Lavoro, Politica

Ottana. Risposta al Pd: non abbiate paura della gente

Leggere i giornali sardi spesso significa, come oggi, fare un’esperienza nella paleopolitica e nel suo linguaggio. Spesso i giornalisti, (oggi è la volta dell’Unione) sono così intrisi dei modelli interpretativi del passato, da non sapere raccontare le novità.
Ottana non è più un nostro evento, ha aderito mezza Sardegna, da Fluminimaggiore a Luogosanto, ma questo non viene colto, anzi fa paura.
Non viene colto che l’Anci ha convocato l’assemblea dei sindaci per il 19, a ridosso di questa pacifica rivolta civile, e mette al terzo punto la rivolta di Ottana proprio perché è stata convocata un’assemblea di popolo per il 20.
Il segretario del Pd giudica ingenerose le parole che fotografano la crisi di Ottana e dei paesi. Si continua così ad avere paura della verità e a coprirla con un improbabile strategia comunicativa che considera critica politica personalizzata anche la semplice manifestazione del bisogno. Anche il destinatario, cioè il sottoscritto, è sbagliato: io sono il padre dei cantieri verdi che oggi sono l’unico sollievo per Ottana; io sono l’artefice dei piani di utilizzo che riuscirono ad accompagnare alla pensione gli ultracinquatenni della Legler; io ho fatto la battaglia più dura per l’essenzialità, alla fine lasciato tragicamente da solo; io da anni accetto sputi e insulti e non reagisco perché voglio unire i sardi e non cercare nuovi avversari tra i sardi. Per me l’avversario è il sistema oppressivo, burocratico, poliziesco, ipocrita e fiscalmente affamante che lo Stato e i governi italiani non solo hanno costruito nel tempo contro la Sardegna, ma che si ostinano a manutenere e mantenere efficiente.
Caro Giuseppe, noi non cerchiamo colpevoli tra i sardi, ma è sbagliato non dare voce autentica al bisogno. Se la sinistra ha paura di riconoscere i bisogni reali perché si sente criticata come forza di governo, allora deve tornare in mezzo al popolo per ritrovarsi, perché i bisogni ci sono e vanno interpretati.
Succede di essere letti con le cataratte della vecchia cronaca politica; pazienza, bisogna portare pazienza.
Ma la dichiarazione più spiacevole che viene dal segretario del Pd è quella che sospetta un “riposizionamento elettorale” del Partito dei Sardi e considera ingenerose le parole che fotografano la disperazione della vita dei paesi.
Mi spiace perché Cucca era presente a dicembre al nostro congresso, dove ha ascoltato me e Franciscu Sedda parlare del nostro orizzonte politico che abbiamo chiamato ‘convergenza nazionale sarda‘, che è figlio in modo coerente e consequenziale del programma con cui il Pds è nato ed è stato pubblicato nel libretto ‘L’indipendenza della Sardegna’. Che cosa di questa coerenza disturba il segretario del Pd?
Se il problema è constatare che il Centrosinistra italiano non è l’orizzonte del Pds, allora è una reazione tardiva. Noi pensiamo che Centrosinistra e Centrodestra siano confini non congruenti con gli interessi nazionali dei sardi. E d’altra parte la presenza di esponenti del centrosinistra e del centrodestra nei comitati per l’insularità, che cosa sta dimostrando se non che i sardi possono ritrovarsi uniti sui propri interessi?
Noi crediamo che sia a portata di mano un evento storico e inatteso per la Sardegna: l’unità dei sardi, il riconoscimento reciproco della propria comunanza di interessi, di valori, di orizzonti. Altro che riposizionamento elettorale! È una rivoluzione che chiama all’entusiasmo non ai sottili distinguo. O ci si vuole riproporre agli elettori con i soliti riti, con le solite bandiere, col solito orgoglio di parte? Ecco, se si ha questa idea, noi non ci saremo.
Mai più da soli, mai più divisi, mai più subordinati agli interessi e alle dinamiche del sistema politico italiano. È ora di fare qualcosa di epocale e già si sente, anche in alcuni ambienti della sinistra il vento della coscienza nazionale sarda.