Notizie: il Senato vota, l’esercito spara e fa soldi con l’energia (a nostre spese). Svolta sul conflitto di interessi in Sardegna. Tuvixeddu fa paura. Mi sto rimettendo a fare un organo di informazione

31 maggio 2012 08:554 commentiViews: 14

sl0809Ieri nella Commissione d’inchiesta del Senato della Repubblica sull’utilizzo di ordigni all’uranio impoverito e sulle gravi patologie registrate in soggetti esposti agli effetti di questi ordigni, si è registrato un voto significativo: stop ai poligoni sardi di Capo Frasca e Teulada, riconversione di quelle di Perdas. Non è una legge, ma è un fatto significativo.
Mentre accadeva tutto questo, a Teulada si sparava, come dimostrato dalle foto pubblicate sul blog di Vito Biolchini: la retorica della politica viene sconfitta dai fatti dell’esercito, che se ne catafotte del Senato. Detto in altri termini: tra la rappresentanza della sovranità nazionale degli stati unitari, il Parlamento, e l’esercizio concreto della sovranità, gli apparati, vincono gli apparati. Non solo: mentre noi ci preoccupiamo dei poligoni, la Difesa sta cercando in tutti i modi di ottenere le autorizzazioni per un campo fotovoltaico di 200 ettari all’interno del poligono di Teulada, con l’ostilità dei membri della Commisione paritetica (grazie a Dio) e con la complicità invece di ampi settori della Giunta, non proprio resistenti di fronte a Enel Power. Sul versante energetico segnatevi questo nome: Leonardo Senni, Capo del Dipartimento Energia del Ministero dello sviluppo economico del celeste Corrado Passera. Nominato il 21 gennaio, da dove viene? Dalla Mc Kinsey, una delle più prestigiose società di consulenza al mondo, dove ha iniziato la sua carriera anche il celeste Passera. Cosa significa la nomina di uno specialista in consulenze a grandi gruppi a capo del dipartimento per l’Energia, cioè a capo di un ramo della Pubblica Aministrazione che deve essere imparziale, efficace ed efficiente? Ce lo spiega Luca Pagni su Repubblica: “Al ministero dello Sviluppo economico, Corrado Passera è pronto a coprire una casella di primo piano. L’ex banchiere ha pronta la nomina per il posto di capo dipartimento Energia. A sostituire Guido Bortoni, passato all’Autorità per l’Energia sarà Leonardo Senni. La notizia, confermata da ambienti governativi, è interessante per due aspetti. Il primo: Senni si è occupato di energia quando lavorava in McKinsey, dove ha iniziato la sua carriera lo stesso Passera. Il secondo aspetto riguarda la lettura che ne hanno dato gli addetti ai lavori: Senni è un manager conosciuto dai grandi gruppi dell’energia in Italia e la sua nomina dovrebbe rassicurarli in un momento in cui Monti sta accelerando sulle liberalizzazioni nel settore, a cominciare dal gas, dove Eni teme di perdere il controllo di Snam. E questo sarà il suo primo banco di prova“. Dunque, il problema nelle nomine è rassicurare non i cittadini, le istituzioni e la libera concorrenza tra le imprese; no, queste son cose per democratici, non per oligarchi. Per gli oligarchi il problema è rassicurare i grandi gruppi: Eni, Saras, Eon, Enel ecc. ecc. Di fronte a questi intrecci mortali per i cittadini e la democrazia, abbondantemente e congiuntamente tutelati dalal destra e dalla Sinistra italiane, capite bene che servirebbe una Regione forte e consapevole. Non c’è. Siamo alla Regione “Tenetemi”: minacciosa a parole, inesistente nei momenti e nelle sedi opportune.

Ieri in Prima Commissione si è presa una decisione importante per la legge elettorale e la si è presa all’unanimità: il conflitto d’interessi per i candidati alla Presidenza della Regione non verrà più regolato con l’istituto giuridico dell’incompatibilità (cioè, se vieni eletto, devi dimetterti dai ruoli in conflitto con la funzione pubblica che sei chiamato a rivestire) ma con quello della ineleggibilità (cioè, se vuoi candidarti, devi dimetterti dai ruoli in conflitto prima della candidatura). È un grande passo in avanti.

Tuvixeddu: La Nuova Sardegna ha dato notizia nei giorni scorsi della prima stima dei danni a carico di Regione per la vicenda Tuvixeddu, calcolati al 18 maggio 2012. Il quotidiano parla di 77 milioni di euro, di cui il 62% a carico di Regione. Ovviamente si è ben lontani dall’ultima parola, però resta un fatto che io non ho mai mancato di segnalare: sia che vengano riconosciuti questi danni, sia che invece o in aggiunta vi siano quelli per la rescissione in danno dell’Accordo di programma, Tuvixeddu sarà un salasso per le future amministrazioni regionali. Le forze politiche sono tutte inibite di fronte a Tuvixeddu. Nei fatti, il Parco archeologico non c’è. Non c’è niente. Tutto è fermo. Invece, per mettere una parola fine a questa vicenda e far funzionare l’area parco, bisogna fare una legge (il cui dibattito è pubblico e verificabile), ampliare significativamente il Parco, mettere in sicurezza da sviluppi futuri tutti gli attori (amministratori, funzionari, imprese, proprietari originari) in modo da evitare il contenzioso infinito. Non sarà così. La tradizione italica porterà a caricare le responsabilità e gli oneri su chi governerà in futuro la Regione, né più né meno di come si fece quando si generò l’indebitamento del Comune di Cagliari che portò poi alla transazione e all’Accordo di Programma. Già ad oggi Tuvixeddu assorbe valori superiori a quelli messi a disposizione per fronteggiare la povertà e finanziare i cantieri comunali. L’ipotesi finanziaria da me fatta e confermata dalla copertura finanziaria ipotizzata dalla Proposta di Legge del Pd (circa 100 milioni di euro) è oggi consumata dalla solo computazione dei danni, al netto di ciò che accadrà per la rescissione dell’Accordo di Programma. Resta agli atti che la mia proposta (una legge che chiuda definitivamente la vicenda acquisendo, secondo procedure e costi legittimi e verificabili, le aree) resta ancora l’unica in grado di superare questa fase.

Informazione: Sto ripartendo nello sforzo di fare un organo di informazione. Capisco che qualcuno dica: “Ancora!”, dopo l ‘esperienza di Sardegna Quotidiano. Ma in realtà io ho solo aiutato SQ a nascere, ma non mi ci riconosco e penso che oggi sia necessario uno sguardo diverso rispetto a quello che offre il free di Cagliari. Serve un organo di informazione a rete, capace di veicolare informazioni inedite, piccole e grandi, che usi l’ora piuttosto che il giorno dei quotidiani, che trasformi le chiacchiere dei social network in informazione partecipata. Per cui, mi sono rimesso a far riunioni con giovani e con giornalisti, a cercare investitori, a ipotizzare scenari. Se nascerà, sarà regionale, bello e iper tecnologico, libertario e pluralista.

4 Commenti

  • Intanto in Ogliastra
    http://www.comune.jerzu.og.it/docs/atti/564/ordinanza_12-2012.pdf
    L’ordinanza è del 28 marzo, ma a seguito della decisione della commissione del Senato ci attendiamo quanto prima una rettifica

  • Salve,
    ne ho sentito parlare in diverse occasioni, spero sia la volta buona.
    Il sostegno c’è e ci sarà… Ma faccia in fretta !!!

    Cordialità

  • Alessandro Socialista

    Le riflessioni riportate nell’articolo sono sicuramente allarmanti e rievocano quanto è stato scritto in un saggio di Colin Crouch intitolato “il potere dei giganti”. L’autore è veramente libero e indipendente rispetto alla commistione dei poteri nell’esercizio delle sue funzioni? questa è la domanda che mi viene in mente? Il politico di oggi difficilmente riesce a sottrarsi dall’attrazione con poteri economici e finanziari che influenzano il suo esercizio politico e amministrativo. Mi colpisce la costante demolizione mediatica al quale viene sottoposto Monti e suoi Ministri di punta. Soprattutto quando questa viene attuata da persone che durante il Governo Berlusconi non fiatavano. Non so se sia l’Indipendenza la soluzione per questa grave situazione econonomica della Sardegna, di certo servono investimenti per infrastrutture, ricerca e innovazione e ciò deve avvenire di concerto con l’Unione Europea. I project Bond potranno essere la risposta?

  • Buon pomeriggio,
    a proposito dell’ultimo punto,” Informazione”: mi permetto di proporLe, in qualità di cittadina attenta alla realtà che mi circonda, ai fatti della Sardegna e del mondo, di farsi promotore in Consiglio Regionale, di una mozione, al fine di aderire quale R.I.S. (Regione Indipendente della Sardegna), alla Convenzione del Consiglio d’Europa sull’accesso ai documenti ufficiali delle P.A, una Freedom of Information Act tutta Sarda. Si potrebbe avere accesso a tutti quei documenti che ora non sono ufficialmente pubblici e ad atti e informazioni inedite. Un saluto. Rosella

    Convenzione del Consiglio d’Europa sulla Accesso ai documenti ufficiali
    (STCE n° 205)
    ________________________________________
    Aperta alla firma degli Stati membri e all’adesione degli Stati non membri e qualsiasi organizzazione internazionale, a Tromsø, il 18 Giugno 2009.
    Entrata in vigore : 10 Ratifiche.
    Riassunto
    Questa Convenzione del Consiglio d’Europa è il primo strumento giuridico internazionale vincolante a riconoscere il diritto generale di accesso ai documenti pubblici detenuti dalle autorità. La trasparenza delle autorità è uno degli elementi essenziali della buona governance e un indicatore che consente di verificare se una società è realmente democratica e pluralista, pronta a contrastare ogni forma di corruzione, in grado di criticare chi la governa e aperta alla partecipazione informata dei cittadini all’esame delle questioni di pubblico interesse. Il diritto di accesso ai documenti ufficiali è altresì essenziale perché i cittadini possano esercitare la propria autonomia e i propri diritti umani fondamentali. Rafforza inoltre la legittimità delle autorità agli occhi della popolazione e la fiducia dei cittadini nei loro confronti.
    Questa Convenzione stabilisce un diritto di accesso ai documenti ufficiali. Dei limiti al diritto di accesso ai documenti pubblici sono consentiti unicamente se sono destinati a proteggere certi interessi, quali la sicurezza e la difesa nazionale, o la vita privata delle persone.
    La Convenzione enuncia le norme minime da applicare nel trattamento delle domande di accesso ai documenti ufficiali (le forme di accesso e le spese di accesso ai documenti pubblici), il diritto a una procedura di ricorso e le misure complementari.
    La Convenzione, grazie a questa base comune di norme minime, derivanti dalle esperienze e dalle pratiche molto diverse dei 47 Stati membri, offre la flessibilità necessaria per consentire alle legislazioni nazionali di ispirarsi a tale base comune e prevedere eventualmente un accesso anche più esteso ai documenti ufficiali.
    Un Gruppo di specialisti sull’accesso ai documenti ufficiali sarà incaricato di controllare il rispetto dell’applicazione di questa Convenzione da parte degli Stati Parti contraenti.

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