di Desiderato Ciseu
Gentile Direttore,
ho appreso dal suo blog d’informazione che l’assessora del Lavoro, Desirè Manca, lo scorso 24 aprile ha proposto alla Giunta una delibera di revoca della delibera n. 14/18 del 25 marzo: quella con cui aveva revocato al dottor Aldo Aledda l’incarico di esperto nella Consulta per l’emigrazione, per sostituirlo con l’avvocata Nicole Cancedda.
Non è un gioco di parole. È semplicemente la fotografia degli atti. Una delibera che revoca un’altra delibera con cui si revocava qualcuno. Più che un procedimento amministrativo, un esercizio di yoga istituzionale: la Regione che si piega su sé stessa fino a toccarsi la nuca.
Confesso che, leggendo la notizia, sono stato attraversato da un moto di sincera ammirazione verso l’assessora. Di questi tempi, mi sono detto, non è facile imbattersi in un politico o in un amministratore dotato della prontezza, dell’intelligenza e perfino dell’umiltà necessarie per tornare sui propri passi, perché di solito restano tendono a levitare nel vuoto piuttosto che muoversi. Restava solo un rammarico: non poter leggere l’atto deliberativo della Giunta Todde, dal momento che inizialmente non risultava disponibile alla pubblica consultazione.
Ora però che la nuova delibera – la n. 19/5 del 24 aprile – è finalmente consultabile online, l’ammirazione ha lasciato il posto allo sconcerto. Come spesso accade, la realtà è intervenuta a guastare un’impressione favorevole.
L’assessora Desirè Manca vi scrive infatti di avere appreso soltanto dal sito del Consiglio regionale i contenuti della nota istruttoria redatta dai funzionari della Sesta Commissione, cioè proprio dagli uffici chiamati a valutare l’atto prima del passaggio in Aula. Nota istruttoria che, com’è noto, mette pesantemente in dubbio la legittimità della delibera con cui l’assessora aveva deciso di dare il benservito ad Aldo Aledda e di spalancare invece le porte della Consulta per l’emigrazione all’avvocata Nicole Cancedda.
A questo punto la domanda sorge da sola, ed è persino imbarazzante doverla formulare. Se le motivazioni addotte nella delibera del 25 marzo per giustificare il presunto “venir meno del rapporto fiduciario” con Aledda sono state considerate “non conformi” alla normativa regionale e ai principi elaborati dalla giurisprudenza in materia di revoca, al punto da esporre l’atto a probabili ricorsi, come dovrebbero essere giudicate le motivazioni della delibera successiva, quella con cui si ritira la precedente, quando si dichiara di agire sulla base di notizie apprese dal sito del Consiglio regionale?
Davvero le notizie lette online – anche quando provengono da una fonte autorevole – possono diventare il fondamento giuridico e amministrativo di una deliberazione della Giunta regionale? Davvero un assessore scopre su internet che un suo atto è stato tecnicamente demolito dagli uffici consiliari? Se sì, siamo alla prima amministrazione governata dal Wi-Fi.
Se così fosse, saremmo oltre la disfunzione istituzionale. Saremmo al teatro dell’assurdo. E con biglietto ridotto per i contribuenti.
È difficile, infatti, immaginare che un assessore non riesca ad avere informazioni puntuali sugli atti di propria diretta competenza dagli uffici, dai referenti politici, dalla commissione consiliare interessata o, banalmente, dal circuito minimo di interlocuzione che dovrebbe legare Giunta e Consiglio regionale. Eppure è proprio questo che la delibera sembra raccontare: che l’assessora del Lavoro non sapesse nulla, non fosse stata informata di nulla, non avesse contezza del fatto che la “sua” delibera sul siluramento di Aldo Aledda era oggetto di una istruttoria tutt’altro che benevola.
Se questa versione fosse vera, allora sarebbe più chiaro di mille analisi il livello dei rapporti interni al cosiddetto Campo largo: rapporti ridotti ai minimi termini. Più che un campo largo, un corridoio stretto. E sarebbe altrettanto chiaro il livello di collaborazione istituzionale tra un assessore e il presidente della commissione competente: prossimo allo zero tecnico.
Ma c’è di più. Resta incomprensibile perché l’assessora non abbia neppure tentato una difesa d’ufficio della propria precedente delibera. Nulla. Nessuna rivendicazione, nessuna spiegazione, nessun supplemento di motivazione, nessun tentativo di sostenere l’impianto dell’atto. È bastato leggere online i contenuti della nota istruttoria della commissione per convincersi a ritirare tutto: Aledda resta dov’era e Cancedda a casa. Badoglio avrebbe brevettato una resa così rapida.
Il che autorizza più di un sospetto. Perché a questo punto il siluramento di Aledda somiglia sempre meno a un atto meditato e sempre più a una intemerata istituzionale contro un componente sgradito in seno alla consulta, reo di avere dissentito sul programma triennale e sul piano annuale per l’emigrazione. Un gesto impulsivo travestito da provvedimento amministrativo. Un azzardo politico.
Ci avevano spiegato, infatti, che la delibera contro Aledda nasceva da ragioni fiduciario-istituzionali. Ora scopriamo che per smontarla è bastato un accesso a internet. E dunque, prendendo sul serio la logica sottesa all’ultimo atto, dobbiamo concludere che in Regione non solo si delibera male: si disfa anche peggio. Il progresso consiste nel fare marcia indietro a intuito, senza specchietto o telecamera. Con una novità che merita di entrare nella manualistica amministrativa: non più atti fondati su istruttorie, pareri e confronti istituzionali, ma delibere corrette dopo una navigazione online.
E così apprendiamo che, nell’era nuova del Campo largo al governo della Regione, anche le delibere possono vivere di postumi digitali, nutrirsi di letture tardive e inciampare nella realtà soltanto dopo averla trovata su uno schermo. La politica un tempo consultava i dossier; oggi aggiorna la pagina. Una volta si diceva che la politica, quando sbaglia, dovrebbe almeno avere il coraggio di assumersene la responsabilità. Oggi, a quanto pare, bastano una connessione e due click. Il problema non è l’errore: è la motivazione effimera.
Cordiali saluti
Desiderato Ciseu

Mr grillotalpa che caspita c’entra la Sig.ra Minetti in questo contesto. Mio nonno diceva che il caffè buono si fa’ con acqua di sorgente e non con abbardente. Stia sul pezzo!
Vi stupite di questo e non vi stupite della documentazione della grazia alla Sig.ra Minetti?
Ormai in Italia (tutta) si va avanti a Bignami
niente di nuovo sono due anni che fa quello che gli pare
In principio era il Verbo,
il Verbo era presso Internet
e il Verbo era INTERNET
Desy è diventata consigliere a furor di popolo grazie a internet e si sente forte dei commenti positivi che le sue ammiratrici e i suoi ammiratori compulsano nei social a commento delle iperboliche iniziative della benamata. Peccato, sia detto per inciso, che non presti attenzione anche alle critiche perché la vita è fatta di somme algebriche e il bilancio si fa alla fine. Però, però .. possiamo registrare il piccolo passo in avanti: Ella da credito anche alla versione della Verbo fornita dal consiglio regionale. Ora non resta che sperare che il popolo lodante di FB non la convinca che http://www.consregsardegna.it sia una versione apocrifa del Verbo, ci ritroveremmo con un’altra delibera che revoca la delibera che revocava la delibera che a sua volta revocava la revoca .. etc etc etc
Questa è la politica 4.0 conforme alla NIS 2. 4 idioti al potere 0 conoscenza.
Come direbbe la buona anima di Emilio Fede:
CHE FIGURA DI MERDA! 😂😂😂