Partiti esausti e copioni già visti: il mio intervento di ieri in Aula. Bisogna andare a elezioni e cambiare radicalmente tutto. Su Ottana ecccessivo ottimismo sull’incontro (interlocutorio) a Roma. Domani pubblico l’inchiesta sul bando Scuola Digitale

13 settembre 2012 07:3210 commentiViews: 14

Ieri il Consiglio regionale ha fatto una solennissima brutta figura. Ha tentato di svolgere un dibattito all’altezza della crisi. Poi è ripiombato nel gioco delle parti, dei partitini ciechi di maggioranza e di opposizione e dei fiancheggiatori arguti del governo Monti. Dinanzi al dramma della povertà dilagante, molti consiglieri regionali recitano a soggetto. Pensate che Mario Bruno ha rinfacciato a me il fatto che non sia stata fatta la riforma dello Statuto, come segnale di inadempienza che cercherei di mascherare con la polemica con lo Stato. Non ricorda Bruno, che nella scorsa legislatura la Prima Commissione venne usata, dopo la mia defenestrazione, per far tutto fuorché lo Statuto e che in questa legislatura i sardi, con il referendum, hanno scelto di affidare il compito al popolo. Poi dimentica Bruno che la mia Commissione ha fatto l’unica proposta di legge elettorale esitata negli ultimi 12 anni da una Commissione. Comunque, io accetto gli esami di produttività: confrontiamo quanto hanno lavorato le mie commissioni in questa e nella passata legislatura con qualsiasi altro presidente di commissione e analizziamo il risultato. Insomma, Bruno è il classico esempio non solo di chi non sa creare il proprio gioco e vive sempre di rimessa sul gioco altrui, ma anche di chi non azzecca mai il momento. Il momento, ieri, era la crisi della Sardegna; per Bruno ogni argomento è buono per una polemica sterile, soprattutto contro chi viene avvertito come un possibile competitor rispetto ad alcune scadenze politiche. Questo è il ceto dirigente della Sardegna che sceglie sempre una polemica falsa a una soluzione vera.
Ieri il gotha di Terna, il mitico Senni, la dottoressa Romano (sempre del Mise), il dott. Armani (di Terna) e qualche altro, si sono incontrati a Roma con Ottana Energia. I giornali oggi sono ottimisti. Io no. Primo perché non si sa un beneamato nulla di questo incontro se non chiacchiere di corridoio; secondo perché non c’è alcun impegno scritto e con gli italiani le parole pronunciate non hanno valore, sono come i rutti; terzo perché secondo me Terna se ne catafotte anche del Mise. Staremo a vedere.
Oggi la Nuova Sardegna annuncia trionfante che in Italia gli insegnanti avranno l’I-Pad. Domani pubblico l’inchiesta sulla revoca del bando di scuola Digitale, così potrete rendervi conto di quali stupidaggini si facciano in Sardegna, di quanti soldi si buttino al tempo della fame.
È iscritto a parlare il consigliere Maninchedda. Ne ha facoltà.
Qui sotto il mio intervento di ieri in Aula. Al termine della seduta avevamo proposto questo ordine del giorno che, ovviamente, i partiti italiani non hanno voluto sottoscrivere, votando le ennesime mozioni inutili per mettersi l’anima in pace.

 

MANINCHEDDA (P.S.d’Az.). Signor Presidente, colleghi, io credo che sia sotto gli occhi di tutti un fatto rilevante di questi giorni e cioè che gli attori in campo, rispetto alle crisi industriali della Sardegna, quelli registrati dai media nazionali e quelli registrati anche dell’opinione pubblica, sono lo Stato e gli operai. La Regione Sardegna oggi viene censita con un ruolo da comparsa che ogni tanto, appunto, compare sulla scena a seconda delle circostanze che la scena propone. Bisogna chiedersi il perché. Io avrei gradito che fosse qui ad ascoltare anche il Presidente della Regione. Capisco che è impegnato nell’incontro Alcoa, però questo quesito riguarda principalmente lui, riguarda principalmente lui. Sono stato un po’ imbarazzato ieri a sentire un resoconto tecnico degli incontri e non una visione. Vorrei rispondere io alla domanda: perché la Regione è una comparsa? Perché, secondo me, la Regione ha fatto un errore politico grave, e l’ha fatto da tempo, cioè quello di ritenere che lo Stato e il Governo italiani siano la soluzione dei problemi delle crisi industriali della Sardegna e invece lo Stato e il Governo italiani sono il problema. Se non si ha chiaro questo non si compete con lo Stato nella misura opportuna.

Lo Stato non è la soluzione, il Governo italiano non è la soluzione del problema; il Governo e lo Stato italiani sono il problema. Provo a dimostrarlo ai colleghi con alcuni casi che sono sotto gli occhi di tutti. Quando voi parlate con Enel nel Sulcis, Enel (per bocca del suo responsabile delle relazioni esterne, precipitatosi in Sardegna in questi giorni) ha accuratamente evitato che si parlasse di Enel e Sardegna e ha limitato l’analisi del processo alla tariffa elettrica praticata nel Sulcis. E’ un modo che va rifiutato. Io voglio parlare con Enel tenendo conto del fatto che gli impianti Enel del Sulcis sono stati dichiarati impianti essenziali, l’Assessore sa cosa significa. Significa che i costi di produzione dell’energia elettrica venduta al gestore da Enel sono interamente coperti dalle bollette degli italiani. Quando io parlo con Enel devo parlare sapendo che Enel ha i costi del produzione dell’energia elettrica nel Sulcis pagati! Quando parlo con Enel devo ricordare a Enel che io voglio sapere il “bilancio Sardegna”. Il “bilancio Sardegna” di Enel annovera profitti altissimi su eolico e su idroelettrico e quindi Enel deve fare i conti sulla vertenza Sardegna in un’analisi costi benefici che non è limitata al suo impianto del Sulcis. Bisogna parlare di tutto. E invece no, e invece no.

Caso Ottana. È ancora più grave il tradimento di Stato su Ottana. Ottana Energia, perché sia chiaro a tutti voi, non chiede un euro di finanziamenti pubblici, niente, è il terzo polo energetico della Sardegna. Da sempre Terna compra l’energia elettrica da Ottana Energia, l’Authority per l’energia – lo dico ad alcuni colleghi che mi chiedevano informazioni ieri – ha certificato che da settembre 2011, da settembre 2011, Ottana Energia pratica il prezzo più basso dell’energia nel mercato sardo. Bene, da quando Ottana Energia ha fatto l’offerta per il quinto gruppo a carbone di E.ON a Porto Torres, quinto gruppo che E.ON avrebbe dovuto costruire in base all’autorizzazione integrata ambientale e che aveva ottenuto dall’accordo di programma firmato, TERNA non compra più l’energia elettrica da Ottana Energia e, cosa più grave, perché lo sappiate tutti, sul mercato elettrico, il 29 agosto, questo lo dico perché l’ho verificato personalmente e lo potete verificare voi, TERNA acquista a 390 euro-megawatt ciò che Ottana Energia offre a 195 euro-megawatt, ma non compra da Ottana Energia. Una società di Stato! Questo è lo Stato in Sardegna, e che cosa fa TERNA? Riconosce essenziali gli impianti di E.ON a Porto Torres che vuol dire che paga i costi di produzione per l’energia prodotta da E.ON e acquistata da TERNA a E.ON, E.ON a cui noi sbagliando abbiamo regalato il fotovoltaico a Porto Torres. In questo quadro TERNA fa un comunicato che molte forze politiche si sono bevute, dicendo che Ottana Energia è fuori mercato perché è entrato in vigore il SAPEI. L’authority per l’energia dice che l’entrata in vigore del SAPEI non ha avuto effetti sul mercato sardo e registra che il prezzo più basso praticato è quello di Ottana Energia. Ancora sui tradimenti di Stato: voi, perché io non lo riconosco come tale, avete un sottosegretario che si chiama De Vincenti che dinanzi al senatore Cabras che lo interpella e gli chiede: “Che succede a Porto Torres”? Dice: “A Porto Torres non ci sono offerte per l’acquisto del quinto gruppodi E.On”. E dice una clamorosa bugia.

Poi dice che il SAPEI ha liberato il mercato sardo ma se voi andate sul sito di TERNA trovate i costi praticati nel mercato sardo differenti da quelli praticati altrove. E questo è inevitabile, sapete perché? Perché non c’è il gas, perché non c’è il gas! Ma lo Stato mistifica, lo Stato sta mistificando, lo Stato collabora con E.ON ma non collabora con la Sardegna, lo Stato è il problema. E allora per farla breve io credo, Presidente della Regione che sicuramente sentirà, ma soprattutto Assessore, il problema non si affronta con questo approccio vertenziale, consulenziale, il problema si affronta com’è stato posto dall’ordine del giorno numero 79 quando noi abbiamo detto che va sottoposta a verifica la lealtà di Stato. È lì il modo; perché o la Sardegna fa diventare il suo problema con l’Italia un problema internazionale; o pone la questione politica di una Regione uccisa dallo Stato (noi siamo infeudati nell’aria, nell’acqua, nei trasporti e nell’energia dallo Stato, da uno Stato che tradisce), o il problema non sarà mai posto nei termini corretti. La strada è che questo Consiglio regionale si riprenda la sua sovranità, si pronunci e dica ‘io sono il regolatore del mercato’ e contesti così, a uno Stato che non lo sa regolare e lo intossica e ci uccide, questa potestà. Questo diventa un caso nazionale. Se ne esce, Assessore, come hanno fatto i catalani ieri che sono scesi in strada in un milione di abitanti e hanno detto: la colpa è tua, Madrid, io ho una sovranità che so esercitare, tu la eserciti contro di me! E se il governo non interpreta in questo modo il proprio ruolo, viene declassato a comparsa. Certo, questo non basterebbe. Certo non basterebbe, bisogna avere un’idea diversa di Sardegna, però se posso dirvi colleghi, io non credo che questo governo regionale abbia la legittimazione per inventare ricette o per proporle.

Noi dobbiamo restituire, sulle diverse proposte che abbiamo in testa, perché ne abbiamo diverse, dobbiamo restituire la potestà al popolo, noi dobbiamo andare alle elezioni anticipate non perché le elezioni anticipate siano la panacea di tutti i mali, ma perché c’è una situazione così grave per cui il popolo deve poter scegliere tra le opzioni che le forze politiche immaginano siano risolutive di questa soluzione.

Il mandato ricevuto nel 2009 è maturato in un contesto totalmente diverso e ormai distrutto, aggiornarlo è sbagliato. Oltre alla decisione sulla contestazione dello Stato, mi auguro che questo Consiglio regionale concluda questa discussione con una decisione di questo tipo; occorre restituire al popolo il potere di scegliere sulle proposte e tra le proposte non c’è, né deve esserci, un atteggiamento consulenziale; non c’è spazio per un atteggiamento subordinato ai grandi gruppi di Stato che noi registriamo e contestiamo vivamente.

10 Commenti

  • Per Coerenza:
    Le sue parole hanno sentore d’IN-coerenza, (uso del termine scontato ma calzante) basta leggere l’incipit per capire il suo pensiero. Comunque, se lei afferma che la mia interpretazione è errata, tanto di chapeau o berrita se gradisce, ne prendo atto, perché mai non crederle?
    Seguendo l’attività del consiglio, si rileva che, non sono sporadiche le occasioni in cui i cinque Consiglieri del Psd’az hanno palesato molto esplicitamente il dissenso in Aula, nei confronti della maggioranza, votandogli anche contro, come ad es. la legge sul golf, sul caso Lorefice-Carbosulcis e talvolta si è verificato il dissenso anche in materia di manovra di bilancio; per non considerare gli attacchi mediatici alla Giunta, direttamente al Presidente Cappellacci e anche ai singoli Assessori come Crisponi e Liori.
    Lei confonde la mia espressione, decisione di parola e passione nel condividere la linea di pensiero sovranista e di autodeterminazione (le rammento che il progetto indipendentista non è appannaggio esclusivo dell’On. Maninchedda o del Psd’az… viva Iddio) e mi considera al contrario “severa fustigatrice”, quando invece credo fermamente nel confronto e nel libero pensiero, lungi dal mettere in atto qualsiasi tipo di coercizione in merito alle idee altrui anche se in antitesi alle mie.
    Inoltre, se le mie parole hanno toccato in qualche maniera la sua sensibilità, le chiedo scusa.

  • Vede cara Rosella io probabilmente non saprò fare di conto, ma Lei non ha centrato il bersaglio. Non mi sembra di avere detto che non votando la finanziaria il governo regionale sarebbe caduto, ho detto solo che chi professa a aspira alla fine della legislatura, in quanto non ritiene il governo attuale come meritevole della propria fiducia, non può poi votare a favore delle linee programmatiche di detto governo. Probabilmente a differenza che a Lei, oramai severa fustigatrice di ogni intervento non perfettamente allineato con il pensiero dell’autore, a me non interessano i rimpasti o il fatto che la Giunta cada, ma ritengo più importante il fatto che se una persona, o un partito, non contivide una linea di governo lo esprima nell’unica maniera che il nostro sistema democratico consente e cioè votando contro, quindi sia coerente. Il resto sono chiacchere e condivisione di scelte, nient’altro.

  • Per Signor Coerenza,
    anzi dovrei dire Signora Coerenza….. Ma….!!! Va bèh… ci vuole tanto a scrivere il proprio nome?
    Comunque, volevo farle una domanda: il suo obiettivo è far cadere il governo o insegue il realizzarsi di un gesto simbolico da parte del Psd’az? Credo proprio la seconda. Lei è tra quelle persone che non sanno fare di conto. Se il Psd’az capitola sa che avverrebbe? Glielo dico, ci sarebbe un rimpasto che permetterebbe all’attuale governatore di andare avanti. Lo ripeto. Per mandare il governo a casa ci vogliono i numeri, che il Psd’az non ha, non ha. Lei ha sbagliato destinatario. Si rivolga all’U D C unico partito “ago della bilancia”.

  • Il banco di prova della volontà di andare ad elezioni sarà la prossima, imminente, legge finanziaria.
    I propositi espressi in questo sito andranno tramutati, in aula, nel voto contrario alla finanziaria ed al bilancio che la maggioranza intende approvare.
    Come sempre finanziaria e bilancio sono le massime espressioni delle volontà e dei propositi che una maggioranza intende perseguire. In quella sede si dovrà manifestare, attraverso un voto contrario, l’intendimento di porre fine alla legislatura. Nei parlamenti, così come anche nel consiglio regionale, all’atto dell’approvazione della finanziaria si da via libera o meno al proseguo della legislatura in quanto si approvano gli obiettivi che un governo intende raggiungere nel prossimo esercizio.
    Vedremo, quindi, in quel momento, se il psdaz vuole veramente porre fine a questa esperienza di governo. Lo vedremo anche sotto la pressione del ricatto, che la maggioranza userà sicuramente, della necessità di approvazione dell’atto contabile per il bene della Sardegna. Lo vedremo quando la stessa maggioranza dilaterà al massimo i tempi di approvazione della legge finanziaria e del bilancio per poi urlare all’urgenza. Vedremo se in quella sede si preferirà ascoltare le lusinghe derivanti dalla necessità di accontentare possibili futuri elettori o invece si deciderà che è veramente ora di staccare la spina. Tra non molto sapremo tutto e capiremo se questi propositi sono veritieri o meno. Ci vorrà un atto di coraggio ma giustificazioni del tipo “era necessario votare a favore per il bene della Sardegna” o “non c’era alternativa” certificheranno solamente che il psdaz intende proseguire ancora in questo contesto di governo. Manca poco, basta aspettare.

  • Bella risposta. Questi dati, metteteli in un volantino e fateli girare, perché sono in molti, come Pippo, che parlano ascoltando, come al solito, solo chi si lamenta pur sapendo di essere in difetto. Infatti, chi ha ottenuto, sta zitto e lavora.

  • per Pippo: Beh, permettimi, forse ti è scappata la frizione ma proprio non puoi richiamarmi a occuparmi del Marghine, non foss’altro perché gli altri territori e le altre forze politiche mi accusano di occuparmene troppo. Te lo dico io che cosa è l’Accordo di Programma di Tossilo, l’unico Accordo di programma controllato dalle forze dell’ordine ancor prima dell’erogazione degli incentivi: 63 imprese finanziate; diciassette hanno già rendicontato il primo lotto del finanziamento e ricevuto i soldi; 3000 ore di formazione erogate; 89 imprese coinvolte nei tirocini; 13 imprese di autoimpiego finanziate; 2 imprese ammesse al Contratto di investimento (modalità pattizia mai applicata prima in Sardegna). Quanto alle risorse, non si tratta proprio di valangate, anzi! ma di un totale di 10 milioni di euro (al netto dei contratti di investimento), con i quali adesso si finanzieranno anche le borse lavoro (5000 euro ad addetto per due anni) e altri due corsi. I dieci milioni sono tutti rimasti sul territorio e l’Accordo di Programma non è ancora concluso. Il modello di Tossilo è stato premiato dall’Unione Europea e copiato in Veneto oltre che in tutte le aree di crisi della Sardegna. La criticità? Il doppio controllo regionale che ha raddoppiato i tempi di erogazione e le banche. Nelle altre aree di crisi, il doppio controllo è stato abolito. Abbiamo fatto da cavie. Pazienza. Le banche le conosci meglio di me: danno i soldi a chi ce li ha. Quanto al mio impegno per il Marghine sono comunque pronto a fare esami pubblici, senza alcuna paura. Se non parlo continuamente del Marghine è perché questo non è il sito del Marghine ma di un progetto per la Sardegna. Ma faccio molto per il Marghine, anche quando non ne parlo. Quanto alle mie informazioni sull’energia, mi fa piacere che tu le trovi deviate e che invece in sede ministeriale siano state valutate come pertinenti, anzi, troppo pertinenti. Evidentemente ho di fronte professori che dinanzi agli stessi compiti danno chi 10 e chi 2.

  • Caro Paolo, avrai sicuramente tante doti, anzi ne sono certo, ma di tutto ciò che è legato all’economia e ai suoi possibili sviluppi o scenari futuri compresi, mostri di avere poca fantasia.
    Continui a parlare del problema dell’energia, ma a mio avviso se fuori strada, male informato e a me pare che non sia chiaro nemmeno a te il vero problema delle crisi industriali in Sardegna.
    Quando hai tempo, senza impegno, preoccupati anche dell’area di Tossilo, era una zona industriale che si trovava, almeno quello che ne rimane nel territorio del Marghine. Qui qualche tempo fa sono arrivati i professionisti del BIC Sardegna, promettendo e spendendo una valangata di denaro, ma quel denaro dove è finito?, quanti ne sono rimasti effettivamente sul territorio?, dei soldi promessi, ad oggi che è passato molto tempo, quanti ne sono stati dati alle aziende del territorio?, come il territorio, dopo la grande operazione di rilancio condotta magistralmente dal Bic Sardegna, si è sviluppato?.
    Caro Paolo, parlare di questo, oggi è interessante quanto parlare di energia, forse è anche più facile.
    scrivo questo non per criticare o distruggere, ma per costruire, cosciente anche che tu solo non puoi fare nulla di più di quello che fai.
    Con stima e affetto, Pippo.

  • La convocazione di un congresso Natzionale d’urgenza e di emergenza aperto ai tanti aderenti, per la costituzione del Polo Sovranista per la scelta dello squadrone di governo da schierare per le prossime elezioni (regionali-natzionali), mi sembra al momento necessario quanto irrinviabile. Penso sia la valvola giusta di sfogo, al fermento in atto, ciò nonostante il Popolo non trova la strada da intraprendere, per questo motivo si ha l’esigenza e appunto l’urgenza di INDICARGLIELA,
    già oggi è tardi. Maninchedda for PRESIDENT.

  • Evelina Pinna

    ‘AAA Partners internazionali cercasi per stabilire dettagli di produzione e cooperazione sul territorio’. Potrebbe essere l’unica soluzione di sblocco/salvataggio per i poli industriali sardi; esporre le aziende delle multinazionali alle oscillazioni del mercato concorrente e alla regola del mercato risultante, alla ricerca insomma di chi scommette sul lavoro che non c’è, ma si vede. Acquistare perdite scommettendoci profitti altissimi, in questa nicchia di risorse che è la Sardegna. Cari signori politici, abbiate il coraggio di osare sfida e provocazione! Per una chiara diffida al governo, per la deregolamentazione delle trattative, al di là della prassi stabilita dalle alture romane. Niente di male in fondo, in tempi di liberalizzazione del mercato e di lavoro alla fame. Rifletto che Portovesme ed Alcoa sono i classici casi appetibili da un fondo d’investimento mondiale o da una banca d’affari straniera. Provocatorio (vedasi Klesch & Co.*). Si tratterebbe di esercitare, lato Regione, il potere di opzione sulle proprie partite di mercato e sulle proprie quote derivate, in termini di lavoro e di ambiente innanzitutto. Dalle pale agli aquiloni passando per le miniere e le ciminiere, i politici sardi amplifichino sul web che la Sardegna, nicchia redditizia con quote patrimoniali a punta di diamante, in questo momento è alla ricerca urgente di un partner economico, e vediamo cosa succede. Sarebbe un’operazione di marketing, per forgiare rapporti commerciali ex novo. Cosa potrebbe offrire la Sardegna di accessorio a un potenziale acquirente, per allargamento un’opportunità d’investimento, e affinché questa si traduca in altra potenzialità di guadagno e garanzia di lavoro prima del subentro? E’ un discorso da sviluppare. Ad esempio si potrebbe offrire l’ex sito aurifero di Santu Miali, dove già si elettrificava negli anni 70. Sarebbe un modo di giocare la partita al rialzo di posta. In fondo questo è lo stato dell’arte delle macchinazioni finanziarie. Allora omologhiamoci. Se i politici decidono di stare dentro questo sistema soccombendo finora allo stato, allora conducano il gioco a questi stessi livelli, altrimenti si arrendano a ‘minoranza da tutelare’.

    * L’azienda del signor Klesch (di Klesch & Co.) è piccola, di 3000 dipendenti e a conduzione familiare, ma influente… in almeno cinque stati… acquista il capitale o il debito di società decotte o in difficoltà e poi usa la sua influenza… attraverso una propria banca d’investimento… la quale pompa denaro… per spingerle verso la forte concorrenza straniera e la ristrutturazione. Ma il Signor Klesch… è quasi spina nel fianco di Eurotunnel, che gestisce il tunnel sotto la Manica tra la Gran Bretagna e la Francia.

    E’ anche così che il mercato opera delle magie, trasformando lo stress del debito, prima in debito diluito, e poi in forte concorrenza. Il rischio c’è e le complicazioni pure. Ma la Sardegna ha ormai toccato il fondo della doppia recessione.

    Dimenticavo; il consiglio regionale di ieri? L’ennesima copia di mille riassunti.

  • E dire che un ODG non si nega a nessuno. Eppure PDL alias PD (e viceversa) ora sono arrivati a tanto pur di non offendere lo Stato Italiano e far piangere la Sardegna. La Chiesa, con Don Borrotzu Direttore regionale della Pastorale per il lavoro, mette sotto accusa lo “Stato inadempiente”, la politica cialtrona lo difende. E Bruno va a farfalle, il mestiere che gli riesce meglio. Lautamente pagato da noi.
    È necessario far comprendere ai cittadini che si può parlare di futuro a patto che ci si liberi quanto prima di questa classe politica che ci ha ridotto in brache di tela.

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