Non scappo da Cagliari: però urbanistica e potere non possono essere affrontati solo con un sito internet

1 aprile 2010 07:5221 commentiViews: 7

bird È ricorrente in questo sito la critica, verso di me, di progressivo nuorocentrismo. In parte la critica è fondata, in parte no. 

È vero che io sono molto concentrato sul Nuorese, ma non solo per ragioni di collegio elettorale e di doveri istituzionali; il Nuorese ha realmente bisogno più di altre province di un vero riformismo.

Il dibattito in corso nel Nuorese sull’integrazione tra agricoltura e politica energetica è più avanzato che altrove. Ne ho parlato ieri con Gregorini e Uras (Mario). La capacità di reagire ai poteri consolidati è qui largamente endemica: si riesce a creare concenso politico e organizzazione in modo più efficiente che altrove. L’indipendenza qui è un tema politico; nessuno la considera più una provocazione. Si parla di fisco, di tecnologia e di formazione con crescente competenza. Certo, spesso si registra un’arretratezza di codici politici e comportamentali che svelano quanto sia profonda la debolezza educativa di questa provincia, ma questo è un altro discorso.
Io non sto scappando da Cagliari; mi sto solo organizzando.
Chiariamo gli obiettivi. Cagliari è una città disinformata e non facile da informare; è egemonizzata da pochi, ma questo dominio non è avvertito in tutta la sua portata da tutti per la particolare condizione in cui versa, appunto,  l’informazione; vive al di sopra delle proprie possibilità sul bilancio regionale, ma nessuno fa i conti; vive ai bordi della legge (continuo a ripetere che se la magistratura non scioglie i cani – espressione cruda che ha fatto venire l’orticaria a tutti, ma intrinsecamente vera – Cagliari è irrimediabilmente orientata a seguire il disordine di Palermo, Catania, Napoli ecc.); un terzo dell’economia si spiega solo ipotizzando un forte indotto legato al traffico di droga; l’urbanistica è il luogo in cui politica e interessi fortissimi si legano; la sinistra è inesistente, priva di progetto e di uomini e sempre tentata dalla conquista del privilegio di essere ammessa al solotto di is de nosu.
Per capire che cosa occorrerebbe fare, prendiamo un argomento esemplare: l’urbanistica.
Oggi lo scontro degli interessi si gioca intorno a quattro aree: ex Sem, ex Cementerie, Tuvixeddu e, di bordo a Cagliari, le ex Ferriere di Elmas. Dentro questo delicatissimo e pericolosissimo gioco c’è un soggetto che tutti tenteranno di condizionare: l’Università,  perché fa scelte che muovono un numero considerevole di persone, perché incide sensibilmente sull’edilizia sanitaria (su cui in molti hanno gli occhi), perché è titolare di un importante patrimonio edilizio urbano.
Chi gioca a Cagliari? Nelle ex Sem, l’Ersu, cioè Regione, che, dal canto suo, ha già cominciato a fare scelte: la casa dello studente è per aria; Cellino non dà l’accesso all’area; l’area è costata 35 milioni dopo le gite estetiche verso gli archistar dell’era Soru; nel progetto originario doveva costare 25 milioni con dentro la Casa edificata; se anche si edificasse una residenza universitaria, rispettando gli standard, si coprirebbero solo 300 posti letto dei 1800 di cui Cagliari ha bisogno (una gran parte degli studenti fuori sede è di Nuoro). Il destino dell’area va ripensato. Tuttavia Regione, nella delibera di dicembre sui palazzi  da acquistare per gli scomodissimi impiegati regionali costretti in spazi tanto sacrificati da aver bisogno urgente di luoghi di lavoro più ameni, ha escluso che quest’area, insieme a quella delle ferrovie dello Stato, possa essere il luogo dove concentrare la cittadella degli uffici regionali, che invece devono guardare verso le ex Cementerie.
Chi gioca nelle ex Cementerie? L’editore dell’Unione Sarda, come è noto. Il mondo politico teme questo importante uomo d’affari, non c’è niente da fare. Questo timore diminuisce man mano che ci si allontana da Cagliari, perché l’Unione è soprattutto e sempre più il giornale di Cagliari. Ma il dato psicologico da considerare è proprio questo timore che attraversa il mondo politico urbano e che io non avevo mai visto attivo in questo modo e con questa intensità. Dove si può misurare questa subordinazione psicologica? Non in Regione, ma soprattutto nel Comune di Cagliari, nei suoi atti, nelle sue procedure urbanistiche, nel confronto tra delibere di Giunta e delibere di Consiglio. La verifica in scala 1 a 1 di questi atti – che, vi assicuro, sono molto interessanti per capire che cosa è accaduto a Cagliari negli ultimi dieci- quindici anni – non dovrebbe competere a un uomo politico come me, privo di risorse finanziarie, a digiuno di rapporti di potere che contano e con la dichiarata ostilità dell’Unione. Dovrebbe competere ad altre istituzioni e ad altre forze: in primo luogo al Pd, partito di opposizione e che pretende di essere il partito della democrazia opposta all’oligarchia. Invece il Pd fa il solletico a questo potere; il Pd quando vede la sagoma dell’editore all’orizzonte, se la fa sotto. Perché?
Adesso ci si chieda se è giusto chiedere a me di combattere in solitudine il dominio che l’editore parzialmente esercita sul mondo politico. Io oggi ho le forze per difendermi, e lo farò in tutte le sedi, ma non ho quelle necessarie  per attaccare. Chiedermi di fare il cavaliere solitario, significa chiedermi di espormi inutilmente ad essere colpito magari non direttamente ma da un potere collegato. Questo è uno dei motivi per cui su Cagliari occorre essere prima organizzati e poi audaci. Non si può agire a Cagliari con le istituzioni statali e locali a dir poco distratte.

Il modello delle ex Cementerie è semplice: comprare ex aree industriali e trasformarle in residenziali. Per farlo bisogna che le amministrazioni locali siano d’accordo. Il modello è stato seguito anche altrove: lo stesso processo, infatti, è in corso nelle aree delle ex Ferriere di Elmas, dove è attivo il signor Scanu di Sanluri, protagonista nel quinquennio Soru di importanti acquisti immobiliari nella zona – mica da niente – del Largo Carlo Felice. A Elmas, come nelle ex Cementerie, si va verso un Accordo di Programma – io sto aspettando che gli atti arrivino in Regione – che porterà a costruire un nuovo paese, a un tiro di schioppo dalle torri di Santa Gilla, con circa 6.000 residenti. Tutto questo senza che la Regione si sia accorta di niente? No, perché a mio avviso è difficile considerare casuale che intorno all’area delle ex Ferriere siano state previste importanti infrastrutture trasportistiche che ne faranno il vero centro intermodale passeggeri dell’aeroporto di Elmas. E allora una domanda: perché l’editore dell’Unione dovrebbe ritenere il suo intervento nelle ex Cementerie un privilegio quando lo stesso modello è seguito nelle ex Ferriere, a pochi chilometri di distanza, da altri soggetti?  E siccome spesso si intuisce ciò che non si può spiegare, vorrei chiedere: perché io, che intuisco che “cane non mangia cane” e che i cani grandi e grossi se gli rompi le scatole si alleano per inseguirti, dovrei da solo occuparmi delle congiunzioni astrali degli accordi di programma e non, invece, organizzarmi per occuparmente quando ho almeno un bastone per difendermi?
A Tuvixeddu c’è Cualbu, di cui, come è noto, sono amico. Io, di Tuvixeddu, sto aspettando che si riparli in Consiglio regionale o in altre sedi dove il contraddittorio sia garantito, perché la gente deve poter leggere le carte di questa vicenda e non cibarsi solo di propaganda. Sto aspettando di mostrare chi ha condotto trattative con i privati senza quadro normativo di riferimento e chi invece, come me, indicava, a Cualbu, a Soru e a tutti, l’unica strada praticabile: quella del dibattito in Aula, del varo di una legge che si mettesse a tutela di un cambio di sensibilità culturale rispetto al momento della stipula dell’Accordo di Programma. Purtroppo l’ignoranza la fa da padrone: chi teme che l’Accordo di programma non sia vigente, nonostante la caterva di sentenze che affermano il contrario; chi afferma che tutto sia immodificabile, nonostante le leggi permettano rimodulazioni da farsi, però, in pubblico, in chiaro, per legge, appunto; chi insegue ancora la possibilità di estensioni di vincoli che ad oggi sono risultate tutte impraticabili. In realtà, però, tutto questo polverone, fa perdere di vista la realtà. E la realtà è che ogni giorno che passa – come hanno scritto i funzionari della Regione – è un rischio finanziario grave per le casse del Comune di Cagliari e della Regione; e allora, perché l’inerzia? Per capirlo bisogna alzare la testa. La soluzione di Tuvixeddu non è formale, ma politica. C’è insomma chi a Cagliari vuole ridiscutere non la parte privata dell’Accordo di Programma, ma quella pubblica, le cui infrastrutture escono verso via sant’Avendrace e via Santa Gilla, cioè sui confini dell’area delle ex Cementerie. E c’è chi teme che, mentre l’intervento sulle ex Cementerie è tutto finanziato da risorse private, ora si voglia investire risorse pubbliche su Tuvixeddu a favore del privato Cualbu, in modo da favorirlo nella concorrenza tra costruttori. Questo in parte è un equivoco, in parte è un calcolo.

È un equivoco perché io sono convinto che è possibile ridurre, in un negoziato protetto da una legge regionale (e non condotto in solitudine da Regione) la cubatura nel comparto e rilanciare la parte pubblica dell’Accordo di Programma (su cui il Comune di Cagliari è espostissimo) con l’ampliamento significativo del Parco, con un onere finanziario sostenibile per Regione e nessun favore, ma solo riconoscimento di diritti accertati, per il privato; è ancora un equivoco perché, in una regione normale, è giusto coordinare gli interventi di un comparto delicato come l’area che va dalla laguna al colle di Tuvixeddu, senza perseguitare né favorire nessuno; è un equivoco, ma non lo si capisce perché la politica ha paura, non riesce ad assolvere al ruolo di giusto regolatore dei conflitti, è inibita e portata o a eclissarsi o a oscillare nello schierarsi tra i contendenti.

Può essere un calcolo, perché può essersi capito che con questa politica vigliacchina è possibile affidare Tuvixeddu all’abbandono e ai tribunali, con certo onere per le casse pubbliche, ma con sostanziale immobilità dello stato delle cose.
Ora, io, in tutta questa vicenda, intendo solo difendermi, anche duramente, perché non ho tollerato il fango gettato, l’ignoranza diffusa, il moralismo d’accatto (sto aspettando un’occasione per mostrare al Solone Guido Melis quanto risultino naturalemnte ammissibili le mie conversazioni telefoniche con Cualbu, mai orientate a un favore per lui, rispetto a tanti atti indecenti della scorsa legislatura di cui ora, perché costretto, ho fatto il riepilogo cartaceo). Ma che si chieda a me di dirimere la lotta di Cagliari con tutte le istituzioni sedute sugli spalti a chiacchierare amabilmente e a non fare, beh, credo che sia troppo. Io farò una proposta in Consiglio regionale per aiutare Cagliari a uscire da questo pantano, ma non mi si chieda di brandire la spada contro i carri armati.

21 Commenti

  • Non importa

    Eh si, anche l’acqua deve essere più bagnata, per il bene di tutti. Prima o poi qualche illuminato con la sola imposizione delle mani, della sua cultura da bignami dell’urbanistica e dei suoi interessi sempre molto personali però, aiuterà in questa mirabolante impresa. La spocchia aiuta per l’autostima e a crederci.

    A parte i luoghi comuni, ma vi siete guardati in casa vostra? Sapete che in alcuni uffici tecnici di comuni ad altre longitudini e latitudini, sempre sarde, se conosci il tecnico giusto i tuoi progetti possono essere approvati senza intoppi, addirittura essere sostituiti con volumetrie maggiorate che modifichi lontano da occhi indiscreti? Naturalmente se ti leghi a lui e lo paghi con prostitute amiche o denaro. O sapete che se hai un amico nell’ufficio del piano, che ciclicamente non viene mai approvato definitivamente perchè quelli dell’opposizione aspirano a dare da mangiare alle loro clientele e vogliono speculare sui terreni di loro proprietà (poverini), il tuo lotto di terreno può magicamente lievitare di valore e passare ad area edificabile? Le clientele stanno anche nel piccolo e nel medio, d’altronde una rotonda stradale non si nega a nessuno, specialmente se dà da mangiare alle imprese ed ai tecnici amici.

  • Cittadino empatico

    La nostra Cagliari, per fattori esterni ma anche a causa della sua storia, é una città al punto di svolta: L’attuale struttura non reggerà alle sfide che la società globale propone. E’ necessario che un gruppo di cittadini illuminati, onesti, generosi e coraggiosi si prenda dei rischi e faccia da guida nel processo di CONVERSIONE della città.


    Il boom edilizio urbano e suburbano ha concluso il suo ciclo, la Grande Cagliari ha bisogno di essere strutturata e articolata con criteri di efficienza logica. La corsa ai valori immobiliari deve finire… Nella città del futuro i valori economici saranno definiti anche dalla misura delle relazioni sociali, dalla capacità sociale di soddisfare le ambizioni e il soddisfacimento delle facoltà individuali. Perché ciò avvenga vi sarà bisogno di spazi pubblici ben interconnessi, facilmente e da tutti accessibili… La città però dovrà poter essere fruita anche senza la necessità di spostarsi fisicamente: le infrastrutture del futuro dovranno consentire lo scambio veloce dei beni materiali ma soprattutto immateriali…
    Questo genererà ricchezza.

    Liberamnete tratto da : Cagliari: 2020 Open Source, La città delle Reti.
    in corso di redazione

  • Casteddaiu empatico

    Questo progetto per Cagliari lo dobbiamo mettere in campo e ci parteciperemo tutti perché, é chiaro, da ciò che scriviamo, che non ne possiamo fare a meno. Tranne Nino, troppo rancoroso, troppo … sardo.
    E’ una questione di contiguità fisica e di permeabilità: se a Cagliari si avrà benessere lo stesso avverrà per l’Isola, e viceversa.
    Bisogna che ci vogliamo più bene, noi sardi.

  • Francesco Nieddu

    Ricordarsi che siamo nel 2010.
    Iniziamo a ragionare con punti di vista nuovi improntati al futuro.
    Le vecchie logiche e i campanili sono solo forieri di sconfitte.

  • Ricordarsi che Cagliari è la capitale del colonialismo, ma anche la capitale dell’anticolonialismo.La Sardegna è una!
    Con tanta nostalgia per Cagliari, la capitale della Sardegna!

  • che Baal ci aiuti!

  • ho l’impressione che non ci sia in giro molto amore per Cagliari. Mi sa onorevole che se anche riscisse ad avere l’indipendenza per la Sardegna subito dopo dovrà affrontare il problema della secessione da Cagliari .Vedo comunque che conosce molto bene la geografia immobiliare del capoluogo e ha anche qualche posizione.
    Per giocare in quello scacchiere bisogna avere i soldi e Lei non li ha, o essere determinanti nell’equilibrio politico regionale e Lei ci sta provando ma non lo è ancora.
    Mi auguro, se questo suo progetto si realizza, che si ricodi sempre di quella provincia , Nuoro, che non si vuole arrendere al controllo “Fenicio” come non si arrese a quello Romano e continua a combattere per una Sardegna figlia della sua Storia “dae capu e sussu a capu e josso”

  • Danzatore delle stelle

    @casteddaiu de biddanoa:
    E’ evidente che la la qualifica di ricca, corrotta e malata, è da attribuire al potere politico – governativo che fagogita la splendida dimensione umana di quella che resta comunque la più bella città della Sardegna.

  • Per Nino e Salvatore: la crescita della Nazione sarda passa attraverso Cagliari, Villacidro, Serbariu, Martis ecc.
    Escludendo Cagliari invece di cambiarla aiuta solo chi sguazza nel pocos ma soprattutto nel male unidos.
    Cagliari deve essere cambiata.
    A dispetto di quei pochi fighetti (veramante pocos e locos) che la governano.

  • Buon giorno sign. Paolo io come la stragrande maggioranza dei sardi sono una persona che non ama tanto la politica ma i fatti, se un politico dovesse convincermi a passare dalla sua parte, e lei vuole che accada non solo con me ma con la totalita’ degli elettori sardi dovrebbe spiegare in poche e conprensibili parole perche’alla sardegna conviene separarsi dall’ italia.
    Io proporrei 5, 6 punti fondamentali che i sardi taciturni ma non stupidi hanno bisogno che li si schiariscano le idee se vuole “ammaliarli” cosa che questo stupendo popolo apprezzerebbe .
    In uno scenario scissionista io vorrei sentirmi dire che la sardegna da NATZIONE EUROPEA e MEDITERRANEA avrebbe come vantaggio :
    1-i fondi Fas non verrebbero dirottati da roma verso progetti nelle altre regioni.
    2-Notevoli quote latte da non dividere con regioni italiane ma solo all’interno dell’ isola.
    3-Un imponente sostegno all’ agricoltura, visto che importiamo quasi la totalita’ di prodotti per il nostro fabbisogno avendo i campi icolti,deserti e i nostri giovani disocupati.
    4-I trasporti, con una compagnia SARDA di SARDI che gestisce e investe non solo per le rotte e/a favore del popolo sardi ma che guarda al mercato nord Africano e mediorientale oltre che europeo Low Cost e navigazione.
    5-Energia, seria rinnovabile con imponenti investimenti sul solare ed eolico per la SARDEGNA se serve , visto che produciamo piu’ di quel che consumiamo lei sapra’ meglio di me dati alla mano.
    6-Infrastrutture, in sardegna si viaggia come 70 anni fa solo che allora era tutto all’ avanguardia ora…… il mio paese e’ nella barbagia centrale io per raggiungere il mio capoluogo di prov impiego ore ci vogliono viadotti che permettano l’immediato e capillare spostamento da permettere a chi ne avesse voglia /bisogno di poter investire nel nuorese e fare impresa.
    7-CACCIARE tutti gli stanziamenti militari italiani e stranieri dall’ isola e obbligare l’ invasore italiano al ripristino a spese proprie dei siti da loro e loro amici inquinati e permettere hai nostri perscatori di investire su un attivita’ come la pesca che seriamente regolata permetta sviluppo e occupazione.

    Tutto Questo per iniziare ad “ammaliare” i sardi. hanno, abbiamo ,bisogno sentir parlare se davvero vuole all’ alba di come da lei dichiarato massiccio intervento di autodeterminazione prima nel nuorese poi successivamente nel resto dell’isola PROGETTO INDIPENDENTZIA, Io credo che oggi la gente sia davvero matura e abbia bisogno di fatti e subito di tempo il suo partito alle parole ne ha dedicato oltre 60 anni, credo che BASTA e AVANZA.
    Scusi l’ irruenza, e’ dettata dalla frustrazione dopo aver dato fiducia per ora invano in primis alla sua persona nelle recenti elezioni regionali aime’ ancora una volta italiane.
    grazie per lo spazio da lei concesso.

  • Casteddaiu de Biddanoa

    Qualsiasi città si identifica coi propri abitanti. Qualificarla ricca , corrotta e malata significa attribuire alla sua popolazione un’identità distorta o quantomeno limitata. Cagliari non è già da molto tempo dei soli cagliaritani (in verità molto pochi). Dagli anni 60, meta obbligata per il popolo universitario di 2/3 della Sardegna, ha visto arricchire la propria cultura con il felice innesto delle comunità dell’interno che hanno dato origine, pur con tutti gli errori e le invasioni di campo continentali, alla migliore espressione della classe politica che ha avuto questa regione (fino agli anni 80). Intere “colonie” di paesi hanno preso in mano gran parte dell’economia cittadina (cito per tutti i Seuesi, ma vi sono molti altri esempi virtuosi)creando interscambio di economia e di cultura con zone rimaste volutamente isolate da tempo immemorabile.
    Questo salutare ricambio d’aria si è interrotto quando Cagliari ha assunto il ruolo di città matrigna poichè, agli occhi della maggior parte dei Sardi, rappresenta il potere politico e finanziario nel senso più deteriore e negativo della sua accezione. Prova ne sia che il termine “casteddaiu”, in gran parte dell’isola, è sinonimo di sopraffazione, maleducazione, etc.. E’ evidente che il cagliaritano non è lo stesso di 50 anni fa quando la città accoglieva con entusiasmo le persone che provenivano dall’interno; gran parte dei nuovi cagliaritani, basta vedere i cognomi, sono la seconda o la terza generazione dei Sardi che hanno abbandonato definitivamente i luoghi di origine. Le concentrazioni di potere sono tipiche dei luoghi che ospitano le rappresentanze del potere stesso; sarebbe sufficiente (facile a dirsi) decentrare o delocalizzare “pezzi” di rappresentanza per rendere più appetibile alcune zone sia sotto il profilo della convenienza economica (per esempio per gli investimenti immobiliari) che della qualità della vita (pubblica amministrazione, insediamenti produttivi, strutture sanitarie….). Io, cagliaritano fino all’età di 30 anni, ho vissuto i successivi 25 anni nella c.d fascia metropolitana (in uno dei grandi comuni dell’hinterland)integrandomi perfettamente (ho fatto parte anche del consiglio comunale per 2 consiliature) senza però mai riuscire a dimenticare la mia origine di Sardo, Casteddaiu de Biddanoa, accànta de Sa Rondò.

  • Ma scusi, professore ma lei ai suoi colleghi consiglieri del PSDAZ ,gli deve istigare a rivolgersi ai territori di pertinenza a intervenire nelle cose che riguardano la Sardegna ,ma anche la loro Provincia.

    Lo fanno sicuramente,ma noi non sentiamo i loro movimenti

    E dovrebbe ,istigarli a partecipare a quella operazione pubblicitaria sulla indipendenza ,investendo anche risorse che vengono dai loro emolumenti.

    Gli faccia intervenire anche in questo suo blog,gli riservi uno spazio dove possano una volta ogni tanto esprimere qualche pensiero.

    Gli vediamo lontani,Christian lo cerchiamo sul web ,ma non si trova,l’onorevole Dessi idem.

    Grazie

  • Chi crede nel destino non può fare politica. La storia la determinano giorno per giorno i viventi, con la forza della volontà e delle loro azioni.
    Ho letto in questi giorni uno stimolante intervento di Francesco Cocco in risposta a una sollecitazione di Antonello Gregorini. Per chi crede che questa città possa ancora dare tanto alla Sardegna e ha voglia di impegnarsi per questo:

    http://www.democraziaoggi.it/?p=1323

  • Danzatore delle stelle

    “Fu sempre il destino di Karale: ricca, corrotta, malata”.

    L’ho presa in prestito dall’inizio della pg.76 del capolavoro letterario di Sergio Atzeni e credo che ogni ulteriore commento sia superfluo.

    Scidaesì, ischidadebos, svegliatevi e diamo un senso alle nostre azioni, vivendo oltre che per noi per le generazioni che verranno.

  • Fra i miei amici annovero alcuni che sono consiglieri comunali e circoscrizionali a Cagliari. Tutti PD.
    Mi dicono: beh, sai, Cagliari è una realtà particolare, diversa dalle altre, in cui la comprensione di certe dinamiche è estremamente difficile.
    Lo so. Vivo a Cagliari dal 1968.
    So anche che ci sono persone che vogliono fare squadra e lavorare, sul campo, in modo fattivo.
    Qualche anno addietro, ricordi? qualcosa si mosse… poi più nulla.
    Alcune persone si sono perse per strada o hanno preso altre vie, altre non ho mai capito se ci siano mai state o meno.
    Comprendo perfettamente le tue argomentazioni, Paolo: anche tu “tieni famiglia”. E’ anche vero però che noi cittadini abbiamo bisogno di figure di riferimento oneste e limpide con cui costruire una valida alternativa. Esistono persone disposte a lavorarci sopra e darti ausilio. Sono persone che provengono da destra, sinistra, centro e che vogliono semplicemente impegnarsi in modo programmatico.
    Necessitano di un coordinamento, un indirizzo da seguire, una strategia da attuare. Già l’istituzione di un comitato civico per la reale raccolta dati sulle necessità della popolazione farebbe eco e pericolosa invidia ad altri.
    Comunque, molti di noi ci sono.
    Ciao.

  • La sua analisi è ineccepibile, aggiungo che più cresce Cagliari più muoiono i paesi dell’interno, questa è la vera questione sarda, lo spopolamento e la povertà delle zone interne e l’arricchimento delle elites immobiliari a Cagliari.

  • Cagliari attenta! Non puoi prosciugare i pozzi lasciando il resto della Sardegna (i più) a secco.
    Trasferiamo la sede della Regione al centro della Sardegna. A Macomer, il sogno di Bellieni.

  • La città è mancata e ancora si rivela carente di una pianificazione unrbanistica assennata e complessiva. Certamente questo è anche conseguanza del condizionamento esercitato da gruppi di potere che, all’interesse generale, frappongono i loro interessi parziali e speculativi. La responsabilità è della politica che spesso non si rivela capace di governare nel modo migliore la dialettica tra forze sociali portatrici di interessi.

    Ad esempio, io non ho mai capito la scelta dell’ERSU di acquisire l’area dell’ex Semoleria per realizzarvi un campus universitario. La stessa Daneiel Noli, neo presidentessa dell’Ersu Cagliari, ha di recente manifestato le sue perplessità a riguardo. Come giustamente sottolinea l’Onorevole, quegli spazi sono inadeguati a rispondere alla domanda di alloggi, a fronte di una spesa eccessiva. A ciò va aggiunto che l’area è decentrata rispetto alle zone universitarie.

    Ho sempre pensato che l’ubicazione ideale per un grande campus universitario, magari nelle forme di uno student village, sia proprio l’area di TUVUMANNU, tra le via Is Maglias e Is Mirrionis, con, eventualmente, un’ulteriore estensione di basso impatto urbanistico sul lato “Tuvixeddu” della via Is Maglias(ove peraltro sono già previste alcune strutture universitarie). L’ubicazione sarebbe perfetta. Un’area nel cuore del tessuto urbano, sufficientemente ampia da rispondere alle esigienze abitative degli studenti; in prossimità dei maggiori poli universitari e delle strutture sportive del CUS; compresa tra due parchi archeologico/ambientali dei quali, quello di Monteclaro, ospiterà la Biblioteca Provinciale con i suoi spazi di studio.
    Potrebbe essere davvero l’occasione per dotare la città di una vera e propria cittadella studentesca modello, funzionale, intergrata alla città, realizzata con standard di elevatà qualità e sostenibilità ambientale, basso indice di edificazione e integrazione paesaggistica.

    Perchè non provare a rimodulare l’accordo di programma in questi termini?

  • Francesco Nieddu

    No Paolo, così non va. O sei leader o non lo sei.
    Se sei un leader (come credo e per come ti conosco) non userai la spada contro i carri armati, ma userai una cosa che loro non hanno: La convinzione di essere nel giusto per il bene di tutta la Sardegna.
    E qui casca l’asino. I sardi vanno convinti e ammaliati. Se lo saprai fare ti seguiranno ovunque, con la “leppa” contro le mitragliatrici.
    Ma per farlo devi parlare di economia, di europa e far capire che ora come ora sono vessati da groppuscoli di potere che tutto vogliono tranne che cambiare le cose.
    Ma tu, forse più di chiunque altro hai capito che o si cambia o si muore. Quindi non temere, sei nel giusto, tu muoviti e ti meraviglierai di quanti ti seguiranno. Io il primo.

  • Concordo con questa ricostruzione molto vicina alla realtà. Oltre questi nomi ce ne sono alcuni che non costruiscono ma detengono le aree dove si vorrebbe costruire ancora (anche a fronte di un evidente spopolamento della città). Cositutiscono, tutti assiema appassionatamente, un blocco di potere/affari diffcilissimo da scalfire e, quando si fanno i loro nomi, anche i progressisti cagliaritani si genuflettono!

  • casteddaiu de is de is atrus

    Puoi sempre pensare di organizzarti e trovare supporto in un gruppo di amici simili di carattere, determinazione e capacità … ma lo so, ci vuole tempo e di questo vi é carenza.

Invia un commento