Pasticci elettorali sardi

24 maggio 2013 08:570 commentiViews: 17

 Ho chiesto ad un amico specializzato nella materia, di fare il punto sul quadro normativo attuale con cui si andrebbe a votare se il Consiglio regionale venisse sciolto oggi. Queste le sue osservazioni, tuttaltro che confortanti.

Quadro normativo
La legge costituzionale n. 2 del 2001, art. 3, comma 3, in via transitoria prevede che:

3. Qualora si debba procedere ai sensi del comma 2 e alla data di convocazione dei comizi elettorali per il rinnovo del Consiglio regionale non siano state approvate le conseguenti modificazioni alla legge elettorale regionale, ai sensi del citato articolo 15 dello Statuto speciale per la Sardegna, per l’elezione del Consiglio regionale e per l’elezione del Presidente della Regione si osservano, in quanto compatibili, le disposizioni delle leggi della Repubblica che disciplinano l’elezione dei Consigli delle Regioni a statuto ordinario. Le circoscrizioni elettorali previste da tali disposizioni sono costituite dal territorio di ciascuna provincia della Regione Sardegna e, per i consiglieri che sono eletti con sistema maggioritario, dal territorio dell’intera Regione. Sono candidati alla Presidenza della Regione i capilista delle liste regionali. È proclamato eletto Presidente della Regione il candidato capolista che ha conseguito il maggior numero di voti validi in àmbito regionale. Il Presidente della Regione fa parte del Consiglio regionale. La disposizione di cui al quattordicesimo comma dell’articolo 15 della legge 17 febbraio 1968, n. 108, introdotto dal comma 2 dell’articolo 3 della legge 23 febbraio 1995, n. 43, e la disposizione di cui al penultimo periodo del presente comma si applicano anche in deroga al numero dei consiglieri regionali stabilito dall’articolo 16 dello Statuto, come sostituito dal comma 1 del presente articolo. (…).»

– L. 108 del 1968, art. 15, comma 14 (come integrato dalla L. n. 43 del 1995) prevede che:

«Nei casi di cui ai numeri 7) e 8) del comma precedente, i seggi assegnati al consiglio ai sensi dell’articolo 2 sono aumentati in misura pari all’ulteriore quota di seggi assegnati ai sensi dei predetti numeri».

La legge costituzionale. n. 3 del 2013 ha modificato l’articolo 16 dello Statuto speciale sardo:

«Art. 16.

1. Il Consiglio regionale è eletto a suffragio universale con voto personale, uguale, libero e segreto, ed è composto da sessanta consiglieri. La composizione del Consiglio non può variare, neppure in relazione alla forma di governo e al sistema elettorale prescelto, se non mediante il procedimento di revisione del presente Statuto.

2. La legge elettorale per l’elezione del Consiglio regionale può disporre al fine di assicurare la rappresentanza di determinate aree territoriali dell’Isola, geograficamente continue e omogenee, interessate da fenomeni rilevanti di riduzione della popolazione residente. Al fine di conseguire l’equilibrio tra uomini e donne nella rappresentanza, la medesima legge promuove condizioni di parità nell’accesso alla carica di consigliere regionale».

 Considerazioni

– La norma transitoria, contenuta nella legge costituzionale n. 2 del 2001, prevede la deroga al numero fisso dei consiglieri stabilito nello Statuto speciale. Ciò al fine di rendere transitoriamente applicabile la legge nazionale per l’elezione dei consigli delle regioni ordinarie, congegnata per assicurare una maggioranza stabile alla coalizione collegata alla lista regionale (e dunque al Presidente proclamato eletto) che ha ottenuto maggiori consensi.

– Tale deroga, nel caso della Sardegna, è prevista fino all’approvazione di una legge statutaria (sul sistema elettorale). Fino ad ora questa “condizione” non si è verificata, in quanto non è ancora stata approvata tale legge da parte della Regione sarda.

– In seguito è sopraggiunta la recente legge costituzionale n. 3 del 2013 la quale, come sopra riportato, oltre a prevedere la riduzione del numero dei consiglieri regionali da 80 a 60, prevede che la composizione del Consiglio non possa variare neppure in relazione alla forma di governo e al sistema elettorale prescelto.

– In tal senso, seppur non esplicitamente, la nuova disposizione sembra interferire con la disposizione dell’articolo 3, comma 3 della legge cost. n. 2 del 2001 che prevede la possibile variazione del numero dei consiglieri.

– Sul punto, dall’interpretazione letterale non scaturiscono elementi univoci: «La composizione del Consiglio non può variare, neppure in relazione (…) al sistema elettorale prescelto». Con l’allocuzione “sistema elettorale prescelto” si può intendere sia il sistema che è nella potestà della Regione stabilire, legiferando appositamente, sia il sistema in vigore che (seppur transitoriamente) la Regione, per scelta o per altre cause, non ha mutato.

Da qui l’emergere di posizioni differenti: da un lato si sostiene che resti “operativa” la norma transitoria finché il Consiglio non adotti la nuova legge statutaria elettorale (e, dunque, resti ancora possibile l’eventuale variazione della composizione del Consiglio per garantire una stabile maggioranza); dall’altro si sostiene che con l’indicazione del “sistema elettorale prescelto” si “fotografi” la situazione attuale, ci si riferisca, insomma, alla legge elettorale in vigore (qualunque essa sia: transitoria nazionale, statutaria regionale, …). Con la conseguenza, in questo secondo caso, che fin da ora si dovrebbe considerare operativa la clausola del numero fisso dei consiglieri, anche se il risultato elettorale non dovesse assicurare una maggioranza stabile alla coalizione collegata al Presidente eletto.

Secondo quest’ultima interpretazione, in definitiva, la norma transitoria per l’elezione del Consiglio e del Presidente della Regione Sarda (contenuta nella L. Cost. n. 2 del 2001) resterebbe in vigore per la parte in cui prevede, in via generale, l’applicazione della legge elettorale statale n. 108 del 1968 e i “correttivi” a quest’ultima (ad es. i capilista delle liste regionali quali candidati alla Presidenza della Regione), ad eccezione del periodo, contenuto nel comma 3 dell’articolo 3 della stessa L. cost. del 2001, che prevede la deroga al numero dei consiglieri e, dunque, del comma 14 dell’articolo 15 della legge n. 108 (il comma che prevede la possibilità di variazione del numero dei consiglieri), il quale dovrebbe considerarsi “superato” dall’immediata operatività della “clausola del numero fisso” rinvenibile nella legge cost. n. 3 del 2013.

In assenza di una specifica indicazione normativa che, per chiarezza, avrebbe dovuto esplicitamente coordinare i testi, precisando le parti della legge elettorale da applicare, è dunque lasciato al compito dell’interprete (l’ufficio elettorale, in seguito alle elezioni) dare seguito all’una o all’altra ricostruzione.

 

Invia un commento