Ottana come Lula e lo Stato scappa di fronte ad un fenomeno che ha un solo nome: terrorismo

24 settembre 2010 11:538 commentiViews: 33

943Ieri notte hanno sparato alla casa del sindaco di Ottana. Poi hanno devastato l’edificio che è sede di un’associazione per i servizi sociali, sempre a Ottana. È l’ennesimo attentato a Ottana. Gli diamo il nome giusto: ormai è terrorismo cioè volontà di alterare l’ordine sociale con la paura. Risultato: le persone per bene non si candideranno più; gli imprenditori onesti se ne andranno. Gli sforzi per fare di Ottana un polo energetico e industriale di rango nazionale, si infrangeranno sul muro mafioso dell’intimidazione, del lavoro preteso a prescindere dall’impegno e dal senso del dovere, della politica fraintesa come complicità. Lo Stato? Non c’è. Perché non è possibile che da decenni a Ottana si viva sotto il tallone di un manipolo di farabutti e non si riesca a venirne a capo. Lo Stato delle statistiche, lo Stato che si bea del fatto che non ci siano più i sequestri, lo Stato delle innumerevoli intercettazioni, ecco, questo Stato, di fronte a chi usa fucili e dinamite se la fa sotto, scompare. Questo è la guerra in atto: il terrorismo degli imbecilli, che ammazzando e facendo paura pensano di risolvere tanto più il loro bisogno quanto più devastano l’ordine nel paese, terrorismo appunto, da una parte; dall’altra la vigliaccheria di Stato. In mezzo, una cultura politica e sindacale da riformare, perché inquinata dalle logiche delle partecipazioni statali, del posto di lavoro mediato dalla politica e da questa difeso al di là del merito e dell’impegno: una cultura del branco, non del partito e della società. Ottana è come è stata Lula, ma lo Stato, il tanto amato Stato di cui tutti parlano in Consiglio regionale in questi giorni, è impegnato a fare altro e cioè a garantire la parvenza di legalità che si respira nei salottini di Nuoro, di Sassari, di Cagliari, a fare feste e festicciole con la bandiera, a far discorsi e appelli. Questo è lo Stato cerimonioso e vigliacco che sta condannando Ottana. La sicurezza non deve essere garantita da altri che dallo Stato: e Ottana non sa neanche che faccia abbia la sicurezza da almeno quarant’anni.

8 Commenti

  • Gian Cristian Melis

    Dopo quanto successo al sindaco di Ottana, al quale deve andare la solidarietà di tutti i sardi, viene spontaneo chiedersi a cosa serva fare cultura. Perchè se nel 2010 si arriva a sparare dentro casa ad una persona di 40 anni che ha l’unica colpa di essere stato eletto sindaco in un paese del cosidetto malessere, rischiando di uccidere lui e la sua famiglia, vuol dire che siamo arrivati al capolinea. Ed è ancora peggio se si cerca di fare giustificazionismo definendo dei “disperati” coloro che impungano un semi automatico per fracassare porte, finestre e rischiare di uccidere le persone. E’ questo è un modo di protestare? E’ un modo forse per attirarsi le grazie di uno stato fantasma che non è mai esistito per la Sardegna, se non nel momento di prendere dalle casse dei sardi le entrate tributarie? Due sono i problemi di fondo nella sottocultura sviluppatasi nella Barbagia: uno il piangersi addosso e l’altro il chiedere di continuo. Il primo, atavico, ci porta all’indolenza, alla pigrizia e ad aspettare
    che qualcosa cali dal cielo. Tanto prima o poi arriva. E’arrivata sottoforma di elemosine nel dopoguerra. E’ arrivata con le fabbriche ed i vuoti a perdere della chimica negli anni 60′, o con le indennità compensative ed i premi di produzione che hanno illuso centinaia di migliaia di eccellenti allevatori.Che ora sono disperati quanto gli operai delusi dal miraggio industriale. Sempre e solamente elemosina. Perchè al di la del mare, non c’è uno “stato”. Non c’è mai stato. E non ci sarà mai per la nostra isola. Ma comunque si chiede. Perchè la cultura è quella: chiedere. Non rivendiare, domandare il giusto. Non la panacea per tutti i mali, ma il contentino. Per oggi e non per domani. Oggi passa e domani sarà un’altro giorno. Ma domani è domani e se domani hai fame non c’è spazio per una seconda elargizione. E allora dobbiamo sparare. Pallettoni come messaggio di protesta? Gelatina da cava per demolire i simboli della cultura? Questa è la soluzione che la gente vuole ai problemi? O ci sono dei disegni criminali tesi a far si che le zone interne non vadano oltre il poco che hanno, che restino terra di conquista per la nuova delinquenza qualificata del nuovo millennio? Non vado oltre. Attendo risposte concrete a questi interrogativi. Concludo con una riflessione: Fa rabbrividire pensare che nessuna alta carica nazionale italiana abbia detto due parole per un giovane di 40 anni che ha visto la morte in faccia, ha sentito il suo gelido alito sottoforma di piombo rovente sputato fuori ad alta velocità. Se questi sono uomini…..

  • Mi spiace della controversia tra due persone di spessore come Puddu e Maninchedda, ma concordo sul fatto che lo scontro diretto con lo Stato non sia di alcuna utilità e serva solo a fornire l’ennesimo paravento dietro il quale si perpetua lo status quo.

    A proposito di Stato e conservazione del potere, ieri il Corriere ha parlato di indipendentismo (a modo suo ovviamente), ma è pur sempre un avanzamento rispetto alla posizione asfittica di Sergio Romano di qualche anno fa: http://www.sanatzione.eu/2010/09/corriere-della-sera-botta-e-risposta-con-sergio-romano-sulla-sardegna/

  • Manuel Pirino

    Caro Paolo,

    mi piacerebbe sapere di quale “stato” parliamo e di quale “stato” esista nella nostra isola….

    Forse, l’unico segno di uno stato italiano, che ancora vive nell’isola è quello polveroso dei “salotti buoni” della borghesia sassare…

    Una piccola e mediocre borghesia, che ha condannato la città al declino totale!!!

    Una città, che vive la propria mediocrità con presunzione, come se fosse il centro del mondo, a differenza di un Europa e di un Mondo, che corrono su altri binari.

    Uno stato, che in Sardegna “promuove” il lavoro attraverso la militarizzazione del Popolo Sardo, come se i giovani dell’isola non siano potenziali “cervelli d’oro” !!!

    Uno stato, che dopo aver disposto il bello e cattivo tempo del nostro futuro, oggi dismette realtà purtroppo indispensabili per la sopravivenza dei nostri sconfinati territori.

    Uno stato latitante ed arrogante, che aggredisce le nostre imprese.
    Imprese povere di capitali in denaro, ma ricche di capitali umani, ricche di storie di donne e uomini, che hanno dato la vita per il lavoro, ricche di passioni, culture e tradizioni….

    Uno stato, che nascondendosi dietro la mano assassina di equitalia, si appella al diritto di incassare le tasse, senza dare servizi…

    Uno stato, che costringe i Sardi a pagare 200 euro per andare a Milano in barba alla continuità territoriale….

    Uno stato, che andrebbe preso a calci nel culo, perchè tutti sono padroni in casa nostra e noi poveri “fessi” subiamo, perchè è nel nostro dna essere sottomessi.

    La gente di tutti i giorni, non sente il desiderio di indipendenza…e ci siamo mai chiesti perchè???

    Il pensiero quotidiano è rivolto alla disperazione con cui oggi si vive, con il lavoro, che è sempre più un miraggio e con le case, che vengono messe all’asta dopo anni di sacrifici….

    Lo stato dev essere obbligato a sedere nel banco dell’imputato…perchè è dovere dello stato creare le condizioni oggettive di benessere e sviluppo del proprio popolo.

    Lo stato dev’essere accusato di aver impoverito il popolo Sardo, attraverso la rincorsa di modelli di sviluppo inadeguati al nostro territorio, ancor più, questo stato è colpevole di sostenere il clima di terrore, che la gente vive.

    E’ terrore vivere senza speranza, è terrore vivere senza il sapere, che sarà del domani, è terrore subire la politica incapace di reagire, è terrore vivere, che i tempi della politica sono fuori ogni parametro di un mondo che corre all’ennesima velocità!!!

    Il vero stato e quindi la vera Nazione Sarda è quella in sintonia con le genti. E’ la realtà dove pur convinvendo posizioni diverse tu tanti obiettivi il punto fermo è la liberazione del popolo Sardo dalla schiavitù della povertà.

    La vita è una sola e come tale va vissuta, con passione, con amore e con la consapevolezza, che ogni giorno molti altri stanno peggio di noi e, che è nostro dovere cambiare le cose, cambiare per davvero !!!

    Fortza Paris
    Manuel Pirino

  • Paolo Maninchedda

    Per Mario Puddu o come diavolo ti chiami: se vuoi fare il rivoluzionario, accomodati. Se hai bisogno, per trovare la forza di farlo, di irridere continuamente le posizioni altrui senza proporre mai un percorso politico credibile se non battute, indignazione e lamentele, come da tempo fai, fai pure e qualificati così.
    Tu che dici e scrivi che lo stato è più delinquente di chi ha sparato, sei un vero terrorista, un pessimo esempio per la tua gente, sei l’alibi di tutti i peggiori soggetti che hanno da sempre impedito alla Sardegna di crescere e di essere uno stato, sei dalla parte di chi, prima a Orgosolo, poi a Lula e adesso a Ottana, persegue l’idea terroristica di sfidare lo Stato per indurlo ad affermare la sua sovranità nei nostri paesi attraverso l’assistenza, col denaro elargito in cambio della calma e non per promuovere lo sviluppo.
    Tu non sei degno di scrivere mai più in questo sito. Vergognati di quello che pensi e di quello che sei, imbecille e delinquente!

  • Si ma il problema non è chi eventualmente scappa perchè quello è un effetto non la causa dell’episodio. Il problema è che sono paesi con altissimi percentuali di delinquenza. In cui l’omertà regna sovrana e se una persona magari socializza con un carabiniere è oggetto di forti critiche, come minimo. Sono paesi in cui quando passa la macchina dei carabinieri i ragazzi fischiano e dove le madri spesso istigano nei figli il seme della vendetta. Si potrebbero dire tante cose ma forse è più facile dire che lo stato scappa attribuendogli la colpa. Si forse scappa ed è vero, ma sono vere anche tutte le altre cose e sino a quando non si avrà il coraggio di dirle a voce alta, non si risolveranno mai. Saluti

  • Giovanni Porcu

    L’attentato al Sindaco di Ottana, cui va il mio fraterno saluto di incondizionata solidarietà pone ancora una volta all’attenzione dell’opinione pubblica la fragilità del sistema democratico Nuorese. Non vi è paese di questa martoriata provincia dove oggi per una presunta motivazione domani per un altra i Sindaci e gli amministratori non siano fatti oggetto di attentati, minacce , intimidazioni dirette ai loro beni personali alle loro famiglie. Vi è in alcuni, molti, troppi la convinzione mai repressa da chicchessia che le proprie ragioni, spesso contrarie alle regole del buon viver ed agli interessi collettivi delle comunità , possono avere riscontro positivo solo con le bombe e con i fucili.
    In questo contesto si pongono le ultime avanguardie della democrazia diretta. I sindaci e gli amministratori comunali . Esposti al pubblico e privato dileggio ora per garantire un minimo di regole comunitaristiche ora per dare risposte sulla base di norme spesso lontane dagli interessi dei cittadini sulle quali nessun potere si ha per modificarne la portata. “ si tue cheres ja lu potes fachere“ – “a chie ti paret ja rispondese“ per poi finire nella solita frase “si bi l’hant fatu non est de badas“. Da una parte l’incomprensione verso il ruolo e verso le responsabilità degli amministratori dall’altra l’ineluttabilità della reazione che è sempre giustificata.
    In questo contesto lo Stato non c’è. Non esiste. Ma in questo contesto , caro Paolo, è spesso assente anche la Regione. Quella Regione che oggi si vuol riformare in senso indipendentista non può e men che meno potrà continuare a pensare che i Comuni e i loro amministratori possano continuare ad essere additati quali responsabili dei servizi che non ci sono più, delle infrastrutture che mancano , del lavoro che non c’è e così via in un rosario di inadempienze di cui noi Sindaci e amministratori vorremmo sì assumere la responsabilità. Ma su ciò che a noi compete e dove abbiamo le risorse per dare risposte. E , forse , in questi ultimi tempi la Regione è stata ancora più lontana, più accentratrice di prerogative e azioni che anche per legge non gli competono più. Il patto di stabilità che non si può sforare è spesso , troppo spesso la ragione (o la foglia di fico)per cui tutto bisogna accentrare e controllare in palese violazione del principio di solidarietà e sussidiarietà dei vari livelli di governo di questo Stato che bisogna assolutamente riformare . Nel mentre noi stiamo al nostro posto. A combattere. Ma noi non ci siamo candidati per combattere o per resistere , resistere , resistere a tutto e contro tutti. La nostra missione è un’altra. Dare risposte efficaci e veloci ai nostri cittadini nell’ambito di giuste regole democratiche. Rappresentare e difendere gli interessi collettivi delle nostre comunità e il loro diritto ad esistere con standards di vita e di servizi deguati alle moderne esigenze della società.

  • Lo stato non esiste più nei nostri territori, prima le caserme dei carabinieri erano sempre aperte e facevano servizio 24 ore su 24, oggi se per caso li cerchi dopo le 18 manco ti rispondono, ti dicono di chiamare il 122 e di rivolgerti a loro.
    Triste a dirlo ma a questo siamo arrivati.

    Durante le feste paesane prima i carabinieri erano una cosa importante, la notte erano li a fare servizio e a vigilare, oggi se ne stanno chiusi nei loro alloggi o nella migliore delle ipotesi vanno pure loro; ne hanno diritto, a divertirsi nei paesi vicini o più importanti.

    cito l’esempio dei paesi perché li vivo, in città sarà lo stesso..

    Lo stato ci ha abbandonato a noi stessi.
    Chiudono le scuole
    Chiudono gli uffici postali
    Chiudono o sbaraccano le forze dell’ordine.

    Noi stessi ci chiudiamo nel nostro isolamento e nella nostra ignoranza, che colpa ne ha il Sindaco di Ottana?
    Che male avrà fatto per meritare le fucilate?
    e’ un cassintegrato come tanti altri che cerca di aiutare i territorio e i suoi abitanti..

    Mi rivolgo a colui che ha impugnato il fucile nel buio..
    Sei contento di quello che hai fatto?
    Ti senti realizzato ora?
    Bravo!!! hai dimostrato la tua vera indole… Vigliacco…

    Allo stato Italiano…

    Niente da dire… Non c’è più da tempo…

    All’imprenditore..
    Tieni duro ti prego, le persone oneste, quelle che non si nascondono dietro l’oscurità, sono con te…

    Se scappi pure tu qui tutto morirà e ci mangeremmo tra di noi…

    Saludos

  • Bravu, Maninchedda! E tue, chi no cheres “sconcuassare lo stato” (azummai comente tiat fàghere unu zigante) ses ifatu de un’istadu pantàsima, de un’istadu vigliacu, de un’istadu delincuente (prus e peus de sos disisperados chi ant isparadu contr’a su Síndhigu de Otana). Si custu puru est a èssere “statista” no b’at male, za podimus isperare in bonu! E benemimdhe, poi, de chèrrere èssere “alla pari”!!!

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