Oggi in Consiglio regionale la legge sui prodotti della Sardegna

12 gennaio 2010 06:3014 commentiViews: 26

201Oggi è una giornata molto importante. Il Consiglio regionale discuterà la proposta di legge “per la promozione della qualità dei prodotti della Sardegna, della concorrenza e della tutela ambientale”. Tutto nasce da una nostra proposta, poi unita a quella della Giunta e delle altre forze politiche. Nelle commissioni di merito si è votato il testo finale all’unanimità. Dopo cinquant’anni di autonomia si riesce a fare una legge sulla filiera corta, sulla vendita diretta, sull’educazione alimentare, sulla qualità degli alimenti. Una legge libera totalmente da vocazioni protezioniste, che per l’appunto istituisce l’osservatorio della concorrenza per poter avere le informazioni sulle tante posizioni dominanti (energia, trasporti, agro-alimentare) presenti nel mercato sardo. È una legge di vero respiro nazionale sardo.

14 Commenti

  • Ok Old Red,
    stiamo al gioco … basta con i presidenti che fanno volare pesanti posacenere nella direzione di chi non esegue alla lettera le istruzioni ricevute, che allontano in modo poco elegante le intelligenze e le professionalita che non sono d’accordo con i loro disegni…

  • Messaggio per Marco:
    Non è solo sarcasmo, ma una realtà verificabile in molti punti vendita.
    Mi domando: è corretto “spacciare” per sardo un prodotto che non lo è affatto? E’ corretto applicare prezzi da prodotto sardo, quando di prodotto in Sardegna – materia prima, intendo, non c’è nulla.
    Possiamo o no parlare di pratiche commerciali scorrette?
    Citare la curva della domanda e la sua elasticità o la curva di offerta con la sua rigidità è semplicistico. Perche non parlare di monopsonio e/o oligopsonio? Termini che danno una idea esatta della situazione della nostra agricoltura, della nostra zootecnia e del rapporto di questi soggetti con gli altri operatori economici della filiera.

    Come possiamo avere agnelli durante tutto l’anno? Come possiamo avere animali da carne tutto l’anno? Come si concilia tutto questo con i cicli biologici di allevamento e con produttività dei nostri pascoli?
    E’ un problema di sovra capacità produttiva delle imprese trasformatrici? Se si, perché questo costo lo devono pagare i loro fornitori?
    Da quello che mi risulta, le produzioni agricole regionali non sono sufficienti a soddisfare la domanda interna.
    Il fatto che in Sardegna arrivino molti turisti deve essere considerato come una ulteriore opportunità per segmentare domanda e offerta…

  • Per Salvatore e Giampiero…
    È dal 2008 che l’Istituto Zooprofilattico analizza il latte caprino importato dall’ Olanda e dal Belgio… non posso aggiungere altro.
    Salude

  • Stiamo al gioco… basta con i presidenti ridens prodotti ad Arcore e spacciati per sardi….

  • L’equilibrio tra produzione e consumi non è certo aiutato dallo squilibrio verso il terziario (pubblico) e dei trasferimenti assistenziali e pensionistici. Per ritrovarlo bisogna certamente incentivare i consumi interni (che comunque non bastano) e favorire una lecita preferenza per qualità e prodotto locale, ma serve soprattutto una piattaforma agroalimentare di trasformazione: la filiera produzione primaria – lavorazione – commercializzazione.

    I sardi in Sardegna non vogliono e non devono fare i guardiacaccia di una riserva per gli svaghi ed i lucri altrui.

    Speriamo che la neoapprovata legge rafforzi quest’affermazione.

    Ad majora, Gianfranco….

  • Gianfranco Congiu Sardista di Macomer

    Mercoledì 13 gennaio 2010: il Consiglio regionale ha approvato ed ora è legge.

    Bene:

    per Sardus Filius: non leggere in termini di vessatorietà i controlli sugli agriturismo : personalmente ti dico che è ora di dire basta ai gnocchetti Barilla, ai camion frigo della Marr di Rimini che scaricano surgelati, al pesce (rigorosamente surgelato) venduto ad ogni altitudine. Sono opportunità sottratte ai nostri produtori.

    per Franco Franchi: non cadere nel tranello del prezzo teso anni orsono dalla industria alimentare: non è vero che paghiamo di più comprando LOCAL, anzi è vero l’esatto contrario.
    Ti faccio un esempio: Mense scolastiche di ROMA – il Comune ricorre solo e soltanto ai piccoli produttori che affollano l’Agro Romano. Come?
    Semplice: 1 Kg. di carote viene venduto dall’agricoltore alla grande distribuzione a 0,30 € –
    la grande distribuzione lo rivende al consumatore a 2,00 €;
    il Comune di Roma compra direttamente dall’agricoltore ad 1,00 €.
    Sta meglio il contadino e le casse comunali.

    per Marco: condivido spirito e contenuto del tuo intervento.

    Il vero problema per la nostra isola sta nel fatto che si è spezzato l’equilibrio PRODUZIONE/CONSUMO, nel senso che consumiamo sempre di più e produciamo sempre meno (pensiamo al fatto che il granaio di Roma non produce più grano; sta morendo la frutticoltura; le varietà orticole nostrane nessuno le conosce più; si salva il vino; l’olio boccheggia) tutto arriva da fuori
    Per la grande distribuzione e l’industria alimentare la nostra terra è un MERCATO DI CONSUMO: ma come possiamo pensare di ricreare un ciclo economico se non attiviamo processi o comportamenti capaci di mantenere in loco la ricchezza.
    Saluti a tutti
    Fortza Paris

  • FrancoFranchi

    Ma siamo sicuri che sia sufficiente, quanti sono disposti a pagare di più i prodotti Sard ? I Sardi forse si. Ci basta rivolgerci al mercato Sardo? Secondo me stiamo fuori dal mondo e stiamo mettendo le premesse per uscire dal mercato mentre tutto il mondo ci entra.

  • Il problema dei prodotti agroalimentari sardi “taroccati” ricorda il traffico delle schegge della “vera croce di Cristo”. Se fossero tutte vere la croce che resse Cristo dovrebbe supplire al bisogno di traversine per la TAV.

    È saracasmo spicciolo ma la boutade è estremamente illuminante: c’è una domanda di prodotto sardo (inteso come buono, genuino e tradizionale) con una curva abbastanza elastica. Il lato offerta invece presenta una curva molto rigida perchè non produco abbastanza in loco per soddisfare la domanda. La storia si ripete: per sopperire alla domanda e garantirmi margini adeguati vendo maialetti e agnelli rumeni, olandesi ed ucraini, porto uova di pesce dal Brasile per la bottarga e formaggio filante olandese e tedesco per ravioli e seadas.

    Il problema non è portare materia prima e semilavorati da oltremare, non possiamo impedirlo e sarebbe un controsenso per quanto riguarda le economie di scala dei nostri produttori di carni fresche, insaccati, formaggi e altri prodotti. Fatturare milioni di Euro, potenziare i cilci produttivi e aumentare l’occupazione del settore implica l’allarganmento dei mercati(riecco i frammenti della vera croce di Cristo…) Solo chi è in malafede o malaccorto può pensare che 1.600.000 sardi assorbano la potenzialità produttiva del nostro comparto agroalimentare a pieno regime. Neanche 12 milioni di presenze turistiche annuali che in ogni caso restano concentrate in poco meno di 100 giorni all’anno. E’ invece importante la legge sui prodotti sardi per METTERE IN VIRTUOSA COMPETIZIONE IL MADE IN SARDEGNA CON IL TAROCCO. A patto che sia EVIDENTE il prodotto sardo.
    È inevitabile la contraffazione: siamo il Gucci del pecorino, l’Armani dell’agnellino, il Prada della bottarga.
    Abbiamo, invece, bisogno di ambasciatori del gusto con un brand potentissimo. Non è poi così blasfema l’idea di un Barilla che commercializza a livello mondiale le seadas. La produzione sarebbe contoterzista (facciamo noi e impacchettiamo per Barilla). Purtroppo non credo che il gruppo Barilla (ma era un esempio) sia interessato.

    Mi piace e saluto con speranza la proposta di legge sardista, e condivido pienamente la disamina del consigliere Congiu sulle colonne che reggono ed ispirano la proposta di legge. Se, casomai, qualcosa si puo’ migliorare penserei a forme di accordo e incentivo più specifico con i vettori aeronavali per veicolare marchi e prodotti e inoltre (utopico ma affascinante)le zone franche agroalimentari specificatamente riservate ai produttori con determinati requisiti.

  • Il latte caprino proveniente dalla Spagna, Olanda… è già lavorato e venduto dall’Assessore Prato nello stabilimento di Amalattea di Villagrande. Assessore dica se è vero o no?

  • Attenzione, mica finisce con queste poche cose… aggiungo:
    Basta al vino da tavola venduto per Sardo ed invece proveniente dalla Puglia.
    Basta all’olio d’oliva venduto per sardo ed invece ottenuto dalla lavorazione di olive provenienti anche queste dalla Puglia.
    Basta alle provole e caciotte vaccine vendute da noi e prodotte con cagliate provenienti dalla Germania o con latte che attraverso il sistema delle triangolazioni arriva dall’est Europeo.
    Attenzione,sta per arrivare latte caprino dalla Spagna!

    Torro a narrere, attenzione aberimos sos ogros e paramoso origrasa, cà bind’ada atterasa!

    Fortza Paris

  • Non ritorno sull’argomento già trattato abbondantemente nel passato, mi limito a mettere attenzione sull’argomento della legge dei prodotti in Sardegna dal lato agrituristico e, nella specie, nella mia veste di coordinare didattico di fattoria didattica indipendentista. La giornata importante in Consiglio regionale per il gruppo sardista, allo stato, e senza miglioramenti alla proposta licenziata dalle commissioni non è tanto per gli operatori (ed avremo modo di discuterne dopo la sua approvazione), si alleggeriscono le incombenze della grande distribuzione è vero, ma sugli operatori di agriturismo ricadono gravami, controlli e pesi che non esiterei a definire vessatori, ma, visto che dall’altro giorno posso considerarmi “schierato” vi faccio i migliori auguri con l’auspicio che ne possiate avere un buon pro. Son sicuro che non passerà molto tempo dalla sua entrata in vigore che sentiremo le prime (drammatiche) lamentele, ma non mettiamo il carro davanti ai buoi, abbiamo tempo e la pazienza è una virtù dei forti. Ne riparleremo. Buon lavoro!

  • Bene, Gianfranco, condivido

  • Gianfranco Congiu Sardista di Macomer

    La proposta di legge è consultabile nelle pagine del sito (articolo del 12 settembre 2009: “La legge sui prodotti sardi all’esame del consiglio regionale”).
    Condivido il giudizio sulla rilevanza e importanza del momento.
    Trattasi di una legge che, tra le altre, PROMUOVE interventi di edicazione alimentare rivolgendosi prevalentemente al mondo della scuola anche rilanciando il ruolo delle fattorie didattiche;
    INCENTIVA la vendita diretta in aree mercatali comunali riservate (30% del totale dei posteggi nei mercati al dettaglio);
    rende PUBBLICA l’elenco delle “imprese sostenitrici dei prodotti locali” (ovvero quelle imprese che si impegnano ad approvigionarsi per almeno il 50% di prodotti agroalimentari di origine regionale);
    RILANCIA e INCENTIVA anche finanziariamente ruolo e funzione anche sociale degli esercizi di vicinato;
    interviene sulla risotorazione collettiva, inteso quale vero e proprio canale privilegiato di diffusione dei prodotti, favorendo il consumo di prodotti DOP e IGP e provenienti da filiera corta;
    integra le precedenti norme in tema di AGRITURISMO e TURISMO RURALE con un sistema organico di controlli

    E’ una legge seria e importante, che se approvata, tutelerà la libertà di accesso al mercato mirando a proteggere, tutelare e rilanciare ruolo e funzioni di tutti i protagonisti della filiera (non solo consumatori, peraltro già abbastanza tutelati !!! ma anche e soprattutto produttori, ristoratori, mondo della scuola coinvolgendo enti e istituzioni per la predisposizione di spazi e l’adozione di politiche omogenee).

    Nell’auspicio che si possa finalmente “allegerire” il peso e l’incombenza della grande distribuzione e delle grandi strutture di vendita nella catena di approvvigionamento alimentare, saluto

    Forza Paris

  • Basta alle sebadas e ai ravioli con pasta di formaggio – impacchettata come il cemento – proveniente dalla Germania!
    Basta all’agnello sardo nato e cresciuto in Romania!
    Basta al maialetto sardo nato, cresciuto e scartato in Olanda!
    Basta al latte di capra munto in Olanda e Danimarca!
    Basta agli insaccati tipici realizzati con carni di provenienza estera!

    Basta ai prodotti non sardi spacciati per tali!
    I consumatori devono sapere da dove vengono i prodotti che stanno per consumare. Se sanno, hanno la possibilità di scegliere…

    Gli esempi citati rappresentano situazioni di monopolio/oligopolio presenti sul nostro territorio.
    L’osservatorio sulla concorrenza dovrebbe occuparsi immediatamente del prezzo regionale dell’agnello sardo.

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