Riceviamo e volentieri pubblichiamo questa analisi di Bruno Spinazzola, Direttore di AgriVerso e amministratore della Società Momentum Srl, sul clima respirato alla Festa del Redentore a Nuoro.
Il dibattito sulla Palestina in Sardegna ha ormai superato il livello della normale dialettica tra pro e contro una causa. Ha qualcosa di inquietante.
Tralasciando il merito della questione del conflitto, genocidio non genocidio, Palestina libera, ostaggi a casa vivi o morti, quello che preoccupa è la compiacenza di molti, anche tra gli amministratori locali, nei confronti di tutti gli attivisti che ormai non hanno più rispetto di niente e di nessuno.
Ogni singolo momento collettivo è impregnato dalla loro narrativa e ai pochi che osano avere un parere discordante si riservano pesanti insulti, minacce fatte girare tra le strette maglie della miriade di associazioni tra loro legate: da quelle contro le basi NATO, antiamericanismo, lotta contro le pale eoliche, ambientalismo, antispecismo.
Una rete capace di distruggere chiunque con il dileggio, l’offesa, l’attacco personale. Di profilo Facebook in profilo Facebook sono capaci di rovinare reputazioni di professionisti e aziende. Una minaccia di cui tutti hanno ormai timore per la capacità pervasiva e in grado di far abbassare la testa e mettere a tacere qualunque dissenso.
Alla Festa del Redentore poche bandiere dei quattro mori e tante palestinesi. Un gruppo folk ha deciso di intestarsi lo slogan Siamo tutti palestinesi, finito in prima pagina.
Tutti chi? Tra i palestinesi ci sono anche sadici miliziani e non solo civili, e tra le vittime di questa guerra ci sono anche gli ostaggi ancora dentro i tunnel. Identificarsi anche con loro no?
Possibile che non ci si renda conto di quello che sta succedendo?
Non si discute di Sardegna, ma si chiede prima di tutto di sapere se si è per la Palestina o per Israele, e se si osa dire che si è per entrambi, a morte!
Altra domanda: quando si andrà a votare si chiederà ai partiti di prendere posizione sulla Palestina? E a chi oserà mettere in dubbio la narrazione, quale destino verrà riservato? Chi chiederà di conoscere le politiche per frenare la crisi demografica, dove verrà iscritto, tra i buoni o tra i cattivi? Chi cercherà di prendere i voti dei seguaci del free palestine, avrà un programma anche per la Sardegna o basterà quello per la Palestina? Si può usare una tragedia per guadagnare terreno nel prestigio politico interno? E se sì, quanto si è davvero interessati al conflitto in corso e quanto a usarlo per se stessi? Nella prossima campgna elettorale sarda si chiederà di votare pro o contro Bibi Netanyhau?
Questo è un conflitto tanto difficile da comprendere quanto facile, per alcuni, da sintetizzare, possibile che non si abbia l’umiltà di tirarsi indietro quando non si ha sufficiente conoscenza dei fatti e ci si accontenti del sentito dire?
Vi è poi una quesito psicologico a cui vorrei poter dare una risposta: cosa c’è a livello inconscio dietro i cartelli in ebraico (e non ad esempio anche in russo, farsi, arabo) rivolti a tutti gli ebrei, tacciati tutti di essere criminali di guerra, se non un odio etnico e non politico? Questo mi spaventa: il mascheramento. Si potrà anche dire “Siamo tutti palestinesi”, ma la dichiarazione è troppo strumentale ed è il nuovo schermo dell’estremismo di sinistra dietro il quale la tentazione e la giustificazione della violenza stanno riprendendo piede, per non dire dell’antico e mai sopito odio verso gli ebrei che non si riesce né a capire né a giustificare.

Egregio Breil, ciò che dice è vero: gli israeliani hanno favorito la nascita di Hamas contro l’Olp. Il peggio della sua affermazione, che rivela non poco dei suoi sentimenti, è chiamare i responsabili “sionisti”.
Quanti sanno che Hamas è una creatura dei sionisti utile a limitare i poteri dell’ OLP ai tempi di Arafat?
Mi dispiace che ci siano persone prese a male parole da chi confonde l’ideologia con la solidarietà. Io non ho mai fatto fatica a dirla molto chiaramente nella casa social – intendo la propria pagina fb – a persone estremamente rigorose sul tema al punto che prenderebbero il passaposto palestinese se fosse possibile. E ci riesco facilmente dicendo esattamente quello che penso. Ovvero: 1. dipendesse da me, Bibi e la quasi totalità dei suoi ministri sarebbero in galera da parecchio tempo e con la prospettiva di rimanerci assai a lungo. 2. Che lo si voglia chiamare genocidio o pulizia etnica o assalto militare fatto con la delicatezza di un rinoceronte in una cristalleria, ciò che accade a Gaza è semplicemente inaccettabile. 3. Che la comunità internazionale, singoli stati e organizzazioni che li raccolgono, reagisce in modo inetto davanti a questo dramma. 4. che il 7 ottobre 2023 non può giustificare quanto si vede ora, ma può essere declassato soltanto da dementi in forme diverse dallo sterminio di innocenti. 5. che un conto è un palestinese, un conto è un terrorista di Hamas e un conto è un israeliano e altra faccenda è un sostenitore di quel governo di folli.
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Tutto questo l’ho specificato sempre anche con persone molto attive sui mali della Sardegna e che ora non muovono un dito senza premettere la bandiera palestinese. Se parli di Sardegna, non ce la devi mettere. Se parli di speculazione eolica o fotovoltaica non ce la devi mettere. Se parli di trasporti, non ce la devi mettere. Se fai una manifestazione religiosa non ce la devi mettere. Invece la mettono e sbagliano. Non soltanto perché mescolano cose che non hanno alcuna attinenza ma perché se vuoi stare sul solco della solidarietà con chi soffre nel mondo, allora devi ricordarti che da diversi lustri ci sono in giro per il pianeta popolazioni civili alle quali stati ricchi recapitano in dono missili sulla capoccia. Tipo nel Sudan meridionale, con l’aggravante che alcuni dei manufatti vengono confezionati in luoghi a noi abbastanza vicini. E nessuno di questi accalorati e addolorati solidali, ha mai pensato di sostenere neppure in minima forma.
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Per non parlare di quanto gli stessi personaggi approfittano di qualsiasi peto ucraino per strillare contro quei cattivi di Kiev ma non dicono mezza parola quando il vampiro di San Pietroburgo sfonda asili, centri commerciali, parchi pubblici, autobus e condomini. Com’è che la solidarietà verso chi soffre in questi casi non salta fuori?
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Temo che consapevolmente o no, troppa gente si stia lasciando trascinare dall’ideologia. Ce ne sono diverse forme, ma quando una entra in gioco la coerenza va a farsi catafottere (cit.). Io rivendico la mia solidarietà verso chi soffre e in questo momento tanto verso la popolazione di Gaza, tanto verso gli ucraini, tanto verso i sudanesi del sud e verso chiunque stia nel mezzo di una qualsivoglia guerra. Ma la Sardegna, i suoi problemi, i suoi diritti, le sue rivendicazioni li tengo fuori da qualsiasi discorso.
Egr. Prof.,
la sfilata folkloristica che mi rifiuto di chiamare Festa del Redentore, e che mi sembra assai più appropriato chiamare Carnevale Estivo, vista la degenerazione politicizzata, subita dalla manifestazione. Il voler richiamare il Redentore sa tanto di bestemmia e non si tenga in conto alcuno quanto Leone XIII chiese di fare, ad inizio del secolo scorso, al paesotto di Nuoro (meno di 7000abitanti!) quale atto di devozione verso la seconda persona della Trinità Divina. La cittadina sperduta tra i monti della Barbagia e con l’aiuto economico di tutti i sardi, sollecitati anche da un’accorata lettera di Grazia Deledda, pubblicata dall’Unione Sarda, fece costruire la statua e il 29 Agosto 1901 la inaugurò con vasta partecipazione popolare e somma religiosità. Oggi svetta sul monte Ortobene con un decrescente fervore spirituale, tanto che la festa del folklore, svoltasi nel week end scorso, ha sormontato l’attenzione di tutti a totale scapito della originaria manifestazione di fede. Con l’infimo risultato raggiunto quest’anno di non essere, più che mai, nè festa religiosa , nè festa del folklore, allontanandosi sempre più dall’obiettivo di emulare la sacralità religiosa di Sant’Efisio a Cagliari o la laicità della Cavalcata Sarda sassarese! L’inquinamento politico , voluto quest’anno, rafforzato dalle dichiarazioni della nostra signora miracolata dal voto disgiunto e dal nuovo sindaco, hanno trasformato la kermesse in costume in una pagliacciata estiva.
Il 29 agosto p.v. che reazione avranno i fedeli se la vera festa del Redentore con la processione religiosa fino alla sommità del monte Ortobene verrà trasformata in una rappresentazione politica con annesse bandiere e striscioni a favore di una popolazione islamica, sofferente, ma pur sempre auspicante il trionfo di Maometto sul Cristo Redentore?
Attendo, con mal celata curiosità, come il tutto andrà a concludersi!!!
Buona serata!!
Grazie, Paolo, perché fai circolare un po’ d’aria…
Paola, in Libano, dopo gli attacchi israeliani del 2024 i cittadini hanno ricominciato a respirare : “Il Libano prova a rialzarsi dopo la guerra. Dopo una delle peggiori crisi finanziarie della sua storia ci sono segnali concreti di ripresa. L’inflazione sta appena scendendo. Il Pil, dopo aver perso il 60% negli ultimi cinque anni, sta risalendo. Il Libano ha imboccato la via delle riforme istituzionali.” (Fonte : Oui pour la Vie, newsletter Agosto 2025 ).
I problemi restano e sono tanti, la strada è lunga ma la cappa plumbea sotto la quale Hezbollah costringeva i libanesi si è alleggerita. È presto perché possano dire grazie a Israele, perché una parte della popolazione, specie al sud, ha sofferto molto (e soffre ancora) e le ferite sono ancora aperte, ma non c’è dubbio che senza le azioni israeliane contro i proxy dell’Iran staremmo raccontando un’altra storia.
Sono d’accordo con Paola. Aggiungo che Russia- Ucraina è una guerra, con gli ucraini sostenuti militarmente dall’occidente, mentre i CIVILI palestinesi subiscono una mattanza in assenza di una guerra. Come dice l’intervistatore nel video di Santin (ed è un esempio che faccio anche io da sempre), è come se per eliminare la mafia lo Stato bombardasse la Sicilia. Il tutto in assenza di una minima condanna o sanzione dello stato di Israele, delle dichiarazioni dei vari ministri di destra, dei continui abusi in Cisgiordania. Hamas è una merda, pure i governanti israeliani.
È un argomento “intoccabile” perché il discorso è stato sequestrato dal partito della decaduta in video per avere consenso a buon mercato e tentare di essere egemone nel campo largo.
Nuoro è esattamente nelle stesse identiche condizioni di discorso di Sassari in cui a dispetto di una situazione di problemi suoi propri della città, si devia su un tipo di discorso già preconfezionato, assolutamente indiscutibile. Prendere o lasciare.
C è un atmosfera Wokista a Sassari, non da adesso ma da sempre perché qui più che altrove agisce una partecipazione Statale dell’evento Culturale che fa letteralmente Vomitare tanto è il tanfo di autoreferenza che porta.
Sardegna e Libertà continui nella sua tradizione di luogo di Libertà in cui questa povera gente , assillata da una sindrome di consenso, non agisca indisturbata.
P.s. : La Storia è fatta di Testi , profondamente diversi uno dall’altra e soprattutto laddove non Vi né un vincitore né un vinto. La Storia è un racconto di uomini e non una Bibbia.
Caro A.A.V.V.,
la lista dei pogrom arabi avvenuti nella regione a partire dal 1830 è molto lunga. Lo storico Georges Bensoussan li elenca e descrive dettagliatamente in questo interessante fascicolo:
https://www.fondapol.org/en/study/pogroms-in-palestine-before-the-creation-of-the-state-of-israel-1830-1948/ ma per quelli che vogliono pensare senza pregiudizi e sono interessati alla storia, é sufficiente leggere le dichiarazioni del sindaco di Gerusalemme fatte nel 1929 e riportate da Albert Londres nel suo libro “L’ebreo errante è arrivato” (Capitolo 25) per comprendere come i massacri di ebrei fossero una tragica realtà quotidiana già vent’anni prima della nascita dello Stato di Israele. Purtroppo, a distanza di cento anni, la situazione non sembra essere cambiata. Non si tratta di discutere di una soluzione a due stati, ma di affrontare il problema del desiderio di uccidere degli ebrei, anche al costo della distruzione del suo proprio paese e popolazione.
Ecco il passaggio per ricordo quando Albert Londres incontra il sindaco Ragheb bey el-Našašibi.
(…)
Sono arrivato al palazzo del municipio. Ragheb bey el-Našašibi mi ha ricevuto. Ragheb bey, che è un uomo coraggioso, aveva uno sguardo ancora più franco di tre mesi prima.
«“Bene, signor Sindaco –, ho esclamato, – allora siete stati ripagati? Al prezzo del sangue, mi avevate detto lo scorso maggio; ora il sangue è stato versato”.
«Ragheb bey mi ha guardato stupito. Ha detto (…) non appena le truppe inglesi fossero partite tutto sarebbe ricominciato come prima. (…)
«“Andiamo”, ho replicato al vostro capo,
“non potete uccidere tutti gli ebrei. Sono 150 000 . Vi occorrerebbe troppo tempo!”.
“Ma no!”, ha esclamato con voce soavissima, “due giorni appena!”.
“Settantacinquemila al giorno?”.
“Sì!”».
Ho chiesto ai presenti se fossero d’accordo con Ragheb bey.
«Siamo d’accordo!».
«Allora signori, quando le truppe inglesi si imbarcheranno,
abbiate la gentilezza di telegrafarmi.
Temo che voi sopravvalutiate le vostre forze.
I nuovi ebrei non si lasceranno accoppare.
Anzi, sono sicuro che vi daranno del filo da torcere.
Sarà una dura battaglia.
Eccovi il mio indirizzo.
Non dimenticatevi di avvertirmi.
Ritornerò per vedervi al lavoro.
A presto!».
“Il 7 ottobre è un’azione di resistenza” (cit. Nelson Artoni)
Mi sa che si è portato troppo avanti. Aspetti ancora, ché il populino coraggioso in difesa della “Palestina Libera” (*) non è ancora pronto a ingollare questa ennesima miseria. Fra qualche mesetto, magari…
(*) ovviamente tale coraggio di posizione non si attua in favore delle popolazioni perseguitate – con maggiore ferocia ma con assai minore eco massmediatica – dai governi cinesi o nigeriani o qatarioti o venezuelani o nicaraguensi o…
E, per inciso, “Free Palestine, from the river to the sea”, noto slogan accattivante (e poi è in inglese e fa più figo) dei manifestanti, fa un’affermazione semplicissima: che lo stato di Israele va semplicemente cancellato (ovviamente la cosa non è da considerarsi antisemitismo, non sia mai…). Per capirlo basterebbe una cartina geografica, ma con questo clima non riuscireste a comprendere manco i famosi disegnini.
Egregio Artoni, userò il suo post come esempio di pamphletistica di guerra. Di più non voglio dirle; non si strappi gli occhi, ma se crede, smetta di leggermi: lei ha bisogno di fedi, io di ragioni e sono cristiano anche, e sottolineo anche, per questo. le auguro ogni bene, ma soprattutto di non incontrare mai sulla sua strada un fanatico come è stato lei nella sua risposta.
Gent.mo AA.VV., non pensi che cambiare sigla la renda diverso da quello che è. E io so chi è Lei e si vede, perché proprio quelli che hanno appena appena una lieve infarinatura di storia, spesso, per darsi un tono, tacciano di ignoranza gli altri. La strage di Deir Yassin è verissima, e tutti ricordiamo la presa di posizione di Einstein e di Hanna Arendt. Ma mentre io mi schiero contro Begin, il comandante del reparto che la realizzò e che poi divenne Primo Ministro israeliano, ma non contro Israele, che allora era impegnata a rompere l’assedio di Gerusalemme posto dagli arabo-palestinesi, lei assume Begin a pretesto per odiare gli ebrei. Sulla sensibilità, io parto sempre dal presupposto di non urtare quella altrui e di difendere la mia, Lei invece? Sono felicissimo di non stare dalla stessa parte del campo dove sta un infingardo come Lei.
Sarebbe interessante leggere anche un approfondimento sul Qatar. Sui suoi legami con il terrorismo islamico e sui suoi interessi in Sardegna.
Inconsueto e condivisibile è l’atteggiamento mentale di chi, come Paolo, non si ritiene depositario della verità assoluta (e chi mai può esserlo?), di chi, la verità, la ricerca, in tutti i campi, con tutti gli strumenti, e se non la trova, assoluta e certa, resta in dubbio; di chi valuta le ragioni e i torti delle parti avverse tra loro, senza pregiudizi, cercando di applicare lo stesso metro di giudizio in ogni circostanza: a israeliani e palestinesi (per restare al punto in questione), a russi e ucraini, a tutti gli altri popoli in conflitto (e tanti ce ne sono di conflitti ‘scandalosi’ del tutto ignorati dall’opinione pubblica). Continua così, Paolo.
NON siamo tutti palestinesi. Non siamo tutti sequestratori, non siamo tutti violentatori di ragazze ballerine di festa tecno, non siamo tutti torturatori con la fame di prigionieri ostaggi, non siamo tutti pronti a sacrificare la nostra popolazione e paese per il piacere fugace di uccidere e torturare dei membri di kibbutz (anche se questi sono degli pacifisti), non siamo tutti pronti a costruire per 20 anni dei tunnel invece di costruire un paese indipendente e autonomo, non siamo tutti pronti a dipendere per il nostro futuro da aiuti internazionali invece di essere responsabili di noi stessi, non siamo degli assassini di LGBTQ+, non siamo tutti assassini di oppositori, non siamo tutti dei soldati pronti a nascondersi dietro civili a costruire centri di comando in ospedali, non siamo tutti musulmani, non siamo pronti a gridare “Allah Akbar” ad ogni uccisione dei nostri nemici, non siamo pronti a votare Hamas alle elezioni, a distruggere le serre lasciate dagli israeliani quando hanno sgomberato, e infine non vogliamo vivere in un paese dove non c’é UN solo ebreo. Mi dispiace ricordarlo, ma NO, non siamo tutti palestinesi. Alcuni di noi lo sono purtroppo, hanno perso la bussola morale, Ma non TUTTI. Bisognerà sopportarlo e ricordarselo alle prossime elezioni.
Mai letto un post così vuoto così intriso di qualunquismo di ombelichismo ( l’arte di guardare il proprio ombelico in una sorta di autismo sociale) e di furberia( o ignoranza?) storica .
Magari suggerirei a questo signore di studiare di più…magari ricordare il villaggio Palestinese Deir Yassin che nel 1948 fu aggredito dagli Israeliani e se ne impadronirono definitivamente. C’è stato forse un massacro hamas per giustificare l’attacco??
Ecco caro amministratore di non so cosa..studi di più la storia prima di fondarsi in attacchi contro chi ha maggiori sensibilità di lei.
Egregio professore, io la stimo molto, ma quando parla di Palestina vorrei solo cavarmi gli occhi per la disperazione. Per quanto riguarda questo contenuto pubblicato, preferisco non commentarlo. Commento invece la risposta che ha dato la signora Paola. Devo correggere errori “grossolani”, sa grossolani come le azioni sioniste nella striscia…. A) non ci sono due eserciti che si confrontano. C’è l’esercito di uno stato occupante che compie un genocidio. Ci sono le brigate al Quds che compiono atti di resistenza e di difesa, questi permessi dal diritto internazionale. Il genocidio non è permesso dal diritto internazionale. Ah no, il 7 ottobre non è qualificabile come genocidio: meglio ribadire l’ovvio. Il 7 ottobre è un’azione di resistenza, buona parte delle vittime non erano civili e un’altra parte delle vittime è stata uccisa dallo Stato sionista con l’applicazione della direttiva Annibale. Stupri di massa come arma: fake news. Bambini dei forni: fake news. Rapimenti civili: sanzionabili secondo il diritto internazionale. Uccisione civili: sanzionabile secondo il diritto internazionale, Ma non confondiamo pere con mele: gli oppressi non sono sullo stesso piano degli oppressori. No, gli oppressi NON SONO GLI ISRAELIANI. B) lo stato sionista non compie azioni grossolane, non fa errori, non colpisce ospedali perché il mirino è tarato male o chi ha premuto invio ha starnutito. Lo stato sionista occupante sceglie ogni giorno di compiere azioni terroristiche su larga scala per eliminare quanti più civili possibile e lo fa tramite tre intelligenze artificiali. Leggere +978 mag per imparare qualcosa. C) Israele non sta distruggendo Hamas, Israele vuole sterminare i palestinesi e se non riesce a sterminarli tutti, vuole deportarli, compiere ancora pulizia etnica e deportazione come tra il 47 e il 48 (l’atto di fondazione di questo stato canaglia è un insieme di reati, pensi un po’!). D) Uno Stato senza confini, senza costituzione, uno stato in cui vige l’apartheid e dove esistono leggi discriminatorie che regolano la spoliazione di terre e proprietà ai danni dei nativi (che non sono i sionisti, meglio ribadire l’ovvio) nonché il divieto di ritorno dei legittimi abitanti e proprietari, un etnostato in cui vige un’ideologia politica suprematista basata sulla razza, uno stato in cui la società sostiene a larghissima maggioranza il genocidio di un popolo oppresso, non è una democrazia. Se quella è una democrazia, è democratica anche la Russia, l’Iran è super democratico e io direi che sono democratici anche gli Emirati Arabi!
tutti invocano due popoli due stati come mai nel 1948 non ci hanno pensato oppure chi è che non vuole due popoli e due stati Israele o i gli arabi -mussulmani ???
Egregio Pira, il suo tono è esattamente quello cui mi contrppongo. Lei non ha argomenti, se non la ripetizione degli slogan, usa ancora il colonialismo come categoria interpretativa della storia. Lei ha ragione: io non uso la guerra in corso, né la narraqzione del genocidio, che è cosa diversa dalla strage, dalle violenze gratuite, dalla ferocia. Lei, invece, confessa di voler usare ciò che chiama genocidio. Io e lei siamo su fronti opposti proprio per questo motivo: lei usa le tragedie per scopi politici, o meglio, per scopi di potere. Se c’è qualcuno di cui avere pietà e invocare la carità, forse forse non sono io.
Il solito piagnisteo stantio dei conservatori che si lamentano di essere cancellati. Ma esiste un esempio concreto di qualcuno che sia stato rovinato dalle pagine Facebook della “sinistra radicale”? Po prexeri…Quello che fa specie è vedere un sito che si proclama per la libertà della Sardegna perdere l’occasione di usare il genocidio palestinese per approfondire le dinamiche coloniali che riguardano anche la Sardegna. Invece si dà adito a queste stantie guerre culturali e piagnistei. Po caridadi…
Egregio, trattasi di argomento assai scivoloso dove propaganda e disinformazione la fanno da padrone.
Giusto porre sullo stesso piano la violenza dell’intervento militare di Netanyahu con quello dei sanguinari di Hamas (devo ricordare la vergogna umana di quella donna incinta squartata per farla assistere alla decapitazione del bimbo che portava in grembo prima che venisse essa stessa decapitata?) che ha largo seguito da parte dei palestinesi che, paradossalmente, sono al tempo stesso complici e vittime dei terroristi da loro stessi eletti. Hamas persegue l’annientamento di Israele che, specularmente, reagisce.
Solo uno dei due è destinato a sopravvivere.
Segnalo infine quanto dichiarato dall’ex 007 italiano Mancini affinché si capisca perché gli israeliani hanno il grilletto così facile. Saluti.
https://www.iltempo.it/esteri/2025/08/27/news/marco-mancini-hamas-israele-attentato-caserma-20-agosto-2025-replicare-7-ottobre-gaza-43877811/
Sugli ebrei ci si commuove nel giorno della memoria in ricordo dello sterminio,ma già il giorno dopo si parte con gli attacchi agli “israeliani” tacciati tutti di essere autori del genocidio palestinese. Ormai o sei antiisraeliano e propal ,senza se e senza ma ,o sei fascista. A quando il buon uso della ragione nelle analisi politiche?
Egregia Paola, io la guerra l’ho vista da vicino in un paese lontanissimo e so che è più facile discettarne dall’esterno che orientarcisi dall’interno. In guerra, nessuno è innocente. Sì, penso che a Gaza le azioni belliche potrebbero e dovrebebro essere meno feroci, meno grossolane, ma so che non è questo il modo con cui gli eserciti vanno in guerra. Comunque, apprezzo molto questo modo di ragionare intelligente e pacato.
Ammesso che uno stato che si dice democratico possa permettersi di uccidere civili solo perchè i terroristi di Hamas li usano come scudi, Lei pensa veramente che uno stato che può fare azioni come quella condotta in Libano il 17 settembre 2024, non sia in grado di portare a termine azioni mirate senza sacrificare migliaia di civili? Per quanto riguarda le manifestazioni in corso in Israele, e per amor di verità, vorrei ricordare che ciò che la piazza chiede è la fine della guerra per la liberazione (sacrosanta) degli ostaggi. Oltre il 70% degli ebrei israelini infatti, ritiene che a Gaza non ci siano innocenti.
Peggio che dire “siamo tutti palestinesi” è dire “siamo tutti terroristi”, facendosi “balenti”. Che onore rivendicare valore nell’essere terroristi, nel rapire persone comuni e torturare nella cattività.
È un disonore, uomini vestiti da donne montagnine che nella storia non sono mai state sottomesse, dire essere di un’etnia che nella storia ha usato le donne come fattrici.
In nome di chi? Non del mio.
Si potrebbe pensare che tutto il popolo sardo è con i rapitori, che il popolo sardo è solo di rapitori.
Hanno dimenticato? In Toscana e nel continente i sardi pur essendo eccellenti, per la propaganda di TV e giornali, erano e sono solo bande criminali, anche quelli più ligi alla legge.
Molti sardi sono stati rapiti da sardi e anche i rapiti (quando sono tornati vivi), sono stati giudicanti come criminali.
Tutte le società sono imperfette, chi pretende la perfezione dalle altre senza farsi un’analisi sulla propria scarsezza è alla fine.
Carlo V disse “locos i disunidos, soi todos caballeros” Tottu balentes.
Però tutti questi che sprecano le giornate manifestando in pratica, realmente cosa fanno di così eccellente per migliorare ed esaltare la Sardegna? A parte vendere l’anima al pifferaio magico, e danzare alla musica del flauto cosa fanno in pratica?
Non in mio nome.
Forse è come dici, Elisabetta, ma perché sappiamo tante cose della guerra della striscia di Gaza e così poche dell’Ucraina? Perché non si racconta che ignobilmente Hamas ha posto i suoi centri di comando e controllo sotto le scuole, sotto gli ospedali e sotto ogni realtà civile che potesse fungerle da scudo? Perché il video dell’ostaggio israeliano denutrito e costretto a scavarsi la fossa non ha suscitato alcuna indignazione? Io sto con l’uomo prima che con i poteri. Sono un oppositore del primo ministro di Israele, ma lo sono anche di quelli che lo prendono a pretesto per tacciare di crimini di guerra gli israeliani o, come preferiscono chiamarli, gli ebrei. Sono agli antipodi degli ebrei ortodossi, ma lo sono anche dei fanatici islamici. Come sempre, a stare per ciò che è vero, si è da soli.
Grazie per questo tipo di interventi, che riportano un po’ di equilibrio in un contesto dove sembra ci si dimentichi della storia e delle altre guerre nel mondo. Ormai, quando si prova a dare una visione più equilibrata, si viene subito additati come si fosse complici di un crimine.
E a volte, quando mi trovo in certi contesti a parlare con le persone e sento certe discussioni, mi viene persino la tentazione di dire che sono ebrea ( cosa assolutamente non vera) solo per vedere l’effetto che farebbe….
Paola, capisco il suo punto di vista, ma io resto irriducibilmente fedele a don Milani dinanzi a una guerra: prima di tutto la verità. La verità è che Israele sta cercando di distruggere Hamas e per questo non si fa scrupolo, ed è cosa gravissima, di colpire la popolazione civile di cui, però, Hamas si fa scudo. La verità è che Israele è una democrazia che proprio ieri ha dato prova di essere viva, con la gente in piazza contro il governo. Hamas non è una democrazia, è terrore fanatico puro, finanziato dall’Iran e dal Qatar. Se si vuole realmente la pace, prima di tutto la verità.
Le discussioni di oggi sulle bandiere e quelle di ieri su Santin credo ci allontanino, non so quanto volutamente, dal vero oggetto della questione che sono i morti. La società civile fa azioni per supplire a quello che manca e cioe l’azione di Stati che si dicono democratici. Il punto credo credo sia decidere se Israele vada sanzionato e se ad Israele vada chiesto conto dell’uccisione di migliaia di civili e della violazioni sistematiche del diritto internazionale.
Quando un evento così tragico arriva a scuotere realmente le coscienze – dopo più di un anno, in questo caso – è fisiologico che si arrivi a queste estremizzazioni.
E fortuna che succede, sembra che sia l’unico modo affinché se ne parli, perché a livello internazionale non vedo governi affaticati a ideare sanzioni o messe al bando.
Se l’IDF non avesse ogni tanto la buona grazia di accoppare anche qualche operatore occidentale non sentiremmo neanche i deboli vagiti di indignazione che ogni tanto si levano fragili.
Si può riconoscere che i palestinesi stanno subendo una guerra non voluta e che Hamas ha compiuto una strage.
Interessante meda ca, SI NO ISCHIMUS E NO CUMPRENDHIMUS (e custa chistione israelo-mussulmana de ISTADOS BESTIDOS DE RELIGIONE e religione BESTIDA DE ISTADU totu a istrumentalizatzione, sa zente la zughet in conca a cunfusione “galoppante” ca sos prus, si ndh’ischint carchi cosa, l’ant a ischire de sa “miséria“ de s’informazione de totu sos “TG” chi contant sos fatos de sa die, e no pro l’àere istudiada) totu su chi faghimus est a iscùdere sa conca a su muru, a “tifu” e fintzas a “fanatismu” e mancari nos irmelonamus sa conca chentza ndhe bogare “un ragno dal buco”, chentza rimediare de una sola “vìrgula”.
E gai comente s’INGIUSTÍTZIA EST GHERRA, de sa GHERRA sighit a èssere INGIUSTÍTZIA cun totu su corredo de ódios e disastros.
Tzertu, si ispendho un’éuro no tenzo dùbbiu: lu dao a chie est muntesu morindhe fintzas a fàmine e a sidi.
Ma sa chistione no si rimédiat cun s’alimùsina: si rimédiat cun sa giustìtzia giusta, chi est giusta si e ca andhat bene, o nessi menzus, pro unos e pro àteros. Sinono nos podimus ispetare solu àtera gherra de una parte e de s’àtera.
Ma s’ONU pro ite lampu bi est, pro apedhare? Pro cumandhare unu tazu de “leones” coment’e chi siant issos su mundhu, sos meres de su mundhu?
E sa parte manna de s’umanidade berbeghes de mùrghere o de masellu?
Fosse così, sarebbe qualcosa di nobilmente debole, ma a me sembra solo uno dei tanti casi di strumentalizzazione delle tragedie della storia.
La maggioranza dei sardi sta con i palestinesi perché, non avendo il coraggio di essere indipendentisti, vivono la subordinazione palestinese come la loro. La rappresentazione sono i palestinesi, l’oggetto rappresentato i sardi.