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La comunicazione, il mirino guasto, l’aglio e le cipolle
Politica

La comunicazione, il mirino guasto, l’aglio e le cipolle

di Paolo Maninchedda
Silvano Tagliagambe mi accusa di essere schizofrenico. Esisterebbero in me due nature: una buona, da filologo aperto al dialogo, alla dialettica, al confronto; l’altra cattivissima, da assessore, che più o meno sarebbe infastidito dalle critiche, dalla dialettica e dal confronto.
Per sostenere questa tesi Tagliagambe attacca l’unico assessore (che sarei me medesimo, come direbbe Catarella) che ha detto non solo che la Giunta deve comunicare meglio, ma anche che la dialettica è non un fastidio, ma una risorsa perché riduce gli errori. L’ho scritto, l’ho ripetuto a Nuoro al convegno dell’Inu, l’ho ripetuto nella nostra Assemblea nazionale. E infatti Tagliagambe lo rileva, ma supera questa coerenza tra il Maninchedda filologo e il Maninchedda assessore, inventando un prima e un poi che io non ho mai teorizzato. In sostanza, secondo Tagliagambe, io pretenderei di essere lasciato tranquillo a fare le scelte di governo e poi mi concederei ad un esercizio dialettico inutile con l’opinione pubblica, perché successivo a scelte già fatte.
Vediamo se è vero.

Train de vie… Un treno per vivere in Sardegna
Politica

Train de vie… Un treno per vivere in Sardegna

di Ornella Demuru
Quando si sparla di treni, peggio ancora di “trenini”, io scatto!
In una prima fase si tratta di uno scatto puramente emotivo ma poi con calma spiego che l’emozione nasce, direi purtroppo, da una sua profonda razionalità.
Premetto innanzitutto che sono figlia di ferroviere. Per la precisione figlia di Capostazione. Quelli col leggendario berretto rosso. E come tutti i figli di ferroviere sanno, siamo una categoria di individui. Molto particolari.
La ferrovia, la stazione, le dimore in cui vivi, i binari, le traversine, i treni che vanno e vengono ti segnano il carattere e in particolare il modo di concepire la vita, l’orizzonte preferisco dire.
Lo racconta benissimo lo sceneggiatore e scrittore Ugo Pirro nel suo romanzo autobiografico “Figli di ferroviere” edito dalla Sellerio diversi anni fa.
Non conta se la tua ferrovia, quella che hai vissuto, è di quelle elettriche o di quelle a gasolio. È il treno, le sue stazioni con quell’odore perenne di industria meccanica a fare la differenza.

Morire mentre si ama, beatifica
Politica

Morire mentre si ama, beatifica

di Paolo Maninchedda
Pochi lo sanno, ma io ho scritto due saggi sull’origine di alcune forme metriche della poesia popolare sarda. Quei due lavori mi costrinsero, tempo fa, a leggere molti testi e soprattutto le trascrizioni e/o le edizioni dei poeti estemporanei. Un campo semantico è quello dell’accoppiamento, con due sub-ambiti legati agli organi sessuali maschile e femminile: minka e cunnu. Fatto è che la cultura popolare, in Sardegna come altrove, ha usato l’accoppiamento come metafora di tante cose: felicità (in primo luogo), abbondanza (chi più ne ha, più ne metta), bramosia (non ce la faccio più), desiderio ecc. ecc., ma anche scaltrezza,

Suggerisco una lettura per combattere meglio
Politica

Suggerisco una lettura per combattere meglio

di Paolo Maninchedda
Gustavo Zagrebelsky ha scritto un libretto. Si intitola Contro la dittatura del presente. Perché è necessario un discorso sui fini. Chi pensa che si tratti di un libro di fanfaluche umanistiche si sbaglia. Nelle ultime pagine – lo dico per gli specialisti delle sveltine intellettuali, quelli che vogliono andare subito al sodo – ci sono due Appendici molto istruttive. La prima si intitola: I numeri della post-democrazia (vi si trovano tabelle e questionari interessanti. Due, per esempio, sono dedicate a confrontare i compensi dei senior manager e dei Quadri dei governi centrali nei paesi europei. Tra i senior, i più pagati sono gli italiani, tra i Quadri gli olandesi). La seconda è intitolata Cronologia degli ultimatum ed è una rassegna stampa dal 2010 al 2014 dei diktat europei sull’Italia: molto istruttiva.
Dopo il saggio vero e proprio di Zagrebelsky, si va prima a lezione da Platone e Aristotele, poi si possono legegre una serie di interviste: Todorov, Rosanvallon, Canfora, Augé.
Perché suggerisco questa lettura? Perché il dibattito politico sardo si occupa di tutto fuorché dell’essenziale. Il libretto può essere utile a capire meglio gli aspetti strutturali del tempo in cui viviamo.

Capitalizzazione di Abbanoa
Politica

Capitalizzazione di Abbanoa

Ieri, la Giunta regionale ha deliberato di proseguire nel processo di capitalizzazione della società Abbanoa deciso a suo tempo dal Consiglio regionale e notificato all’Unione Europea. Verranno dunque versati gli 83 milioni di euro delle tranches 2013-2014.
La Giunta prosegue in questo modo l’azione di impulso al risanamento e al rilancio della società perseguito intensamente negli ultimi tre mesi.
È stato nominato un nuovo Amministratore Unico da cui ci si aspetta qualità, efficienza e capacità di sviluppo.

Ma è poi così difficile non essere permalosi?
Politica

Ma è poi così difficile non essere permalosi?

di Paolo Maninchedda
Lo dico io prima che lo diciate voi: l’articolo di oggi è di autocritica.
Pietrino Soddu, nel lontano 2004, quando pensavamo di aver innovato la politica sarda con Progetto Sardegna, mi aveva invitato a Sassari per scambiare due chiacchiere. Mi pare fossimo vicino a Piazza d’Italia. Mi disse che, essendo diventato consigliere regionale, dovevo abituarmi alle critiche, perché era giusto che il mio operato fosse duramente vagliato dagli altri. “Tu, mi disse, non ti devi offendere più se uno ti dice che sei un coglione. Tu hai l’obbligo di argomentare, di spiegarti, di fornire ragioni”.
Ora, sul termine ‘coglione’, nel Marghine si racconta una storiella che non può che avere Bolotana come contesto. Si racconta che il leader di Forze Nuove Donat Cattin si sia recato al ridente paesello per svolgere un comizio, nonostante colà lo scontro tra Dc e Pci avesse assunto toni da Peppone e don Camillo. Attraversando a piedi il paese, venne epitetato da un cittadino esigente con un sonoro: “Coglione”. Si racconta, per l’appunto, che l’esimio parlamentare, per nulla turbato, si sia avvicinato a questo composto e raffinato nativo e gli abbia detto: “Piacere, Donat Cattin”.