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Perché lo sciopero elettorale fa paura? Perché si teme che pastori, insegnanti e medici si uniscano
Politica

Perché lo sciopero elettorale fa paura? Perché si teme che pastori, insegnanti e medici si uniscano

Ieri Mariantonietta Mongiu, in pochissimi minuti, durante la conferenza stampa del comitato per l’insularità, ha evocato per i sardi l’esempio di Gandhi, cioè l’esempio non di una protesta civile, ma di una disobbedienza civile, di un gesto collettivo di esistenza e di resistenza.
Se il comitato per il referendum capisse di avere il biglietto vincente per guidare la marcia dei sardi verso un cambiamento strutturale di sistema, forse riscriverebbe la storia e noi con loro. (…) Si teme che il Partito dei Sardi si affianchi alla protesta dei pastori. Il Partito dei Sardi non lo farà, perché quella protesta deve restare sociale e non partitica. Tuttavia, il Partito dei Sardi fornirà tutti i dati che dimostrano che i pastori hanno ragione, perché noi quei dati li stiamo raccogliendo da anni e li stiamo divulgando da altrettanto tempo. E i dati danno ragione a chi sostiene che non è un problema di questa o quella legge, di questo o quel ministro, è un problema di sistema. Il sistema agricolo della Sardegna è minacciato da meccanismi di sistema e da assenza di cultura dello Stato, da assenza di Stato. (…) Non noi devono temere i fautori dell’immobilità della Sardegna; parlino con gli insegnanti della scuola primaria e secondaria, parlino con questa ossatura intellettuale della Sardegna e verifichino che cosa gli educatori pensano della loro condizione umiliata, della trasformazione del più bel mestiere del mondo in una grigia esperienza burocratico-impiegatizia. Vadano nelle scuole dove i presidi si considerano manager di una fabbrica di uomini. Gli uomini non si fabbricano, grazie a Dio. C’è un dolore in Sardegna che la politica non interpreta e per il quale il pannicello caldo dell’andare a votare non serve.
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Quando passa l’occasione e si è distratti
Insularità Politica

Quando passa l’occasione e si è distratti

L’ufficio elettorale regionale ha dato la sveglia alla politica sarda. Ha bocciato l’ammissibilità del referendum sull’insularità (…) Noi abbiamo ben chiaro il contrasto tra gli interessi nazionali dei sardi e gli interessi nazionali italiani e abbiamo sempre detto che avere cultura di governo in Sardegna significa avere coscienza della natura degli interessi nazionali dei Sardi, altrimenti ci si propone per governare i sogni, non la realtà. (…) Il problema è avere chiaro chi è il destinatario di questo messaggio. I Sardi stanno parlando forse a sé stessi? Hanno forse bisogno di dirsi che vivono su un’isola? Evidentemente no. Il messaggio è rivolto all’ordinamento italiano e europeo.
Il messaggio vuole iscrivere la Sardegna nell’agenda politica e istituzionale italiana e europea.
Bene, si deve sapere chiaramente che ciò accade solo in un modo: serve una grande esperienza civile, legale, pacifica e democratica, così divergente rispetto all’ordinario da porre un problema internazionale. Per esistere nel mondo, si deve esistere collettivamente, non singolarmente o per parti. Per esistere nel mondo bisogna saper dimostrare di essere uniti su qualcosa. Se la seconda isola del Mediterraneo facesse uno sciopero elettorale, una obiezione nazionale di coscienza… (LEGGI)

Solo noi parliamo senza paure dei migranti
Politica

Solo noi parliamo senza paure dei migranti

Venerdì prossimo a Nuoro parleremo di migranti, senza paura e senza paure. Parleremo di guerra, di tragedie umane epocali, di persecuzioni e violenze, di violenze umane e di persecuzioni religiose, di persone per bene e di delinquenti incalliti, di accoglienza, di regole, ma anche del sospetto dilagante che l’accattonaggio sia organizzato e della certezza che non sia giusto fare un percorso di guerra per trovare un parcheggio o per entrare in chiesa. (…) Ne parleremo come fanno gli uomini pubblici, in un’occasione pubblica (Digos, prefettura, carabinieri, Guardia di Finanza, forestali e barraccelli sono cordialmente invitati a partecipare. Se serve, siamo pronti a metterci i microfoni delle intercettazioni sulle giacche, così evitiamo di trovarcele tra i lombi). Facciamo politica sui temi della politica, non sulle ambizioni del circo elettorale.

Resistenza civile elettorale
Evidenza Politica

Resistenza civile elettorale

Il Parlamento italiano ha dichiarato solennemente di voler fare una legge contro i parlamentari nominati e non eletti, e poi ne ha varato una che di fatto ha lasciato le cose come erano. Le cronache di questi giorni hanno rivelato a tutti che si tratta prevalentemente di nominati, cioè di persone non valutate per ciò che rappresentano ma per la forza interna nei reciproci schieramenti. (…) Questi maledetti cellulari, queste maledette app che registrano immagini, voci, gusti, inclinazioni, stanno ledendo in profondità le libertà personali e vi sono addirittura forze politiche che chiedono che si aumentino i controlli informatici sui cittadini, già intensissimi da parte dei grandi gruppi imprenditoriali, anche da parte della Polizia Giudiziaria e della Magistratura, cioè dello Stato, che prima non poteva conoscere i nostri gusti, oggi pretende di sapere tutto di noi. (LEGGI)

Il filo rosso che lega i pastori che non vogliono votare e chi si vuole candidare
Agricoltura Indipendenza Politica

Il filo rosso che lega i pastori che non vogliono votare e chi si vuole candidare

I pastori si lamentano perché Agea (agenzia dei pagamenti goevrnativa italiana, con sede a Roma ) non paga. Molte persone per bene escluse dalle candidature si lamentano delle decisioni di partiti governati monarchicamente e centralmente sempre a Roma, cui loro stessi si sono in precedenza affidati. Vi racconto il filo rosso che lega la delusione e come la dleusione porti alal ribellione, cioè alla sconfitta. La Sardegna ha i cimiteri pieni di ribelli giustiziati e di delusi morti in esilio. Proviamo a imparare: mai ribelli, sempre forti e centrati uomini di governo, capaci di pensiero, organizzazione, riforme e autentica libertà. (LEGGI)

Siamo tutti ebrei
Cultura Politica

Siamo tutti ebrei

Noi del Partito dei Sardi non abbiamo paura di dirlo: siamo tutti ebrei. (…) Conosciamo i documenti che nella storia hanno costruito l’odio antisemitico.
Conosciamo la stella appuntata sui vestiti e prevista già da documenti medievali.
Conosciamo il testo di Lutero contro gli ebrei.
Conosciamo l’odio seminato per secoli dalla Chiesa cattolica contro gli ebrei. (…) Oggi è il giorno della memoria e noi diciamo con convinzione che non dimenticheremo mai e che ogni volta che il mostro razzista e fascista toglierà fuori la testa, troverà uno di noi pronto a combattere… (LEGGI)

Cinque Stelle: perché volete permettere di spiare il popolo?
Politica Privacy

Cinque Stelle: perché volete permettere di spiare il popolo?

Oggi pongo delle domande al Movimento Cinque Stelle.
Nei loro “venti punti”, al di là del fatto che non vi è un solo punto che riguardi gli interessi nazionali della Sardegna (trasporti, insularità, fisco, servizi e denatalità ecc.) ve ne sono due che riguardano i temi della “giustizia giusta” che pongono problemi molto seri per la libertà dei cittadini (….)
Racconto un episodio occorso in un processo. Nelle carte depositate, un funzionario di PG, dando conto di un’intercettazione, identifica tutti i partecipanti, poi dichiara che interviene nella discussione un Assessore di un comune isolano e poi scrive che non è stato possibile identificarlo. Credibile? No. Evidentemente (LEGGI)

Morti e silenzi di Stato e di stampa
Giustizia Politica

Morti e silenzi di Stato e di stampa

La Moby Prince sta ai Sardi come la morte del nostro collega Regeni sta alla sola famiglia Regeni che sta sperimentando, in solitudine, come un delitto di Stato venga derubricato a mistero di Stato per eccesso di evidenza: è chiarissimo chi ha ucciso Regeni, ma non lo si vuole dire. Ormai è chiarissimo perché sono morti i nostri concittadini e perché una nebbia di Stato abbia impedito di vedere l’evidenza per 27 anni.
Oggi non si possono commentare altre notizie, non ci si può occupare di schermaglie politiche, bisogna stare fermi e dire a gran voce che la Sardegna non dimentica 140 morti di Stato. (…) A fronte di tutto questo, che dovrebbe portare le istituzioni sarde ad alzare un vero conflitto istituzionale con lo Stato italiano, perché ciò che in Italia è chiamata Giustizia (e non lo è) è una questione di Stato, la Sardegna politica non si è fermata, non si è indignata, non ha fatto… (LEGGI)