Le date, qualche volta, parlano meglio delle sentenze.
11 maggio. Franco Saba viene interrogato.
21 maggio. Il Gip dispone gli arresti domiciliari per tentata concussione. La conseguenza è immediata: il prefetto lo sospende dalla carica di sindaco.
7 e 8 giugno. Ottana vota. Saba, unico candidato, agli arresti, viene rieletto con il quorum raggiunto per il 60,8 per cento degli elettori.
9 giugno. Viene proclamato sindaco e nuovamente sospeso. Prima che la sospensione produca tutti i suoi effetti, nomina vicesindaco e assessori. Secondo quanto riferisce allora l’ANSA, quella nomina serve precisamente a evitare il commissariamento del Comune.
13 luglio. La misura cautelare viene aggravata. Saba lascia la sua casa ed entra nel carcere di Badu ‘e Carros. La ragione dell’aggravamento, secondo l’accusa, sono le violazioni delle prescrizioni imposte durante i domiciliari.
7 agosto. Dopo 28 giorni di detenzione, Saba esce dal carcere e torna ai domiciliari.
21 ottobre. È già fissato il giudizio immediato davanti al Tribunale di Nuoro.
Adesso fermiamoci sulle date.
Tra il primo interrogatorio e la data fissata per il processo passano poco più di cinque mesi. Tra il carcere e il ritorno ai domiciliari meno di un mese. Appena tre mesi dopo l’ingresso a Badu ‘e Carros, Saba sarà già davanti ai giudici per essere processato.
È una giustizia veloce e straordinariamente sicura di sé.
Ed è proprio questa velocità a richiedere che si ponga una domanda: a cosa sono servite le misure cautelari?
Le possibilità, logicamente, sono due.
La prima è che già a maggio il quadro probatorio fosse sostanzialmente completo. Se era così completo da consentire, poche settimane dopo, di imboccare la strada del giudizio immediato, bisogna spiegare perché fosse indispensabile privare Saba della libertà personale mentre si arrivava al processo.
La seconda possibilità è che gli elementi decisivi siano stati acquisiti dopo. Ma allora bisogna dire quali sono e in quale misura le esigenze cautelari hanno consentito la loro acquisizione che diversamente sarebbe stata ostacolata.
Sono queste le domande, non altre.
C’è però un fatto che non può essere ignorato: gli arresti hanno prodotto un effetto politico che il processo non avrebbe prodotto. Senza gli arresti, Saba non sarebbe stato commissariato. Un’altra strada era possibile: chiudere rapidamente le indagini, chiedere il processo e celebrarlo. Saba sarebbe rimasto sindaco e avrebbe risposto davanti ai giudici delle accuse che gli vengono mosse.
È stata scelta invece la strada cautelare, la quale ha tolto il sindaco dal Comune prima che un tribunale ne accertasse la colpevolezza.
Non sappiamo se questo fosse lo scopo. Sappiamo che è stato l’effetto.
Ed è precisamente per questo che, davanti a un processo arrivato con tanta rapidità, la domanda resta semplice e scolpita sulle pietre: gli arresti erano processualmente o politicamente davvero necessari?

Sono sempre più convinta, che c’è sempre un filo sottile che lega la politica alla magistratura, un filo che lega i polsi e li manovra .
Su questo giornale ho seguito tutta la storia del sindaco di Ottana.
Secondo me è palese che non era gradito a qualche potente e farlo fuori era l’unica soluzione, bisogna capire quali interessi ci siano dietro a questa manovra, perché ci sono degli interessi, eccome.
Si dice che la giustizia sia lenta….. nel caso del sindaco di Ottana è stata velocissima.
Peccato che non sia così per tutti.
La mia esperienza di vita mi ha insegnato a non credere in quella scritta davanti ai tribunali , La giustizia è uguale per tutti, perché la realtà è diversa, la bilancia è sbilanciata .
Se mai dovesse capitarmi qualcosa a mio sfavore, sono più che certa e convinta che mi farei giustizia da sola.
Sembra brutta questa affermazione, ma è ciò che penso.
In bocca al lupo al sindaco di Ottana e a tutti gli innocenti segregati ingiustamente.
Brutta storia questa. L’unica via d’uscita era il processo… immediato, ovvero prima del 13 luglio. Se il sistema non era in grado di provvedervi l’arresto era da evitare, assolutamente. Stiamo parlando di un sindaco democraticamente ri-eletto a stragrande maggioranza.
C’è qualcosa (di molto grave) che non va in quel di Nuoro e non solo.
La vittoria del NO al referendum ha aumentato l’anomalia di certa magistratura che intende far politica.
Prof lo scopo era toglierlo di mezzo ed ad Ottana lo hanno capito infatti è andata in massa a votare
Egregio Professore, il suo riassunto è impeccabile. Personalmente, ho l’impressione che la magistratura stia giocando un po’ al gatto e al topo, facendo e non facendo, seguendo forse strategie che, almeno per noi, in questo momento restano poco chiare. Di una cosa, però, sono convinto: il sistema andrebbe cambiato. Se il sindaco dovesse risultare innocente, chi risarcirà la sua serenità perduta, le spese processuali, il danno d’immagine, il tempo sottratto alla sua vita, il disagio interiore vissuto e le conseguenze subite dalla sua famiglia? Chi meglio di Lei sa di cosa sto parlando? Per questo motivo ritengo che sia necessario cambiare il sistema, non per difendere chi commette atti illeciti, ma per tutelare coloro che operano nella legalità, che ricoprono incarichi politici o pubblici e che ogni giorno si impegnano per il bene comune. Naturalmente, chi commette reati deve essere condannato a prescindere, quando vi siano prove certe e non soltanto indizi. Per questo rivolgo un invito alla politica affinché prenda seriamente in considerazione una riforma del sistema, senza però delegittimare il ruolo della magistratura e della giustizia, che restano pilastri fondamentali dello Stato di diritto.
Domande e dubbi più che leciti che ai magistrati non gliene catafotte una minchia tanto in galera non ci vanno loro che se sbagliano al massimo hanno una tirata d’orecchie e una promozione.
Sempre grazie a chi ha votato no ai referendum sulla giustizia.