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Ottana: un arresto politico

Posted on 15 Luglio 202615 Luglio 2026 By Paolo Maninchedda 10 commenti su Ottana: un arresto politico

I vigliacchi istituzionali Ci sono silenzi che sono terribilmente vigliacchi.
In Sardegna c’è chi teorizza che, dinanzi agli errori giudiziari, occorra tacere e aspettare, altrimenti si irriterebbero i magistrati e si danneggerebbero gli imputati.
Ho esaminato, da questo punto di vista, dieci casi: quelli su cui l’opinione pubblica ha acceso la luce, sono gli stessi nei quali è stata realmente fatta giustizia; gli altri sono rimasti mostri, affidati alla correzione silente degli errori iniziali nei diversi gradi di giudizio.

Il silenzio impaurito serve a due categorie di persone: gli invidiosi sociali, sempre presenti nelle indagini politiche sarde, sempre fraintesi dalle forze dell’ordine come informatori e mai smascherati come artigiani del livore (Igea e Ippocrate docent), i quali temono di essere scoperti; e con loro gli sceriffi, che non gradiscono vedere esposta la loro imperizia e descritta la loro boriosa prepotenza. Faccio solo un esempio. Un noto professionista, animato più dall’invidia verso un suo collega, che da contenuti scientifici, accusò il rivale di essere il complice di una tecnonologia che spargeva tumori come un aerosol. Tutto drammaticamente falso, ma comunque produttore di due processi. Quando lo vedo in giro, gonfio di boria, penso al colore viola, ma penso anche al quoziente intellettivo di chi gli ha dato credito.
Per questo parlo e scrivo.

Istituzioni e chiesa hanno fatto tanto rumore a Nuoro per problemi che impallidiscono per inconsistenza dinanzi all’enormità di un sindaco in carica condotto a Badu ‘e carros. La colpa principale di Saba è politica: aver difeso la sua Amministrazione. E io mi auguro che resista al trattamento inumano cui è sottoposto, che riesca a non togliersi di impaccio dimettendosi, perché il suo caso è ormai il più importante caso di degenerazione del rapporto tra potere giudiziario e potere politico. Mi sembra di stare davanti a un nuovo caso Mimmo Lucano, con la stessa vestizione da problema giudiziario di un problema politico.
E adesso entriamo nel merito.

Un arresto politico Ci sono provvedimenti giudiziari che chiedono soltanto di essere eseguiti.
E ce ne sono altri che, proprio perché incidono sulla vita democratica di una comunità, chiedono anche di essere contestati.

Il caso del sindaco di Ottana appartiene alla seconda categoria.

Nessuno mette in discussione il dovere della magistratura di perseguire i reati.
Nessuno sostiene che un sindaco, perché eletto, debba godere di una sorta di immunità di fatto.
Ma proprio perché la giurisdizione esercita un potere immenso, essa è chiamata a motivare con particolare rigore quando una misura cautelare produce l’effetto di interrompere l’esercizio di un mandato appena conferito dagli elettori e di esacerbare una reclusione.

La Cassazione è costante nell’affermare che la custodia cautelare non può poggiare su valutazioni astratte.
Il pericolo di reiterazione deve essere concreto e attuale, e deve essere dimostrato con riferimento alla possibilità che l’indagato commetta reati della stessa specie, non semplicemente desunto dalla gravità dei fatti contestati o dal ruolo ricoperto, quasi scommettendo sul profilo psicologico dell’indagato e sulla sua presunta tendenza a delinquere.

È qui che nasce la domanda.
Il sindaco di Ottana era agli arresti domiciliari.
Nel frattempo si sono svolte le elezioni.
Le liste erano già state presentate quando intervenne il primo provvedimento cautelare. E già questa è una scelta politica, perché sarebbe bastato attendere l’esito delle elezioni, arrestare, se proprio ritenuto necessario, il sindaco, e lasciare l’amministrazione nelle mani del vicesindaco. Invece no; si è voluto procedere nel mezzo della campagna elettorale. L’effetto prevedibile era l’azzeramento dell’amministrazione.
Gli elettori, pur conoscendo questa situazione, hanno scelto di rieleggere Saba, e qui c’è tutto lo spirito barbaricino che tendenzialmente sospetta che lo Stato sia ontologicamente ingiusto. Purtroppo c’è chi, con le proprie azioni, lo conferma.

Successivamente il sindaco ha nominato la Giunta.
La questione non è se abbia violato o meno le prescrizioni: sarà il giudice a stabilirlo.
La questione è un’altra.
In che modo la nomina della Giunta integra il concreto e attuale pericolo di reiterare una tentata concussione?

Perché la misura cautelare serve a prevenire il rischio della reiterazione del reato contestato, non a impedire, in quanto tale, l’esercizio di una funzione politica. L’art. 274 c.p.p. non consente misure cautelari a tutela di un’idea generale di opportunità amministrativa, ma soltanto in presenza di esigenze cautelari rigorosamente motivate.

Naturalmente nessuno conosce oggi il contenuto integrale del provvedimento (ed è questa segretezza impaurita che sta tutelando dalla valutazione pubblica l’operato degli inquirenti) che ha disposto il trasferimento in carcere.
Potrebbero esservi ragioni ulteriori che giustificano la decisione e sarebbe davvero interessante conoscerle.
Ma se il fondamento fosse davvero la sola nomina della Giunta, allora la motivazione dovrebbe spiegare perché quell’atto istituzionale rappresenti la concreta ripresa dell’attività criminosa contestata.
La differenza non è accademica. Perché il risultato pratico è evidente: una comunità che aveva appena espresso il proprio voto si trova privata del sindaco e avviata verso il commissariamento. Pongo espressamente la domanda sulla proporzione tra lo strumento utilizzato e l’effetto istituzionale prodotto.

Ed è una domanda che diventa ancora più inevitabile quando la si confronta con altre vicende amministrative sarde.
A Nuoro si discute da mesi dell’affidamento della gestione della piscina di Farcana a un soggetto che, secondo gli atti pubblici, era privo dei requisiti richiesti al momento della manifestazione d’interesse e che si impegnava ad acquisirli successivamente; nel frattempo il quadro economico dell’operazione sarebbe stato modificato con l’aggiunta di risorse pubbliche inizialmente assenti.
A Macomer quasi cinquemila cittadini vivono ancora senza un medico di medicina generale stabile, affidati a un sistema emergenziale di ambulatori ASCOT che avrebbe dovuto essere provvisorio.
Non sappiamo se su queste vicende vi siano indagini.
Non lo affermiamo e non lo insinuiamo.
Ma il cittadino vede gli effetti: da una parte il carcere per un sindaco appena rieletto. Dall’altra decisioni amministrative che incidono sul denaro pubblico o sul diritto alla salute e rispetto alle quali egli non percepisce un’analoga capacità dello Stato di intervenire con la stessa rapidità.

È questa asimmetria che alimenta il dubbio.
E quando il dubbio entra nelle istituzioni, il problema non riguarda soltanto un sindaco o una Procura. Riguarda la fiducia.
Sciascia scriveva che la giustizia deve essere non soltanto giusta, ma anche riconoscibile come tale. E a Nuoro la cosa sta diventando grave, perché è sotto gli occhi di tutti la morsa che stringe la città, fatta di relazioni amicali tra persone coetanee e compagne di scuola, oggi assurte ai vertici dei poteri politici, giudiziari e amministrativi e che dunque dispone di un potere incontrastabile senza il supporto dell’opinione pubblica. Nuoro sta soffocando per un potere ostentato e inangibile, come sono le relazioni personali.

Oggi, a Ottana, non pochi cittadini si domandano se il carcere serva davvero a impedire un reato o se abbia finito, di fatto, per interrompere un’esperienza politica che gli elettori avevano appena deciso di proseguire. È una domanda che merita una risposta giuridica rigorosa, non una risposta emotiva. Perché nelle democrazie mature il voto non rende innocenti, ma neppure dovrebbe diventare irrilevante quando si misura la proporzione tra il potere dello Stato e la libertà delle istituzioni rappresentative.

Giustizia, Politica, Vetrina

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Comments (10) on “Ottana: un arresto politico”

  1. Paolo Maninchedda ha detto:
    16 Luglio 2026 alle 06:41

    Egregio FLX, non trova che già il suo anonimato parli di lei, o anche questo è benaltrismo? La giustizia che lei vuole “cieca”, non sarebbe venuta meno se si fosse aspettato l’esito delel elezioni per procedere all’arresto, ma ciò che lei evidenzia è esattamente ciò che io ho denunicato e cioè che si ritiene che il solo ricoprire una carica, il solo esistere di un’amminsitrazione è potenzialemnte motivo di reiterazione del reato. Lei è la conferma dell’ipotesi: si voleva, e ci si è riusciti, bloccare un’amministrazione. Quanto a Farcana e Macomer, mi dispiace per lei ma solo la sua faziosità può derubricare a inefficienze amministrative una gravissima omissione, che colpisce nel profondo l’interesse pubblico, e uno sfacciato favore fatto a dispregio di ogni regola, Anac compresa. Quanto alle relazioni amicali, sono le stesse che denunciava Sciascia quando la Dc diceva che la mafia non esisteva. Lei è in buona compagnia. Le denunce morali non si fanno in tribunale, si fanno per disturbare benpensanti sassaresi affilati come lei.

  2. FLX ha detto:
    16 Luglio 2026 alle 00:35

    Ho letto con attenzione questo suo articolo e, Le dico la verità, mi sembra un classico esempio di benaltrismo mascherato da garantismo. Comprendo perfettamente l’amarezza di chi vive in una comunità che si ritrova improvvisamente senza sindaco e avviata al commissariamento un trauma per qualsiasi paese. Tuttavia, la tesi di fondo non si può condividere perché cerca di trasformare una gravissima indagine per tentata concussione in una sorta di complotto politico, forzando clamorosamente sia la logica che il diritto.
    ​A mio avviso, l’intero ragionamento crolla non appena lo si analizza a freddo.
    ​Innanzitutto, colpisce l’idea che il calendario elettorale debba in qualche modo dettare l’agenda penale. Affermare che la Procura avrebbe dovuto “attendere l’esito delle elezioni” per intervenire è un’aberrazione giuridica vera e propria. In uno Stato di diritto, la giustizia deve essere cieca rispetto alle scadenze elettorali, non adattarsi ad esse per ragioni di opportunità. Se i magistrati avessero deliberatamente infilato in un cassetto un provvedimento cautelare già maturo, solo per non “disturbare” la campagna elettorale, avrebbero commesso loro stessi un illecito enorme. Sarebbe stata quella la vera, inaccettabile ingerenza politica.
    ​Poi c’è la questione della Giunta. L’autore del post si chiede in che modo la nomina degli assessori possa giustificare il pericolo di reiterazione del reato. La risposta, in realtà, risiede proprio nel tipo di accusa. Stiamo parlando di tentata concussione, un reato che un amministratore può compiere esclusivamente sfruttando la propria posizione di potere pubblico. Se un sindaco, già messo sotto pressione dalle indagini o da misure cautelari, forza la mano per insediare a tutti i costi la sua squadra di governo, lancia un segnale inequivocabile: intende mantenere un controllo attivo, ferreo e diretto su quella stessa macchina amministrativa che gli avrebbe permesso di delinquere. Il giudice non sta bloccando un atto politico per antipatia, sta letteralmente togliendo a un presunto reo lo strumento istituzionale con cui potrebbe commettere di nuovo quel reato.
    ​E qui arriviamo al benaltrismo. Paragonare un’indagine per concussione a Ottana con i pasticci burocratici del bando per la piscina di Farcana a Nuoro o, peggio ancora, con la cronica e drammatica mancanza di medici di base a Macomer, è un salto logico ingiustificabile. Si stanno mescolando reati penali gravi, che richiedono indagini e arresti, con inefficienze amministrative, contabili o sanitarie del sistema. Lo Stato non è “asimmetrico” come insinua il testo; sta semplicemente affrontando problemi di natura completamente diversa impiegando strumenti radicalmente diversi. Non si può pretendere che le Forze dell’Ordine arrestino qualcuno in flagranza semplicemente perché mancano i medici negli ambulatori ASCOT.
    ​Per non parlare del passaggio vagamente complottista sulle “relazioni amicali”. Dipingere Nuoro come una città stretta in una morsa di “compagni di scuola” che tengono in ostaggio procure, politica e amministrazione è un’illazione pesantissima. Chiunque a conoscenza di abusi o di cricche specifiche, dovrebbe fare nomi, cognomi e sporgere denuncia. Altrimenti, lanciare accuse così fumose e inquietanti serve soltanto ad aizzare l’emotività del lettore e ad alimentare quel sospetto viscerale contro le istituzioni che, a parole, l’articolo dice di voler analizzare.
    Il voto popolare è sacro ed è fondamentale che i cittadini scelgano da chi farsi rappresentare. Ma il voto non è un lavacro penale. Non garantisce sconti né impunità a nessuno. Se un sindaco decide di tirare dritto e ingaggiare un braccio di ferro istituzionale, pur sapendo di avere i fari della giustizia puntati addosso, la responsabilità politica del commissariamento è sua, non certo del giudice che si è limitato ad applicare il codice penale. Nelle democrazie mature funziona esattamente così e aver appena vinto le elezioni non rende immuni dalla legge.

  3. Franco Atzori ha detto:
    15 Luglio 2026 alle 21:42

    @ Antonio, io nella risposta del dott. Ganassi non ci ho creduto, tanto che poi si è contraddetto citando il caso dei p.m. di Milano. Il p.m., in genere, agisce per tesi, delle quali si convince (a volte fin nei precordi) e non coglie ogni elemento che contraddice la sua tesi come se la verità avesse una sola faccia e non quelle di un prisma che nel suo insieme dovrebbe rappresentarla. Il merito della passata campagna referendaria è anche quello di aver messo a nudo la grave e sistematica violazione dell’art.358 c.p.p. che, non avendo sanzioni, nessuno va a cercare elementi a favore della persona indagata determinando così un grave squilibrio del processo penale che si risolve con condanna di innocenti (Vds. caso clamoroso di Beniamino Zuncheddu e tanti altri) o assoluzioni con costi a carico dello Stato. Quanto al sindaco di Ottana, anche dopo la diffusione della nota stampa del Tribunale di Nuoro, mi pare che ci sia un’evidente sproporzione tra il presunto fatto a lui attribuito e il privare un’intera comunità del suo sindaco democraticamente eletto. Spero che il Tribunale del riesame a Sassari ponga subito fine a questa evidente sproporzione e i fatti vengano ricondotti alla loro reale (e mi pare piccola) dimensione e aggiungo che la carcerazione preventiva (soprattutto per tali fatti), in un paese civile, andrebbe abolita.

  4. Sardinian Job ha detto:
    15 Luglio 2026 alle 21:18

    Sappiamo già come andrà a finire (fra 5 anni….):

    Il Sindaco assolto perché il fatto non sussiste o per non averlo commesso.

    Il frattempo, il Sindaco avrà la carriera segnata. Il PM l’avrà invece avanzata!.

    Ed i cittadini pagheranno tutto, pur non avendo beneficiato di nulla!

    Ma avendo votato il tal senso senso al referendum, avranno reso il frutto delle proprie scelte.

  5. Macomerino ha detto:
    15 Luglio 2026 alle 15:48

    a proposito degli Ascot di Macomer. c’è la possibilità nel futuro di avere un medico di famiglia o dobbiamo rassegnarci a questa nuova ,per così dire, modalità di sanità territoriale?

  6. paolo clivati ha detto:
    15 Luglio 2026 alle 14:32

    Grazie paolo per essere l unico che continua a battersi per difendere chi non è in grado di farlo ed è muto e terrorizzato dai poteri dello Stato che distruggono professionalmente, politicamente, umanamente, economicamente chi ritengono abbia commesso reati. Uno Stato che non lo fa all interno di un processo in cui la difesa e l accusa si possono confrontare serenamente ma colpendo un Primo Cittadino che forse ha l unica colpa di un carattere spigoloso e che non ha mai abbassato la testa davanti alla prepotenza.
    Non la stessa forza e prepotenza si vede pero lo Stato usarla verso i deliquenti veri, come chi a Franco gli ha messo una bomba in Comune. E in questo vi è la profonda ingiustizia e sproporzione che tu descrivi.
    Franco dimostrerà la sua innocenza ma fra 10 anni e dopo che gli è stato levato tanto se non tutto, e sarà solo a quel punto chiaro a tutti quello che ha fatto per il suo paese e per resistere alle prepotenze delle società di stato che hanno ingannato, e loro si, commesso abusi.

  7. Antonio ha detto:
    15 Luglio 2026 alle 14:02

    signor Franco Atzori lei ci crede nella risposta del dottor. Ganassi lo dicono tutti guarda caso non ne trovano mai, sul sindaco c’è accanimento e forse c’è qualcosa che ancora non sappiamo arrestato per aver chiesto un posto di lavoro mi sembra una cosa inverosimile

  8. Paolo1 ha detto:
    15 Luglio 2026 alle 12:21

    Sempre più convinto di essere stato dalla parte del referendum per il SI..

  9. Franco Atzori ha detto:
    15 Luglio 2026 alle 10:16

    Nello scorso febbraio durante la campagna referendaria due magistrati (Ganassi della DDA a Cagliari e Pusceddu Gip a Nuoro) promossero a Ghilarza un incontro pubblico a favore del NO al referendum. Io apertamente schierato per il SI feci una domanda al dott. Ganassi per chiedergli se nella sua lunga carriera avesse mai applicato l’art. 358 c.p.p. che impone al p.m. di svolgere indagini anche a favore della persona indagata. Ottenni come risposta: “sempre” e aggiunse che due p.m. a Milano avevano nascosto elementi di prova a favore dell’indagato ed erano stati condannati a pena detentiva. In conclusione: è emerso che in Italia l’art.358 c.p.p. non ha MAI trovato applicazione, anche perché non prevede sanzioni e il caso di Milano lo conferma, non le cercano e quando le trovano (le prove a favore dell’indagato) le nascondono. Ora dagli articoli di stampa apprendiamo che l’arresto in carcere del sindaco di Ottana è anche finalizzato a trovare le prove in suo favore, quindi a fin di bene. Bontà loro.

  10. Mm ha detto:
    15 Luglio 2026 alle 08:55

    Nel merito pochi possono parlare. Fra questi colori che hanno lavorato con il sindaco.
    In questi tempi si fa molta confusione e ciò non giova a nessuno. Immagino cosa passino le persone coinvolte.

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