero un precedente pericoloso per le casse della Regione e un’ingiustizia sociale vera rispetto a coloro che sono disagiati come i pastori, sono in cercca di prima occupazione e non hanno neanche un briciolo di patrimonio personale. Insomma, la nostra proposta a Floris consiste nel riconoscergli tutto il ruolo politico che ha, ma di pretendere di discutere nel merito e non di essere costretti nella logica del prendere o lasciare.
Viceversa, e qui torniamo al Gramsci tradito, che sta succedendo nel mondo politico?
Sta accadendo che si ha paura del ruolo politico del Movimento. E allora che si fa? La cosa più semplice e antigramsciana: si cerca di cavalcarlo, di accondiscendere apparentemente alle sue richieste per diminuirne lo slancio. Non si entra nel merito delle proposte, non si lavora sodo a produrre soluzioni; si fa propaganda e la si fa in modo che le responsabilità siano indistinguibili. Tutti uniti, tutti uguali, tutti d’accordo. Per un giorno.
Io penso che il Movimento dei pastori sia il primo di una serie di processi di organizzazione dal basso del dissenso politico che metterà a dura prova il sistema dei partiti ed è bene che sia così. L’emergenza sociale della Sardegna, che solo i folli e gli incoscenti possono non vedere, potrebbe essere un importante fattore di innovazione del sistema dei partiti e favorire, in un sano spirito pragmatico, la nascita di quel grande partito fondato sugli interessi dei sardi, di cui io auspico la costituzione da tempo, ma di cui parlano da tempo anche i Riformatori e che suggestiona molte persone in entrambi i grandi partiti italiani. Il prossimo mondo che si organizzerà autonomamente sarà quello della scuola.
In qesto quadro, la cosa peggiore che i pastori possono fare è assumere la linea del “Tutto subito”. Perderebbero credibilità e delegherebbero la rappresentanza politica ai mediatori di mestiere. Viceversa da lunedì prossimo dovrebbero essere a Cagliari in delegazione a lavorare, a predisporre le soluzioni possibili. Così diventerebebro dirigenti politici e non solo bacino di consensi da allettare con qualche esca e poi smembrare.
Si intreccia con tutto questo la crisi della Giunta regionale. Io credo ormai che si debba mettere la società sarda in sicurezza dalla crisi di socialità dei partiti e di credibilità delle istituzioni. E allora occorre che le persone più avvedute facciano un patto pubblico per fare due cose entro marzo: 1)una finanziaria completamente innovativa (io ho qualche idea), capace di sostenere i redditi e favorire il lavoro e la conoscenza (sulle entrate della Regione si stanno dicendo molte sciocchezze propagandistiche); 2) una road map istituzionale (maturata fuori dalle logiche degli equilibri squilibrati del governo regionale) che trovi il modo di fare rapidamente Statuto, Statutaria, legge elettorale, Legge 1 e legge 31. Se il consiglio (e non solo il Consiglio, per quel che riguarda lo Statuto) facesse questo, la Sardegna non rischierebbe la sua Weimar, dopo la quale, come si sa, c’è sempre un piccolo Hitler dietro l’angolo ( e ce n’è uno anche in Sardegna che sta scaldando i muscoli per il suo esordio in politica).

9 Commenti

  • Giancarlo Mameli

    Il mondo agropastorale, rappresenta per noi Sardi, molto piu’ di un semplice settore produttivo;rappresenta e raffigura in modo efficcace e immediato la nostra appartenenza ad una cultura specifica, che ci differenzia e quindi sostiene la nostra specificita’.
    Ho altresi’ un forte legame con l+ambiente delle campagne per motivi personali e professionali.
    Riconosco sicuramente a Felice Floris la capacita’ di rappresentare al meglio il malcontento e di aver agito in tutti questi anni nel puro interesse generale della categoria.
    Ora pero’ si tratta di capire se una volta riportata l’attenzione da parte delle istituzioni sull’endemico problema, basti una soluzione tampone,oppure, come propone con coraggio Paolo Maninchedda,ci possano finalmente essere i presupposti per un sostegno integrato che possa attrezzare tale settore ad essere competitivo ed attuale dal punto di vista commerciale.
    Poiche’ il problema oltre al cartello creato dalla trasformazione della materia prima dei privati,sta’ nel sostegno infrastrutturale ad un’attivita’ strategica per la rinascita socio-economica della Sardegna.
    Paolo propone,tutta una serie di misure a sostegno che possano intanto abbattere i costi di produzione, il che e’ il primo passo per gestire in modo ottimale qualsiasi impresa.
    Il secondo passo dovrebbe essere il sostegno alla creazione di infrast6rutture di servizio al settore, come la divesificazione dei prodotti, l’aumento della qualita’ e la capacita’commerciale.
    Il problema in questa fase e’ sicuramente il livello drastico del disagio, che impone nell’immediato un minimo di soluzione, che non risolve assolutamente il problema.
    Per questo ritengo,che Paolo ponga le basi per affrontare il problema in modo da farne del settore agroalimentare, uno dei settori trainanti della Nazione Sarda.
    Sono sicuro che il Movimento Pastori, ha la maturita’ per distinguere la tattica dalla strategia a medio e lungo termine.
    Sono altresí convinto di unaltra cosa importante: sia Felice che Paolo sono due intellighenzie che vanno iscritte a “Bilancio della Sardegna”, alla voce….”Patrimonio Circolante”, e quindi sapranno trovare il modo per far prevalere l’interesse generale della Sardegna che non puo’ fare a meno dei suoi pastori.
    Fortza Paris.

  • Per i profani…
    L’agenzia Regionale Laore dovrebbe occuparsi di assistenza tecnica alle imprese agricole, e quindi avere, forse, anche compiti di indirizzo.
    Argea si dovrebbe occupare di istruire, collaudare, e pagare i progetti di miglioramento fondiario.
    Poniamo che gli imprenditori siano disposti a fidarsi ciecamente di questi istituti…
    Et Voila… lotta fra galli

    Denuncia del gruppo del Pd su Laore e Argea, Usai smentisce
    CAGLIARI. «Hanno schedato il personale, hanno rimosso quelli indicati come di sinistra e soriani in un documento interno che è una lista di proscrizione, hanno realizzato uno spoil system clientelare, senza tener conto minimamente della meritocrazia». Gian Valerio Sanna, ex assessore e ora consigliere regionale del Pd, va giù duro nel denunciare quello che, secondo quanto riferito da lui stesso in Consiglio e secondo quanto contenuto in un’interrogazione presentata ieri dal gruppo democratico, è accaduto negli uffici di Laore e Argea. Il riferimento è alle recenti nomine nelle «strutture organizzative di 2º livello», quelle che non hanno compito dirigenziali ma rapporti diretti con gli agricoltori per l’assistenza tecnica. Il direttore generale di Laore, Antonello Usai, ex assessore all’Agricoltura, ha replicato dopo il primo j’accuse di Sanna. E, naturalmente, ha smentito tutto.
    Gian Valerio Sanna ne ha parlato in Consiglio regionale per far capire, come ha spiegato ieri, «come anche nella pubblica amministrazione si viene combattuti per le idee politiche, a prescindere dalle capacità professionali». E’ legittimo, ha detto, lo spoil system «nei posti di vertice». Il documento anonimo, definito lista di proscrizione, ha fatto il giro degli uffici e, secondo Sanna, «corrisponde in gran parte» alle nomine effettuate nelle agenzie.
    Sempre in Consiglio regionale a Sanna ha replicato Sergio Milia, capogruppo dell’Udc, il partito di Usai. «Ora ci si attacca anche al legittimo sistema dello spoil system – ha detto Milia – che è stato messo in pratica prima dagli altri se, come dice il Pd, prima di quelli nominati ora, in base ai singoli curriculum, c’erano gli altri».
    Ma Sanna e il Pd non si sono certo arresi. E sono andati avanti nella denuncia. L’ex assessore della giunta Soru: «Non è vero che hanno deciso in base alla meritocrazia, perché due mesi prima ai dirigenti rimessi erano stati dati giudizi lusinghieri».
    Nell’interrogazione presentata ieri, primo firmatario il consigliere regionale Luigi Lotto, il Pd ha insistito sia sulle destituzioni non motivate («nessuna motivazione o giustificazione sui criteri e sulle condizioni di merito che hanno determinato le scelte») sia sul documento: «Da diverso tempo è circolato all’interno delle agenzie un documento contenente la classificazione del personale, interessato al coordinamento delle posizioni organizzative, sulla base delle presunte appartenenze politiche e sindacali». E l’interrogazione prosegue: «Esistono significative corrispondenze tra le determinazioni dirigenziali e i contenuti del documento di schedatura, del cui autore non si deduce l’identità, che destano allarme ancora di più per il fatto che, mancando criteri e giudizi di adeguatezza, tali provvedimenti confliggono con i giudizi di valutazione recentemente espressi dal commissario straordinario». C’è quindi una «evidente violazione del principio di meritocrazia, competenza e adeguatezza». La giunta dovrà chiarire cosa è successo.
    La replica di Antonello Usai alle prime dichiarazioni di Sanna non si è fatto attendere. «Come direttore generale di Laore Sardegna – ha dichiarato – non ho mai effettuato sostituzioni in base a schemi politici né a imposizioni dei partiti, ma solo valutando i curriculum e la professionalità dei funzionari». Usai ha aggiunto che «tra i compiti di un direttore generale vi è anche quello di procedere alla naturale, e legittima, sostituzione dell’organico, assegnando nuovi incarichi, per un massimo di sei mesi, in base agli obiettivi da raggiungere. Tutto questo senza disconoscere assolutamente le professionalità che vengono sostituite». E ha detto ancora: «Perché la struttura non venisse cristallizzata, appena diventato direttore generale ho voluto riaprire i termini per gli incarichi di responsabili di vari uffici, perché tutti potessero concorrere ad armi pari. E’ vero che non tutti si sono ritenuti soddisfatti da queste sostituzioni, ma le proteste, se così vogliamo chiamarle, sono arrivate sia dal centrodestra che dal centrosinistra. Questa è un’ulteriore prova che gli incarichi sono stati assegnati in base a un curriculum, non certo in base a una tessera o una telefonata arrivata da un partito. Tutto il resto – ha concluso il responsabile di Laore – liste di proscrizione incluse di cui non conosco contenuti e autori, è puro ciarpame».
    07 agosto 2010

    Vero o falso che sia, perchè ad ogni tornata elettorale rincomincia la giostra delle poltrone?
    Perchè non si riesce ad avere continuità amministrativa?
    Oltre agli assestamenti dei politici, si assiste sempre ad un effetto domino negli uffici subordinati a qualsiasi assessorato.
    Caro Paolo, la Sardegna che produce non può più reggere tutto ciò.
    E perde di significato ogni altra grande e giusta battaglia, sia essa sulle entrate, sia sull’indipendenza.
    Non abbiamo più pane, e stiamo perdendo i denti, …. qualcuno ha ancora voglia di sognare?
    Solidarietà a tutto il mondo agropastorale Sardo
    Fortza Paris

  • http://www.agea.gov.it/portal/page/portal/AGEAPageGroup/HomeAGEA/defComunicato%20Stampa%20Fondi%20sviluppo%20rurale.pdf

    Leggetevi il comunicato stampa di AGEA di ieri

    Da un attenta lettura pare che alla Sardegna sia dovuto per gli anni pregressi, 2007 – 2008 – 2009 un importo pari circa 1 milione 845 mila di euro.

    Ma vi sembra attendibile??

    A prima vista assolutamente no…

    I nostri agricoltori e allevatori si trovano allo stato attuale con circa 56 mila domande non pagate…

    Proviamo a capire dove si trova l’inghippo…

    Leggendo bene il comunicato, lo stesso chiarisce:

    “Si sottolinea che per il completo raggiungimento dell’obiettivo N+2, il ruolo fondamentale delle Regioni per quanto riguarda il completamento in primis delle attività di istruttoria delle domande di aiuto delle misure ad investimento in tempi utili per poter consentire ad AGEA il pagamento entro la fine dell’anno”.

    Mi pare di intuire che AGEA, posta la disponibilità di risorse impegnate in base ad un piano previsionale, non abbia più i soldi neccessari per pagare tutte queste pratiche in quanto tali ordinativoi sono stati già fatti.

    Il problema è che se è vero che le domande pagate non sono state istruite dalle regioni, o istruite solamente in parte, AGEA dovrebbe aver pagato domande presenti a sistemma che non sono state istruite e che quindi non andavano pagate e nello stesso tempo le domande che erano in qualche modo in anomalia, tipo conto corrente cointestato o altre anomalie lievi, non sono state pagate in quanto neccessità ulteriore istruttoria.
    Ora che queste anomalie sono sanate non ci sarebbero più soldi per tutte..

    conclusione:

    qualcuno ha forzato la mano e ha fatto si che venissero liquidate domande che non dovevano essere liquidate in quanto le prratiche non erano istruite, ora si dovra attendere che tali pratiche vengano istruite e che vengano attivati i recuperi.

    Poverini coloro che hanno avuto senza sapere e che ora devono restituire.

    poverini pure gli altri che devono avere e non potranno avere in quanto non ci sono i soldi..

    Poverini noi che abbiamo una struttura tecnica ARGEA che non ha istruito le pratiche a tempo debito.

    Povirini noi che abbiamo un assessore tanto forte che ha fatto pagare tutto per far vedere che è bravo e ora ci tocca restituire i soldi.. Solo io devo restituire 15.000 euro di una domanda di biologico 2009 a cui avevo rinunciato e mi hanno pagato ugualmente..

    Caro Onorevole
    Ma questi personaggi quando pagheranno per le loro inadempienze ed incapacità manifeste.

    In un azienda privata i dirigenti” vedi ARGEA, sarebbero andati a casa e a quuesti diamo i premi di produzione…
    idem per il grande assessore

  • Movimento Pastori Sardi

    Prosegue senza soste la mobilitazione del Movimento Pastori Sardi in vista della grande manifestazione fissata a Cagliari per martedì 14 settembre. “Siamo abbastanza soddisfatti degli incontri che abbiamo avuto la scorsa settimana con le forze politiche in Consiglio regionale,alle quali abbiamo presentato e illustrato le nostre proposte per fermare la crisi della pastorizia – ha detto il leader del Movimento Felice Floris – ma non intendiamo abbassare la guardia in attesa di provvedimenti concreti da parte della Giunta regionale e del governo nazionale.”
    “Prendiamo atto dell’assicurazione di indire una sessione straorinaria del Consiglio Regionale dedicata al dramma della pastorizia come abbiamo richiesto ai capigruppo – prosegue Floris – e siamo certi che dalla nostra lotta in tutta la Sardegna verranno provvedimenti concreti dalla Regione e dal Governo, poiché le nostre manifestazioni hanno fatto diventare la crisi della pastorizia un problema nazionale. Per questo continueremo la nostra lotta pacifica di denuncia anche all’opinione pubblica del dramma delle nostre famiglie, perché la crisi della pastorizia è crisi di un comparto trainante di tutta l’economia sarda.”
    Per i prossimi giorni sono state già programmate le prime tre assemblee, con inizio alle 10,30. Martedì a Lanusei, mercoledì ad Ozieri e giovedì a Bonorva. In queste assemblee zonali saranno illustrate ai pastori delle varie zone le richieste e le proposte del Movimento in vista della grande manifestazione di Cagliari organizzata per martedì 14 con il concentramento in piazza dei Centomila da dove partirà il corteo. “Saremo almeno in cinquemila – assicura Felice Floris – e ancora una volta ci faremo sentire, sicuri che finalmente qualcuno sarà costretto ad ascoltarci. A Cagliari come a Roma”.

    FELICE Floris

  • Per Simula: Ho sintetizzato in una frase il contesto. Significa che Floris è riuscito a creare ciò che ha detto anche Maninchedda nel suo articolo: “un sistema di organizzazione dal basso del dissenso politico al classico sistema partitico” (relazionato al suo comparto), che però, vista l’intransigenza della proposta effettuata dall’MPS (una richiesta di 750 milioni di euro seduta stante come fossero noccioline), rischia di bruciarsi rapidamente una legittimazione politica nel dibattito, conquistata fin’ora grazie alla mobilitazione giunta alla ribalta mediatica.
    Le organizzazioni di categoria per la contrattazione non mancano e sono sempre in prima fila (quelli che Maninchedda chiama giustamente i “mediatori di professione”).

    In Sardegna abbiamo bisogno di persone come Floris, perché rappresentano un corpo sociale di azione che finalmente diventa protagonista del suo destino (forse però, con modalità azzardate e non sempre accoglibili), e che cerca di evitare il filtro della partitocrazia che scherma i bisogni reali del nostro tessuto sociale.
    Sono fenomeni di un malessere diffuso che il Nazionalismo Sardo non deve sottovalutare, ma capitalizzare.

  • Marcello Simula

    Nei miei interventi vorrei sempre evitare il rischio di andare fuori tema. È evidente a tutti che per far questo bisogna prima capire il tema del dibattito, e poi capire il senso degli interventi sul detto tema. Seguo e leggo tutti con attenzione ma, sarà per mia carenza cultural-linguistica, ho incontrato insormontabili difficoltà a capire il senso della frase del sig.Bomboi che riporto testualmente (si parla di Floris e del Movimento dei pastori): “FLORIS RISCHIA DI FARSI DISINNESCARE L’OTTIMO IMPEGNO DI MOBILITAZIONE ENTRO IL QUALE SI E’ CREATA LA DIMENSIONE POLITICA DEI PROBLEMI DEL SUO COMPARTO”. Fine,saluti a tutti!

  • Non sò se una Giunta afflitta da malumori di posizionamento interno sia la più idonea a costituire una “road map” delle grandi riforme istituzionali. Forse sì, per la necessità di lasciare una qualche traccia duratura di questa legislatura…
    Certamente il PSD’AZ, per quanto gli compete, può spingere in quella direzione, ma anche organizzare convegni sul tema dello Statuto Sardo, c’è bisogno di confronto e questo deve avvenire (su un tema così importante) tra le forze politiche e della società civile interessate alla riscrittura.
    Non mi hanno convinto i dibattiti di Sardegna Democratica, con, da un lato, politici che parlano di “sovranità ai limiti dell’indipendenza” presentando proposte statutarie che cancellano anche il Popolo Sardo; e dall’altro giuristi che sorridono al solo parlare di Nazione e che si fermano alla questua tra federalismo competitivo ed integrativo.
    Spero si cambi registro abbinando al dibattito sulla funzionalità economica quello culturale, aspetti che devono muoversi di pari passo.
    Altrimenti evitiamo di fare convegni inutili, dove si invita Gavino Sale per dare un contorno propagandistico al dibattito (con rispetto per Gavino), e nei quali si ridacchia e si dice che non è possibile fare nulla….In Catalogna non si ridacchia quando si fanno i convegni sulla sovranità, ma si è ben consci che anche la nazionalità è il valore aggiunto della rivendicazione politica: che poi è in grado di condurre un milione di persone in piazza contro il centralismo. Un’altro mondo dal nostro.

    Vedo anch’io ingenuità in buona fede nell’opera di Floris, che rischia di farsi disinnescare l’ottimo impegno di mobilitazione entro il quale si è creata la dimensione politica dei problemi del suo comparto. Come abbiamo scritto anche in un articolo qualche giorno fa ( http://www.sanatzione.eu/2010/09/piove-autonomismo-ladro-rileggere-deffenu-nellera-dirs-dei-pastori-sardi-e-della-tirrenia/ ), il demagogico tentativo da parte di tutti di cavalcare il malumore dei pastori Sardi rischia di risolversi con le solite misure tampone o inefficaci, cristallizzando le posizioni e lasciando sostanzialmente inalterata la risoluzione dei problemi. A quel punto sarà solo il mercato a fare piazza pulita degli operatori più deboli in eccesso, consegnando tante famiglie verso il baratro della disoccupazione, senza che la politica sia in grado di ragionare su una exit strategy quadro che contempli la diminuzione di latte e pecore senza gravi ripercussioni sociali, e la rimodernizzazione del settore sui mercati.

    Mi auguro che anche altri movimenti indipendentisti non stiano a seguire proposte inefficaci sulla questione Entrate, né che stiano a cavalcare i problemi sociali fermandosi agli slogan ma che propongano anch’essi proposte integrali di riforma delle nostre istituzioni.

    Sul Partito Nazionale Sardo, ricordo un vecchio scambio di battute avvenuto nello spazio dei Riformatori prima che questi si orientassero verso l’idea di Partito dei Sardi: sostenevo che tale ipotesi non dovesse prescindere dall’attribuzione di “nazionale” a questo eventuale progetto, proprio perché un grande partito dei Sardi dovrebbe essere un riferimento politico nel quale non si trova solo la difesa della specialità, ma il suo potenziamento, il cui valore aggiunto non risiede solo nella formula economicista ma anche in quella culturale. Nei Riformatori insomma c’è il medesimo rischio dei buoni intenti di Sardegna Democratica. A questo proposito credo quindi che il PSD’AZ saprà integrare al meglio le varie idee di “Partito dei Sardi” che sommessamente esistono, e che prossimamente andranno ricondotte nel quadro di un organico dibattito sul tema.

    Per quanto ci riguarda, proseguiremo nel divulgare l’idea perché non è più possibile continuare a confondere la frammentazione politica che abbiamo in Sardegna con il “pluralismo”, e non mancheremo di partecipare ai dibatti in materia.

  • Che dire!! fa sempre piacere leggere interventi di questo tipo.
    Limpidi, concreti e condivisibili

    Cè poco da inventare, alcuni strumenti esistono già e altri sono alla portata di tutti a breve.

    Cè solo bisogno di impegno voglia di cambiare, rispettare le norme e tanta ma tanta volontà di essere protagonosti diretti del nostro futuro..

    Per il poco che può valere, sono con lei Onorevole.
    Ha dimostrato, e per un filologogo non è poco; dimestichezza con l’argormento e ha fatto capire a tutti noi che rimboccandosi le maniche possiam cambiare e progredire.

    Saluti

  • Chi sarebbe il piccolo Hitler? Forse è già presente attualmente in Sardegna, per interposta persona

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