Pasticci digitali all’amatriciana ministeriale

1 agosto 2012 08:1924 commentiViews: 26

amatricianaLa delibera 33/1 di ieri della Giunta Regionale era nell’aria da qualche giorno. Personalmente la sentivo svolazzare sulle nostre teste da qualche giorno, quando, al seguito del ministro Profumo, è giunto in Sardegna il dott. Giovanni Biondi, alto dirigente del Ministero della Pubblica Istruzione della Repubblica Italiana, Direttore dell’INDIRE (Istituto Nazionale di Documentazione per l’Innovazione e la Ricerca educativa). Non conosco personalmente Biondi, ma lo monitorizzo da tempo, esattamente dai tempi dell’assessore Baire, il quale nel luglio del 2009 aveva firmato un protocollo d’intesa col Ministero estremamente penalizzante per la Regione Sarda, al punto che il Psd’az aveva presentato la mozione che proponeva al Consiglio di impedirne l’attuazione, mozione che poi portò all’Ordine del Giorno del 22 settembre 2009. Dimostrai allora che negli stessi giorni in cui, per l’inadeguatezza della delegazione sarda incaricata dell’accordo, si negavano diritti importanti alla Sardegna, gli stessi venivano concessi alla Lombardia. L’ispiratore di quell’accordo era, a detta di tutti, Biondi. Costui, da mesi, monitorizza le risorse disponibili nelle regioni per la formazione, per cercare di orientarle verso l’Indire, l’ente di formazione da lui diretto. Niente di illegittimo, ma bisogna saperlo: le grandi strutture ministeriali hanno bisogno di drenare risorse dalla periferia a Roma perché i bilanci dei Ministeri stanno dimagrendo vistosamente e sono fortemente controllati e monitorati. Biondi è un dirigente ministeriale ma è anche un fund raiser per la struttura che dirige: o si capisce questo o non si capiscono le sue strategie. Inoltre Biondi è un sostenitore di una teoria terribile per i sardi e per gli uomini: egli sostiene che i contenuti universali (fisica, matematica, chimica ecc.), in quanto universali, dovrebbero essere forniti in modo standard da una sede universale, cioè il ministero, mentre in sede locale, cioè la Sardegna, dove pure lavorano fisici, matematici, chimici, ecc., dovrebbe occuparsi del solo sapere locale. Questa impostazione che trasferisce arbitrariamente le gerarchie ministeriali nel mondo delle conoscenze e delle competenze, parte dal presupposto dell’assenza, per ragioni di residenza, di una visione universale nei luoghi periferici, o semplicemente piccoli, o semplicemente istituzionalmente deboli, come la Sardegna.
La natura intimamente discriminatoria del ragionamento del fund raiser è evidente e non merita approfondimenti di sorta, ma va tenuta ben presente, perché dietro c’è anche una volontà di utilizzare il fattore lingua come argomento di accentuazione della marginalità piuttosto che, come sosteniamo noi, come fattore deccisivo nella diversa visione del mondo (che è appunto una visione universale) che dalla nostra latitudine, geografica e storica, è possibile fornire ain tutte le lingue del mondo.
Perché la Sardegna è divenuta terreno di caccia ministeriale? Perché ha progettato e bandito Scuola Digitale, il bando che scade tra qualche giorno e che ormai, se ho capito bene che cosa sta succedendo, non verrà mai realizzato e si perderanno le risorse.
Intanto vi suggerisco di confrontare il progetto Scuola Digitale della Regione Sardegna e il progetto Cl@ssi 2.0 del Ministero: troverete tante assonanze ma anche forti diversità: quella sarda è una Ferrari, quella italiana una Punto.
Quando ieri ho letto il titolo della delibera non cliccabile, ho capito tutto. Con l’ultima visita del Ministro Profumo, accompagnato da Biondi, il ministero ha offerto alla Sardegna di divenire il cloud per la scuola italiana. Perché glielo ha offerto? Per la qualità del progetto Scuola Digitale. Che fa il ministero? Dice: la piattaforma te la do io e tu risparmi 5 milioni di euro che puoi utilizzare come meglio credi, si dice per distribuire tablet nelle scuole. Come avrebbero reagito gli indiani Cheyenne a un’offerta di questo tipo? Come minimo avrebbero prima di tutto verificato la pari qualità delle due piattaforme e l’esistenza della piattaforma offerta. Poi avrebbero verificatose la piattaforma offerta limitava l’acquisizione e l’elaborazione dei contenuti (con una Punto non posso correre a Imola e invece io sardo, pronunciando il mondo in sardo, voglio poter correre sia a Imola che anche andare, lentamente, con la mia Punto sui tornanti delle montagne del mondo, ma nessuno mi deve obbligare a occuparmi solo dei sentieri di campagna…); poi avrebbero verificato se, dietro la piattaforma, non si nascondessero le grandi case editrici italiane, in grande crisi dopo il crollo dei libri di testo (questione a suo tempo segnalata con forza anche per Scuola Digitale Sardegna); poi avrebbero verificato se e come sarebebro rimasti padroni del loro lavoro; poi avrebebro verificato se il nuovo accordo avrebbe o no danneggiato chi si stava preparando a rispondere alle richieste del bando pubblicato… Insomma, i cheyenne ci avrebbero lavorato sopra.
Ieri, dinanzi alla delibera, ho chiamato Silvano Tagliagambe, direttore scientifico del progetto. E che cosa scopro? Che quando Biondi è venuto in Sardegna con Profumo ha incontrato tutti ma non lui. Perché? Mistero.  Non solo, capisco che è stato esautorato e che si sarebbe dimesso (da tempo) dall’incarico? Che succede, mi chiedo?
Provo a telefonare qua  e là e nessuno mi risponde.
Nei giorni scorsi avevo avuto modo di dire all’assessore Milia che personalmente mi ponevo in contrasto con il fund raiser Biondi, che non mi paicevano le mire delle grandi e caduche case editrici nazionali e che avrei cominciato a mettere il naso nella questione perché combatto le forme di ubordinazione mascherate da collaborazione.
Ovviamente, telefona qua e telefona là mi sono dovuto sorbire anche il solito corredo di calunnie e di accuse di malaffare rivolte da alcuni verso altri, sulle quali ho invitato tutti o a un confronto pubblico e in contraddittorio o a andare alla magistratura.
Infine, da buon ex presidente della Commissione Bilancio col pallino dei conti, mi sono messo lì a capire che cosa sarebbe successo sul paino finanziario.
Bene, questo è il risultato terribile dell’approfondimento. 1) l’acquisizione della piattaforma dal Ministero (sempre che la piattaforma esista e non sia anch’essa in fase di progettazione, perché se è così, la beffa è tripla) comporta il ritiro del bando pubblicato, su questo non ci sono dubbi, per cui la delibera sul data Center è una delibera di revoca del bando; 2) se si ritira il bando, le ingenti risorse programmate sul Fesr e sul Fes vanno incontro a rischi paurosi; 3) le autorità di gestione del Fesr e del Fes, se hanno posto il visto di legittimità sulla revoca del bando, dovrebbero esplicitare le motivazioni della revoca e il modo con cui intendono, nei tempi previsti, utilizzare queste risorse (se non c’è il visto di legittimità delle due autorità di gestione la delibera è un paticcio colossale); 4) con certezza non si possono usare i circa 60 mln di euro del Fes per comprare tablet; 5) con certezza non si possono usare i fondi Fes per comprare contenuti che rimangano di proprietà altrui; 5) si aprirà un lungo contenzioso con le imprese che hanno affrontato spese per concorrere al bando pubblicato ( e i danni saranno cospicui); 6) con certezza è stato pronunciato il de profundis su un progetto che per mesi è stato portato in giro per l’Italia come un fiore all’occhiello della Regione Sardegna (e i casi sono due: o si dicavano bugie prima o si è combinato un grave pasticcio adesso); 7) con certezza mi sfuggono molte cose, ma le istituzioni in questo caso non sono trasparenti, vedremo se lo diventeranno nei prossimi giorni; 8) con certezza i bandi collegati per le Lim e per la formazione degli insegnanti sono letteralmente fulminati e archiviati; 9) forse della questione si occuperà la Corte dei Conti (che, dalle cose che ho letto su Sardegna It, non ha strutture di indagine proprie e dipende da quel che gli dicono i funzionari della Regione, spesso impegnati in lotte fratricide); 10) forse della questione si interesserà la Procura, ma difficilmente capirà in tempi umani di che cosa si sta parlando.
E tutto questo perché? Per un fund raiser ministeriale…

24 Commenti

  • Antonello M

    Argomenti che meriterebbero ben altra risonanza. Ahi peccato avessimo una televisione per informare le famigliole riunite a tavola sarebbe cosa buona e giusta, anche perchè d’interessante in TV non c’è un piffero, praticamente uno spazio vergine in Sardegna. La tele come ha fatto la fortuna del cavaliere fandoniere, potrebbe essere strumento di Rinascita e giustizia per noi sfigati e per la nostra terra disgraziata. Altrimenti rimangono temi circoscritti ad un circolo chiuso tra pochi intimi ed i Tg Sardi come sempre raccontano le favole agli ignari spettatori quali siamo. TeleNova è in difficoltà economica aiutarla potrebbe essere un punto di partenza. Bonas Novas. Recuperare cifre importanti per rilevarla lavorando all’insegna della sovranità sarebbe difficile come fare pipì. Che pazienza e difficoltà Antonello a non riuscire a spiegarsi. Sarà che i grandi circuiti ci fanno paura, basta dirlo e ci rassegniamo, più di quanto siamo allo status quo. Della serie le frecce contro i blindati. Toccada a occupare tottus is segmentos de sa comunicazione po tennere successu.

  • per il regionale
    egregio, la considerazione che “ogni tanto, qualche consigliere fa bene il lavoro per il quale è profumatamente pagato” la considererei offensiva, anche qualora provenisse non da Lei ma da chi è tanto coerente da qualificarsi e farsi riconoscere come persona e come ruolo, si da consentire a tutti di poter valutare quello che fa lui ogni giorno e non ogni tanto, visto che come “regionale” è pagato da noi.

  • Mario Salis

    Quoto in pieno Antonello Loriga per la sua analisi. Non potrei essere più d’accordo. Basta leggere i quotidiani di oggi per rendersi conto di tutte le falsità che hanno i “nostri bravi e onesti politici” alla conferenza stampa. Prontamente sono arrivate le smentite del Comitato di vigilanza e del direttore scientifico e padre del progetto ( a cui per inciso stanno deliberatemente rubando il progetto). Sarà sempre troppo tardi quando noi sardi apriremo gli occhi e cominceremo davvero a farci sentire contro questa marmaglia di disonesti e ignoranti che sono i nostri governanti.

  • Sarebbe interessante fare saltare fuori anche questa, di delibera…magari tutto sarebbe molto più chiaro.
    Delibera n. 32/43 del 2012
    Assessorato degli enti locali, finanze e urbanistica. Delibera n. 32/43 del 2012 Riassetto logistico dell’Assessorato della Difesa dell’Ambiente e dell’ARPAS. Creazione del polo Ambientale. Individuazione di una nuova sede per le Sezioni Riunite e per la Sezione di Controllo della Corte dei Conti

  • Antonello Loriga

    Risparmio di dire che la “rimodulazione” del bando per la scuola digitale prevede che la Regione Sardegna si “candida” a diventare un magazzino (data center) della scuola nazionale.
    Risparmio di commentare il fatto che il Ministero ha informato “nel mentre” di fornire gratuitamente non si sa che cosa (mentre nel bando erano chiaramente espresse le caratteristiche di una “piattaforma” non logistica ma funzionale ad un progetto di scuola realmente innovativa e basata su una reale propspettiva di crescita e formazione per gli studenti.
    Risparmio di commentare la infinita ignoranza, oltre che supponenza di chi prende decisioni simili, dopo che decine di professionisti hanno lavorato almeno per tre mesi al bando e mlti altri da almeno tre anni (cioè da quando è uscita la prima delibera del 27/11/2009 !! con il progetto già fatto.
    Risparmio di commentare il fatto che il risparmio di 7M€ (il bando recitava 5,875M€ al lordo dei ribassi e la differenza con i 7M€ ??)è molto improbabile visto che i fondi vevivano dalla UE e già tanti ne hanno probabilmente persi (fatte salve le “rimodulazioni” !!! se ed in quanto vengono approvate dalla UE) e che la fornitura gratuita riguarda probabilmente un sistema di tipo “amministrativo” e non al servizio della didattica e degli sviluppi delle “competenze” degli studenti, ma indicare che serviranno per l’unica cosa che nel Progetto della Direzione Scientifica poteva apparire sbagliata (fornire agli studenti un tablet), vista la velocità di evoluzione delle tecnologie e degli strumenti di comunicazione – l’orientamento del progetto era ed è giusto, è sbagliato dichiarare che le risorse finanziarie servono per i tablet che già oggi sono tecnologicamente vecchi- mi sembra il massimo della presa in giro alla scuola ed agli studenti.
    Quello che non mi risparmio invece è chiedermi come mai in questi anni il progetto il progetto andava benissimo a tutti ed in tutta Europa (tanto da meritarsi premi e riconoscimenti come il progetto più evoluto al mondo riguardo le scuole e la didattica), ma forse non andava bene ai vari boiardi del Ministero, ai vari grilli cantanti della Sardegna e, soprattutto, ai boiardi ed ai politici della Regione, che in tutti i modi hanno cercato di appropriarsene e no riuscendovi, per trasparenza e complessità, hanno preferito ridurlo ai voleri degli editori e del Ministero.
    Risparmio un commento sull’opposizione, interessata solo a “salvagurdare” il corpo elettorale degli insegnanti e che nulla sanno e capiscono di scuola, come molti insegnanti del resto.
    Il progetto era un sistema, con molte deroghe ai politici di turno,ma un sistema, complesso ma coerente, dove tecnologia, contenuti didattica e processi formavano un insieme integrato di azioni, per le quali le migliori intelligenze sarde, italiane ed internazionali, si stavano cimentando per fornire una risposta che fosse all’altezza dello stesso bando e del progetto nel suo complesso.
    Mi viene da pensare che gli amici di questi signori politici non avessero nessuna possibilità di accaparrarsi i denari previsti e vincere il bando ed hanno quindi orientato i loro stessi amici ad annullarlo piuttosto che farlo vincere a chi lo meritasse.

  • Un Regionale

    Caro Manichedda, non posso dirmi di certo un suo fan politico. Ma post del genere meritano una standing ovation e la considerazione che, ogni tanto, qualche consigliere fa bene il lavoro per il quale è profumatamente pagato.

    Aggiungo che di Sardegna Digitale si parla dal 2009. Se dopo tre anni ancora il progetto non è partito, non possiamo lamentarci se poi ci soffiano i soldi da sotto il naso. Ce lo meritiamo.

  • Quinto moro

    Ancora una volta, grazie a Paolo, scopriamo un’altra beffa… a danno dei sardi. Ma quanto ancora dobbiamo sopportare per far nascere…tanti coraggiosi Maninchedda e finalmente impossessarci del destino dei nostri figli? La ricreazione è finita… rientriamo in aula!
    Fortza paris.

  • Come mai nessuno parla degli access point, per i quali una gara è già stata espletata e vinta da azienda romana (sic!). Per tali oggetti, che allo stato sono inutili, sono stati addirittura stabiliti marca e modello senza possibilità di concorrenza. Tutti sembrano concentrarsi sulla vera ciccia: le Lim . Su di esse, nessuno produce in Europa, fin’ora attraverso gare Consip ci sono stati i veri profitti: vedasi le gare Indire, circa 8000 lavagne in tutta Italia quasi al prezzo stabilito dalla Reg. Sarda però senza computer, casse, microfono e con videoproiettori obsoleti a braccio lungo, in molti casi ancora mai utilizzate. Sfido, che i distributori di lavagne abbiano inviato ai Dirigenti Scolastici Sardi addirittura delle lettere di minacce, il tutto senza tutela e reazione da parte della Regione. Ci confermiamo terra di conquista.

  • Il Progetto “Sardegna Digitale” sarebbe dovuto essere l’eccellenza per la scuola sarda, allineandola alle realtà di formazione più avanzate. Prevedeva l’ingresso in aula delle nuove tecnologie a tutto tondo, con docenti ed alunni dotati degli strumenti quali i tablet e le Lavagne Interattive Multimediali (LIM) . Le lezioni ed i materiali prodotti sarebbero dovuti essere a disposizione di alunni e docenti in una piattaforma, contenente materiali semi strutturati e già finiti. Tutto materiale prodotto dai docenti sardi o da esperti a stretto contatto con la scuola sarda.
    Questo il progetto, ma la grossa somma a disposizione ha destato tutti gli appetiti e la gara ad accaparrarsi il bottino. Come al solito la nostra classe dirigente si è allineata ai desiderata provenienti dal continente.
    Quindi quella che doveva essere un ambiente in cui si faceva cultura in modo innovativo è diventato terreno di caccia per grossi predatori.
    Quindi il cablaggio delle scuole va in mano a Telecom, che lo subappalta alle sue imprese continentali di fiducia, che a loro volta lo subappaltano per una miseria al piccole imprese individuali sarde. A noi rimangono le scuole cablate, a Telecom il grasso dell’appalto.
    Parte poi l’appalto per le LIM, affidato alle scuole, da fare attraverso la CONSIP, grossa centrale di acquisto ministeriale, da cui le nostre imprese sono quasi del tutto assenti. Purtroppo risulta troppo piegato alle esigenze di una azienda continentale, new entry nel settore, che infatti non produce LIM, ma le acquista in Cina, o dintorni, e le rimarchia con il suo logo. Peccato che sia una tecnologia vecchia di almeno cinque anni, e nel frattempo qualcosa si sia innovato.
    E peccato che le scuole si ribellino e l’appalto non si possa fare. Quindi marci indietro e bando annullato.
    Intanto quello che doveva essere il fiore all’occhiello del progetto, cioè la produzione dei contenuti, viene contrattata con grosse aziende editoriali continentali dell’editoria e il laboratorio, ed il Know how relativo, spariscono dall’agenda, nonostante la presenza in Sardegna delle capacità e delle esperienze all’altezza di qualsiasi venditore di fumo tricolore.
    Quindi invece di vendere contenuti li acquistiamo, forse ci daranno il subappalto della produzione dei contenuti, di certo quelli in sardo, sempre che anche questi non vengano cassati al prossimo assestamento del progetto.
    La formazione viene affidata all’ANSAS (ex INDIRE) di Biondi, che la farà, spero, utilizzando le professionalità locali, e pagandole una miseria.
    Dulcis in fundo l’acquisto della piattaforma dei contenuti dalla Puglia, e l’abbandono di quella progettata specificamente dalla e per la Sardegna.
    Riassumendo, noi ci mettiamo i soldi, gli altri cercano di rifilarci gli scarti, noi piegati a novanta accettiamo e ringraziamo. Quindi ancora una volta “PINTA LA LEGNA E PORTALA IN SARDEGNA”
    Mi domando e dico: quando avremo una classe dirigente regionale, politici, dirigenti, tecnici che si attenta all’interesse della Sardegna e non piegata ai bassi interessi di bottega personale?

  • Giovanni Cossu

    Certe volte mi chiedo quando sara’ che noi sardi ci sveglieremmo da questo torpore apatico che ci domina.
    Più curioso nei vari settori e più mi rendo conto che siamo, si bravi, ma mai o quasi mai interpreti delle nostre idee e/o fortune.
    Su questo blog affrontiamo temi diversi della nostra realta.
    Se notate, sia che si tratti di Agricoltura che di industria o di scuola.
    Ce’ sempre una variabile romana che ci frega o che almeno ci tenta..
    Onorevole grazie dei chiarimenti ma non basta.. Bisogna farlo capire a tutti i Sardi e creare uno spirito identitario.

  • Enrico Cadeddu

    Per Francesca… io ho la fortuna di lavorare, ma riguardo le questioni di lana caprina, le tue parole sante!

  • Con le prime linee guida sulle LIM avevano partorito una montagna (infatti veniva richiesto un complesso di oggetti up to date ed addirittura all’avanguardia, vista la modesta somma bilanciata),a parte piccolissimi errori che si sarebbero potuti correggere facilmente. Le pressioni sull’Assessore ed i Dirigenti scolastici arrivate da chi era abituato a lucrare vendendo materiali obsoleti attraverso Consip, hanno portato via via alla modifica delle linee guida fino a far diventare un topolino la montagna iniziale, per la loro banalità (vedi la lettera della Dott.ssa Sollai ai Dir. Scolastici). Che dire poi delle diverse RDO lanciate e poi ritirate da i diversi P.O.? Contraddittorie, assenti di univocità (un Dirigente acquista oggi a suo piacimento, e magari tra tre mesi viene sostituito da altri che si troverebbero ad utilizzare tecnologie diverse da quelle utilizzate nelle scuola precedente). Se in tutto quanto accaduto sulle LIM c’è stata buona fede, dobbiamo riconoscere che c’è stata grande impreparazione da parte di chi non ha apprezzato l’impostazione iniziale.

  • Ci deve essere uno sbaglio di persona. Questo Milia è lo stesso assessore Milia, il paladino della lingua e dell’identità sarda, quello di “Barones sa tirannia” come inno nazionale sardo, quello che, con furore e vis polemica senza pari, rinfaccia alla C.G.I.L., addirittura, le dichiarazioni contro la lingua, degli anni 70, di Girolamo Sotgiu, quello tosto quello tutto d’un pezzo.
    Non ci posso credere. Che coerenza!

  • BREGUNGIA!

    Dopo i 140.000 euri regalati a sallustri+santachè, dopo le linee guida del PPr, dopo le vergognose pagine pubblicitarie e il “pasticcio del nuovo sito Visit Sardegna, questo è l’ennesimo atto della peggior giunta sarda. Complimenti a chi le permette di fare ancora danni.

  • Mario Salis

    Non avranno il coraggio di mettere Biondi a dirigere quel che resta di Scuola Digitale???
    Se fosse così prenderebbe il posto di Tagliagambe, che se non sbaglio è anche l’autore del progetto???
    Roba da non credere!

  • Ultime notizie: CON IL DECRETO SULLA SPENDING REVIEW IL DIPARTIMENTO AL MIUR DI CUI L DOTT. GIOVANNI BIONDI È DIRETTORE È STATO CANCELLATO (TUTTI I DIT I DIPARTIMENTI PER L’INNOVAZIONE TECNOLOGICA DEI MINISTERI VENGONO CANCELLATI, IN QUANTO È STATA ISTITUITA L’AGENZIA NAZIONALE PER LA DIGITALIZZAZIONE; È LEGITTIMO CHIEDERSI SE, VENENDO MENO UN RUOLO A ROMA NON SI SIA PENSATO DI VEDERSELO COMUNQUE GARANTITO DALAL GENEROSA RIMODULAZIONE DEL PROGETTO SCUOLA DIGITALE SARDEGNA?

  • Per Gianni: cito dalla bozza di delibera approvata ieri. Non la pubblico perché non so se verrà modificata. “DELIBERA di dare mandato all’Assessorato competente della pubblica istruzione di adottare tutti gli atti necessari per la revoca finalizzata ad una nuova pubblicazione con modifiche del provvedimento di indizione della procedura di gara aperta di cui al bando pubblicato sul sito internet della Regione Sardegna il 27.04.2012 avente ad oggetto la “Realizzazione del sistema telematico, produzione di contenuti digitali e costituzione di un centro di competenze per l’erogazione dei servizi di eccellenza”;
    di adottare tutti gli atti necessari ad assicurare l’immediata disponibilità di conetnuti didattici digitali interatttivi multimediali, grazie alle nuove opportunità di mercato; di riconsiderare le esigenze delal produzione di contenuti didattici, della piattaforme tecnologica e del centro di competenza di cui alle linee A, B, C del bando in argomento anche alla luce degli accordi in corso di definizione con il Miur in funzione dell’obiettivo di posizionamento della Sardegna quale Regione di eccellenza sui temi della scuola digitale a livello nazionale ecc. ecc. di provvedere all’adozione degli atti necessari per l’acquisizione dei tablet da destinare alle scuole”.
    Insomma, un drammatico pasticcio prodotto dalla subordinazione psicologica a un Fund raiser.

  • Mario Salis

    Mi sono infomarto bene: Cappellacci e Milia non possono smentire proprio niente, il bando è stato ritirato con la delibera di ieri. Vorrei precisare che il bando in questione scadeva il 6 agosto (roba da pazzi)!Alla conferenza di domani diranno un sacco di boiate come al solito perchè li stanno attaccando da ogni dove ma non hanno reperito i nuovi fondi, è escluso che si possano utilizzare i fondi Fes, non esiste ancora un nuovo bando, non hanno più un direttore scientifico e ora il progetto verrà stravolto e passserà sotto il controllo del Ministero. Mi vergogno per loro.

  • Non c’è dubbio che il nuovo spazio virtuale web 2.0 è una vera rivoluzione nell’emisfero digitale Europeo e mondiale. Proprio in questo ambito, si inserisce il progetto Scuola Digitale, che rappresenta una svolta epocale nel mondo dell’istruzione e della società tutta(già in atto sia negli Usa che in alcuni paesi Europei, come Spagna e Inghilterra). Un sistema di glocalizzazione che trova il meraviglioso connubio tra innovazione e tradizione, specificità locale di un territorio e di un popolo. Dunque da intendere a mio avviso, come volano tecnologico di straordinaria importanza, atto a dare un forte impulso anche alla realizzazione del progetto di auto determinazione della Sardegna, processo che sempre più numerosi auspichiamo. Abbiamo avuto il privilegio (???) di essere i pionieri in Italia, ma abbiamo perso l’opportunità che si sarebbe dovuta concretizzare con un progetto di programma attuativo sinergico concertato, e sburocratizzato per gestire al meglio lo star up nelle diverse realtà scolastiche e anche, mi piace pensare, la romantica occasione di poter dire: “ nessun luogo è lontano”. Il progetto mi sembra di capire che segua una parabola discendente volta al fallimento e si trova attualmente in una fase di stallo, generato dalle molteplici criticità relative non ai principi guida del progetto, quanto alle tecniche di atuazione dello stesso, evidenziate dagli stessi fruitori principali, mi riferisco per esempio alle diverse perplessità procedurali e tecniche, esposte nel sito scuola sarda.it. Quanto al “fund raiser”, penso che ancora una volta sono i furbi che hanno la meglio, solo di fronte a certi piccoli uomini prestati alla politica, (credo ancora per breve tempo), carenti di capacità, di lungimiranza, immaginazione, strategia programmatica e amore per la propria terra. Onorevole, quanto al corredo di calunnie riservatole, è credo, indice di un pessimo fair play, ma lei ha le fisique du role, le spalle abbastanza larghe e la scorza così spessa da fronteggiare, talvolta l’inevitabile che poi, ahimè è implicito nel ruolo politico, ma non nell’uomo.

  • Perché, Giovanna, detto da te in italiano, pensando evidentemente di dirlo in sardo, il termine ti suona meglio? E poi: dinanzi alle questioni poste, riesci solo a fare schizofreniche battute sull’inglese? Io scrivo dall’Inghilterra e in tutto il mondo il fund raiser è il fund raiser. Io sono sardofona integrale; laurea in scienze politiche ma receptionist in un hotel, e preferisco dire fund raiser che raccoglitore di fondi (pessima traduzione). Avete rotto i coglioni con queste questioni di lana caprina rispetto alla fame che c’è in giro.

  • Giovanna Maria Dedola

    Ma perchè un così convinto estimatore della cultura sarda deve ricorrere a termini inglesi?
    Fund raiser, mah!! perchè non dire procacciatore di fondi?

  • Cappellacci e Milia sembrano pronti a smentire le sue dichiarazioni odierne: che succede?
    http://www.regione.sardegna.it/j/v/25?s=204307&v=2&c=253&t=1

  • Mario Salis

    Conosco Scuola Digitale ed è davvero una Ferrari, un lavoro superbo. Se davvero è accaduto questo non ho parole. Prima la Regione e poi il Ministero si appropriano indebitamente del lavoro di altri e lo stravolgono buttando all’aria i soldi delle imprese partecipanti al bando e le risorse comunitarie. Spero davvero ci sia un errore, un errore madornale!!!

  • Giovanna Melis

    È una vergogna! Hanno regalato al Ministero un progetto sardo, un’eccellenza a detta di tutti! Ora niente fondi, niente eccellenza, resta solo un progetto ministeriale standard, appiattito, senza alcuna gloria per la nostra regione e i nostri studiosi. I politici sardi hanno fatto un altro dei loro profondi inchini col naso a terra al Ministero, ricevendo in cambio un bel buffetto sulla guancia! In questo tempo di ristrezze economiche e culturali, è un abominio perdere milioni di fondi europei e un progetto di questa portata per favorire chissà chi. Spero che chi di dovere si faccia sentire e che si faccia luce sulla vicenda.

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