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Ottana: quando lo Stato non capisce nulla

Posted on 20 Luglio 202620 Luglio 2026 By Paolo Maninchedda 4 commenti su Ottana: quando lo Stato non capisce nulla

Che cosa sia culturalmente e antropologicamente Ottana lo sa solo Ottana.
Dall’esterno è chiarissimo che è un confine trilaterale: sta dall’altra parte del Tirso e dunque non è Marghine; sta in pianura, e dunque non è Barbagia; era sede di una diocesi soppressa e dunque è un luogo dove il cristianesimo o è presidiato o svanisce. È un luogo duro e sfuggente.

Gramsci diceva e scriveva che una delle componenti decisive della politica erano i rapporti di forza, cioè la consistenza, in termini di potere e di consenso, dei diversi corpi sociali. Ebbene, a Ottana da diversi anni il vero confronto è tra chi crede nel diritto e nelle mediazioni politiche e chi invece ritiene che ogni ambizione abbia solo il limite della forza propria e altrui. Da un lato, generazioni di amministratori che hanno cercato di produrre un percorso legale, condiviso e trasparente, con opportunità disponibili a tutti secondo il discutibilissimo egualitarismo sardo (che è poi una regola sociale non scritta, che contiene e contrasta la gelosia e l’invidia), dall’altra un’invisibile e strutturata cultura locale del prevalere dell’interesse proprio e del presunto diritto di farlo valere con le buone o con le cattive.

A tutto questo si è sovrapposta la breve parentesi industriale attiva e la sua lunga e estenuante agonia, con tutto il corredo di speranze e delusioni che le attività produttive aperte e chiuse si portano dietro e su cui si potrebbe a lungo discutere, ma anche con tutto il corredo di prepotenze signorili esibite da imprenditori che pretendono, giustamente, il rispetto delle regole quando risultano per loro vantaggiose, ma anche l’esenzione ad ogni costo (cioè a costi sociali alti) da quelle più onerose, tutto in nome del lavoro graziosamente prodotto. Io ammiro chi genera ricchezza, ma contrasto chi dalla ricchezza ricava potere e dominio.

In questo contesto, cosa hanno fatto le forze dell’ordine (e una in particolare)? O non hanno saputo fare nulla o hanno preso un grandissimo granchio.
Lo testimonia l’impressionante cronologia degli attentati contro gli amministratori pubblici:

  • Giovanna Pittalis (fine anni ’90): spari contro l’abitazione dell’allora sindaca;
  • Nicolino Pittalis (2010): incendio dell’auto, precedenti incendi della casa di campagna, colpi d’arma da fuoco contro l’auto e successivamente scritte di minaccia quando era assessore;
  • Gian Paolo Marras (2010): attentato con fucilate contro la casa del sindaco, nella stessa notte dell’esplosione dell’ordigno accanto al municipio;
  • Fabrizio Pinna (2011): fucilata contro il portone dell’abitazione dell’assessore all’Industria;
  • Melisa Delrio (2011): minacce di morte con scritte; negli stessi giorni nuova intimidazione a Marras con la distruzione dell’uliveto e una croce appesa al cancello.
  • Franco Saba (2024): attentato dinamitardo davanti al municipio, che il sindaco dichiarò di non riuscire a spiegarsi.

Le indagini e le condanne per questa lunga serie di eventi meriterebbero un capitolo a parte, tra condanne esemplari in primo grado e assoluzioni clamorose in cassazione perché il fatto non sussiste. In sostanza, lo Stato a Ottana esiste solo formalmente, ma sostanzialmente è un elemento sovrapposto che non capisce, ogni tanto prova a punire alla cieca e in ultima analisi tradisce il suo compito.
L‘errore dello Stato non è tanto quello di non reprimere, quanto quello di avere individuato il fronte sbagliato del conflitto.

Una cosa è certa: chi fa l’amministratore a Ottana vive in una trincea difficilissima e ci vive da solo.
Ed è sul fraintendimento del fronte da parte delle forze dell’ordine che è avvenuta la mutazione genetica delle indagini.
I Carabinieri e la Polizia, ma più i primi che i secondi, hanno spostato la loro attenzione dal cercare di colpire chi delinque, che non riescono in alcun modo ad afferrare, agli equilibrismi compiuti da chi fa politica pur di tenere il paese sempre su livelli ottimali di convivenza civile.
Il matching tra domanda e offerta di lavoro a Ottana è un terreno di scontro violentissimo, perché le risorse sono pochissime e la domanda è altissima.
Tentare di impedire che degeneri è opera tanto meritoria quanto rischiosissima, proprio perché fraintendibile. Invece, i comandanti della stazione dei Carabinieri è lecito supporre che si passino le consegne con il mandato di tenere d’occhio l’Amministrazione comunale piuttosto che chi non crede nel diritto e nel confronto e tiene sotto scacco la politica del paese. Non sarà un caso che in un luogo un tempo iperpoliticizzato come Ottana alle ultime elezioni si è faticato a metter su una sola lista.

In tutto questo si colloca la enormità di Franco Saba a Bad’e Carros, un obbrobrio di formalismo giuridico che rinuncia all’intelligenza delle cose, cioè che usa il diritto per colpire chi lo difende in una situazione di assenza dello Stato e di permanente e duro conflitto sociale.
La sentenza Cass., Sez. Unite civili, 15 novembre 2007, n. 23726 valorizza la buona fede e la solidarietà (art. 2 Cost.) come limite all’esercizio formalistico dei diritti, affermando che il diritto non può essere esercitato in modo contrario alla funzione per la quale è riconosciuto. È uno dei capisaldi contro il rigorismo formale. Come pure è regola generale dell’ordinamento che la buona fede è criterio capace di impedire effetti formalmente conformi, alla legge ma sostanzialmente ingiusti.
Per tutti questi motivi su Ottana e sul suo sindaco in carcere non può cadere il silenzio o peggio, come ha fatto La Nuova Sardegna, sposare la tesi politica della Procura e additare come soluzione l’azzeramento dell’amministrazione attraverso le dimissioni del sindaco. Se ciò accadesse, non vincerebbe lo Stato, vincerebbero i peggiori germi della disgregazione sociale usati improvvidamente da chi, non capendo nulla, ma proprio nulla, di una realtà complessa, ha colpito alla cieca e ad altezza d’uomo.

 

Amministrazione, Vetrina

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Comments (4) on “Ottana: quando lo Stato non capisce nulla”

  1. Piccione morto ha detto:
    20 Luglio 2026 alle 18:12

    È per questo che sono morto:
    Quandi la legge la si usa AD PERSONAM i sistemi sono vari,per uccidere non esiste solo la lupara e/o killer che si appostano dietro i muretti a secco, se la casta decide di distruggere un uomo lo fa.
    Come già detto in precedenza ci sono sindaci e sindaci.
    Buona fortuna, Ottana ha già subito l’invasione del petrolchimico, poi le cavallette, vi ricordate?

  2. Cassandra Casagrande ha detto:
    20 Luglio 2026 alle 09:33

    “…L‘errore dello Stato non è tanto quello di non reprimere, quanto quello di avere individuato il fronte sbagliato del conflitto…”
    Qui c’è il succo, lo Stato che non ha mai compreso le dinamiche, ma ha imposto un modello repressivo

  3. Paolo Maninchedda ha detto:
    20 Luglio 2026 alle 07:47

    Egregio Paolo, le indagini si aprono e si chiudono. Se la tentata concussione c’è stata, si vada a processo, non si tenga l’indagine a bagnomaria. io resto dell’idea che la Procura voglia azzerare l’amminstrazione e questo è un obiettivo politico non giudiziario.

  4. Paolo1 ha detto:
    20 Luglio 2026 alle 07:39

    Egregio Professore, a prescindere dal fatto che molto spesso io e Lei condividiamo molti pensieri, tengo a precisare che, in questo caso, a mio avviso la Procura non ha ancora svelato tutte le proprie carte. Con gli elementi di cui disponiamo oggi, anch’io sarei incline a condividere il Suo ragionamento. Tuttavia, ritengo che la Procura possa avere a disposizione ulteriori dati o elementi che giustificano determinati passaggi investigativi; diversamente, si rischierebbe davvero di sconfinare in un abuso. Per questo motivo, credo che, in questa fase, sia opportuno attendere eventuali sviluppi o la diffusione di nuova documentazione, evitando conclusioni affrettate che potrebbero poi rivelarsi errate.

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