No, Renato, non è questione di primarie, ma di soldi

11 dicembre 2013 07:432 commentiViews: 691

di Paolo Maninchedda

Renato Soru oggi dichiara alla Nuova che Francesca Barracciu deve rimanere la candidata del Pd alla presidenza della Regione perché legittimata dalle primarie.
Tuttavia, la invita a saper dialogare, come se l’incapacità dialettica da lei dimostrata con Cgil, Acli, Sovranisti, Indipendentisti, Sardegna pulita, Cannavera, Sardegna sostenibile e sovrana (i celebri solo dodici….) e altri fosse l’unico ostacolo per una campagna elettorale vincente e convincente. Ovviamente, io non ho la benché minima intenzione di dire al Pd che cosa dovrebbe o non dovrebbe fare. Faccia ciò che ritiene giusto. Ma a tutti è consentita la verifica dei ragionamenti altrui.
Il dialogo in primo luogo è con gli elettori. Soru lo sa. E gli elettori che hanno votato alle primarie non sapevano che un consigliere regionale riteneva di aver diritto, pur con la sua consistente indennità, di farsi rimborsare la benzina dal suo Gruppo. E non si trattava di un rimborso a saldo, ma un rimborso dorato a 0,44 euro a chilometro. Se l’elettore che ha partecipato alle primarie avesse saputo che nella legislatura in cui il Consiglio regionale ha abbassato considerevolmente l’indennità, ha abolito i vitalizi, ha aumentato i contributi versati, ha eliminato la possibilità del rimborso dei viaggi, vi era chi si faceva rimborsare dal Gruppo a chilometro percorso, avrebbe votato ugualmente quel o quella candidata?  Cosa farà il Pd quando la magistratura e l’elettorato si chiederanno se questa era una pratica generale del Consiglio oppure no, e scopriranno che non lo era? Cosa farà il Pd quando inevitabilmente verrà richiesta la delibera di Gruppo che avrebbe equiparato il lavoro, già pagato, del consigliere regionale a quella dei professionisti del viaggio, come i rappresentanti, cui viene corrisposto un rimborso chilometrico forfettario a copertura di tutti i costi? Io non credo che esista una delibera di Gruppo di questo tipo, anche perché nell’indennità dei consiglieri regionali è anche presente una somma forfettaria per l’aggiornamento tecnologico che copre ampiamente anche l’usura della macchina.
Il tema, e Soru lo sa, non sono le primarie, sono i soldi. Il tema è il rapporto con i soldi pubblici (e con i soldi in generale). Di ieri e di oggi. Se le indagini potessero tornare indietro, cadrebbero dall’empireo i padri dell’autonomia, i compagni di mille battaglie, gli amici di tante sacrestie, in tantissimi verrebbero scoperti con i baffi sporchi della marmellata gruppesca. In tanti, nel corso del tempo, hanno scaricato sul gruppo i costi generali e non solo quelli politici. E certamente molti dirigenti politici che oggi stanno fuori dal palazzo regionale farebbero bene a fare outing, a dichiarare la loro similarità con chi oggi è sotto inchiesta. Gli elettori vedrebbero con occhi nuovi la storia politica dei ceti dirigenti sardi.
Io sono certo che alcuni consiglieri regionali hanno usato i fondi dei gruppi solo per scopi politici e oggi, a distanza di tempo, non riescono a rendicontare. Lo capisco e li vedo; ve ne sono alcuni (non molti, ma alcuni sì) che sono delle persone veramente pulite che stanno patendo questa situazione in cui è oggettivamente difficile difendersi, perché nel tempo non si è conservata traccia di ciò che si è fatto. Ma queste persone in difficoltà con la magistratura non costruiscono grandi architetture mentali e fantasmagoriche montagne di benzina. Affrontano la difficoltà, cercano di spiegare alla magistratura che la sua azione sta processando non una persona ma un costume amministrativo (pessimo quanto si vuole) che ha radici antiche. Insomma, queste persone, poche, stanno davanti a questo brutto risveglio della politica sarda, con dignità e compostezza. Un conto è dire: “Ho pagato un costo che non avrei dovuto pagare, ma non me li sono messi in tasca”. Un altro è pagarsi il rimborso chilometrico. È vero che tutti sono esposti ad una valutazione del Giudice che può dire: “Questo era ammissibile e questo no”, ma l’essenziale, moralmente, è dimostrare che i soldi non rimanevano nella propria vita privata, nel proprio reddito, ma andavano a coprire altri costi, diversi da quelli già abbondantemente coperti da una consistente indennità consiliare.
La campagna elettorale in corso dovrebbe parlare d’altro.
Noi abbiamo iscritto come tema centrale quello della sovranità, cioè quello dell’aumento dei poteri di regolazione esercitati dai sardi. Su questo tema strategico abbiamo avuto modo di registrare sforzi di dialogo da parte di altre forze politiche, di imprenditori, di giornalisti, di artisti. Il tema si sta imponendo seriamente, ma è negletto, invece, proprio nell’agenda del maggiore partito della sinistra sarda. A fronte degli sforzi di SeL di capire e di proporre nuove tematiche per la sovranità, la giustizia sociale e lo sviluppo, si assiste a una genericità (e, talvolta, a una contraddittorietà) di posizioni che lascia più che perplessi. C’è una sproporzione di intensità culturale tra ciò che matura nel dialogo tra le forze della sovranità e altre forze sociali e politiche della Sardegna e ciò che dicono e scrivono molti alti esponenti del Pd. Qual è la posizione del Pd sul danno procurato dall’Italia alla Sardegna in tutte le sedi europee? Qual è la posizione del Pd sul sistema fiscale italiano? Qual è la posizione del Pd sull’adeguatezza del sistema fiscale italiano al sistema economico sardo? Che cosa pensa il Pd del sistema di regolazione di settori strategici quali sono quelli dell’energia, dei trasporti, dell’istruzione e dell’Università? Cosa pensa il Pd del Banco di Sardegna e della Bper? Che cosa pensa il Pd della confusione tra banche d’affari e banche di deposito? Qual è la posizione ufficiale del Pd sull’asse tosco-lombardo-emiliano-veneto che sta dominando la conferenza Stato-regioni e il bilancio dello Stato? Qual è la posizione di Renzi sulla questione meridionale e sulla questione Sarda? Di queste cose  bisognerebbe parlare per dialogare e siamo in tanti a voler dialogare.
Ma è inevitabile che chi ha scelto di difendersi con la benzina, venga invitata a spiegarsi e ri-spiegarsi solo sulla benzina e trascorrerà tutti questi mesi col profumo degli ottani addosso. Perché, chi come noi ha un’idea seria e meditata della Sardegna dovrebbe subire per forza di primarie questa candidatura infiammabile e questo unico tema di confronto politico-elettorale?
Su una cosa Soru ha ragione. Un’alleanza di governo fondata sull’aumento di sovranità e sullo sviluppo, animata da coraggio, competenza e rinnovamento, può vincere. Facciamola con coerenza. Chi la vuol fare ha il diritto di farla. Noi la stiamo facendo. Il Pd che fa?

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2 Commenti

  • Caro Paolo, a mio avviso Renato Soru e Mario Melis, per comuni tratti importanti del loro agire politico, sono stati certamente tra i più apprezzati presidenti che la storia recente della nostra isola ci abbia proposto. Su Mario Melis, purtroppo, non possiamo più contare, ma certamente Renato, con tutte le personali e legittime considerazioni di ciascuno di noi, risponde in pieno a quella figura di sentinella civile e politica, che con passione e forza, è stata sollecitata dal lucido e determinato intervento, tenuto a Serdiana dal solidissimo ed apprezzato Don Cannavera. Per cui, spero possano arrivargli queste Tue considerazioni, certamente gli arriveranno, e spero abbia tutta l’intenzione di contribuire con tutta la Sua autorevolezza ed il Suo peso politico, a chiamare a raccolta i tanti che, anche traendo esempio da importanti momenti della Sua attività amministrativa, si riconoscono in un rinnovato e non più rinviabile progetto di riscatto sociale e politico per una vera autonomia e Sovranità della nostra Regione… STATO.

  • A me pare evidente che il peccato di Francesca sia stato quello di adeguarsi ad un costume consolidato di una certa parte della categoria, che è quello di approfittare di certi “spazi”, chiamiamoli così, che erano a disposizione.
    Approfittare ma senza esagerare; in modo da mantenere inalterata la presunta plausibilità morale fra le due idee “sono al servizio della collettività” e “però non ci devo neanche rimettere”.
    Se andassimo a scavare ben bene nei costumi della gente comune scopriremmo probabilmente che in tanti, quando si prestano ad attività solidali o dove la gratuità è componente essenziale, sotto sotto pensano e si comportano in modo “da non doverci rimettere”.
    Per fortuna se pure fossero in tanti, a pensarla così, sicuramente non sarebbero la maggior parte.
    E se pure fossero la maggior parte, non è tollerabile che in questo modus operandi si cataloghi quello di un amministratore della cosa pubblica, il quale ha il dovere di essere moralmente migliore quantomeno della media degli amministrati.
    Ecco perchè se anche credessi alle giustificazioni di Francesca non le darei credito di essere capace di guidare la regione.
    Una che stava attenta a “fare la cresta”, che fiducia riscuoterebbe nel rappresentarci davanti allo stato italiano e difendere gli interessi del popolo sardo?
    Saremmo sicuri che sta pensando a questi ultimi e non a prepararsi uno scranno più comodo?

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