No, le banche no

10 novembre 2010 00:1910 commentiViews: 7

277Ieri, a tarda serata è stato pubblicato sul sito della Regione questo comunicato:

CAGLIARI, 9 NOVEMBRE 2010 – Anche l’ABI, l’Associazione Bancaria italiana, ha sottoscritto l’Accordo per l’utilizzo degli ammortizzatori sociali siglato nella primavera scorsa da Regione, organizzazioni sindacali e associazioni datoriali.
L’adesione porta la firma di Natalino Oggiano, direttore generale del Banco di Sardegna e presidente regionale dell’ABI.
Alla luce dell’accordo di oggi, il trattamento per gli ammortizzatori sociali potrà essere esteso al personale delle banche operanti nell’Isola.

Ora la gran parte dei lettori dirà: è una forma di tutela dei lavoratori bancari. Sì, ma bisogna ricordare che cosa ha detto il Ministero del Tesoro delle banche italiane, bisogna ricordare le acccuse esplicite di speculazione, di mancato concorso allo sviluppo del Paese, di reticenza a rischiare per rilanciare il manifatturiero ec.. ecc. Bisogna ricordare che le banche sono tra le poche imprese che fanno utili e li fanno anche per garantire i risparmiatori. Ma che le Banche, in un momento di difficoltà, si preparino a usare la cassa integrazione anziché far fronte alla crisi con le ricchezze accumulate, questo mi pare grave. Dietro la firma dell’accordo sugli ammortizzatori sociali c’è evidentemente il retropensiero di scaricare sull’Inps, e quindi su di noi, la riduzione di redditività dell’attività creditizia. Attenzione, la coperta non è corta, è cortissima. Il Governo, in un primo momento, durante le trattative con le Regioni per la manovra finanziaria, aveva avvertito della possibilità di chiamare le regioni a concorrere ulteriormente alla copertura del costo degli ammortizzatori sociali. In un secondo momento ha lasciato le cose come stanno, ma è evidente che se anche le imprese che hanno fatto utili reagiscono scaricando la riduzione di redditività sulle casse esauste dell’Italia, il sistema esplode e, ovviamente, non consuma il futuro dei ricchi, ma dei poveri.

10 Commenti

  • Lancio un appello ai cittadini affinché scrivano al Governo, ai cittadini che vogliono capire perché c’è la crisi pur essendoci risorse in abbondanza; allo Stato che si dovrebbe riappropriare al più presto di Bankitalia – basterebbe portare il capitale sociale dai miseri 156.000 euro di oggi ai 20 milioni di euro appannaggio minimo di ogni altra banca sul mercato facendo finanziare lo Stato che con tale quota acquisirebbe il 99% del pacchetto azionario creando il proprio denaro senza utilizzarlo sistematicamente per l’acquisto di Titoli di Stato e prestando attenzione a mantenere l’economia nella condizione di euflazione, (parità monetaria = tanto PIL-Tanta Moneta) ovvero stabilizzare il livello dei prezzi calibrando l’offerta di denaro e variando i tassi di interesse all’interno di un range compreso fra il -3% e il +3%.
    Ai docenti universitari di economia perché, visto che la finanza è “creativa”, è ora che inizino a insegnare quella che avvantaggia i cittadini e non le banche; ai finanzieri, ignari esecutori in buona fede di un sistema fiscale al soldo delle banche; alle società che sono nel discutibile business del recupero crediti, e senza rischiare in proprio, chiedono in nome dello Stato e con interessi da capogiro ciò che lo Stato dovrebbe riscuotere da sé a costi ben più contenuti; ai Presidenti d’Italia che hanno firmato il Golpe di Maastricht, cedendo definitivamente la sovranità monetaria a un organo privato sopranazionale; ai Governatori di Bankitalia, che vengano finalmente eletti dal popolo e non dalla Goldman Sachs; ai commercialisti, che si rendano conto che applicando leggi che sanno essere ingiuste e anticostituzionali (come per esempio quella sullo studio di settore), diventano il tramite di un furto legalizzato che danneggia i loro concittadini; a chi è fallito, per fargli capire che forse non è stata solo colpa sua. E infine a chi vuole creare un mondo libero da un sistema bancario nemico dell’umanità.
    l’umanità’ deve avere la MONETA PROPRIETA’ come unica possibilità di salvezza.

  • Renato Orrù or Simonmossa

    Mi sembra di capire che le banche possano mandare in cassaintegrazione i propri dipendenti perchè si ritrovano in stato di diminuita redditività,cioè,in soldoni (?) guadagnano di meno o guadagnano poco ?
    Certo, la legge è uguale per tutti: l’ azienda è in crisi? ok, metti in cassaintegrazione. Quindi anche io che sono una piccola azienda senza dipendenti e sono normalmente in crisi visto la situazione generale decido, poichè ho guadagnato meno dell’ anno scorso, che mi metto in cassaintegrazione : posso?… non posso.
    Bene, allora visto che la legge non è uguale per tutti non ci resta che protestare presso le stesse banche: non sò,per esempio ritirando deleghe, chiudendo conti,iniziando dagli Enti Locali con le tesorerie.Trasferendo presso le banche che non mettono in cassaintegrazione i dprpri dipendenti, visto che oltre all’ aumento del lavoro aumenterebbe pure il fatturato. Quale banca si candida ?

  • Amalia Collu

    Tanto tempo fa,quando studiavo all’Università il prof. di Tecnica Industriale parlava spesso delle banche definendole “Associazioni a delinquere legalizzate”, a me suonava strana questa definizione e spesso mi trovavo a riflettere su quali potevano essere le motivazioni che spingevano quel docente, molto preparato e critico, ad esprimere certi giudizi. Forse aveva ragione!!!

  • Togliete anche il “si” per cortesia perchè non è vero.

  • Sarebbe nobile se all’interno dell’ABI vi fosse stato un passaggio volto all’accantonamento ed alla ridistribuzione degli utili per meglio fronteggiare le crisi. Senza trascurare il significato che avrebbe avuto un impegno al contenimento degli emolumenti per le figure apicali in un contesto economico difficile. Invece no, si comincia dai poveri per rivalersi sui poveri delle altre categorie. Oppure vi sono stati i passaggi di cui sopra e non sono a noi noti?

  • Da circa 20 anni non esistono banche pubbliche. Si può discutere se questo sia stato un bene o un male.La crisi finanziaria partita dall’America ha come principali responsabili gli Istituti di credito privati. Può essere un buon argomento per un ripensamento. In Sardegna “il pensierino alla privatizzazione” è stato già fatto. Da dieci anni il Banco di Sardegna, alias banca dei Sardi, è saldamente in mano alla BPER di Modena che ne detiene il 51% (che deve ancora pagare nonostante dieci anni di dividendi). Il 49% è nelle mani della Fondazione Banco di Sardegna che designa il Presidente. Conta? Si.
    Un bel tema quello del credito che credo debba essere trattato da uno dei primi articoli dello Statuto di sovranità che dovrebbe sostituire quello di Autonomia (seppure speciale) oggi in vigore.
    Allo stato non rimame che farci gli auguri.

  • Manuel Pirino

    Gli istutiti di credito e nello specifo, le ex banche sarde, sono la vera mano armata, di un capitalismo schizzofrenico !!!
    L’aggressione costantemente agli artigiani, ai commercianti ed ai “poveri cittadini disgraziati” senza padrini è all’ordine del giorno.
    Le banche, acquistano intere pagine sui quotidiani locali, per pubblicizzare la loro sensibilità verso il comparto mercantile, quando la realtà è, che i vecchi privilegiati di sempre, oggi sono i nuovi privilegiati, in un sistema economico isolano sempre più marcio!!!
    Il Partito Sardo d’Azione, ha il dovere di pensare ad una banca di credito cooperativo, che per sua natura, non ha la finalità di ripartire i dividendi, ma solo quella di sostenere i soci.
    L’intero tessuto socio-economico dell’isola è allo sfascio, credo, che i tempi siano abbastanza maturi, per lavorare a tale progetto.
    La regione, forte dell’affidamento del servizio di tesoreria ed a seguire gli enti locali, dovrebbero indire gli stati generali dell’economia della Sardegna, ed affermare in quella sede, una volta per tutte, che il tempo della tirannia degli istituti di credito è finito.
    Forza Paris !!!!

  • Evelina Angela Pinna

    Gli assetti bancari sono basati su una distribuzione delle forze in parte pubbliche e in parte private. Gli utili d’affare come pure l’ammontare dei debiti non sono altro che la derivante di tali equilibri vettoriali che scandiscono di fatto il potere economico tra le parti. E’ verosimile che il sistema bancario sardo sia troppo sbilanciato verso il pubblico, troppo oneroso e poco garantista e in questo senso i rapporti paritetici tra azionisti pubblici e privati stiano saltando. E’ come dire che il sistema privato non crede più senza riserve nel connubio pubblico, sul quale è ora necessario porre qualche veto incrociato, scaricando qualche barile di responsabilità. In altre situazioni e in altri luoghi gli operatori economici un pensierino alla privatizzazione lo farebbero. In Sardegna, con l’economia che stramazza al suolo, anche questa strada pare al momento impercorribile.

  • Concordo in tutto, veramente allucinante. Bisogna avere la forza di denunciare simili comportamenti. Il bello che la notizia appare come una news, quindi da evidenziare come un risultato della giunta, nel sito della regione. Se poi si pensa alle responsabilità delle banche, anche da poco ricordate, nei maggiori crack finanziari degli ultimi anni (ad es Parmalat) ed il comportamento delle stesse nei confronti di chi contrae un mutuo, magari per l’acquisto della casa d’abitazione, e poi si trova in difficoltà, risulta ancora più assurdo permettere che accedano a simili benefici senza, invece, costringerle a fare fronte alle difficoltà con i loro utili. Stato sociale al rovescio.

  • Così i premi per il top management sono al sicuro.Compreso quello per il Presidente ABI Sardegna (in finitia).
    I cittadini si indignano ma non possono. La politica può, ma si indignerà?

Invia un commento