No, non stiamo zitti. Diteci se questo è un codice etico giustizialista o semplicemente normale e giusto

22 ottobre 2013 07:0114 commentiViews: 44

logoPSAllora, ieri siamo stati aspramente criticati (non corpore presenti, sed in absentia corporum) al tavolo del Centrosinistra per due motivi. Il primo, per aver elencato personalità sarde indipendenti dai partiti e proponibili alla carica della Presidenza della Regione. Il secondo per aver detto che intendiamo rispettare il nostro codice etico.
Nel frattempo quattro consiglieri regionali sotto indagine hanno esplicitato la distanza tra le esigenze delle strategie giudiziarie e le esigenze delle strategie politiche. Infatti, gli avvocati hanno suggerito loro di valersi della facoltà di non rispondere. Strategia processuale con una logica evidente e forse giusta: vedere le carte del Pm e poi difendersi, non parlare in anticipo.
Ma le strategie degli imputati hanno esigenze diverse da quelle dei candidati.
I candidati non possono dire ai loro elettori: “Mi avvalgo della facoltà di non rispondere”. Oppure: “Fidatevi, anche se soldi pubblici sono transitati nel mio conto corrente privato, io li ho usati bene e per fini legittimi”. Non può dirlo, soprattutto se soldi pubblici sono transitati sui suoi conti correnti. Deve dare spiegazioni più dettagliate ai suoi elettori di quelle che darebbe ai PM.
E allora, abbiamo o non abbiamo ragione noi che è meglio fare una campagna elettorale non imbrigliata in un’inchiesta giudiziaria? Noi vogliamo fare una cosa di portata storica. Abbiamo un’idea, lo Stato Sardo, che rifà da cima a fondo la Sardegna. Ci si può chiedere, onestamente, di perdere di credibilità per accondiscendere a una strategia sbagliata sulla questione morale? Spero proprio di no.
Noi abbiamo un grande rispetto per le persone e per alcune anche una grande stima. Non crediamo che un uomo sottoposto a indagine sia un uomo abominevole, anzi, spesso la storia ha svelato come abominevole la giustizia italiana. Ma continuiamo a ritenere che proprio per garantire le migliori strategie difensive alle persone e le migliori opportunità politiche ai programmi e alle coalizioni, sia neccessario fare un solco netto tra le campagne elettorali e le vicende giudiziarie.
Ad ogni buon conto, questo è il nostro codice etico. Lo ripropongo per dire che ne siamo molto convinti.
Vi rinvio anche alla posizione dei Rossomori, postata anche sotto come commento.

Codice etico per i candidati

1. I candidati alle elezioni regionali 2014 della Sardegna (d’ora in poi, ‘i candidati’) nel sottoscrivere il presente codice etico si impegnano a rispettarne i contenuti.

2. I candidati si impegnano a costruire nel tempo, legalmente e democraticamente lo Stato della Sardegna, all’interno dell’Unione Europea intesa come Comunità di Stati.

3. I candidati si impegnano a rinunciare a qualsiasi forma di lotta politica eversiva e violenta.

4. I candidati riconoscono e rispettano le regole della comunità politica sancite dalla Costituzione della Repubblica italiana e nel rispetto dell’art. 54, si impegnano ad adempiere alle funzioni pubbliche affidate con disciplina e onore, prestando giuramento nei casi stabiliti dalla legge.

5. Non sono candidabili coloro che a qualsiasi titolo hanno procedimenti penali in corso.

6. Non sono candidabili le persone che si trovino a qualsiasi titolo in conflitto di interesse con la Regione Sardegna. Si ha conflitto di interessi in tutti i casi in cui esiste un conflitto tra i doveri pubblici del candidato alla carica di consigliere regionale e un interesse privato e/o personale proprio, del coniuge o dei parenti entro il secondo grado, per il quale il soggetto possa conseguire, per effetto della funzione pubblica, un vantaggio specifico rispetto ad ogni altro componente della Giunta regionale o del Consiglio regionale.

7. Non sono candidabili quanti appartengano ad associazioni che comportino un vincolo di segretezza o comunque a carattere riservato, ovvero che comportino forme di reciproco sostegno, tali da porre in pericolo il rispetto dei principi di uguaglianza di fronte alla legge e di imparzialità nelle pubbliche amministrazioni;

8. Non sono candidabili quanti abbiano già ricoperto la carica di consigliere regionale per due mandati anche non consecutivi.

9. I candidati si impegnano:

– a partecipare e svolgere la campagna elettorale con correttezza e uso trasparente delle risorse;

– a mantenere un comportamento coerente con l’impegno sottoscritto sulla base del programma presentato dalla lista di appartenenza;

– a adottare le misure più consone per evitare ogni situazione o relazione che possa condurre a un conflitto di interessi oppure, direttamente o indirettamente, compromettere lo svolgimento dei propri doveri;

– a rendere nota annualmente, nel rispetto della vigente normativa, la propria condizione patrimoniale e di reddito;

– a evitare, per fini e/o scopi personali, l’utilizzo delle risorse messe a disposizione in ragione dell’incarico;

– a rifiutare, non sollecitare, incoraggiare o accettare doni o benefici di qualunque natura, che non siano d’uso o di cortesia, da parte di persone o soggetti con cui si sia in relazione a causa della funzione istituzionale svolta;

– a non cumulare incarichi ulteriori rispetto alla propria funzione di amministratore comunale;

– a non favorire il conferimento di incarichi a propri familiari o a persone con cui si abbiano rapporti professionali;

– a assumere atteggiamenti rispettosi delle idee e delle opinioni di tutti i consiglieri comunali pur nella normale dialettica;

– a conformare la propria condotta al dovere istituzionale di servire la Comunità con diligenza e trasparenza, nel rispetto dei principi del buon andamento e imparzialità dell’Amministrazione e impegnarsi a svolgere il proprio mandato evitando situazioni e comportamenti che possano nuocere agli interessi o all’immagine della Pubblica Amministrazione;

– a sostenere la parità di genere nelle leggi e nelle nomine di competenza del Consiglio regionale.

 

 

 

14 Commenti

  • Il codice etico va benissimo : è un segnale positivo e se fosse obbligatorio per tutti i partiti avremmo meno porcherie ovunque. Sto ancora a guardare: l’esperienza è stata per me sempre deludente .. e prima di convincermi che un partito sia coerente devo averne prova per parecchio tempo.

  • Non si possono candidare nomi non graditi a chi vuole comandare. Questo è sempre stato e sempre sarà. Poter gestire gli eletti è diventata la politica attuale sia a livello regionale che nazionale. Siamo governati da burattini che pur di conservare lo status quo si abbassano le mutande. Per poter giustificare al popolo la loro rimanenza danno in pasto specchietti per le allodole tanto l’elettorato medio non approfondisce. Zona franca, continuità territoriale a livello regionale, eliminazione dell’IMU a livello nazionale (giusto un paio di esempi).
    Il lato peggiore è la reazione della gente: praticamente nulla!
    Per poter contrastare questa vergogna l’alleanza con i Rossomori spero porti qualcosa di buono anche se l’ombra dell’accordo tra destra e sinistra per pararsi il culo dalle minacce allo status quo è dietro l’angolo (Governo letta docet).

  • Gianni Benevole

    Vorrei segnalare una importante ed emblematica sentenza della Corte di Cassazione, Sezione del Lavoro, la n. 23772 del 21 ottobre 2013 (con cui è stata confermata la sentenza della Corte d’Appello dell’Aquila) che, a mio avviso, assume grande rilievo, non tanto per la questione giuridica sottesa, quanto, piuttosto, per l’esemplare condotta del dipendente interessato alla vicenda. A proposito di codice etico e di questione morale … da affrontare non solo nel palazzo del consiglio regionale, tra gli onorevoli, ma anche nei palazzi dei vari assessorati regionali e degli inutili enti mangiatoia. Sovente accade infatti che competenti, preparati e onesti funzionari, vengano emarginati e mobbizzati, oppure demansionati, ma anche privati delle loro mansioni e assegnati a fare tutt’altro o lasciati senza fare niente, dopo tanti anni di lavoro ad alto livello, in ruoli centrali di controllo e di coordinamento. La ragione ? Hanno osato opporsi agli sperperi o alla imperante malversazione o hanno espresso il loro diniego rispetto a criteri e scelte di gestione delle risorse pubbliche poco ortodosse e non corrette. Il caso affrontato dalla Cassazione riguarda un’agenzia di Equitalia Polis, operante nel settore della riscossione. Cartelle esattoriali per intenderci. Tra i dipendenti dell’agenzia era invalsa la pratica illecita di eseguire false notifiche di irreperibilità a ignari contribuenti, destinatari delle cartelle esattoriali.
    Tecnicamente gli addetti alla notifica, messi notificatori, neanche si recavano presso la residenza o il domicilio del destinatario, tuttavia dichiaravano l’avvenuta notifica degli atti per irreperibilità, con tutte le gravi conseguenze per il destinatario. I messi notificatori per la loro “celerità” venivano anche opportunamente indennizzati e premiati ! Ebbene a tale modus operandi non si era uniformato un dipendente onesto, non altrettanto celere, visto che per eseguire le notifiche si recava personalmente sul luogo di residenza. Per la sua “lentezza” era stato addirittura sanzionato. In ragione della opposizione manifestata rispetto alla condotta dei colleghi disonesti era stato da questi isolato e sottoposto a continue pressioni psicologiche dai suoi superiori, con conseguente danno biologico e morale! Ebbene i Giudici in questo caso hanno condannato il datore di lavoro al risarcimento dei danni ” per non aver protetto e adeguatamente tutelato il dipendente onesto dalle vessazioni dei superiori e dei colleghi ostili, dichiarando la società responsabile per averlo lasciato in balia di questi, omettendo di adottare (secondo quanto previsto dall’art. 2087 del codice civile) le opportune precauzioni a tutela della integrità psico fisica e della personalità morale del lavoratore e così evitare o ridurre lo stato di disagio derivato”.

  • No, non è detto che Cappellacci passi.
    Abbiamo un nome, quello di Paolo Maninchedda.
    E’ forse in questo momento la persona che – in virtù delle presidenze di Commissioni che ha sostenuto e delle due legislature – meglio di qualsiasi altro conosce la realtà socio economica della Sardegna ed il meccansimo della gestione del potere e della interlocuzione con l’Italia e l’Europa.
    Facciamo confluire su di lui le nostre energie e trarremo il vantaggio delle sinergie.
    L’importante è non arroccarci su posizioni dogmatiche e demagogiche.

  • Gian Piero Zolo

    PUNTO 5.
    Non sono candidabili coloro che a qualsiasi titolo hanno procedimenti penali in corso.

    Chi ambisce ad un posto di lavoro anche solo come operaio delle ferrovie all’atto della domanda del concorso deve essere Pulito candido ed immacolato e non deve avere procedimenti penali in corso, carichi pendenti o condanne. Vale per tutti i concorsi. Perchè se devo verniciare passaggi a livello vale la norma e se invece devo guidare una Regione no? Ci riflettano. La gente lo sta già facendo ed è la gente che poi va a votare.

  • Giuseppe Bellu

    Con questo PD arroccato su posizioni insostenibili e la Barracciu che passa, a mio modesto avviso, come un’OMISSIS (con l’aggravante di fingersi inconsapevole un po’ alla Scajola) occorre iniziare a ragionare sul fatto che, in assenza di un autorevole, valida proposta alternativa, Ugo rivince le regionali in carrozza!

  • Giovanni Ruggeri

    Immagino ti riferissi al mio omonimo, da tempo buonanima e sindaco di Elmas. A buon ragione comunista e scarpe grosse.

  • Giovanni Ruggeri

    Salvatore, nonostante laicamente non escluderei nulla, è improbabile che ti abbia dato lezioni. E se l’avessi fatto, avrei consigliato sandali e non chiodi. Perché se una rivoluzione critica debba farsi, sosterrei nient’altro che quella durissima ma pacifica.

  • Salvatore Melis. Segretario politico dei rossomori

    Per l’Unione dei Sovranisti
    Nonostante la prima lezione politica ricevuta quando ancora avevo 16 anni da parte di Giovanni Ruggeri, il quale mi chiariva come “in politica si entri con le scarpe chiodate”, io continuo ad essere persuaso che esista una linea di buon senso che tutti siano in grado di riconoscere.
    Ciò che sta accadendo al centrosinistra e soprattutto al PD sembra far pensare il contrario. Per le interlocuzioni avute, per aver sentito e udito quanto affermato da Andrea Murgia e da molti giovani dirigenti di partiti di centrosinistra, sono molto convinto esista il buon senso. Ciò che manca è il coraggio di affrontare il rischio di scegliere il nuovo.
    Quell’ora tocca a noi di Massimo Zedda, poggiava su questo presupposto, tutto basato sull’assunzione delle proprie responsabilità per la coscienza posseduta!
    Il nuovo può sceglierlo solo chi nuovo è e nuovo si sente. Dentro il PD e dentro tutti i partiti rappresentati al tavolo di centrosinistra ci sono i nuovi e quelli che vorrebbero sceglierlo. Manca il coraggio, o la morsa di chi ne schiaccia il futuro è talmente forte da non consentire che si liberino!
    Sono sincero, non mi aspettavo nulla di più di quanto udito nelle reazioni dei partecipanti al tavolo della coalizione di centrosinistra lunedì mattina 21 ottobre. Era chiaro che da un tavolo all’interno del quale molti partecipanti sono sotto inchiesta, non potevamo che aspettarci un’autodifesa tutta incentrata sul garantismo.
    Eppure, neppure per un attimo ci siamo e mi sono sognato di richiamare chicchessia a responsabilità penali. Non lo abbiamo fatto e non lo faremo, anche quando dovessero intervenire delle condanne.
    Noi abbiamo posto la questione politica. La questione morale è una questione politica. Diceva Enrico Berlinguer: La questione morale è la prima questione politica se si vuole riconquistare fiducia nelle istituzioni e garantire la vera governabilità del paese.
    Il problema sta proprio qui, nella rottura del rapporto di fiducia fra cittadini e politica. L’emorragia di militanti dei partiti del centrosinistra verso altri movimenti è sotti gli occhi di tutti. Chi è andato alla ex vetreria di Pirri ha potuto notare che il pubblico di Michela Murgia era fatto da moltissimi ex militanti e dirigenti di partiti del Centrosinistra, PD in testa! E non si può chiudere la faccenda costruendo la caricatura degli avversari, come ha fatto il segretario regionale di PRC, definendo reazionario il movimento di Michela Murgia.
    Come può il centrosinistra riconquistare un ruolo di leadership nella politica sarda. Come può avere la forza di interpretare le aspirazioni e le aspettative di un popolo sofferente e martoriato dalla crisi?
    Come può il centrosinistra affermare la propria diversità rispetto al centrodestra e al berlusconismo? Come può convincere di essere portatore di nuovi contenuti di proposta politica?
    A queste domande non c’è alcuna risposta credibile data da una coalizione che a partire dal proprio candidato presidente è massicciamente sotto inchiesta per peculato e uso improprio di soldi pubblici. Non stiamo parlando di un accusa qualunque, stiamo parlando di uno di ipotesi di reato per una delle questione di più grande disappunto dei cittadini avverso i politici. I quali, nella crisi più profonda, non giustificano una classe politica che pur lautamente pagata è accusata di essersi impossessarsi anche dei mille euro al mese non dovuti!
    Il problema sta alla radice. Il ruolo di rappresentanza politica è un servizio o è carriera personale? La risposta a questa mia domanda è ben contenuta nell’attacco di Francesca Barracciu al Presidente dei Rossomori, al quale dice: “non accetto lezione da un uomo che ha il futuro politico alle spalle”- “Fino ad ora non ho reagito per rispetto dell’età”. Queste parole non si addicono ad un candidato presidente, tantomeno se rivolte ad un proprio alleato. Ma dietro c’è una questione più profonda e sta appunto all’origine del discredito della classe politica: sono il carrierismo e l’arrivismo. La politica è concepita come un fatto anzitutto personale, vale a dire come possibilità di raggiungere posizioni di potere e di affermazione sociale. Chi non è in gara per il posto al sole.. non disturbi! Ecco quindi il richiamo a Muledda, colpevole di aver deciso di non aspirare a ruoli di rappresentanza istituzionale.
    La reazione del PD, ma anche di PRC per voce dei propri segretari, parte dall’idea che il problema non sia il problema, ma chi lo solleva. Basterebbe effettivamente il buon senso per comprendere che si sbagliano.
    Saranno i mesi che verranno a dare conto delle mie affermazioni perché sono chiari tutti i segnali di una proposta politica perdente. Senza i mutamenti richiesti e necessari, il centrosinistra perderà le elezioni e non ci sarà alcun posto al sole. Per nessuno.
    L’arroccamento del centrosinistra avrà come immediata conseguenza la perdita dell’area Sovranista, sarà qui la soluzione dei problemi del centrosinistra? Io credo che questo i problemi li aumenterà e non di poco!
    Rossomori non si fa intimorire da nessuno, abbiamo una missione e cercheremmo di perseguirla e non saremo soli.
    Rossomori lavorerà all’unione dei sovranisti, per la libertà del popolo sardo, per il rinnovamento della politica, per dare alla Sardegna Giustizia e Libertà e speranza per un futuro migliore.

    Salvatore Melis – Segretario Nazionale dei Rossomori

  • Su Sardegna Soprattutto esce un pezzo della Mongiu http://www.sardegnasoprattutto.com/archives/461
    che a parte la nota su certo vittimismo a mio parere, un po’ gratuito, in quanto l’opinione pubblica è sicuramente bipartisan, in merito ai magna magna della così detta casta, e non tollera “né travi e ne pagliuzze”. Dicevo che, invita il centro sinistra sardo alla riflessione, per elaborare una alternativa credibile, e di capacità propositiva. “L’andar contro” deve essere riempito di contenuti e non di ”negazionismo”. Del resto è ciò che chiedono sia gli elettori sardi che gli alleati del centro sinistra: trasparenza, “mani pulite” e unità sui programmi, prima ancora delle primarie che, si sono rivelate, come dice pure la Mongiu, “la nominalistica facciata pseudo partecipativa”, vale a dire di essenza astratta, che in realtà non esiste e si risolve solo in “voces o nomina”.

  • ………eliminerei “sostenere la parità di genere……..”.
    E’sufficiente sia presente nelle liste elettorali.
    Se poi gli eletti sono più maschi che femmine se ne prenda atto: le elettrici votano ………..”male”.

  • L’aspetto incredibile è che tutto ciò dovrebbe essere il MINIMO.
    Avanti così.

  • Il ragionamento in via teorica e in un mondo ideale non farebbe una grinza. Purtroppo viviamo in un paese dove vige l’obbligatorietà dell’azione penale e l’irresponsabilità della magistratura (e, diciamolo pure, una moralità pubblica ballerina). Se per ipotesi scegliamo un candidato pulito, rinunciando all’inquisita Barracciu, e l’indomani viene indagato (cosa non solo probabile ma certa) cosa facciamo ? ne scegliamo un altro ? e se poi questo viene inquisito ? ne scegliamo ancora un altro ?. Le strade sono due: o scegliamo un candidato un giorno prima delle elezioni così il PM non ha il tempo materiale di iscriverlo nel registro degli indagati oppure, più ragionevolmente, chiediamo al candidato unitario “spiegazioni più dettagliate ai suoi elettori di quelle che darebbe ai Pm” e valutiamo politicamente la sua figura.

  • Approvato su tutta la linea

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