No Umberto, nessuna memoria pubblica per i fascisti

Ieri il Direttore generale dell’Assessorato degli Enti Locali Umberto Oppus, ha postato su Fb, questo testo. Lo riporto integralmente.

Sotto una foto di Mussolini, Oppus scrive:
«Giulino di Mezzegra, provincia di Como. Benito Mussolini e Claretta Petacci, catturati il giorno prima dai partigiani della 52esima brigata Garibaldi “Luigi Clerici”, vengono fucilati. I corpi, insieme a quelli di altri diciotto gerarchi della RSI (Repubblica Sociale di Salò) vengono trasportati a Milano e esposti all’oltraggio pubblico in Piazzale Loreto».

Conosco Oppus da molto tempo. È un cattolico, non un fascista.
Il post mi ha stupito molto.
Non perché non sia vero che Mussolini e la Petacci sono stati giustiziati senza processo e poi oltraggiati, ma perché l’argomento vero non è l’oggetto del ricordo, ma il momento del ricordo, che avviene non solo nel giorno della ricorrenza del fatto, ma anche dopo il 25 aprile cagliaritano alle cui celebrazioni non ha partecipato il sindaco del capoluogo.

Insomma, l’intervento di Oppus ha tutto il sapore di un fiancheggiamento di area centrista che si sposta dalla scelta di un’alleanza elettorale alla scelta di una contiguità culturale. E questo merita la più severa attenzione.

La Destra italiana, oggi al potere a Cagliari, non è post-democristiana, è dichiaratamente post-fascista. Bisogna saperlo e capirlo. Se per Gobetti il fascismo fu l’epifania della malattia del Risorgimento e delle sue contraddizioni, per i fascisti il fascismo è stato una necessità e un destino per l’Italia. E un destino non è mai compiuto, esige di compiersi eternamente, anche oggi.

In ballo oggi non c’è dunque la conoscenza della guerra partigiana e delle sue crudeltà, delle lotte politiche interne ed esterne che la animarono nei fatti piuttosto che nelle ricostruzioni propagandistiche. Questi sarebbero temi nobili. L’obiettivo odierno è più semplice e rozzo.

Oggi c’è in ballo la memoria pubblica dello Stato italiano.

Si parte da un’equazione impossibile: i morti fascisti e quelli antifascisti sono uguali, e dunque lo Stato dovrebbe ricordarli entrambi.

No, non sono uguali.

Uguale è il cordoglio dei congiunti che è cieco rispetto alle responsabilità. Ma non può essere eticamente, politicamente e istituzionalmente uguale la memoria pubblica, quella celebrata dallo Stato e dalla società.

Bisogna ricordare chi non ha picchiato e purgato nessuno e non i picchiatori e i purgatori. Chi ha picchiato e purgato merita la condanna dell’oblio del suo nome e del ricordo delle sue colpe.

Bisogna ricordare chi ha onorato il suo mandato politico fino al costo della vita: Don Minzoni, Giacomo Matteotti, Giovanni Amendola, Antonio Gramsci, Carlo e Nello Rosselli e tanti altri. Chi li ha uccisi e fatti uccidere merita la condanna dell’oblio del suo nome e del ricordo delle sue colpe.

Bisogna ricordare chi non ha privato i cittadini del diritto alla libertà di pensiero e di espressione, di movimento e di educazione, di associazione e di organizzazione politica, di uguaglianza di fronte alla legge. Chi ha lavorato a negare tutti questi diritti merita la condanna dell’oblio del suo nome e del ricordo delle sue colpe.

Chi ha perseguitato gli ebrei, li ha privati del loro lavoro, li ha torturati e uccisi, non merita di essere ricordato e merita invece la condanna dell’oblio del suo nome e del ricordo delle sue colpe.

Per questo è grave coltivare il ricordo di Mussolini, perché fu il responsabile di un periodo tragico, violento, sanguinario e infausto della storia italiana. Come è stato ucciso, da chi, perché, merita tutto l’interesse degli storici, ma non merita la memoria pubblica. Invece, la Destra post-fascista esige per il Duce la memoria pubblica, l’equiparazione di carnefice e vittime, l’onore del ricordo.

Per quel che mi riguarda, per quel che riguarda uno che sta a disagio in questo Stato perché non lo sente suo, questo comunque va combattuto, non per patriottismo comunque malinteso, ma per giustizia.

0 commenti su “No Umberto, nessuna memoria pubblica per i fascisti

  • Il ricordo c’è, non può esserci celebrazione. Ogni qualvolta si ricorda prendendo le distanze dal fascismo, ci si immunizza da recidive.

  • La festa del 25 Aprile spesso viene considerata la festa dei vincitori, di allora, e così gli sconfitti, di allora, tendenzialmente non la riconoscono (pubblicamente), salvo poi contrapporre (pubblicamente e “peggio” platealmente) l’anniversario dell’esecuzione di Mussolini e Petacci. Personalmente penso che l’equivoco sia nel fatto che il 25 Aprile non sia riconosciuto come il giorno della libertà ritrovata (da tutti, in Europa).
    Per quanto riguarda la “celebrazione” di ieri, una D.G. in Viale Trieste val bene un inchino su Facebook… per certuni.

  • Cundivido totu su chi as fatu bene a distínghere, Paulu!
    Pro su chi «mi riguarda»… “riguarda”, pertocat, interessat, depet interessare de diritu e de dovere a donzunu de nois Sardos (e fintzas no Sardos chi faghent sa vida in terra nostra!) ca nos semus ‘zoghendhe’ libbertade e responsabbilide personale colletiva, política, morale e tzivile, materiale e ispirituale, católicos e de calesisiat àtera professione, credentes e àteos, solu ca semus cristianos e no animales (distintzione de sa cultura, de sa menzus cultura, sarda). Comente faghimus a nàrrere «questo Stato non lo sento mio»?! Istoricamente – e sinono s’Istória, un’istória chi neune podet pònnere in dúbbiu si no pro ignoràntzia tropu manna – est inútile e istrobbosa, fata de paperalla de bibbioteca a leare logu, no “mastra” de carchi cosa de útile e netzessàriu pro sa vida líbbera e responsàbbile de donzunu! – istoricamente s’ISTADU ITALIANU NO EST NOSTRU. Sinono in custu “sentire” bi ponimus – nos ant fatu pònnere!!! – arga meda e ingannu mannu, coltivadu a didudentu, abbididarmente: totu su chi est sa dipendhéntzia de sos Sardos in totu su chi depet èssere libbertade e responsabbilidade nostra fintzas, e oe mescamente, in d-unu mundhu diventadu bidha, bidhighedha, ca assumancu in domo nostra podiaimus – e depimus sempre! – èssere menzus de “agli arresti domiciliari” corona virus e virus chentza corona. E invetze nono: semus marionetas, buratinos, a séculos de buratinismu.
    In cantu a unu síndhigu, fintzas si l’at mandhadu sa parte prus manna de sos tzitadinos, si ndhe depet birgonzare, tènnere birgonza e sentire curpa de fàghere su síndhigu de una parte, ca EST su síndhigu de totugantos e de totugantos depet fàghere su síndhigu e s’amministratzione ca sinono de manu sua etotu si cundennat a fàghere cosas dortas chi pagu e nudha tenent it’e bídere cun ideas políticas dignas de unu cristianu (in su sensu distintivu de sa cultura sarda).
    E sigomente est síndhigu de su logu chi est istadu su “teatru” mescamente de su chi est su 28 de abrile 1794, est pagu dignu de ndh’èssere síndhigu e paret chi menzus sèberet e cundividat su domíniu infame de su Buzinu (si no de totu sos buzinos)!
    Ma “trutzu” de ite arratza de mata est?! Nos depimus ispetare solu frutos metzanos si no própiu malos de revudare?

  • Domenico Falchi says:

    Tutto giusto. È la reazione negativa che io ho avuto a Maconer alla proposta di revoca della cittadinanza onoraria a Mussolini deliberata nel 1924 è la dimostrazione di quanto tu asserisci. Non c’è solo acquiescenza ma c’è anche grande indifferenza, quell’indiferenza pericolosa che la Segre rileva nel popolo italiano di fronte alle leggi razziali. E, alla mia osservazione che il 25 aprile sarebbe stata la giornata giusta per revocare la cittadinanza onoraria macomerese al Duce, il vice sindaco mi ha detto che avrei dovuto farne istanza scritta!!

  • bisogna evitare che la memoria storica degli eventi, ben presente in noi dai cinquanta in su, nella cultura dei giovani venga declassata a bega dialettico-politica fra fazioni equivalenti dal punto di vista storico e culturale. muoia il fascismo per sempre

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