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Oncologico: le sale operatorie e il cantiere delle parole

Posted on 4 Settembre 20264 Settembre 2026 By Paolo Maninchedda 5 commenti su Oncologico: le sale operatorie e il cantiere delle parole

Quando saranno operative le quattro nuove sale del Businco? Non quando saranno completati i pilastri o salvato il finanziamento PNRR: quando vi entreranno chirurghi e pazienti. È la domanda alla quale l’Arnas Brotzu non dà una risposta limpida.

Il progetto nasce nel 2022 come «riqualificazione funzionale e strutturale» del Corpo F del Businco e del corpo staccato del San Michele. Parte da 8,36 milioni e supera gli 11. Nel dicembre 2024, però, vengono stralciati «le finiture interne delle sale operatorie e gli impianti interni». Perché? Chi avrebbe dovuto realizzarli, con quali fondi e sulla base di quale atto?

Nonostante lo stralcio, nel novembre 2025 il commissario Maurizio Marcias annuncia quattro sale «video-integrate» da consegnare il 30 giugno 2026. Il progetto esecutivo viene però revisionato tre giorni dopo e approvato soltanto il 20 gennaio 2026.
A febbraio l’azienda ammette ritardi e li attribuisce all’impresa. Sono state applicate penali? Negli atti disponibili non se ne trova traccia.

Il 2 aprile la presidente Todde scandisce i tempi: venti giorni per le demolizioni, venti per fondazioni e pilastri, entro l’estate la piastra «con gli allestimenti interni». Il 25 maggio il racconto cambia: entro giugno si completerà quanto necessario al PNRR; impianti e tecnologie arriveranno entro dicembre con un successivo intervento regionale. Quale? Quanto costa? Quali sono il capitolo, il progetto, il CUP e la procedura di affidamento?

La distinzione è ancora meno chiara dopo la delibera del 12 giugno: sullo stesso CUP PNRR viene autorizzato un subappalto da 3,66 milioni per impianti idrico-sanitari, antincendio, elettrici e di climatizzazione. Dunque il PNRR non finanziava soltanto le strutture. Quali impianti restano nel primo appalto e quali passano ai fondi regionali?

A luglio arrivano indagini geologiche e geotecniche sui micropali; ad agosto un’altra variante. Il RUP distingue gli imprevisti emersi durante gli scavi dagli «adattamenti tecnici prevedibili» e dalle modifiche dovute a scelte o ritardi dell’appaltatore. Quanto tempo si è perso per veri imprevisti e quanto per carenze progettuali o operative?

A settembre, infine, non si rivendica più la consegna delle quattro sale, ma la realizzazione degli «interventi strutturali» nella «tempistica concessa dal Ministero». Quale atto ha concesso che cosa? Il target PNRR riguardava il collaudo strutturale o statico; non può trasformare retroattivamente una riqualificazione funzionale e strutturale in un semplice intervento antisismico.

Servono tre documenti: l’atto sullo stralcio del 2024; quello che finanzia l’intervento regionale; il provvedimento ministeriale sulla tempistica. Devono essere accessibili insieme a progetto, computi e cronoprogramma aggiornato. Oggi molti collegamenti dell’Arnas restituiscono «Errore 404» o «Accesso non autorizzato». Intanto le scadenze arretrano e le definizioni cambiano. Il sospetto è che, non riuscendo a governare il cantiere, si governi il vocabolario.

Giunta Todde, Vetrina

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Comments (5) on “Oncologico: le sale operatorie e il cantiere delle parole”

  1. Alessandro ha detto:
    6 Settembre 2026 alle 13:31

    Conosco molto bene la vicenda, avendo raccolto una ricca documentazione tra articoli di giornale, atti e messaggistica. Ciò che nel post viene riassunto pecca, probabilmente per esigenze di spazio, di un dettaglio a mio avviso centrale.
    Per mesi e anni — a cavallo tra la fine della giunta Solinas e il primo anno della giunta Todde — da più figure istituzionali e dirigenziali è stato ripetuto che bisognava fare presto per “non perdere i finanziamenti PNRR”. Finanziamenti che, veniva garantito, avrebbero coperto la costruzione del blocco operatorio F chiavi in mano (compresi i collaudi) entro il 30 giugno 2026.
    Chi si mostrava al fianco di operatori e pazienti ammetteva persino che la mancanza di fondi non era un problema, parlando chiaramente di “una montagna di soldi”. Eppure, questo alibi è stato usato per mesi per mascherare manovre di palazzo coperte da figure di alto rango, favorite anche dalla debolezza dei controlli. Chi si è opposto all’ennesimo piano scellerato di gestione della sanità e della pianificazione immobiliare (Marino, Binaghi, Businco, Cao, San Giovanni, Clinica Aresu) è stato ostracizzato e messo in condizione di non nuocere.
    Quando Aldo sostiene che “il personale sanitario sta scappando vista l’incapacità di gestire questi contratti”, dice solo una parziale verità. La realtà è che chi poteva (o voleva) è già scappato, suo malgrado. Chi sa racconta che dopo lunghe vicissitudini ha preso la dolorosa decisione di andarsene, sentendo il bisogno di gridare ancora una volta come nella sanità, e nel sistema Brotzu in particolare, il paziente sia ai margini e non al centro. Le decisioni sono politiche, burocratiche, economiche o ingegneristiche, ma mai sanitarie.
    Va inoltre ricordato che anche il personale paga le conseguenze di queste scelte, accumulando un numero inimmaginabile di ferie mai godute (si parla di centinai di giorni) e non sono casi isolati. senza contare l’ulteriore cumulo di ore a recupero (anche qui si parla di parecchie centinaia) su cui quasi sempre è necessario ricorrere alla magistratura per vederle riconosciute.
    Ci si augura che il Businco torni presto a essere il punto di riferimento che è sempre stato per i pazienti oncologici della Sardegna. Anche perché, in un domani spero remoto, potrei ritrovarmi io stesso dall’altra parte: ad avere a che fare con personale stanco, strutture fatiscenti (vedi i problemi all’aria condizionata) e bellissime sale operatorie da terminare o del tutto inutilizzate come è successo per il Marino, il Businco, e il Cao.
    In attesa si fa tanto rumore per ricoprire il nulla che regna sovrano all’ARNAS.

  2. Mike ha detto:
    4 Settembre 2026 alle 17:52

    Le date parlano chiaro. Nel 2022 si istruisce un progetto chiaro di ristrutturazione del Businco e, dopo quattro anni, ad oggi ci sono solo concrete elucubrazioni, sui media, che manco il conte Mascetti potrebbe competere. La parola che racchiude e/o rappresenta il tutto ( dal mio punto di vista) è Masochismo puro e, non solo semplice, ma elevato alla ennesima potenza.! È un virus 🦠🦠🦠 che associato alla esposizione logorroica porta a scantonare di brutto alla risoluzione dei problemi che affliggono la nostra amata (amara?) terra! Trasporti, Sanità, Cultura, Turismo, Occupazione etc etc. Tutti temi leggittimi, per carità, cavalcati dall’opposizione alla Giunta Solinas, con slogan sit-in e manifestazioni raccontavano “Le nostre soluzioni sono 🤫il miglior fico del bigoncio 🫣”. Dopo quattro anni, al netto di verbosità, logorrea, auto celebrazioni, millanta “nuntio vobis” e quant’altro la Sardegna si ritrova in una marea di problemi! È mai possibile che, piuttosto che cercare la continuità e migliorare le proposte della Giunta precedente, con fare masochistico si smonti tutto? Perché, se la Giunta precedente afferma che quel colore è giallo, la nuova giunta dice il mio colore è più giallo del tuo? Rinnovo infiniti ringraziamenti ai tremila del voto disgiunto. Ad maiora!

  3. Antonio ha detto:
    4 Settembre 2026 alle 14:03

    prof lei chiede la trasparenza tanto sbandierata dalla Presidente – Assessora non avrà mai la soddisfazione troppi interessi in gioco intanto si vanta che sta trasformando e migliorando la sanità e la Sardegna

  4. aldo ha detto:
    4 Settembre 2026 alle 08:39

    E mettiamoci pure che il Personale Sanitario sta scappando vista l’incapacità di gestire anche questi contratti
    Avremo un Oncologico a norma (quando?) dove lavorerà chi?

  5. Paolo1 ha detto:
    4 Settembre 2026 alle 07:46

    Siamo ancora una volta davanti a un’enorme mole di incompetenza: non solo non si riesce a portare a termine ciò che altri avevano programmato nel 2022, ma addirittura si arriva a demolire ciò che era già stato fatto. Un paradosso che lascia senza parole: progetti annunciati, promesse ripetute, parole spese in abbondanza, mentre ciò che servirebbe davvero — strutture funzionanti, tempi certi e risposte concrete — continua a rimanere un cantiere aperto.
    Perché sulle parole si può costruire qualsiasi cosa. Ma un ospedale, e soprattutto un servizio oncologico, ha bisogno di fatti. Quella che stiamo vivendo sembra una situazione da terzo mondo. La sanità sarda, negli ultimi vent’anni, ha assistito a un progressivo sfaldamento del sistema, senza che le ingenti risorse finanziarie a disposizione della Regione siano riuscite a produrre quella svolta che i cittadini avrebbero meritato. Con un bilancio regionale così importante, si sarebbe potuto dare una vera spinta al sistema sanitario sardo e, più in generale, all’intero sistema Sardegna: investire nelle strutture, nelle tecnologie, nel personale, nella programmazione e nella qualità dei servizi, fino a rendere la nostra sanità competitiva con quella delle regioni più virtuose.
    Invece, troppo spesso, siamo ancora alla logica della spartizione: una politica del “pane e dei pesci” che distribuisce risorse senza costruire una visione, senza una programmazione di lungo periodo e senza assumersi fino in fondo la responsabilità dei risultati. E intanto, mentre si dividono risorse e responsabilità, i cittadini aspettano. E quando si parla di oncologia, aspettare non è un’opzione. La sanità non può essere un cantiere permanente. Ha bisogno di una cosa molto semplice: competenza, programmazione e fatti.

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