Noi abbiamo davvero in testa lo Stato sardo

11 novembre 2013 20:470 commentiViews: 14

simbolo-pdsCOMUNICATO / DICHIARAZIONI di Franciscu Sedda: “Ridiamo la parola e il potere ai sardi”. Il Partito dei Sardi propone un accordo di governo che abbia al centro un cammino verso il referendum consultivo sull’indipendenza della Sardegna

I recenti avvenimenti politici e giudiziari stanno minando in modo sempre più profondo il rapporto fra politica e i cittadini sardi, peraltro sempre più coscienti che lo Stato italiano, incapace persino di badare a se stesso, non può in alcun modo garantire la soluzione dei problemi sardi, ma può soltanto aggravarli. Se si vuole che questo clima di profonda sfiducia non generi governi conservatori o incompetenti, nutriti di populismo e demagogia, che farebbero solo ulteriore danno alla nostra gente bisogna saper parlare a tutti i sardi che hanno a cuore il cambiamento e il benessere della nostra terra. Noi del Partito dei Sardi siamo convinti che per farlo bisogna dare segnali forti, che ridiano voce ai sardi.

In tal senso è sempre più necessario un accordo fra le forze indipendentiste e progressiste che credono in una politica alta e onesta, una politica di sovranità e trasparenza che miri a mettere in campo politiche efficaci per l’aumento della libertà e della ricchezza della Sardegna, dei dei diritti e delle opportunità dei sardi.

Noi del Partito dei Sardi riteniamo che in questo accordo di sovranità vada inoltre inserita la possibilità di convocare un referendum consultivo sull’indipendenza della Sardegna, sulla scia del percorso seguito in questi anni dalla Scozia e dalla Catalogna.

Il governo sardo che vogliamo dovrà aprire all’inizio del suo mandato un “forum nazionale sul referendum per l’indipendenza”, come fatto in Scozia, in cui tutte le forze e le componenti sociali siano messe in condizione di discutere e partecipare all’iter di realizzazione del referendum, valutandone modi e implicazioni, in maniera che il cammino di autodeterminazione sia in massimo grado consapevole e partecipato, oltre che legittimato internazionalmente dal consenso sociale raggiunto intorno ad esso.

In aggiunta a ciò sarà compito del futuro governo sardo redigere un “Libro Bianco” dell’autodeterminazione in cui si definisca lo Stato della Sardegna, vale a dire le condizioni obbiettive, di tipo economico e sociale, in cui la Sardegna si troverebbe nel momento del referendum. Tutte le forze sociali, dall’università all’associazionismo, dal mondo del lavoro alle organizzazioni di categoria, dal mondo dell’informazione a quello politico, dovranno essere coinvolti nel tracciare un quadro completo della Sardegna, con le sue forze da sprigionare e i limiti da superare proprio grazie al percorso di autodeterminazione.

Il referendum dovrebbe essere l’esito di questo cammino fatto lungo la prossima legislatura, un cammino fatto di partecipazione e consapevolezza collettiva.

Noi del Partito dei Sardi abbiamo ben chiaro quanto la convocazione di un referendum sia materia delicata. Proprio perciò riteniamo che la sua eventualità e i modi della sua attuazione debbano essere messi al centro di una discussione con le altre forze politiche che vogliono dare ai sardi un governo di sovranità e cambiamento, consapevoli una volta di più che “la forza dei sardi è nella sovranità popolare”. È tempo di ridar loro la parola.

Cagliari, 11/11/2013 Franciscu Sedda / Partito dei Sardi

 

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