Nucleare verde in Sardegna. A quali condizioni? Piccolo vademecum per una strategia di sviluppo sostenibile.

9 aprile 2010 05:0817 commentiViews: 36

Riceviamo e pubblichiamo
di Tonio Mura

1. Futuro e energia
La questione energetica è la questione del futuro e riguarda sia le regioni ricche sia quelle meno ricche. Nel nostro pianeta c’è più energia che risorse alimentari, e per un principio elementare della fisica essa per definizione si conserva, quindi è inesauribile. Dove sta allora la questione? Che questa energia non è immediatamente disponibile per gli usi umani e per esserlo deve essere sottoposta a trasformazione. L’uomo quindi utilizza prevalentemente energia trasformata, o secondaria, l’unica in grado di essere facilmente trasportata e di dare un forte impulso al progresso sociale ed economico.

Per contro la trasformazione dell’energia ha un costo, che si paga col denaro ma anche con l’inquinamento, in tutte le sue forme.

Negli ultimi anni, soprattutto in Sardegna, una delle concause della crisi industriale sembra essere l’alto costo dell’energia utilizzata, quasi sempre ricavata dai combustibili fossili, tipo gli idrocarburi. L’oscillazione, talvolta schizofrenica talvolta speculativa, del mercato del petrolio greggio è uno degli aspetti meno controllabili e prevedibili, soprattutto da parte dei paesi non produttori come l’Italia.

Ancora oggi per come vanno le cose e per il tipo di sviluppo che abbiamo perseguito, l’Italia dal punto di vista energetico è una nazione dipendente, nel senso che il grosso della sua produzione di energia deriva dalla trasformazione di materia prima che compriamo all’estero. Anche per questo paghiamo la bolletta elettrica più cara d’Europa, circa il 60% in più della media degli altri Stati.

La dipendenza dall’estero del nostro sistema elettrico

Fonti %
Petrolio 40,1
Gas 34
Energia nucleare* 17
* Francia, Svizzera, Slovenia

La Sardegna, allo stato attuale, non fa alcuna eccezione. Se questa rimane la strada il futuro sarà peggiore del presente!

La questione energetica allora può ridursi a poche domande:

a) Come ridurre la nostra dipendenza?
b) Come trasformare l’energia primaria presente sul nostro territorio?
c) Come abbassare i costi di trasformazione?
d) In ultimo, ma non per questo meno importante: quanto i territori possono decidere in autonomia relativamente al loro futuro energetico?
Lo dico, o meglio lo chiedo, perché in certe forme del federalismo il tema energia è gestito a livello centrale e quindi fa parte delle materie non delegabili, esattamente come la difesa, la politica monetaria ed estera, la sanità.

Così è anche in Italia, considerata la recente proposta del Ministro dello sviluppo Scajola di impugnare davanti alla Corte Costituzionale le leggi regionali di Puglia, Basilicata e Campania, che stabiliscono il divieto di costruire centrali nucleari su questi territori. In sostanza Scajola dice che in materia di produzione, trasporto e distribuzione di energia elettrica decide lo Stato e non le Regioni. E lo dice invocando quella Costituzione che lui vorrebbe federalista ma che adesso, dato il suo centralismo, gli permette di difendere quello che è considerato un punto fondamentale del programma del governo Berlusconi. Vediamo come andrà a finire!

A livello internazionale sono sicuramente una novità le ultime dichiarazioni del Presidente USA Obama (di cui ricordiamo la sua corsa alla presidenza degli Stati Uniti anche in nome del rispetto dell’ambiente e col sostegno di Al Gore), cioè di investire in quello che lui ha definito “il nucleare verde”, di puntare sulle centrali di ultima generazione, di intensificare la ricerca in questa direzione.

2. Come ci stiamo preparando in Italia e in Sardegna
Data la premessa vediamo verso quale politica energetica si sta avviando il nostro paese e il ruolo che potrà giocare la nostra isola. Il recente accordo Italia-Francia sulle centrali nucleari è sicuramente l’atto di indirizzo più importante emanato dal governo Berlusconi a proposito di energia. Esso però si scontra con quanto gli italiani decisero col referendum del 1987, successivo al disastro di Chernobyl (1986), che però non prevedeva la chiusura delle centrali nucleari (1). In Sardegna alla sola ipotesi di installare una centrale nucleare di terza generazione già si è sollevata una opposizione bipartisan che sembra chiudere qualsiasi possibilità di confronto sul tema. Eppure, fatte le dovute distinzioni, per la Sardegna col nucleare potrebbe aprirsi un nuovo capitolo di sviluppo e di progresso, alternativo all’invadenza degli impianti per l’energia rinnovabile o a quelli delle centrali termo-elettriche che bruciano combustibili fossili.

Che la Sardegna possa ospitare una centrale nucleare è cosa fattibile, se vogliamo è il luogo ideale data la sua conformazione geologica. Certo è che ai sardi, sulla questione, non si può chiedere di giocare un ruolo passivo, semplicemente quello di chi mentre fa gli onori di casa non si accorge che qualcuno sta saccheggiando l’argenteria. Se in Sardegna dovrà essere dislocata una centrale nucleare lo devono decidere i sardi, partecipando attivamente alla fase di progettazione degli impianti, condizionando il SI a ciò che di meglio si può ottenere. E qui non ci sono Costituzione Italiana o ministri che tengano, perché il contrario significa la rivolta. Se centrale deve essere allora questa deve innanzitutto rappresentare l’occasione per uscire da una crisi economica per noi infinita.

Mi spiego meglio con degli esempi: oggi le figure professionali per avviare un programma ambizioso come quello italo-francese sono largamente insufficienti, soprattutto quelle italiane. Mancano sia diplomati sia laureati (Fonte: Il Sole 24 Ore). Questo perché dopo il referendum del 1987 gli studi del settore hanno subito uno stop. A laureare ingegneri nucleari rimangono Torino, Milano, Padova, Pisa, Roma e Palermo; un centinaio all’anno, molti dei quali vanno a lavorare all’estero. In Italia ne servono subito almeno duemila. Sono in via di realizzazione diversi master universitari per sopperire alla carenza: Genova e Pisa, master in scienze e tecnologie per gli impianti nucleari; Bologna, master in progettazione e gestione di sistemi nucleari avanzati; Pavia, master in tecnologie nucleari; Milano, Politecnico: dodici milioni di euro sono pronti per costruire nuovi laboratori funzionali al nucleare, compreso un bunker per gli esperimenti con la radioattività.

Tra le società italiane interessate alla formazione, alla produzione e alla gestione degli impianti troviamo colossi come l’Enel e l’Ansaldo. Al momento tutti i master programmati hanno fatto il pieno di iscrizioni. La promessa: sbocco lavorativo sicuro al cento per cento!

Domanda: tutti pazzi? Tutti votati alla distruzione del nostro pianeta? Tutti servi di una modernità impregnata di sadismo?

Altra domanda: e noi sardi?
Per il momento abbiamo deciso di non salire su questo treno, col rischio di ritrovarci la centrale (o peggio le scorie) e di non partecipare al business. Eppure si sa che una nuova centrale non entrerà a regime prima di vent’anni, un tempo sufficiente per pretendere che anche i sardi, e nella loro terra, possano partecipare attivamente allo sviluppo delle nuove tecnologie. Non può e non deve ripetersi quanto è già accaduto con la chimica, e cioè l’assegnazione ai sardi di ruoli di basso livello quando non di manovalanza. Significa che prima della centrale deve crescere l’offerta formativa della nostra università, per offrire ai giovani sardi quelle opportunità sino ad oggi negate. Significa che se la Sardegna rientrerà tra i siti di possibile dislocazione di una nuova centrale, le società interessate ai progetti dovranno investire già da subito in conoscenza nella nostra isola, collaborare con la facoltà di ingegneria, formare specialisti del settore, aumentare il grado di percezione dei rischi ma anche delle opportunità. Senza questa disponibilità allora il nostro sarà senz’altro un NO, validamente motivato!


3. Le obiezioni più ricorrenti

Per meglio definire l’intera questione vediamo quali sono le obiezioni più ricorrenti contro la presenza di una centrale nucleare in Sardegna.


3.1 Pericoli da malfunzionamento

La produzione di energia nucleare attraverso la fissione pone sicuramente seri problemi di sicurezza per la centrale e per le persone. Il pericolo principale è rappresentato dal suo malfunzionamento e quindi dalla dispersione di radioattività nell’ambiente circostante. Esattamente il caso della centrale nucleare di Chernobyl (Ucraina), quando il 26 aprile 1986 l’esplosione del nocciolo del reattore numero 4 fece sollevare una colonna di fumo mista a radioattività e prodotti di fissione, con conseguenze devastanti sul posto e su mezza Europa. Tale centrale era concepita senza cupola di contenimento e con tecnologia obsoleta, vietata già d’allora in tutta l’Europa occidentale. Nell’accordo Italo-francese si parla di centrali nucleari di ultima generazione, tipo l’EPR (2) di tecnologia franco-tedesca, già in costruzione in Finlandia (paese decisamente più ambientalista dell’Italia). Si tratta di una centrale nucleare con quattro sistemi attivi di sicurezza, indipendenti l’uno dall’altro. La cupola in cemento armato è doppia e nel caso più grave di fusione del nucleo (come a Chernobyl) uno scivolo lo incanala in una grande piscina di spegnimento. Certo, il pericolo rimane, ma viene difficile pensare che i finlandesi siano così sprovveduti da averlo sottovalutato. Nel caso dell’EPR si calcola che la probabilità di un incidente sia 100 volte inferiore rispetto alla centrale di Chernobyl, meno di un evento ogni milione di anni.

3.2 Il trattamento delle scorie
Se la chimica produce inquinamento dei suoli, dei mari e dell’aria, se le pale eoliche deturpano i paesaggi, se gli impianti fotovoltaici trasformano le nostre città e le nostre campagne viste dall’alto, la centrale nucleare produce scorie radioattive, con un potenziale di pericolosità che si annulla solo dopo centinaia o migliaia di anni. Inevitabilmente quindi si pone il problema del trattamento di questo rifiuto a dir poco speciale, con relativi costi, compresi quelli della sicurezza. Oggi però i grandi del mondo discutono anche di inquinamento atmosferico, di effetto serra, di ozono che si riduce, di cambiamenti climatici, di ghiacciai che si sciolgono, di desertificazione, di catastrofi naturali sino a ieri impensabili. Tutto ciò a causa delle forti emissioni inquinanti che derivano dalla trasformazione dei combustibili fossili per produrre energia. Una centrale a carbone disperde una quantità di polveri sottili nell’aria che è milioni di volte superiore alla quantità di scorie radioattive di una centrale nucleare di terza generazione ( 2 metri cubi in un anno per una centrale di 1000 MW, cioè di media potenza). In assenza di dispersione radioattiva, inoltre, l’ambiente non presenta alcuna traccia di inquinamento derivante dalla produzione di energia, sostanzialmente zero CO2.

Allo stato attuale una centrale nucleare di ultima generazione conserva un buon livello di efficienza per almeno 25 anni; si sta lavorando per portare questo tempo a 40 anni. Poi è ragionevole procedere al suo smantellamento, usando tutti gli accorgimenti e le precauzioni possibili. Si stima che lo smantellamento di questo tipo di centrale possa durare anche 10 anni, e l’operazione produce più rifiuti radioattivi di quanti ne produca il funzionamento per la produzione di energia. Il trattamento di tutti i rifiuti radioattivi attualmente prevede la conversione in composti stabili, la riduzione di volume, la vetrificazione e la collocazione in contenitori di acciaio inossidabile. Infine tali contenitori vengono interrati in magazzini sotterranei (500-700 metri di profondità) appositamente schermati e sorvegliati ventiquattro ore su ventiquattro. In Finlandia, oltre a una centrale di tipo EPR, dal 2004 si sta scavando una lunga e capiente galleria, idonea anche al passaggio dei mezzi di trasporto, appunto per l’interramento definitivo delle scorie. La zona scelta, ovviamente, è stata dichiarata geologicamente sicura. A lavori ultimati le aree interessate al deposito delle scorie saranno continuamente monitorate con strumenti in grado di segnalare la pur minima presenza di radioattività. Tale misurazione è decisamente più attendibile rispetto a quanto sappiamo a proposito di inquinamento chimico.

La soluzione al problema delle scorie, tuttavia, non viene dalla sicurezza dei depositi ma dalla ricerca scientifica, che in questa direzione deve essere fortemente sostenuta. Senza questa ricerca, che possiamo definire strategica, investire su nuove centrali nucleari non significa automaticamente disporre di MW a basso costo. Al contrario, fatti tutti i conti, con la tecnologia attuale il risparmio è quasi inesistente. La strada della ricerca, inoltre, è già tracciata, perché si parla di reattori di quarta generazione alimentati a torio (attualmente prodotto di scarto del processo di fissione). Il che significa maggiore efficienza, niente plutonio da utilizzare a scopi bellici ( es. produzione di armi nucleari), meno scorie, inesauribilità della materia prima e, soprattutto, più sicurezza.


3.3 Riflessi sul mercato del turismo e sulle produzioni agricole

Una delle preoccupazioni più rilevanti è generata dall’idea che la presenza di una centrale nucleare allontani i flussi turistici e crei pregiudizio al consumo dei prodotti agricoli. Per la Sardegna questo potrebbe significare un enorme danno economico, che manderebbe a catafascio tutti gli investimenti privati e pubblici realizzati nei due settori. Allo stato attuale, tuttavia, non abbiamo prove che diano consistenza a questa previsione negativa. Se vogliamo prendere qualche riferimento dal passato si può dire che le stesse critiche hanno riguardato l’industria chimica, con esiti alterni. Infatti, col senno del poi, si può dire che i condizionamenti siano stati limitati alle aree degli impianti. Turismo, agricoltura e chimica hanno convissuto, e la crisi della chimica non è certo da imputare ad usi turistici o agricoli del territorio! Le stesse osservazioni, inoltre, possono essere rivolte all’invadenza dei pannelli solari o delle pale eoliche, che sicuramente dal punto di vista ambientale non sono neutrali e senza conseguenze! Un impianto fotovoltaico come quello che si intende realizzare a Domusnovas copre una superficie di 54 ettari per una produzione annua di 36.500 Kw/ora (insufficienti anche solo per accendere quotidianamente la TV in tutte le case dei sardi). Un palo eolico di ultima generazione non è in grado di rendere autonomo neppure un palazzo abitato da 20 famiglie. Per avere l’energia di una centrale nucleare di medie dimensioni (1000 MW) servirebbe coprire mezza Sardegna di pali e di pannelli. Un’invadenza che non si giustifica! Viene male pensare ai nostri paesaggi coperti da lastre lucicanti o da pali eolici al posto degli alberi e delle barche. Certo è che aumenta la domanda di energia e che abbiamo bisogno di trovare soluzioni che soddisfino questa esigenza. Alla disponibilità di energia è legato anche il mantenimento dell’attuale stato di benessere sociale. Si può discutere se tale benessere è quello che ci meritiamo; di sicuro è impossibile pensare che si debba tornare indietro, anche per le pesanti conseguenze che ne deriverebbero sul piano economico ed occupazionale.

Costo medio in euro di 1 MW ottenuto da diverse fonti*
Fonte Costo medio
Gas Tra 82 e 151
Carbone Tra 65 e 130
Nucleare Tra 44 e 67
Idroelettrico Tra 22 e 104
Eolico Tra 61 e 106
Solare fotovoltaico Tra 326 e 707

* Dati ENEA (Ente per le Nuove tecnologie, L’Energia e l’Ambiente) relativi al 2008.

4. Alcuni criteri per un nucleare sicuro
Qui non si tratta solo di avere buon senso, qui si tratta di seguire con scrupolosa responsabilità quanto scienza, tecnologia e ricerca ci mettono a disposizione in ordine alla produzione di energia elettrica dalla fissione nucleare. Per intenderci: le centrali nucleari non sono solo di un tipo!

Inoltre: oggi è assolutamente urgente fermare l’innalzamento globale della temperatura terrestre, soprattutto dopo aver calcolato che nel 2050 la richiesta di energia sarà raddoppiata rispetto al presente e che con gli attuali strumenti di produzione questo comporterà un forte e progressivo degrado ambientale anche nei paesi cosiddetti emergenti.

Il nucleare può rappresentare una risposta purché sia scelto applicando il principio di precauzione. Esso dice che prima di scegliere il tipo di impianto nucleare dobbiamo fare una previsione delle conseguenze sulla base dei rischi che si corrono e dei benefici che ne derivano. Dice anche che di fronte a rischi quasi assenti ma comunque non escludibili bisogna procedere come se il rischio fosse possibile e prevedere i migliori sistemi di sicurezza, nella speranza di non doverli utilizzare. Quindi:

a) Severità dei controlli in tutte le fasi di costruzione e per tutto il tempo di funzionamento della centrale nucleare. Lo stesso dicasi per la fase di smantellamento. Significa raccordarsi con l’Associazione mondiale degli operatori nucleari (WANO, World Association of Nuclear Operators, nata dopo l’incidente di Chernobyl) per massimizzare soprattutto la sicurezza.

b) Presenza di soluzioni tecniche che annullino o limitino drasticamente i danni che possono derivare dal malfunzionamento.

c) Investire in ricerca. Il futuro del nucleare è nel sole (strano a dirsi?) perché è nella nostra stella che si realizza la fusione nucleare perfetta (3), senza inquinamento radioattivo. Esperimenti interessanti, per stare in Europa, si stanno realizzando in Francia e in Gran Bretagna, ma per gli esperti del settore gli investimenti in questa direzione sono ancora una goccia nel mare. Serve di più e non è detto che la soluzione sia più vicina di quanto si possa immaginare. Oggi è da questa ricerca che può arrivare una soluzione quasi definitiva per soddisfare la domanda di energia e ridurre, se non fermare, l’incremento termico terrestre. L’anno di riferimento, con le scarse risorse attuali, è il 2025. Se si pensa che la prima centrale nucleare italiana non entrerà in funzione prima di quella data c’è da chiedersi, sempre sulla base del principio di precauzione, se non sia il caso di incrementare i fondi della ricerca, magari rinunciando a una delle nuove centrali di terza generazione che si vogliono costruire in Italia.

Il nucleare in Europa e nel Mondo ( dati 2008)
Paese % di fabbisogno elettrico coperto
Francia 76
Slovacchia 56
Belgio 54
Ucraina 47
Svezia 42
Svizzera 39
Germania 28
Giappone 25
USA 20
Canada 15
Cina 2
India 2

5. Energia a basso costo e chiusura delle servitù militari in Sardegna

Alcune considerazioni ultime ma non per questo meno importanti. La Sardegna ha un estremo bisogno di energia a basso costo. Quella nucleare, diciamolo subito a scanso di equivoci, è solo meno inquinante ma non meno cara se ai costi di produzione si aggiungono anche quelli per lo smaltimento dei rifiuti radioattivi e la sorveglianza terra-aria. Ritengo che si possa autorizzare la costruzione di una centrale nucleare in Sardegna solo dopo aver sottoscritto un accordo conveniente per l’approvvigionamento di energia elettrica a basso costo, visto che è sulla nostra Regione che dovrebbe essere prodotta. Il vantaggio dovrebbe interessare tutti: le imprese e i privati cittadini. Si tratta di studiare una specie di zona franca dell’energia, anche per attirare nuovi investimenti.

In secondo luogo non bisogna sottovalutare che i controlli della centrale nucleare prevedono una ulteriore militarizzazione dell’isola. Tali livelli di militarizzazione già ora sono molto alti e sempre meno sopportabili. La soluzione? Vincolare la disponibilità ad ospitare una centrale nucleare alla chiusura di tutte le servitù militari presenti in Sardegna, restituendo le terre e i mari ad usi civili. Credo che non ci siano difficoltà a ritenere incompatibile la presenza di una centrale nucleare con le esercitazioni militari, specie quelle di altra nazionalità.

Alghero, 8 aprile 2010

NOTE

1. I tre quesiti erano:

a. Volete che venga abrogata la norma che consente al CIPE (Comitato interministeriale per la programmazione economica) di decidere sulla localizzazione delle centrali nel caso in cui gli enti locali non decidono entro tempi stabiliti?

b. Volete che venga abrogato il compenso ai Comuni che ospitano centrali nucleari o a carbone?

c. Volete che venga abrogata la norma che consente all’ENEL (allora ente pubblico) di partecipare ad accordi internazionali per la costruzione e la gestione di centrali nucleari all’estero?

2. EPR = European Pressurized water Reactor di terza generazione.

3. La fissione nucleare è la rottura di un nucleo pesante in due nuclei più leggeri. L’energia nucleare è infatti contenuta nei nuclei degli atomi di alcuni elementi, come l’uranio. Questa prima rottura innesca una reazione a catena che libera una quantità enorme di energia derivante dalla massa non utilizzata. Tuttavia non tutti gli atomi sono coinvolti nella reazione a catena, per cui rimangono le cosiddette scorie, condizionate dal radio, da cui la temutissima radioattività.

La fusione è il processo nucleare che alimenta il sole e le altre stelle. Consiste nell’unione dei nuclei di due atomi leggeri in uno più pesante. Il nuovo nucleo costituito e il neutrone liberato hanno una massa minore della somma delle masse dei nuclei reagenti, per cui la massa rimanente si trasforma in energia, sempre secondo la famosa legge di Einstein : E=mc2 (Energia= massa per velocità della luce al quadrato) .

17 Commenti

  • Leggo oggi, in ritrardo e un po trafelato ma con interesse l’articolo del Sig. Tonio Mura, e tutti i commenti correlati.

    Condivido la logica espressa nel commento del Sig. Mammuttones.. a ciò vorrei aggiungere che noi sardi dovremmo concentraci al superamento della società basata sulle cattedrali nel deserto come gli impianti impostici dal regime italico e presenti a Ottana a Porto Torres o a Portovesme.. ecc.

    Se di energia abbisognamo per la NOSTRA società agropastorale e turistica, ad altro che il nucleare ci dobbiamo volgere, ad esempio interessante lo studio fatto dal Prof. Luciano Burdri sullo sfruttamento idroelettrico del lago Omodeo, che potrebbe produrre ben 1500MW, e con una serie di accorgimenti tecnici per la reiimmissione dell’acqua usata dalle turbine per empire il lago la notte abbiamo una fonte di energia quasi perpetua ad impatto ambintale eguale a zero!

    Ma per fare ciò e non farci fagocitare da logice di produttività estrrema e illogiche per la nostra terra , abbiamo la necessità sostanziale di porre la quaestione della sovranità sulla nostra terra, per non dare spazio ai miscredenti del nucleare ed altro di invadere la nostra isola e usarla a sproposito, con la solita favola dell’occupazione.

    Cambiare la logica e vedere l’erba dalla parte delle radici induce ad avere un punto di vista opposto agli interessi che hanno le multinazionali del nucleare, interessi, che a NOI sardi devono farci venire i brividi sulla pelle per l’aberrante logica che li muove per lo sfruttamento che induce nel territorio sotto gli aspetti già descritti ampiamente nell’articolo e nei commenti successivi, mentre abbiamo da affrontare altre situazioni che diano vera sovranità ai comuni , alla nostra nazione ed al nostro popolo, con nuove tecnologie non invasive come gli accelleratori d’aria, che danno molta energia e non sono ne invasivi ne deturpano la visione ambientale.

    Vorrei portare l’attenzione da quanto affermato da Eliseo Spiga nella vasta lettteratura da lui donataci, e seguire il suo consiglio di ritornare alle antiche tradizioni del popolo sardo che nel suo piccolo ha sempre avuto da vivere senza dover arrivare a logiche di sfruttamento estremo del territorio come invece vogliono imporci i soliti fedeli del modernismo spinto.

    Perciò avere un’idea di sviluppo della nostra società con la nostra mentalità , scevra da condizionamenti esterni che nulla han a che vedere con i nostri interessi nazionali, VI invito a elaborare tutti insieme altra società non dettata da ansietà legate al PIL o altro che fuorvia la nostra mente fluida e limpida di isolani.

    Cum amistade

    Vaturu Erriu

  • Mere in domo mia

    Mi sembra che 11 interventi su 15 non siano d’accordo con le considerazioni di chi ha postato l’articolo.
    Lo stesso Sig. Mura é intervenuto due volte e perciò possiamo parlare di 11 interventi contrari su 13. Ma uno degli interventi di Danzatore delle Stelle era chiaramente contrario e, per estensione lo era anche il secondo, per quanto diretto solo a suggerire un link.
    Ergo, siamo arrivati a 12 contrari su 13…..
    Resta l’intervento di Michele, ma non é affatto a favore. Semplicemente ci informa dell’esistenza di un altro tipo di nucleare, con caratteristiche del tutto differenti.
    Per farla breve nessuno degli interventi postati ha espresso alcuna simpatia per le centrali nucleari in Sardegna.
    Non credo che fosse intenzione del Sig. Mura fare lobbyng pro-nucleare. Forse gli interessava di più capire come la pensano i Sardisti in merito.
    Per quanto il campione sia ridotto, il 100% dello stesso non é certamente a favore della realizzazione di centrali nucleari in Sardegna.
    E il Sig. Mura ne prenderà atto, come faranno certamente i dirigenti del P.S.d’Az, una volta per tutte.

  • Abbiamo il sole, abbiamo il vento, abbiamo le maree. Già oggi produciamo più energia di quella richiesta in Sardegna.
    La centrale nucleare va benissimo in valpadana, tanto lì l’ambiente fa già schifo. I costi sono elevati, la sicurezza non è mai 100%. Se voglio tenermi anche lo 0.01% di probabilità per la mia salute e quella dei miei figli ne ho pieno diritto, soprattutto (appunto) se cotanta realizzazione non è per noi di utilità, ma una glorificazione di un altrui premier che ha da dare un po’ di commesse ai suoi loschi amici.
    Saluti

  • Danzatore delle stelle

    Da stasera alle ore 21.10, su “current”, la tv via web fondata da Al Gore, iniziano i dibattiti sulle nuove fonti energetiche, credo che valga la pena diffondere la notizia.
    ecco il link:
    http://current.com/shows/current-doc/92365431_nucleare-tutta-la-verit.htm

  • Per piacere, siamo nel 2010, sfruttiamo per una volta quello che l’evoluzione umana ci ha distinto dalle altre specie animali: il cervello. Basta con le argomentazioni pro nucleare, cerchiamo di fare un progetto sulle energie alternative diventandone leader in europa e nel mondo e investendo sulla ricerca di queste fonti rinnovabili.

  • Io non credo di aver ragionato per slogan, vi ho presentato dei dati e una prospettiva. Si può non essere d’accordo però con contenuto e sostanza. O vi devo ricordare che le lobbies sono anche quelle del rinnovabile, soprattutto quelle del rinnovabile “superato” che vogliono scaricare nelle nostre coste o nei nostri campi??? Sia chiaro, se la prospettiva di non aprire al nucleare ci porta più vantaggi io la sottoscrivo, perchè voglio una Sardegna più libera…voglio il lavoro per i nostri figli…e lo voglio anche in Sardegna. Ripeto: per me il futuro è nella conoscenza e oggi le punte avanzate di questa conoscenza (lo sostengono gli uomini di scienza)sono la fusione nucleare, cioè il sole!!! Si può partecipare come sardi a questa ricerca? Si può pensare a una nostra disponibilità verso il nucleare purchè il tutto sia preceduto da investimenti in conoscenza proprio sulla nostra isola e per i nostri figli? A me non interessa accendere la lampadina o la stufa…io non voglio che la Sardegna resti un’isola isolata, in tutti i sensi…e per questo d
    sostengo che il nucleare, più di altro, è un’opportunità. Temo che non ce la diano, peggio che mai se conserviamo diffidenze ormai ingiustificate, senza renderci conto che siamo circondati di nucleare, di quello peggiore purtroppo!!!

  • Qualcuno cerca di indorare la pillola e insinuare il dubbio nella popolazione?
    Si sa, i sardi (purtroppo) troppo spesso ritengono che “fuori tutto sia meglio” e che “gli altri ne sappiano sempre di più”.
    Gli altri usano il nucleare? Buon per loro. Si tengano sia le centrali che le ben più pericolose scorie.
    Evitiamo l’ulteriore colonizzazione della Sardegna ad uso e consumo del continente.
    L’isolamento deve essere, una volta tanto, motivo di vantaggio.
    Ricordiamo – per esempio – che i pannelli solari e fotovoltaici, oltre a produrre, preservano il territorio sottostante dal fenomeno di riscaldamento, inaridimento ed erosione, creando un microclima protetto che favorisce la rigenerazione delle sostanze organiche nutritive.
    In Sardegna No all’energia da nucleare senza se e senza ma.
    Si ad energia dal sole.

  • La quantità di energia solare che arriva sul suolo terrestre è enorme, istante per istante 50 milioni di milioni di kw, circa diecimila volte superiore a tutta l’energia usata dall’umanità nel suo complesso, ma poco concentrata, nel senso che è necessario raccogliere energia da aree molto vaste per averne quantità significative, e piuttosto difficile da convertire in energia facilmente sfruttabile con efficienze accettabili. Per il suo sfruttamento occorrono prodotti in genere di costo elevato che rendono l’energia solare notevolmente costosa rispetto ad altri metodi di generazione dell’energia. Lo sviluppo di tecnologie che possano rendere economico l’uso dell’energia solare è un settore della ricerca molto attivo ma che, per adesso, non ha avuto risultati rivoluzionari. (tratto da wilkipedia)

    È tanto difficile immaginare che con lo sviluppo teconologico si arriverà in breve tempo a prendere dal sole quel che serve PER IL FABBISOGNO SARDO? SENZA SCORIE, SENZA PERICOLI, SENZA CATTEDRALI, E SOPRATTUTTO SENZA ESSERE IL SERBATOIO DELL’ITALIA!
    SARDOS, NO TERACOS!
    LIBERTA’ E INDIPENDENZA PER LA SARDEGNA!

  • Ci sono anche altre tipologie di nucleare “buono o verde”.
    Comunque le sperimentino a casa loro.
    Ci diano il costo giusto dell’energia elettrica, quella che pagano nell’Italia gli altri connazionali. Parità di diritti e doveri.
    Ci diano le infrastrutture, le scuole, il gas metano, come nel resto dell’Italia.
    Fino ad allora basta chiedere, appoggiare, elemosinare una speculazione gigantesca per magari pochi soldi, poltrone, o piccoli orticelli.
    Basta giochi politici di basso livello, basta con i piccoli signorotti o con coloro che l ovorrebbero diventare.
    Basta con chi chiama il nucleare, che inquina solo a pensarlo, “verde” solo per ingraziarsi i propri conterranei e poi fotterli.
    Proposte politiche energetiche serie, caro sig. Tonio Mura, ne ha?
    Di sue, intendo.
    Saluti

  • Tonio Mura

    Lasciamo perdere le lobbies, io rappresento me stesso. Ho fatto un ragionamento, senza pregiudizi, anch’io con i dati alla mano. Se, come sardi, vogliamo rinunciare al nucleare a me può anche andar bene. Non sono convinto però della bontà di questa scelta, voglio conservare il beneficio del dubbio. Se paesi decisamente più rispettosi dell’ambiente di come possiamo esserlo noi hanno deciso di investire in nuove centrali nucleari la cosa avrà pure un significato? Io me lo chiedo…

  • Antonello Gregorini

    Sono molto più attratto dalla filiera delle rinnovabili e dell’idrogeno che da quella del nucleare.
    L’idrogeno lo si può produrre dalle fonti rinnovabili per le quali, in natura, allo stato attuale non vi é limite. Come giustamente osservava qualcuno il primo principio della termodinamica prova che la realtà naturale funziona per cicli che hanno trovato un equilibrio magico nella biosfera terrestre. La tecnologia nucleare non rispetta questi cicli, o meglio, ne crea uno di dimensione cronologica fuori scala.
    Se da un “eccesso” di fonti rinnovabili estraessimo idrogeno dall’acqua e sostituissimo questa filiera a quelle, attualmente in uso prevalente, delle fonti fossili potremo avere energia in qualsiasi luogo quando ci serve. L’esempio della macchina a celle a combustibile http://www.mostramida.it/cartelli/idrogeno.htm

    Offre ampie possibilità d’impiego. Sostanzialmente può essere anche vista come una piccola centrale energetica, a impatto limitato, che potremmo anche utilizzare per alimentare la nostra casa in zone isolate, collegando un cavo dalla nostra autovettura ad una presa dell’impianto elettrico casalingo e viceversa.

    Dico semplicemente che come paradigma di sviluppo economico in cui le necessità di energia, fatta salva ogni possibilità di risparmio e di efficienza, sembrano crescere linearmente, é molto più interessante e sostenibile del nucleare, soprattutto se, ribadisco, l’idrogeno e prodotto tramite fonti di energia rinnovabili quali il solare o l’eolico.

  • A quanto pare invece il nucleare pulito esiste già e l’Italia ne possiede i brevetti tramite il CNR. Si chiamano reazioni piezonucleari ultrasoniche e sono state scoperte dal Prof. Cardone assieme ad altri studiosi. Tra l’altro ha un vantaggio non da poco: non produce scorie radioattive, anzi può essere utilizzato per accellerare il decadimento radioattivo delle scorie prodotte dalle centrali nucleari convenzionali.
    Perchè non se ne parla? Perchè non si investe su questo? Penso che la Sardegna possa chiedere di diventare un luogo in cui sperimentare questo tipo di nuove reazioni nucleari veramente più sicure.
    Per chi non ne fosse ancora informato (visto che stranamente non se ne parla nella stampa ufficiale ma all’estero sono molto interessati) ci sono alcuni video che spiegano come funziona anche se un pò tecnici:
    http://www.youtube.com/watch?v=9nlihQO1MfM

    http://nuovonucleare.splinder.com/

    P.s. anche il Governo ha preso l’impegno di finanziare la ricerca del nucleare piezoelettrico nella Seduta n. 195 di mercoledì 1 luglio 2009
    ordini del giorno – A.C. 1441-ter-C

    Michele

  • Le lobbies pro nucleare stanno già lavorando per disinformare i cittadini della Nazione Sarda.
    Non voglio discutere i dati, ma l’obbiettività lascia a desiderare.
    La mia domanda è questa:
    Chi vuole ancora parlare di nucleare nella nostra terra senza considerare i pericoli straordinari e i pericoli quotidiani che insediamenti di questo tipo comportano?
    Abbiamo già problemi con le zone petrolchimiche (Sarroch, Portotorres, Ottana) gravi e non di poco conto, e vogliamo ancora prestare il fianco a speculazioni economiche che nulla, ripeto nulla, porterà alla nostra terra?!
    Rileggiamo gli studi epidemiologici delle zone interessate, poi ne discutiamo, fino ad allora stop ai pescecani.
    Chi vuole l’energia dal nucleare, Lombardia e Veneto in testa, costruiscano in casa loro le centrali.
    La Sardegna non è ha bisogno.
    Se poi qualcuno ne vuole discutere in pubblico, venga nell’ospitale Barbagia.
    Saluti

  • Danzatore delle stelle

    In una puntata del programma Rai “Presa Diretta” (07-03-2010) dove si parlava di energie alternative,è andato in onda un bellissimo servizio su una centrale a biomasse (legno) che dava energia elettrica e forniva il teleriscaldamento agli abitanti di qualche città vicina.
    Sarebbe l’occasione per impiantare un po di alberi idonei in quello che rimane della media valle del tirso, creando così nuovi posti di lavoro e sopratutto lasciando un futuro eco-compatibile ai nostri figli.
    Purtroppo la trasmissione è andata in onda di notte e i sogni, si sa, svaniscono all’alba.
    Una domanda agli esperti:
    “Il nucleare di quarta generazione, è così chiamato perchè in caso di incidente ne avremo per quattro generazioni”?
    I’m not sleeping, I’m wide awake!

  • Mammuttones

    Devo necessariamente iniziare la mia disamina con una breve critica al modello di lettura proposto da Tonio Mura.
    Egli assume come indiscutibili o incontrovertibili le necessità energetiche di questa nostra società.
    Impone come dato di fatto, nel suo ragionamento, che la società economica sarda debba inseguire modelli di sviluppo validi in Cina o in India, attribuendo esclusivamente al costo energetico il gap di competitività.
    Omologa regioni che, dal punto di vista geologico, morfologico e demografico, presentano differenze enormi.
    Ignora i danni conseguiti dalle precedenti programmazioni di settore, come la chimera della gassificazione del carbone Sulcis, piuttosto che le fallimentari politiche di sviluppo degli immondezzai industriali sparsi ai quattro cantoni.
    Salvo prova contraria, e questo impone che sia la collettività a dimostrare il grado di nocività degli interventi e non che sia lo stato a prevederne gli effetti, minimizza i rischi per l’ambiente, la salute, l’economia agraria.
    Afferma la legittimazione-relazione fra servitù militari-nucleari e centrali elettriche-mitari-nucleari.( Inzà candu sindi andanta?)
    Tutto ciò a dimostrare che se il nostro popolo vuole sopravvivere deve adeguarsi.
    Ma a chi,…e a cosa?
    Ad un modello di sviluppo obsoleto che inizia a catapultare fuori tutti i sistemi deboli o non competitivi?(Crisi dell’economia occidentale “2007-2000 e ?”).
    Alla società del consumo che non produce e non consuma più e si indebita per prodotti effimeri e non indispensabili?(ISTAT 2010)
    Ad inseguire modelli socio economici basati sulla prevaricazione dei diritti dell’uomo o dell’uomo lavoratore?
    Noi non possiamo, strutturalmente e culturalmente, competere con quei sistemi economici, e di questo dobbiamo farcene una ragione.
    Ma ciò non vuole dire che dobbiamo rassegnarci alla decadenza.

    Dobbiamo progettare un modello di sviluppo che parta dalla necessità di consumare meno( Energia-acqua-aria-terra).
    Che tenga conto della nostra vocazione(poco propensi alla clausura industriale).
    Che valorizzi ciò che unicamente possediamo e non ciò che fanno o son capaci di fare tutti.
    Che si fondi su piccole reti di produzione e distribuzione su base territoriale,(alimenti, energia, servizi).
    Che non dipenda dai macro sistemi che tendono a creare i monopoli(vedi i ricatti delle multinazionali dell’alluminio o del cloro).
    Insomma, …per non annoiarvi, che produca Sardegna, e venda Sardegna.

  • Daniele Cocco

    Molto sinteticamente, per quanto riguarda la Sardegna, semplicemente il nucleare non ci serve e non conviene. Non è, almeno per quanto mi riguarda, il solito discorso della sindrome NIMBY. Non ho una avversione preconcetta per il nucleare, anche se mi preoccupa non poco il problema dello smaltimento delle scorie e non sono per nulla convinto che, computando tutti i costi, il nucleare attuale costi meno delle altre fonti. Mi pare però che il nucleare non serva alla Sardegna.

    Infatti, la taglia di una centrale nucleare attuale (tra 1500 e 2000 MW) è tale da produrre su base annua una quantità di energia pari o superiore a quella consumata nella nostra regione. L’energia prodotta da questa nuova centrale dovrebbe di fatto essere tutta veicolata verso altre regioni e in particolare verso quelle dove gravitano i maggiori consumi elettrici (Nord Italia), a meno che non si vogliano chiudere tutte le altre centrali esistenti, eoliche, fotovoltaiche e idroelettriche comprese. La realizzazione di una simile centrale dovrebbe pertanto essere necessariamente affiancata da un elettrodotto ad essa dedicato, con i conseguenti costi aggiuntivi e le conseguenti perdite elettriche.

    Sulle fonti rinnovabili il discorso è invece molto diverso. Queste vanno promosse, ciascuna in relazione al proprio livello di disponibilità e al grado di avanzamento tecnologico, in maniera tale che possano dare un contributo progressivamente crescente al soddisfacimento del fabbisogno energetico, che peraltro non è rappresentato da sola energia elettrica, ma anche energia termica, dai combustibili per i trasporti e per gli usi industriali. Io sono fermamente convito che le fonti rinnovabili, il solare termodinamico e fotovoltaico soprattutto, ma anche l’eolico e le biomasse potranno svolgere un ruolo di primissimo piano nel futuro, specie in una regione come la Sardegna. D’altra parte, posti per un attimo in secondo piano gli importantissimi aspetti legati al costo di produzione ed alla possibilità di accumulo, a dimostrazione del fatto che non si parla di traguardi irraggiungibili basti pensare che, con le attuali tecnologie fotovoltaiche, per produrre l’energia elettrica consumata annualmente in Sardegna (circa 12-13 miliardi di kWh/anno) sarebbe necessario installare impianti fotovoltaici per una potenza complessiva pari a circa 10000 MW, con una superficie occupata dell’ordine di 7000-8000 ettari (ovvero circa 40-50 m2 per abitante), superficie da raddoppiare se si pensa a impianti di medio-grande taglia disposti su più file.

    Sono inoltre sempre più convinto che è necessario inoltre ripensare radicalmente il nostro modello energetico, riducendo realmente i consumi. Forse è il caso di riflettere sul fatto che è possibile iniziare a parlare di “decrescita” dei consumi, perche i consumi energetici e di materie prime, non potranno continuare a crescere indefinitamente. Ben vengano a questo proposito le iniziative di qualunque tipo tese a privilegiare i consumi a km zero, nel senso che ciascuno è bene che consumi l’acqua, la frutta, il pane, etc. che produce in quella stagione e nel suo territorio, pagando così il lavoro del produttore e non il petrolio che è servito a trasportarlo per migliaia di km.

  • Antonello Gregorini

    Ho letto velocemente l’articolo, mi riprometto di rileggerlo e approfondire. In sintesi direi questo:
    – Abbiamo le tecnologie, che tra l’altro migliorano velocemente, che ci consentono di produrre energia da fonti rinnovabili.
    – Il fotovoltaico che ormai costa (i moduli) a 1000 euro il kW sta diventando concorrenziale con un petrolio a 100-150 dollari.
    – L’eolico che già lo é.
    – Queste tecnologie non lasciano scorie per le quali é necessario un processo di incapsulamento e guardiania per l’eternità.

    Semplicemente: perché non ci dobbiamo fare coraggio e perseguire una via più consona alle esigenze del pianeta e delle future generazioni?

    Stiamo ragionando in termini utilitaristici, e ci può stare, però escludiamo ancora oggi le esternalità (costi ambientali) di un prodotto che devi stoccare per l’eternità (a prescindere dalle possibilità di incidente(basse).

    Personalmente propendo per una società più compassionevole verso il pianeta, le prossime generazioni e meno utilitarista.

    Sarei però felicissimo di poter dialogare, su questo sito e in pubblico, dell’argomento.

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